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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

IL DANNO DA VACANZA (SUBACQUEA) ROVINATA

A cura di Aldo Cimino Commenti disabilitati

colophon_aldo_ciminoIn precedenti articoli, parlando delle responsabilità dei Tour Operator e della risarcibilità dei possibili danni che un turista può subire durante una vacanza per inadempienze dell’operatore o dei fornitori dei servizi previsti nel pacchetto, o per incidenti imputabili a tali soggetti, si è alluso ad un particolare tipo di danno, quello cosiddetto “da vacanza rovinata”.

Così come per qualsiasi turista che acquisti una vacanza e non possa godere dei servizi acquistati, il turista subacqueo che acquista presso un Tour Operator, direttamente o tramite una agenzia di viaggi, un pacchetto turistico che comprende anche un pacchetto immersioni fornito da un Diving convenzionato, subisce un sicuro danno patrimoniale qualora, per qualunque ragione imputabile al Diving, non possa effettuare le immersioni programmate e con la caratteristiche previste. Danno, di natura patrimoniale, costituito dal prezzo pagato per i servizi non usufruiti, risarcibile mediante il relativo rimborso del prezzo e/o dei costi subiti per effettuare altrimenti le immersioni, trattandosi di danno patrimoniale.

Ma in tale caso il turista subisce anche un danno ulteriore, non patrimoniale, costituito dal dispiacere e dallo stress procurato dalla impossibilità di godere appieno della vacanza e, nel caso del subacqueo, appositamente programmata per effettuare le previste immersioni e per ricavarne la soddisfazione e il piacere che esse potevano procurargli.

Orbene, la legge italiana non prevede specificamente un danno, non patrimoniale, da vacanza rovinata e l’articolo 2059 del codice civile stabilisce che il danno non patrimoniale possa essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge (in pratica, e prevalentemente, quando il danno derivi da un fatto che costituisce reato). In sostanza, dunque, il danno non patrimoniale (o morale) da vacanza rovinata (e non solo quello, ma ogni altro che non sia patrimoniale, come il cosiddetto “danno esistenziale”, quello alla sessualità ed altri che negli ultimi anni sono stati oggetto di decisioni giudiziali) non sarebbe, a rigore, risarcibile. E, in effetti, sino alla metà degli anni ottanta i giudici hanno sempre negato tale risarcibilità, rigettando ogni pretesa al riguardo, proprio perché tale danno non poteva essere ricollegato alle esistenza di un reato né era previsto da alcuna legge dello Stato.

Con una sentenza del Tribunale di Roma del 1989, però, seguita negli anni successivi da numerose decisioni simili in tutta Italia, si è verificata una decisiva inversione di tendenza e si è cominciato a ritenere che in caso di mancata fruizione dei servizi previsti dal contratto di viaggio il turista avesse diritto, oltre ai dovuti rimborsi, anche al risarcimento del pregiudizio, da quantificarsi in via di equità, sofferto per il disagio subito in un periodo destinato allo svago e per il mancato pieno godimento del “bene vacanza” inteso come valore patrimoniale. Diverse e varie sono state le motivazioni dei vari giudici per sostenere la risarcibilità di tale danno e superare l’ostacolo posto dall’articolo 2059 c.c., e molte sentenze al riguardo sono giunte ad affermare che tale danno sarebbe “comunque risarcibile” nel nostro ordinamento a prescindere dalla sua natura patrimoniale o non patrimoniale.

Da un punto di vista dottrinale una giustificazione normativa al riconoscimento della risarcibilità del danno da vacanza rovinata è stata trovata nel collegamento tra l’art. 2059 c.c., laddove consente il risarcimento del danno non patrimoniale “nei casi previsti dalla legge”, e gli artt. 13 e 15 CCV (convenzione sul contratto di viaggio) che impongono l’obbligo al TO di rispondere di “qualunque pregiudizio” causato al viaggiatore, anche per i disservizi causati dai terzi fornitori dei servizi di qualunque tipo.

Sotto altro profilo, anche la Corte di Giustizia della Unione Europea ha ammesso la risarcibilità del danno morale da vacanza rovinata in base alle disposizioni della Direttiva n. 90/314/CEE, il cui art. 5 implicitamente ammetterebbe tale risarcimento nei casi previsti da tale direttiva e cioè, per quanto riguarda l’Italia, che la ha recepita, nei casi previsti dal D.Lgs. 111/95, confluito nel Codice del Consumo.

Dubbi sulla risarcibilità del danno in parola sono stati, però, recentemente sollevati a seguito delle cosiddette “sentenze gemelle” della Cassazione a Sezioni Unite, emesse nel novembre dello scorso anno. Il principio affermato dalla S.C. è che “non sono meritevoli di tutela risarcitoria, …, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale”. Su tale presupposto la S.C. riafferma che il danno non patrimoniale “è categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate” e che esso è risarcibile, al di fuori dei casi previsti dall’art. 2059 c.c., e quindi anche quando non sussiste un fatto-reato, solo a condizione che l’interesse leso (e non il pregiudizio sofferto) “abbia rilevanza costituzionale”, che le lesione sia grave (cioè superiore ad una “soglia minima di tollerabilità”), e che il danno non sia “futile”, cioè non consista in “meri disagi o fastidi” o non riguardi la “qualità della vita” o “la felicità” (Cassazione civile, sez. un., 11/11/08, n. 26972).

I principi suesposti sembrerebbero dunque negare, la risarcibilità del danno non patrimoniale, limitandolo (come imposto dall’art. 2059 c.c.) ai casi-reato e a quegli altri espressamente previsti dalla legge, ed estendendolo alle violazioni gravi di diritti garantiti costituzionalmente. Per di più, secondo tali principi, la categoria dei danni da “vacanza rovinata”, così come tutti gli altri “non patrimoniali”, non può essere considerata una figura autonoma di danno ma deve rientrare nell’unica figura generica del danno non patrimoniale.

Si osserva però che il richiamo agli articoli della CCV e della Direttiva CEE più sopra citati, consentirebbero comunque di far rientrare il danno da vacanza rovinata nella previsione dell’art. 2059 c.c. dato il richiamo di tale norma ai “casi previsti dalla legge”. E i giudici di merito pare tendano ugualmente a liquidare in via equitativa, in una qualche misura, il danno in parola.

Di recente, poi, una sentenza della Cassazione del 11/6/09 ha affermato la risarcibilità del danno non patrimoniale costituito dal pregiudizio alla vita sessuale, incrinando i principi sanciti al riguardo dalle sentenze gemelle.

Al momento vi è dunque una certa incertezza sugli esiti di una eventuale vertenza avente ad oggetto una domanda di risarcimento danni per vacanza rovinata, e il turista che voglia far valere tale danno potrebbe incontrare difficoltà maggiori che in passato, ma non sarebbe comunque saggio da parte di un TO, nella attuale situazione, non tutelarsi comunque da tale rischio con una adeguata copertura assicurativa al riguardo. 

ARCHEOSUB – LE ANFORE (seconda parte)

A cura di Ivan Lucherini Commenti disabilitati

colophon_ivan_lucheriniQuando nel 146 a.C. Roma al termine della terza guerra punica, rade al suolo Cartagine, la Città eterna è impegnata anche sul fronte orientale della Grecia per ottenere il dominio del Mediterraneo. La costruzione di un impero, come sarà quello romano, è cosa impegnativa e richiede grossi sforzi organizzativi. Migliaia di soldati e di coloni che si spostano per sostenere questo sforzo bellico e di occupazione stabile dei territori, richiedono consistenti approvvigionamenti di materiali e di provviste alimentari. Il vino prodotto nella penisola italiana, dalle fattorie condotte utilizzando la manodopera schiavile, proveniente dalle regioni conquistate, ormai assurge alla qualità e al prestigio che noi oggi riconosciamo ai vini DOCG a denominazione d’origine controllata e garantita e figura fra i prodotti più richiesti in tutti gli stanziamenti più esterni al costituendo impero. Siamo nella seconda metà del II° secolo a.C. e l’anfora greco italica, nata ad imitazione dei contenitori provenienti dalla patria del simposio, la Grecia, nella sua forma tarda viene soppiantata da un altro contenitore, più adatto al trasporto, maggiormente affusolato, anche leggermente più alto: l’anfora Dressel 1.

 
 

 

 

anfore Dressel 1

anfore Dressel 1

La cronologia di produzione e diffusione di questo importantissimo testimone del commercio mediterraneo, va dalla seconda metà del II° secolo a.C. a tutto il I° secolo a.C. e dimostra come il vino, prodotto nelle regioni centro italiche, sia apprezzato ormai in tutto il vasto territorio conquistato dai romani: dalla Gallia alla Gran Bretagna, dalla Spagna ai territori del centro Europa.

 

 

Dell’anfora Dressel 1 ne sono state classificate tre varianti denominate A, B e C che si distinguono fra loro per alcune differenze morfologiche. Tutti i tre tipi hanno corpo ovoidale, lungo collo e anse anch’esse lunghe, a bastone, che partono sotto l’orlo e poggiano sulla spalla, che nel tipo C è più arrotondata mentre nei tipi A e B mostra una più evidente carenatura. L’altezza media di queste anfore va dai 100 ai 120 centimetri. Risultano più basse le tipo A circa 100 centimetri rispetto ai tipi B e C che possono arrivare ai 120 centimetri. Questa forma di contenitore anforario prodotto nei territori della penisola italiana fu imitato da figline delle provincie romane della Betica, della Narbonese e della Tarraconese.

 
 

 

 

anfora Dressel 1b

anfora Dressel 1b

Nella penisola iberica nasce su un evoluzione della Dressel 1B, la Pascual 1 che, oltre alla associazione per il prodotto trasportato è accomunata, al tipo precedente, dal medesimo orlo a fascia verticale svasato. Quest’anfora è diffusa nel mediterraneo dalla metà del I° sec. a.C. alla metà del successivo. Fu prodotta, in origine, in centri situati lungo la costa nord orientale della penisola Iberica. Successivamente se ne produssero altri esemplari nel sud est della Gallia.

 

 

Gli archeologi, studiando la distribuzione dei bolli impressi sui contenitori da trasporto prodotti dalle fornaci della regione del basso Ebro, hanno potuto definire che le anfore del tipo Pascual 1 viaggiavano nello stesso periodo e nelle stesse stive delle navi che trasportavano anche anfore Dressel 2/4 e Dressel 7/11; in particolare la figlina dell’Aumedina, vicino a Tarragona, utilizzò il bollo “TIBISI” per identificare tutti e indistintamente i tre tipi di anfore, certamente destinate a trasportare diversi prodotti, vino per la Pascual 1 e la Dressel 2-4 e salse di pesce per la Dressel 7-11. La distribuzione geografica dei ritrovamenti delle anfore Pascual 1, allo stato attuale delle conoscenze, comprende il solo Mediterraneo occidentale, con attestazioni lungo la costa della Catalogna, nel golfo di Leòn e nell’Italia tirrenica; precisamente a Empuries, Port la Nautique, Fos, Marsiglia, Sainti Cyr sur Mer e Pompei.

Il rinvenimento di questi contenitori a Pompei è attestato anche da altri esemplari con bolli diversi, come “C.MVSSIDI NEP”, quest’ultimo rilevato anche su un esemplare messo in luce dagli scavi nei magazzini di Ostia, che va a completare, la presenza, fino ad oggi accertata, insieme ad un altra Pascual 1 con il bollo impresso “M.PORCI” anch’esso presente a Pompei, di questo tipo di contenitore anforario sul suolo italiano. Nelle figline presenti nella penisola italiana l’evoluzione delle Dressel 1 prende il nome, nella primigenia classificazione anforaria, di Dressel 2-4 anch’esse destinate al trasporto del vino.

Questa forma, leggermente più bassa della progenitrice, presenta una spalla carenata, collo cilindrico più corto che nella Dressel 1, anse bifide, a volte con gomito arrotondato. Questo tipo di anfora è prodotta nelle figline delle regioni italiane costiere del Tirreno a partire dalla seconda metà del 1° sec. a.C. E fino a tutto il 1° sec. d.C. La sua diffusione è prevalentemente nel bacino Mediterraneo occidentale, lungo le coste italiane, in Francia e Spagna.

Negli stessi anni di diffusione della Dressel 2-4, arriva dalla Betica, all’estremo sud della penisola Iberica, l’anfora Dressel 7-11. In verità il Dressel quando compilò la suo famosa classificazione riconobbe questo tipo di anfora in ben 5 modelli diversi. Successivamente l’evoluzione degli studi, raggruppò questi cinque modelli in cinque varianti dello stesso tipo di contenitore. Il prodotto trasportato erano le salse di pesce. La Dressel 7-11 presenta un corpo ovoidale con una rastrematura superiore o meglio un allargamento della parte inferiore del corpo stesso, puntale alto e vuoto, orlo estroflesso e a volte modanato. L’altezza era di circa 85/90 centimetri.

 
 

 

 

anfora Pascual 1

anfora Pascual 1

Il vino della Gallia meridionale viaggia fra il I° e il III° sec d.C. In anfore ceramiche con un puntale particolare che le rende certamente identificabili: le Pelichet 47, anche riconosciute con il nome di Gallica 4. Queste anfore con il corpo piriforme e rastremato verso il puntale, avevano un collo corto, un orlo ad anello e piccole anse con scanalatura mediana. Erano piccole, 60, 65 centimetri e adatte, per questo, anche a trasporto su chiatte o su carri.

 

 

Uno dei prodotti più diffusi, nel mercato gestito dall’autorità romana, era l’olio. Serviva per cucinare ma anche per illuminare. Nella logica del nascente impero dove, allora come oggi, in Italia, pane e circo erano necessità assolute, l’olio era un prodotto che non doveva mancare alle centinaia di migliaia di cittadini romani presenti nell’urbe.

Roma, dopo aver sconfitto Cartagine e dopo essersi impossessata nell’ordine della Sardegna, della Penisola Iberica e di quelle che diverranno le provincie africane, trova ovvia soluzione al problema: importare nella capitale tale prezioso elemento in quantità industriali. Arriva così nella capitale l’anfora Dressel 20. Diffusa dal I° al III° sec. d.C. in tutto il Mediterraneo occidentale è prodotta nella Betica e ha un altezza di circa 75 centimetri. Ha un corpo tozzo e rotondo, molto pesante, circa 23 chilogrammi a vuoto, un puntale appena accennato e collo breve.

Le anse sono a forma di bastone molto spesse, innestate da sotto l’orlo alla spalla. A Roma ne arriveranno talmente tante che i frantumi dei contenitori Dressel 20 a perdere formeranno negli anni una collina artificiale: il monte Testaccio….

 

CARCARIO, SQUALETTO SOLITARIO – MARE PULITO!!!

A cura di Enrico Malanima Commenti disabilitati

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EDITORIALE LUGLIO 2009

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati

 

Carcario, squaletto solitario, di Enrico Malanima

Carcario, squaletto solitario, di Enrico Malanima

 

COVER STORY

 Eccolo qui, il nostro squaletto, saggio e disincantato! Si aggira tra i rifiuti che i “terragnoli” gettano in quello che considerano una sorta di cloaca comoda da raggiungere, il fondo del mare. Magari sono gli stessi che si inteneriscono cantando “guarda ‘o mare quant’è bbello”. Fuori. Ma sotto, non vede nessuno e allora chissenefrega! Noi della Tribù delle Rocce che sappiamo, invece, quanto sia bello anche sotto, diamoci da fare per farlo sapere anche agli altri, a coloro che il Mare lo considerano solo un luogo da sfruttare, fotografiamo, filmiamo, raccontiamo… forse, così facendo, magari magari Carcario troverà un copertone o una lattina vuota in meno, quest’estate…

 

EDITORIALE

Alzino la mano quanti sono portati a considerare come spartiacque tra un anno ed un altro l’arrivo delle vacanze estive! Quanti si ritrovano, a settembre, a dire “l’anno scorso” pensando al mese di giugno o di luglio appena passati. Forse non saremo in molti a trascinarci questa reminescenza scolastica, quando le cartelle buttate in un angolo sottolineavano il fatto che, dopo mesi di fatiche su Orazio e Cicerone (ma anche su ossidoriduzioni, integrali e derivate) quel, o quei mesi di tregua e di riposo sancivano il giusto mezzo per ripristinare le forze esaurite.

Bene, la mia mano è già bella alta e svettante da un po’ perché io appartengo proprio alla schiera che fa andare l’anno da settembre a giugno, e il trapasso non avviene nella notte tra il 31 dicembre e il primo di gennaio ma dura ben un mese, il mese di agosto.

In effetti siamo ancora in luglio, manca ancora una manciata di giorni ad arrivare al tradizionale mese vacanziero, ma, per quel che mi riguarda, sono già portato alla fase dei bilanci.

E devo dire che quello che si appresta a terminare – non sui calendari ma solo nel mio personale immaginario – è stato un anno strano: ricco di promesse e di aspettative, in parte disattese, in parte concretizzate in tempi diversi da quelli previsti (e desiderati), in parte ancora sospese in attesa che si materializzino nella nostra vita, mia, del giornale e – perché no?!? – in quella di coloro che ci seguono con interesse e passione.

Uno dei risultati attesi da mesi e mesi cui finalmente siamo approvati è sotto gli occhi di tutti: è questo benedetto CMS che, atteso da tempo immemore, è arrivato in maniera abbastanza inaspettata, ad onor del vero e che, in ogni caso, richiede ancora un rodaggio, richiede ancora un po’ di pazienza, quella pazienza che, per quel che riguarda la mia personale esperienza, spesso è dovuta quando si mettono le mani dentro il vaso di Pandora delle “cose” informatiche.

Non voglio adesso parlare di quello di cui siamo ancora in attesa, ma solo, più semplicemente, di questo nuovo strumento che stiamo scoprendo, usandolo da produttori – noi della redazione – o da fruitori – voi lettori. Voglio parlarne perché, se da un lato mi trovo a riconoscere quanto in molti mi avevano detto per lungo tempo prima dell’adozione di questa veste grafica, e cioè che l’apprezzamento sarebbe stato, come in effetti è successo, corale, da un altro mi rendo conto che all’entusiasmo per la semplificazione delle operazioni per il suo utilizzo si sovrappone la consapevolezza che non tutto, soprattutto all’inizio, è così semplice, e le traduzioni dal latino o dal greco, o il calcolo degli elettroni da bilanciare tra i vari elementi non è ancora finito e, dalla cartella buttata in un angolo, dovremo recuperare i quaderni per i compiti delle vacanze…

Però, in fondo, mi sento di dire che, difficoltà inaspettate a parte, questo lo posso considerare un momento di rodaggio e che, invece, per tutto il mondo della subacquea – e non solo per SOTTACQUA – l’anno che verrà (ovvero da settembre in poi) potrebbe essere foriero di novità che culmineranno, o meglio, che avranno l’espressione più palese nel prossimo mese di marzo con l’arrivo delle rondini e del nuovissimo “DIVEX-EUDI” perché, ci interessi oppure no, il ritrovare “sotto la stessa tenda” di nuovo riunite tutte le componenti della subacquea potrebbe essere un segnale forte e un punto di ripartenza per il nostro movimento, così come il ripresentarsi, a Roma, di un appuntamento irrinunciabile per molti istruttori: l’annuale convention ADiSUB che l’inverno passato è saltata, vittima anch’essa di un anno “strano”.

Ragazzi, basta così: siamo in estate e anche le dita sulla tastiera sudano! Pensiamo alle meritate vacanze e alle immersioni che – finalmente! – riusciremo anche a fare e non solo a parlarne o a scriverne! Laggiù, nel Blu profondo ritroveremo le forze e le motivazioni per riprendere con l’anno nuovo (sempre a settembre, of course!) la nostra corsa per far apprezzare sempre di più le bellezze che, da privilegiati, stiamo accingendoci a ritrovare, nel nostro Mediterraneo o in qualunque altro Mare del mondo.

E allora, ancora una volta, lasciate che il mio saluto sia

Buon Blu, ragazzi!

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DAHLAK 1991, 2009: E CON QUESTO, FANNO 10! (SULLE TRACCE DI GIANNI ROGHI)

A cura di Vincenzo Meleca Commenti disabilitati

Un amore nato sui resoconti di Gianni Roghi e proseguito nell’arco di diciotto anni fino ad arrivare alla decima replica….rep_07_09_strilli_Flamingo

foto di Vincenzo Meleca e di Federico Pellissone

 

Era il dicembre del 1991 quando coronavo il mio sogno di visitare questo arcipelago del Mar Rosso Eritreo, reso mitico d al libro di Gianni Roghi e dal documentario di Folco Quilici, che narravano le vicende della Spedizione Nazionale Subacquea del 1953.

È maggio 2009 e questo è il mio decimo viaggio.

 


 

il gruppo in partenza

il gruppo in partenza

Dice il proverbio “poca brigata, vita beata”, e così è stat o per i miei primi nove (nel 2000, la brigata era davvero “poca”, soltanto io e Paola, la mia fidanzata…), ma non sempre i proverbi corrispondono alla realtà. Eh, già, perché questa volta siamo ben in 24, e ciò nonostante la crociera è stata un successo. Il gruppone, come diceva Adriano De Zan al Giro d’Italia, è davvero ben assortito: come età, siamo in sette dai sessanta in su, cinque sopra e sette sotto i cinquanta, tre ventenni, due under 10. Come mestieri, sei commerciali (tutte donne!), tre sanitari (utilissimi, anche se non ce n’è stato fortunatamente bisogno), tre ingegneri (sempre utili), due avvocati ed un giudice (essendo uno dei due avvocati, posso permettermi di dire “inutili” in questi viaggi…), tre studenti,  un bancario, poi impiegati, casalinghe e persino un noto attore di teatro e televisione! Per gli amanti delle statistiche, siamo, bambini esclusi, undici “ragazze” ed undici “ragazzi”, tre coppiette, una famigliola con due ragazzini, il resto single, almeno in viaggio…


Già, il viaggio! Lungo, lunghissimo quello per arrivare al mare! Praticamente un’intera giornata in ballo per arrivare ad Asmara, via Il Cairo, poi un’altra per raggiungere Massawa (senza ammazzarsi, però!). Per un tratto, scendiamo dai 2400 metri di Asmara fino ai 1500 di Nefasit con una littorina Fiat 1930. Proseguiamo con un classico minibus Toyota, fermandoci a Ghinda per pranzare e a Dogali per ricordare i caduti italiani della battaglia del 1887. L’arrivo a Massawa è terrificante: siamo a fine aprile, la temperatura è attorno ai 40 gradi e l’umidità alle stelle! Dopo l’ormai classica cena al “ristorante” dancalo Sallam (citato in tutte le guide turistiche, ma non certo in quella Michelin…), una buona dormita.

 


 

un sambuco, il Nya

un sambuco, il Nya

Al mattino -di buon mattino!- finalmente si parte per le Dahlak!


L’amico Gian Marco Russo, titolare dell’agenzia Afronine di Milano, che ha curato in modo perfetto tutta la parte logistica, mi ha affidato il compito di guidare questa piccola flotta di due sambuchi –il Tesfa ed il Niya- e di una lancia veloce.

Il giro in questo arcipelago, attualmente Parco marino, in attesa del riconoscimento dell’UNESCO di Patrimonio dell’umanità, è condizionato dalla burocrazia, che ci impedirà di approdare in talune isole. Meno male che ce ne sono più di 200!

L’itinerario, in breve, è questo: Massawa-Madote-Assarca-Shumma-Enteara-Dahlak Kebir-Dur Ghella-Dohul-Dahret-Massawa

Tempo splendido per tutta la settimana, mare calmo, temperatura dell’acqua decisamente gradevolissima: che volete di più dalla vita?

Volete uccelli? Eccovi serviti! Falchi pescatori, pellicani, flamingos, sterne, drome…

 


 

clown fish

clown fish

Volete pesci? Come dice sempre mio cugino Antonio, i pesci si dividono in due grandi generi, quelli che si mangiano e tutti gli altri…Fra i primi, barracuda, dentici (un paio davvero enormi), saraghi, palamite, carangidi, ricciole e, naturalmente, cernie. Fra i secondi, farfalla  ed angeli di vario tipo, trigoni a macchie blu e panterini, pesci palla e scorpione (per la verità, pochi di questi ultimi due), squali chitarra baby  ed un solo pinne bianche.


Naturalmente, anche delfini, ma come tutti ben sanno, non sono pesci…

Come negli ultimi viaggi, inizio anche questo con un po’ di paura: il mare sarà ancora vergine? Le isole saranno ancora deserte? Sarà arrivato anche qui l’inquinamento umano, in tutte le sue forme? Dopo un paio di giorni, tiro un sospiro di sollievo, l’arcipelago è ancora in buone condizioni, anche se…

…anche se sull’isola maggiore, Dahlak Kebir, dove ci viene vietato di approdare nel grande golfo interno, una società del Qatar sembra stia costruendo un megalbergo con annesso casinò…

…anche se è oramai la terza volta che non incontro più squali di barriera, segno inequivocabile che la pesca indiscriminata che ne stanno facendo per rifornire il mercato asiatico di pinne per la stramaledetta zuppa afrodisiaca li sta portando all’estinzione…

 


 

il Mar di Dahlak

il Mar di Dahlak

… anche se i delfini non si avvicinano più come una volta, forse non è una leggenda che qualcuno gli ha sparato…


…anche se abbiamo assistito alla disperata “transumanza” di una dozzina di scheletrici vitelli, portati su una delle isole sin dalla costa dancala con una specie di piroga a motore (perché “disperata”? perché le Dahlak sono del tutto aride e quasi del tutto prive di vegetazione, ma evidentemente la siccità della Dancalia è anche peggio…)

Comunque, il viaggio ci ha dato anche tante belle sensazioni, come…

…aver nuotato per un quarto d’ora in mezzo ad una fiumana contromano di grugnitori…

…essere scelto -ed è già la seconda volta che mi capita!- da un minuscolo -non più di tre centimetri- pesce pilota come “suo” natante preferito (salvo essere miseramente abbandonato appena arrivato al sambuco)…

…aver fatto un bagno di gruppo a mezzanotte (mezzanotte? macché! erano tutt’al più le dieci…) con tante, tantissime stelle sopra la testa (tutta la Via Lattea, decine di stelle cadenti, le ammiccanti Stella Polare e Croce del Sud…) e tante, tantissime stelline -quelle del plancton luminiscente- attorno ad i nostri corpi…

…essersi trovati, nel bel mezzo di un’isola disabitata di fronte ad un’incredibile, piccola ed isolata costruzione in pietre e mattoni  con una nitida incisione “Panificio Moderno – Shumma – 4.1.1911”…

 


 

l'insegna del "Panificio Moderno" a Shumma

l'insegna del "Panificio Moderno" a Shumma

…aver osservato la sagoma di un grande fenicottero rosa che si stagliava contro il disco del sole al tramonto…


… aver riscoperto il piacere di “essere gruppo”, con tutti che davano il loro contributo aiutando a rizzare le tende, preparare la tavola, dividendo la cena…

…a proposito di cena (e di pranzo), ovviamente abbiamo mangiato tanto pesce, tutto pescato da noi, ma occorre una precisazione: si sa che la pesca traina dipende più dall’attrezzatura (lenza, esca) e da un’andatura non troppo veloce che non dall’abilità del pescatore. Qualche dubbio però mi è venuto, se, quando la lenza era affidata a noi adulti, pesci quasi non ne abboccavano, mentre quando erano le tenere manine di Alessandro e Mattia -10 anni il primo, 7 il secondo- a reggere il filo dentici, bonitos e barracuda facevano a gara ad essere ferrati…

 


 

Cundabil, l'Isola del Diavolo

Cundabil, l'Isola del Diavolo

…e riassaporato il gusto del lento scorrere del tempo in navigazione (i sambuchi filano 6 o 7 nodi), in acqua (ho visto qualcuno fermarsi incantato per una decina di minuti ad osservare un branco di pesci di vetro nel loro condominio di corallo…) e persino a terra (l’orario di partenza la mattina era molto, molto elastico…d’altronde, “che fretta c’è: ci facciamo un’altra snorkellata qui e non la faremo stasera sull’altra isola…”)…


…aver osservato il visetto emozionato di Mattia, mentre spegneva le sette candeline del suo compleanno, e lo sguardo commosso di Liliana, mentre spegneva anche lei -la stessa sera!- …beh, non proprio sette candeline!

Ciao Dahlak, alla prossima!

 


LA NOSTRA STORIA: IL MUSEO DELL’HDS A MARINA DI RAVENNA

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati

servizi_07_09_hds_strilliAnche noi subacquei abbiamo una storia, anche se, nella moderna accezione della nostra attività, breve, nei sessant’anni trascorsi dai primi “turisti” sub. Italiani. E questo è il “nostro” Museo, quello dove possiamo riscoprire, con orgoglio, che, in fondo, la subacquea moderna è nata in Italia.

 

La parola “museo” non sempre è apprezzata da tutti: a volte – è vero – puzza un po’ di polvere e di vecchie cose ammuffite prive di un reale interesse che, invece di finire in qualche discarica sono state esposte in una bacheca per l’ipotizzabile gioia di qualche – raro – appassionato.

Non voglio addentrarmi in un discorso che nulla ha a che vedere con la mia visita, a Marina di Ravenna, del “Museo” – e mi vengano scusate le virgolette – dell’HDS, dirò soltanto che, in generale e secondo me, questi spazi espositivi vanno valutati volta per volta, in funzione dei temi che stanno alla base della loro costituzione e del modo in cui questi vengono trattati. 

l'ingresso del museo

l'ingresso del museo

In ogni caso qui, a due passi dal Mar Adriatico, possiamo trovare una cosa molto più importante di un semplice “museo”, una cosa della quale le nuove generazioni di subacquei sembrano proprio essersi scordate, complice una atavica esterofilia tipica di noi italiani: qui, tra queste mura, in un contesto per nulla vecchio e polveroso, è presente la storia della subacquea, la nostra storia, nostra nel senso che, anche se se sembriamo tendere a dimenticarcene, i più importanti primi passi nello sviluppo della scoperta di quanto nasconde il sesto continente sono stati mossi dall’italica terra che, ancor oggi, risulta essere forse la più importante produttrice di attrezzature per l’esplorazione ed il lavoro subacquei.



Chi mi conosce sa che io non sono particolarmente patriota o innamorato delle cose di casa nostra, semplicemente perché mi rifaccio al vecchio detto “date a Cesare quello che è di Cesare”, e in questo caso il subentro delle agenzie didattiche di oltreoceano – portandone con sé l’inevitabile retroterra culturale – ci ha fatto dimenticare che, appunto, la subacquea è nata nel Mediterraneo, che i primi limiti considerati invalicabili cinquant’anni fa sono stati valicati proprio qui e che, da un punto di vista più professionale e sconosciuto al grande pubblico, i primi importanti studi sull’iperbarismo, sul lavoro in saturazione, sulle problematiche create dalle alte profondità, sono stati affrontati (e risolti) a casa nostra, ricordiamo un paio di nomi per tutti: Cesare Barnini e Piergiorgio Data. Se a qualcuno venisse la curiosità di sapere chi siano stati e quali benefici abbiano portato alla nostra attività lascio l’incombenza di cercarlo su Google visto che, per ognuno di questi personaggi, un solo servizio sarebbe insufficiente a spiegarne le benemerenze.

 
 


 

un diorama nel quale viene mostrata la procedura per il lavoro di un palombaro

un diorama nel quale viene mostrata la procedura per il lavoro di un palombaro

E, sempre per onorare quell’antico detto, devo comunque annotare che, se in Italia c’è stata la fucina della subacquea che oggi viene definita “ricreativa” altre figure e istituzioni – pur sempre mediterranee – hanno portato fondamentali contributi, dallo svizzero Hannes Keller con le sue immersioni profonde con miscele sperimentali – che gli sono anche costata la vita – alla francese Comex che negli anni ’80 ha stabilito un record di immersione operativa a 530 metri e, più tardi, all’inizio degli anni ’90, il record assoluto e tuttora ineguagliato di immersione in campana a 701 metri.



Ma tutto questo discorso mi ha portato lontano da quello che era lo scopo principale: accompagnare il lettore nella visita virtuale del “museo” – e riecco le virgolette – di Marina di Ravenna. In realtà forse questo dipende dal fatto che mi sembra strano ritrovare in un “museo” (e ridaije!!!) molte attrezzature che ho avuto personalmente l’opportunità di usare da nuove, e questo, ahimè, denuncia il dato anagrafico. D’altra parte ricordiamo che le prime crociere dell’allora neonato turismo subacqueo datano tra il 1947 e il 1948.

Allora, ovviamente, non c’ero, avrei iniziato a mettere la testa sott’acqua solo vent’anni dopo, ma molte delle attrezzature esposte le ho scoperte nelle letture che mi hanno portato a questa passione e un numero rilevante le ho anche – appunto! – possedute o anche soltanto provate nei primi lontani anni della mia pratica.

Dicevo del fatto che questo museo è lontano dall’immagine polverosa che a volte queste istituzioni possono dare, un po’ per la sua localizzazione e per la struttura urbanistica che lo ospita, un po’ per il modo in cui gli oggetti sono esposti e, soprattutto, un po’ perché realmente su buona parte di questi oggetti non ha ancora fatto in tempo a depositarsi la polvere.

 
 


 

il gesso originale sul quale è stata fatta la fusione del bronzo per il Cristo degli Abissi

il gesso originale sul quale è stata fatta la fusione del bronzo per il Cristo degli Abissi

Appena entrati, superate un paio di scaffalature dedicate alla bibliografia, c’è subito una chicca preziosa, preziosa almeno per chi, come me, ha avuto il suo battesimo del mare nelle acque del Promontorio di Portofino, a San Fruttuoso: in tutta la sua imponenza fa bella mostra di sé la matrice in gesso della statua bronzea del Cristo degli Abissi che i “ragazzi” dell’HDS hanno scoperto qualche anno fa, abbandonata e pronta alla definitiva demolizione, in maniera assolutamente accidentale, parzialmente “smontata”, sepolta sotto altri rottami.



Una serie di pannelli racconta la storia di questo fortunoso ritrovamento, attorno bacheche che ospitano praticamente la storia della fotosub attraverso diversi modelli di Rolleimarin e di Nikonos variamente predisposte e nei vari modelli prodotti, su un lato, dietro al maestoso Cristo, un’antica camera iperbarica monoposto, dalla parte opposta dell’ambiente un’antica pompa a mano per i palombari che fa da base al libro delle firme dei visitatori, quindi, proprio dietro i due-metri-e-mezzo della statua, la ruota di un timone intagliato e istoriato, come ex voto.

La stanza successiva è una delle più interessanti: oltre a diverse custodie fotografiche e cinematografiche di produzione industriale  e artigianali  tra le quali una replica della prima “macchina fotografica subacquea” di Boutan ricostruita da Danilo Cedrone, Giancarlo Bartoli, Federico De Strobel negli anni ’80 ed utilizzata per una serie di dimostrazioni tra le mani di un palombaro, e la custodia cinematografica di Folco Quilici con la quale girò “Sesto Continente”.

Ma la cosa più interessante di questa sala è rappresentata dai due diorami a grandezza naturale che raffigurano due situazioni di lavoro subacqueo, una ottocentesca con il palombaro che lavora ad un taglio con il cannello ossiacetilenico mentre due marinai sono impegnati alla pompa a mano e l’assistente passa i tubi per la respirazione e per il telefono.

Il secondo invece raffigura una scena di lavoro come la si incontrava negli anni ’90 del secolo scorso, mostrando il lavoro in piattaforma con un sub in assetto leggero ma con il Kirby Morgan (un tipo di casco rigido utilizzato degli OTS N.d.R) impegnato al lavoro su una pipeline mentre dalla piattaforma due assistenti tengono sotto controllo il flusso dei gas e il sommozzatore di assistenza in stand by aspetta, già pronto ad intervenire.

 
 


 

un sommozzatore al lavoro sulla pipeline

un sommozzatore al lavoro sulla pipeline

Un’altra scenetta mostra due subacquei, uno ricreativo degli anni ’70 con il GAV anulare ed un professionista, dello stesso periodo, collegato al narghilè. Questa sala, per chi non ha mai visto né conosciuto le tecniche di immersione professionale, è più esplicativa di mille libri di testo e, soprattutto la ricostruzione ottocentesca, riesce anche a dare per un attimo l’impressione di trovarsi lì, ad osservare dal vero le tecniche di lavoro e, in una società ormai legata soprattutto all’immagine e a vedere, spesso in diretta, lo svolgersi degli avvenimenti questo modo di “spiegare” le cose della subacquea risulta essere davvero efficace.



La sala successiva presenta altre custodie e accessori per la fotosub – tra le altre va ricordata quella di Victor de Santis – oltre a fucili e, soprattutto, antichi erogatori, nomi mitici per i pionieri della subacquea: “Slip”, Air King”, “Explorer Standard” – con il quale, tra l’altro, Ennio Falco, Alberto Novelli e Cesare Olgiaj se ne andarono, sul finire degli anni ’50, a conquistarsi il record di immersione in ARA a -131,35 metri (salvo poi scoprire che gli americani due anni dopo, nel 1961, dichiaravano record un’immersione a – 106 metri e il record dei tre italiani lo avrebbero superato solo nove anni dopo, nel 1968! ) –.

L’Explorer era costruito dalla Pirelli che, allora, alla tradizionale produzione di pneumatici affiancava la costruzione di gommoni (belli!) e di attrezzature subacquee (chi scrive ha avuto, come prima muta, proprio una Pirelli “Panarea SM Professional”, 3,5 mm. di “copertone subacqueo”… N.d.R.) tra le quali spiccava, per la qualità e l’eccellenza della progettazione (dovuta allo stesso Alberto Novelli, medico, e al tecnico dell’Italsider Pietro Buggiani) proprio l’Explorer, primo erogatore bistadio mai realizzato (sempre da italiani!!!) e con soluzioni che anticipavano di quasi mezzo secolo i concetti del rebreather: una delle tre versioni in cui era costruito questo gioiellino possedeva una capsula di calce sodata che permetteva parzialmente il recupero dei gas.

 
 


 

l'Explorer Standard

l'Explorer Standard

Altra soluzione ingegnosa di questo erogatore era legata alla disposizione di una valvola che fungeva da secondo stadio e da “polmone”: posizionata anteriormente, agganciata agli spallacci, era spostabile in su o in giù per permettere di variare i volumi d’aria offerti in funzione del tipo di lavoro che il subacqueo doveva effettuare e della posizione che doveva assumere in acqua, insomma, un erogatore studiato da un fisiologo!…



L’ultima sala del museo ci porta un po’ di Storia con la “S” maiuscola: a parte una camera iperbarica monoposto che è stata autocostruita da uno dei fondatori dell’HDS ITALIA e di questo museo, troviamo un’altra pompa a mano per i palombari e ricordi di Teseo Tesei, il mitico comandante degli uomini Gamma, quelli che sono oggi gli incursori del COMSUBIN, che per portare a termine una missione con il suo “maiale” nel porto de La Valletta, decise di far esplodere senza ritardi l’esplosivo che doveva far saltare le ostruzioni al porto per permettere ai barchini esplosivi di penetrare morendo così insieme al suo secondo, Alcide Pedretti. Tesei va ricordato anche perché fu lui, Maggiore del Genio Navale, ad inventare il “maiale”, il Siluro a Lenta Corsa (SLC).

 
 


 

il Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei nello scafandro da palombaro

il Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei nello scafandro da palombaro

Oltre ai ricordi personali di Teseo Tesei in questa sala  vi è anche una ricca documentazione di come funzionavano i maiali, di foto e documenti dell’epoca su questi mezzi bellici ma anche disegni e fotografie sui primi scafandri rigidi.



Questa la visita al Museo Nazionale delle Attività Subacquee, questi, in sintesi, i “reperti” custoditi ma, sopra a tutto, quello che a parole non si può trasmettere e che anche le fotografie possono rendere solo in modo parziale, è – per chi ama la subacquea, per chi vuol conoscere e sapere, per chi è curioso e non un semplice utente passivo “della domenica” – la sensazione che questa “È” la nostra storia e che, di questa storia, anche noi ne facciamo parte e che, in fondo, in questo inizio di terzo millennio, noi siamo ancora dei pionieri rispetto a coloro che praticheranno la nostra stupenda attività anche solo tra venti, cinquant’anni quando i rebreather o qualche altra diavoleria tecnologica che ancora non conosciamo permetterà una sempre maggiore e approfondita conoscenza del mondo del Blu.

Di ciò che si cela SOTTACQUA….

PREPARANDO… LE FIJI

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati

Cri. Fra un viaggio e l’altro si parla, si sogna di viaggi e, sperando che il vento sia favorevole, si prova anche a progettarli. Talvolta l’illuminazione arriva quando meno te l’aspetti…

uno stimolo, inizia il lavoro...

uno stimolo, inizia il lavoro...

Ispirazione tramviaria

Gigi. Verso metà Giugno, girellando in moto per il centro, la mia attenzione venne attratta da un “jumbo tram” la cui originale livrea verde era stata ricoperta con una pellicola celeste recante le insegne pubblicitarie della KOREAN AIR. Il messaggio diceva che si festeggiava il 40° anniversario dalla fondazione e che la compagnia volava in tutto il mondo da Milano e Roma. Sempre alla ricerca di nuovi vettori che, ad un costo ragionevole, aprano nuovi orizzonti alle nostre mete di viaggio, cercai di immaginare in quali delle mitiche isole dell’immenso Oceano Pacifico avrebbe atterrato. Rientrato a casa verificai immediatamente sul web, con grande gioia, che la suddetta aviolinea faceva scalo, tra i tanti, a GUAM, NOUMEA e NADI che significano rispettivamente MICRONESIA, NUOVA CALEDONIA ed ISOLE FIJI. Tra i film più rappresentativi dell’immaginario collettivo che sono stati girati laggiù citiamo: “Laguna Blu” (Brooke Shields), “Cast Away” (Tom Hanks) e il “Bounty” la cui vera storia (1789) fu rivisitata varie volte con diversi interpreti (Clark Gable, Marlon Brando, Mel Gibson) nel ruolo di Christian Flechter, il capo degli ammutinati che si rifugiò poi a Pitcairn. Il perfido capitano di vascello William Bligh, abbandonato su una scialuppa, venne rincorso dai cannibali fijani in quelle acque che ancora oggi portano il suo nome. Riuscì a salvarsi e, dopo 3500 miglia, approdò a Timor dove diede il via alla terribile vendetta contro il suo ex-equipaggio. 

 

le rotte della Korean Air

le rotte della Korean Air

Come arrivare alle Fiji: operativi di volo

 

 

Gigi. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo… l’aereo, ragion per cui l’indomani mi precipito nella sede milanese della Korean Air per verificare di persona la fattibilità del viaggio. Internet va benissimo ma spesso il contatto diretto è meglio. Rientro a casa e comunico al mio buddy “ Yes we can!!!” e riferisco il tutto. Con l’orario estivo, che termina a fine Ottobre, partendo di pomeriggio da Malpensa (via Zurigo, Praga, Mosca, Vienna, Roma etc.) si atterra a Seoul il giorno dopo con circa 14 ore effettive di volo. Subito in coincidenza si riparte alle 18.30 per giungere finalmente nell’aeroporto di Nadi-Fiji alle 7.40 del giorno successivo in altre 10 ore.(NB il collegamento Seoul-Nadi si effettua mar/gio/dom quindi si dovrà partire di lun/mer/sab dall’Italia). 

Cri. 24 ore di volo, più stoppini e stopponi!! Mi….a! Due interi giorni di viaggio, una bella messa alla prova! Se non basteranno giochini, sudoku, libri, film, magnate, ronfate (ah riuscirci!) bisognerà anche ricorrere a… pratiche di meditazione! 

gigicri_07_09_02Gigi. Il costo del biglietto A/R é di circa 1200 € tasse comprese ***. Il volo di rientro prevede obbligatoriamente la sosta di una notte a Seoul, ospiti di Korean Air, in quanto il volo Nadi -Seoul decolla (lun-mer-ven) alle 9.00 di mattina ed arriva alle 16.40, troppo tardi per qualsiasi coincidenza con l’Europa. Si riparte pertanto il giorno successivo. La tariffa non si applica nel solo breve periodo di alta stagione che va dal 25 Luglio al 14 Agosto e dal 15 al 31 Dicembre. L’alternativa sarebbe il volo verso Ovest (combinato tra British Airways+ American Airlines+ Air Pacific con cambio di aereo a Londra e Los Angeles) trovato sul portale www.voli.idealo.it: la tariffa è leggermente più cara e la durata del viaggio è superiore di 10 ore. L’aeroporto intercontinentale delle Fiji non è situato nella capitale Suva, bensì a Nadi non lontana da Lautoka la seconda città dell’arcipelago, diametralmente opposta nell’isola di Viti Levu.

 

un'isola emersa, un atollo, ecco le Fiji

un'isola emersa, un atollo, ecco le Fiji

Cri. Nel frattempo, dalla mia prima rapida esplorazione, ho incamerato le informazioni principali. Le Fiji sono un arcipelago vulcanico di più di 300 isole posto, nel Pacifico, a sud dell’equatore, proprio sulla linea del cambiamento di data. Queste isole, ricche di lagune, foreste e montagne, sono considerate delle “perle” dell’oceano per le ammalianti spiagge coralline e per i tesori racchiusi nelle terse acque turchesi del mare che le circonda. Paradiso dei sommozzatori per la ricchissima biodiversità, sono, fra le altre cose, capitali mondiali dei soft corals. I Fijiani, di indole estremamente ospitale, sembrano mantenere ancora vive interessantissime tradizioni culturali, nonostante i persistenti conflitti etnici fra gli abitanti autoctoni (più della metà di quelli complessivi) e gli indiani, fatti immigrare in massa dal governo britannico dopo l’annessione del 1874, per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Un altro esempio di come il colonialismo europeo ha segnato la storia dei paesi conquistati con stravolgimenti ambientali, disequilibri economici e, conseguentemente, contrasti e lotte nelle popolazioni. È da rilevare l’importanza data dai fijiani al rispetto del loro “galateo”: quando si visita un villaggio o un’altra proprietà è usanza chiedere l’autorizzazione al suo capo anche se ti accoglierà, comunque, a braccia aperte.

 

Gigi. Ovviamente parrebbe scontato che nel momento in cui si entra in casa d’altri lo si debba fare sempre con discrezione. Sembra invece che i turisti, purtroppo, loro sì cannibali, non facciano spesso questo piccolo sforzo dovuto come riportato dalla utile, concisa Fiji travel guide. http://www.fiji.islands-travel.com/index.html 

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il computer e internet: i più potenti mezzi per la preparazione di un viaggio!

 

Cri. Il neologismo coniato di fresco tenta di rendere l’idea del notevole impiego di tempo che richiederanno le varie ricerche per approdare al “prodotto finito”. Scriviamo una scaletta e ci dividiamo i compiti. 

Guide e mappe

 

Gigi. Sul sito “Google libri” http://www.google.it/books?hl=it digitando “Fiji travel guides” si possono trovare diverse pubblicazioni da consultare gratuitamente, tra cui la Moon Handbooks in versione integrale del 2004 e parziale del 2008. Analogamente si trova in versione ridotta la più nota Lonely Planet. Una delle cose che balzano subito all’occhio è che le Fiji costituiscono un vero e proprio “HUB” nei confronti di tutte le altre isole del Sud Pacifico con cui sono ottimamente collegate da una fitta rete di rotte aeree. Questo ci rallegra perché apre ulteriori nuovi orizzonti alla programmazione di possibili mete future. La seconda importante notizia preliminare è rappresentata dalla concorde definizione delle Fiji come “le isole meno care tra tutte quelle che le circondano”. Non vuol assolutamente dire che siano a buon mercato come Filippine, Malesia, Tailandia ed Indonesia, ma che si possono tentare di affrontare. Il periodo giusto per andarci va da Aprile ad Ottobre, durante la stagione secca. Al cambio attuale 1 € vale 2,88 FJ$ dollari fijani.

 

... ma anche se oggi il cannibalismo non è più praticato alcune figure possono essere inquietanti...

... ma anche se oggi il cannibalismo non è più praticato alcune figure possono essere inquietanti...

Cri. Una preoccupazione ci assale leggendo che un mitico capo tribù si vantava di essersi mangiato 872 nemici. Sì, le Fiji erano popolate dai più fieri cannibali del Pacifico! Mi auguro che “nel recupero e/o mantenimento delle vecchie tradizioni” nessuno proponga di ripristinare anche questa usanza. L’uomo fra l’altro, fino a quando i colonizzatori inglesi non li importarono, era l’unico mammifero presente: vi erano solo pesci, uccelli e rettili. Come in Australia i conigli divennero una vera piaga per gli agricoltori, anche nelle Fiji gli Inglesi topparono clamorosamente con l’introduzione delle manguste che invece di cacciare i serpenti trova(ro)no molto più semplice papparsi le galline.

 

 Trasporti locali: aerei, bus e navi

 Gigi. Tre sono le compagnie aeree Fijane: Air Pacific (Voli internazionali), Sun Pacific Air (Voli nazionali), entrambe di proprietà della Qantas e del Governo Fijano ed Air Fiji (Voli nazionali) che ha dichiarato recentemente bancarotta ed il cui servizio è attualmente sospeso.              

A detta della varie “guide” il sistema di trasporto-terrestre effettuato tramite autobus è efficiente ed economico. Nell’isola maggiore di Viti Levu (dalla forma circolare) vi sono due compagnie che la percorrono, collegando le due più importanti città di Suva, ad est, con Lautoka ad ovest, facendo una la rotta Nord, l’altra la rotta Sud. La prima strada è più lenta, più polverosa ma anche più pittoresca, mentre la seconda attraversa zone più turistiche (Coral Coast) ed è più veloce. I taxi sono molto competitivi rispetto agli autobus, dopo averne concordato la tariffa. Sembra che con i gli autisti indo-fijani sia più facile mercanteggiare che con quelli di etnia fijana pura.

I collegamenti marittimi sono numerosi e gestiti da varie compagnie. Il più interessante, per i turisti, è quello  effettuato dal grande catamarano giallo “Yasawa Flyer” della South Sea Cruises, in servizio giornaliero tra Nadi e le paradisiache isole da cui prende il nome. 

 

 

itinerari e calendari...

itinerari e calendari...

Itinerario 

 

Cri. Dopo aver navigato decine di indirizzi web si giunge alle conclusione che… siamo al punto di partenza: troppe isole, troppi posti belli da vedere, troppi siti di immersioni! Avremmo bisogno di mesi per esplorare l’arcipelago. Sarebbe già tanto se riuscissimo a visitare metà dei luoghi più interessanti. Quel che resta lo si potrebbe rimandare ad una volta successiva, ma anche così resterebbero fuori un sacco di cose. A malincuore dobbiamo tagliare e distillare il meglio, fidandoci di quanto è riportato da altri. Ipotizziamo di poter disporre di una ventina di giorni “lordi”, comprensivi cioè dei due lunghi viaggi di A/R che significano 2 settimane effettive o poco più. Una grossa mano ce la dà Dive the World, il sito specializzato in subacquea nel mondo.

 

Gigi. In un primo ipotetico viaggio, da sinistra a destra nella mappa della Fiji, non si può far a meno di fare rotta, con il catamarano veloce in partenza da Nadi, verso le Isole Yasawa (quelle di Laguna Blu), poi, di ritorno sull’isola principale di Viti Levu, visitare il Koroyanitu National Heritage Park con le sue cascate, montagne e villaggi tradizionali, che si trova nelle vicinanze di Lautoka, non lontano dall’aeroporto. Scendendo verso sud in autobus lungo la Queen’s Road inizia la Coral Coast con le enormi dune di sabbia di Sigatoka. Continuando verso est si incontra la barriera corallina di Beqa con la celebre laguna. Poco distante si può fare rafting sul Navua river, nell’entroterra di Pacific Harbour, per giungere infine a Suva, la capitale, dove è d’obbligo la visita del Fiji Museum. Nei dintorni si potrebbe vedere il Colo i Suva Forest Park e poi, con un piccolo aeroplano, volare a Sud nell’isola di Kadavu e fermarsi finalmente sulle immacolate spiagge di Ono per compiere numerose immersioni sull’ Astrolabe Reef, la “mecca” dei sub nelle Fiji. Con un altro volo diretto su Nadi si concluderebbe il tour. Approvato all’unanimità! 2 su 2.

 

Immersioni

Yasawa islands

 

 

mare blu, cadute verticali, tutto il necessario per immersioni da urlo!

mare blu, cadute verticali, tutto il necessario per immersioni da urlo!

Cri. È una contorta catena di 30 isole vulcaniche che emerge, con i suoi picchi e le sue fantastiche spiagge bianchissime, dal profondo blu del Mare di Blight ed è circondata da un’enorme barriera: nelle sue acque protette vi sono basse lagune, ripidi dropoff e migliaia di siti di immersione con una fantastica varietà di coloratissimi soft corals, oltre 1200 specie di pesci, 12 specie di balene e delfini. Qui nella tranquillità che contraddistingue questi luoghi si può entrare nella lentissima dimensione del tempo fijiana. Nel gruppetto di isole a Nord di Naviti con Taweva, Nanuya e Nacula ci sono le acque turchesi da sogno della famosa Blue Lagoon. Tra le escursioni da non perdere c’è quella alla Ghost Hill, la collina fantasma, un’enorme roccia che nasconde numerose caverne. E poi, la Likuliku Bay, la baia del tramonto, una delle dieci spiagge più belle del mondo: con la bassa marea, infatti, spuntano meravigliosi coralli di ogni colore.

 

Pacific Harbour – Beqa lagoon

Cri. Uno dei must consigliati facendo base a Pacific Harbour è di partecipare allo shark feeding nella riserva marina di Shark Reef. Esperte guide distribuiscono pezzi di pesce agli 8 tipi differenti di squali che frequentano questa area. Stando sul fondo, a poca distanza (Brrr!!), si ha la reale possibilità di incontrare squali nutrice, pinna bianca, pinna nera, pinna argento, squali grigi, squali limone, squali toro e squali tigre che cercano di strappare un pezzo di polpa di pesce dalle mani che gliele tendono. La cosa, oltre che spaventarmi, mi sconcerta perché nutrire i pesci è un’inopportuna e “artificiale” intrusione nell’ecosistema marino, ma, una volta là… resisteremo alla tentazione? Sempre da Pacific Harbour si può accedere ad altre bellissime immersioni nella Beqa Lagoon, scegliendo fra un centinaio di siti posti sulla barriera di 30 km (una delle più grandi del mondo). Consigliata in particolare Fantasea dove oltre a squali, polpi, anguille giardiniere, granchi orang-utang e numerosi nudibranchi, vi è un corridoio di gorgonie giganti e corallo molle in ottime condizioni.

 

iniziamo a studiare le specie ittiche che incontreremo...

iniziamo a studiare le specie ittiche che incontreremo...

Kadavu – Ono 

 

Cri. Un’altra area importante è il Great Astrolabe Reef, una splendida varietà fantasticamente colorata di hard corals intatti (è la 4a barriera del mondo), pullulante di ogni forma di vita marina, che si estende per 100 km lungo la costa sud ed est dell’isola di Kadavu, una delle meno visitate delle Fiji, dove si può godere della bellezza incontaminata dei luoghi e del calore delle tradizioni fijiane. Nella barriera vi sono passaggi che attirano squali (fra gli altri i martello), mante, banchi di pesci, grandi cernie e topografie scenografiche con pinnacoli e labirinti di tunnel, archi e canyon (Split Rock). Nelle “pieghe” dei vari racconti di viaggio troviamo, purtroppo, alcuni accenni allo sbiancamento dei coralli causato da “El nino”. Vedremo.

 

Alberghi 

Gigi. Il criterio di scelta delle sistemazioni alberghiere deve rispondere a determinati requisiti: 1) essere posizionate su una bella spiaggia fronte mare; 2) prezzi moderati; 3) avere all’interno o nelle vicinanze un diving centre; 4) avere facile accessibilità ai mezzi di trasporto pubblici. Dopo un lungo lavoro di ricerca vengono selezionate le seguenti strutture dislocate lungo l’itinerario pianificato:

Hotel a Nadi come base di organizzazione del tour: NADI BAY HOTEL 44€ camera doppia con bagno.

Non è sulla spiaggia, ma è descritto come luogo di interscambio di notizie tra viaggiatori; bisogna sottolineare che in TUTTI gli alberghi delle Fiji vi è la possibilità di usufruire di dormitori con servizi in comune a costi molto inferiori, in questo caso solo 10,5 € a testa, ideale per giovani viaggiatori solitari a budget ridotto.

Hotel a Nacula nelle Yasawa: OARSMAN’S BAY LODGE 55€ pensione completa a testa, la sistemazione è in “capanna” (con servizi privati) in autentico stile locale prospiciente una delle più belle spiagge delle Fiji. In dormitorio la tariffa è di 32€ al dì pensione completa. Su un’isoletta adiacente vi è il diving West Side Water Sport che ti preleva per fare le immersioni. Il costo del trasferimento sul catamarano veloce Yasawa Flyer da Nadi all’isola di Nacula è di 42€ all’andata ed altrettanti al ritorno con 4 ore e mezzo di navigazione. Partenza alle 8.30 da Nadi (Denarau Marina) e ritorno alle ore 13.30.

Hotel nella Coral Coast vicino a Korolevu: MANGO BAY RESORT 96€ camera doppia e colazione

notevolmente caro, verrà preso in considerazione solo se troveremo il tempo da dedicare a questa porzione di costa tra le cui maggiori attrazioni vi è il Fregate Passage ed il rafting sul fiume all’interno.

 

 

preparare un viaggio significa anche iniziare a sognare spiagge incontaminate

preparare un viaggio significa anche iniziare a sognare spiagge incontaminate

Hotel a Pacific Harbour, di fronte a Beqa Lagoon: UPRISING BEACH RESORT 56/63€ la doppia.

Qui faremo tappa per esplorare i fondali della “laguna” ed assistere (forse) allo shark feeding.

Vi sono diversi diving centre nelle adiacenze.

Hotel a Kadavu, più esattamente sulla piccola isola di ONO: JONA’S PLACE 52€ la doppia.

“ At last but not the least” in questo posto contiamo di trascorrere almeno 5 giorni dedicandoci a tempo pieno al nostro passatempo preferito. Il piccolo resort è situato su una bella spiaggia prospiciente il famoso “Great Astrolabe Reef” che prende il nome da una nave francese naufragata in quelle acque. Due immersioni al giorno costano 70 €, prendere o lasciare perché il luogo è molto isolato. La struttura non possiede un sito web ed è stato difficile aver notizie fresche. Nella strenua ricerca ci siamo imbattuti in una Agenzia locale che la rappresenta: MARGARET’S FIJI ISLAND TRAVEL SERVICE che si è rivelata un’ottima scoperta. Tramite loro è possibile effettuare prenotazioni di alberghi e di voli locali, che a causa delle limitatezza dei posti sono difficili da fissare. 

Preventivo finale 

Cri. Il budget previsto per questo viaggio, che ci auguriamo di poter effettuare nel prossimo mese di Ottobre 2009, è di circa 2000€ a testa + le immersioni:

PROGETTO DI VIAGGIO: ISOLE FIJI

 

 

 

 

*** Ultimissime: Poco prima di andare in stampa (virtuale) scopriamo un’Agenzia viaggi, quasi sotto casa, a cui Korean Air affida la biglietteria, che ci illustra i tanti posti interessanti per noi “sub” nel Sud Est asiatico raggiunti dalla aviolinea, tra cui Bali, a tariffe molto competitive (800€). Se qualcuno fosse interessato non esiti a scriverci una mail. Vi metteremo in contatto raccomandando per i lettori della rivista una speciale attenzione. Il problema delle tariffe aeree è un problema molto “sentito”. I voli “low cost” si comprano su Internet. Gli altri…dipende: talvolta le compagnie aeree mettono sui loro siti web delle promozioni non vendibili altrimenti, altre volte le promozioni sono riservate alle Agenzie di viaggio. In generale prima si acquista il biglietto e meno si spende ma succede che le talune offerte speciali compaiono all’ultimo momento. Allora che fare? Guardarsi in giro, darsi molto da fare e cogliere l’attimo favorevole. Comunque, che viaggiate o no….BUONE VACANZE A TUTTI!

 

SPECIALE: GIO’SUB, EXPLORO MILLO secondo giorno

A cura di redazione Commenti disabilitati

speciali_06_09_millo_02La perturbazione meteorologica inseritasi nel nostro Paese all’inizio della settimana rende la vita difficile ai ragazzi della spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009. Anche oggi ci svegliamo poco dopo il sorgere del sole per trovare il camping Oasi di Badolato bagnato da una pioggerella insistente…anche se le previsioni ed il cielo ci regalano abbondanti sprazzi di sereno.

Carichiamo tutte le attrezzature sul furgone dello Staff Gio’Sub e sulle auto dei partecipanti per avviarci verso il porto dal quale il gommone del Diving Thalassoma di Andrea Paladino, che per primo trovò e scese sul relitto dell’Ammiraglio Millo, ed il Caroline di Lino Muraca ci attendono per le operazioni della giornata. Le condizioni del mare sembrano garantire una buona navigabilità e, come sperano un po’ tutti quanti, una visibilità superiore a quella di ieri…

Ma bastano pochi minuti di navigazione verso sud che il mare inizia a montare e ad incresparsi. Bassi nuvoloni grigi ci vengono incontro con rapidi scrosci di pioggia leggera. Sotto il tendalino del gommone del team Gio’Sub Exploro Millo 2009 trova riparo il fotografo Paolo Sala, di Inimmaginabile Studio, che riprende stoicamente le operazioni mentre i ragazzi di Lorenzo Del Veneziano iniziano a prepararsi per entrare in acqua.

Ragazzi c’è corrente molto forte…” esordisce Lorenzo Del Veneziano osservando l’angolo dell’ormeggio sul relitto “sembra superficiale ma ha l’aria di spingere come un fiume in piena!” la cosa viene confermata anche dall’amico Paolo Palladino la corrente spinge verso sud…anche se il vento è di libeccio, ci sono le premesse per cui il relitto si presenti pulito e vi offra una buona visibilità!…

Untitled DocumentMentre i sommozzatori del team di Lorenzo Del Veneziano scendono in acqua e spariscono sul pedagno del relitto i ragazzi che affiancano la spedizione, a bordo del motoscafo di Lino, seguono le operazioni rendendosi disponibili a dare una mano dove necessiti al team di Lorenzo.

Sono tutti subacquei tecnici esperti e fin da subito capiscono che il mare oggi sarà impegnativo e le condizioni di corrente metteranno a dura prova le loro capacità. Infatti registriamo alcune rinunce per l’eccessiva corrente di superficie che non permette ai partecipanti di raggiungere il pedagno del relitto. Ma la sicurezza ed il buon senso vengono prima di tutto! E dopo qualche momento di sconforto una risata liberatoria cancella tutto… pronti a fare assistenza ai compagni in acqua attendiamo il riemergere dei nostri esploratori.

Il tempo cambia ancora regalandoci una bella ma fastidiosa onda lunga. La stessa si ingrossa, sotto il vento che aumenta, non permettendo alle imbarcazioni di rimanere al fianco…”l’ormeggio strappa troppo…meglio sganciare…!” mentre la stazione decompressiva ed il trapezio per l’ultima sosta viene calato in acqua il motoscafo di Lino recupera la cima ed in pochi secondi si trova ad un centinaio di metri dal gommone della spedizione.

Untitled DocumentDopo diversi minuti affiorano i primi ragazzi che affiacano la spedizione, sono Andrea e Fulvio che avevano il compito di guidare la videocamera negli squarci aperti e nei tubi lanciasiluri del relitto… “ragazzi una fatica incredibile stare sul relitto e sul pedagno ma la visibilità sul relitto era spettacolare!” provati dall’esperienza riguadagnano il loro posto sulla barca di Lino. Provati ma euforici per la bella immersione fatta.

Passano più di due ore prima che il team Gio’Sub Exploro Millo inizi a riapparire in superficie con Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori che , una volta riguadagnato il gommone, ci raccontano dell’esperianza: “Ottima la visibilità… abbiamo filmato tutto il fianco sinistro del relitto, Roberto ha trovato anche un boccaporto a poca distanza dal corpo del sommergibile. Le condizioni di lavoro erano pessime per la corrente che ci spostava ed abbiamo faticato a rimanere sul relitto! Abbiamo incontrato Lorenzo (Del Veneziano) che si è fatto passare la

videocamera per completare alcune sequenze di ripresa!“. Diversi minuti più tardi riaffiora anche il capo della spedizione, provato ma esaltato dalla visibilità trovata.

Rientriamo al porto per scaricare i mezzi e tornare al camping a riposare e riscaldarci dalla giornata uggiosa.

SPECIALE: GIO’SUB, EXPLORO MILLO primo giorno

A cura di redazione Commenti disabilitati

speciali_06_09_millo_01Primo giorno di spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009 inizia al mattino presto! Tenendo conto dei consigli di Paolo Palladino, primo subacqueo a scendere sul relitto del Millo, del Thalassoma Diving Center e di Lino Muraca i ragazzi della spedizione partono poco prima delle ore 7.00 dalla Marina di Badolato (Cz), in modo da anticipare il vento che potrebbe ingrossare il mare rendendo difficoltose le operazioni.

Assieme al team di Lorenzo Del Veneziano si sono affiancati alla spedizione amici ed appassionati di subacquea, che hanno deciso di dare una mano a questa nuova impresa di Lorenzo.

Quindi oltre al Team dei ragazzi di Lorenzo, che vede: Gianluca Bozzo, Lorenzo Stucchi (già con Del Veneziano nella precedente esplorazione promossa dalla Gio’Sub sul relitto del Bianca C – il Titanic dei Caraibi, a Grenada) e Roberto Liguori. Troviamo una allegra e variopinta compagnia di subacquei tecnici che potranno scendere sul relitto dell’Ammiraglio Millo… oppure usare la settimana a disposizione per visitare gli altri relitti presenti nello Jonio calabro.

Untitled DocumentIl team della spedizione e i ragazzi che hanno affiancato l’uscita stivano le proprie attrezzature sul gommone del Centro Diving Thalassoma di Paolo Palladino, assieme a Filippo, e sulla spaziosa barca di Lino Muraca, coadiuvato da Gennaro. In poco meno di mezz’ora arriviamo sul punto di immersione, 20 miglia a sud del camping Oasi che ci ospita e circa 2,5 miglia dalla linea di costa… effettivamente a poca distranza dal faro di Punta Stilo.

Untitled DocumentI preparativi incalzano e l’ora dell’immersione è giunta…mentre il gommone appronta trapezio e stazione decompressiva Lorenzo Del Veneziano distribuisce i compiti al proprio staff. Ordinatamente scendono in acqua e senza bolle spariscono nel blu dello Jonio solcato da un leggero grecale. Paolo è leggermente scettico in merito alla visibilità che i ragazzi potranno incontrare sul relitto… ” solitamente quando entra grecale, in profondità la corrente si muove da sud portando sospensione sul relitto… spero di sbagliarmi e che i ragazzi facciano una bella immersione!” ma dopo pochi minuti che i ragazzi si sono immersi il mare monta di qualche metro facendoci ballare in superficie.

Dopo una mezz’ora è il turno dei ragazzi che affiancano la spedizione… quindi si gettano Fulvio, Andrea, Max e Gabriele scendendo lungo la sagola del relitto per svolgere i compiti di supporto assegnati la sera prima nel briefing da Lorenzo. La sola che rimane in superficie è Elena che scenderà di li a poco per assistere il team nelle fasi di deco. Il tempo scorre lento… e lentamente anche il mare va placandosi.

Elena e Filippo, sommozzatori di assistenza, scendono a recuperare il materiale del team e dei ragazzi scesi poco dopo… Dopo 150′ il team Gio’Sub Exploro Millo inizia a riapparire in superficie con Lorenzo Del Veneziano e Gianluca Bozzo che, una volta riguadagnato il gommone, ci raccontano della pessima visibilità incontrata e delle difficoltà che si sono trovati ad affrontare una volta sul relitto. Untitled DocumentComunque il lavoro l’abbiamo fatto…” esordisce Lorenzo “nonostante la visibilità non superasse i 4/5metri il relitto è veramente bello, enorme ed offre molti spunti per realizzare un buon lavoro!“. Dopo altri venti minuti riaffiorano anche Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori che avevano effettuato un 40′ di tempo di fondo… Si rientra in porto… per vedere il materiale foto e video realizzato.

Scarichiamo tutta l’attrezzatura dividendocela tra il PU dello staff Gio’Sub e i mezzi dei ragazzi.

Le impressioni arricchiscono l’immersione e la scarsa visibilità incontrata sul fondo… tutti hanno visitato porzioni diverse del relitto ma ognuno è stato felice di aver partecipato e contribuito al lavoro della spedizione.

Archiviamo l’immersione con propositi nuovi per la giornata di domani!

speciali_06_09_millo_00SOTTACQUA è lieta di presentare sulle sue pagine il resoconto in forma di diario dell’ultima spedizione organizzata da Giuseppe Sala, patron della casa di Roncadelle che, capofila di una serie di sponsor, ha promosso – nonostante le difficoltà che tutte le aziende devono affrontare in questo periodo – la spedizione sul relitto del sommergibile “Ammiraglio Millo” capitanata da Lorenzo del Veneziano, già protagonista di altri due exploit firmati Gio’Sub: EXPLORO Yolanda, con le immersioni record in Mar Rosso e la più recente EXPLORO Bianca C, sul “Titanic” italiano affondato ai Caraibi.

Con questa terza iniziativa il diario di bordo delle spedizioni EXPLORO si arricchisce di un nuovo capitolo sulle immersioni sui relitti italiani: il sommergibile “Ammiraglio Millo”, affondato da due siluri lanciati dal sommergibile inglese “Ultimatum” il 14 marzo del ’42 e che ora giace a 70 metri di profondità nelle acque dello Jonio calabrese.

Seguite con noi, giorno per giorno, lo svolgimento di quest’ultima avventura targata Gio’Sub.

Gio’Sub - Exploro MilloPunta Stilo, 22 – 27 giugno 2009

38° 27′ N – 16° 37′ E

GIORNO ZERO

speciali_06_09_millo_02La Spedizione

Partita la nuova esplorazione dall’azienda di illuminatori subacquei Gio’Sub di Roncadelle.

Domenica 21 giugno l’appuntamento del team Exploro è al Diving Centro Sub Tigulio di Lorenzo Del Veneziano e Eva Bacchetta. Dove il capo spedizione e testimonial dei prodotti Gio’Sub, il fotografo Lorenzo Del Veneziano, è impegnato nelle normali attività del Diving.

Ore 11.00 mentre Lorenzo sta rientrando in gommone dal promontorio di Porto Fino lo staff della Gio’Sub si appresta al carico del materiale necessario per l’esplorazione programmata. Diverse casse di attrezzatura contenenti i preziosi rebreather necessari per la spedizione, l’attrezzatura foto e video, erogatori, compressori e bombole di gas, vengono stipate sul PU dello staff.

Ore 14.00 la partenza da Genova. Mentre il resto del team e dei subacquei che si sono proposti per affiancare la spedizione si riuniscono per affrontare il viaggio il PU del materiale inizia la sua lenta discesa che lo porterà ad attraversare tutto il Paese.

Per tutti l’appuntamento sarà per lunedì 22 giugno presso il camping oasi di Badolato (Cz), dove assieme alla guide e nostro contatto in Calabria, l’Istruttore TSA Lino Muraca vedremo di realizzare il campo base per le ricariche dell’attrezzatura del team e le partenze giornaliere alla volta del relitto del Regio Sommergibile Ammiraglio Millo. Un relitto già noto e visitato, come riferito dal comunicato stampa dell’azienda bresciana divulgato tempo addietro, ma che va a completare una rosa di spedizioni e di lavori effettuati dallo scopritore di relitti genovese nell’arco della sua carriera. Il viaggio scorre tranquillo regalando occhiate all’attrezzatura trasportata e fissata con elastici e cime.

speciali_06_09_millo_03Ore 20.19 alle luci del tramonto Cassino ci accoglie con un meraviglioso arcobaleno che si staglia alla nostra destra perdendosi poi nelle uvole gonfie e basse.

Tre soste di rifornimento si sono alternate lungo il viaggio, permettendoci di scaricare un po’ di stanchezza dalle ossa. Il tempo è sereno ma oltre Napoli le nubi si fanno incontro sempre più veloci.

La temperatura, che non è mai stata degna del primo giorno d’estate, precipita velocemente e sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria ci troviamo con 10°C. A mattina inoltrata un sosta di qualche ora ci permette di riprenderci dal torpore e dalla stanchezza…per rimetterci in marcia, alternandoci alla giuda del mezzo.

Finalmente il viaggio sembra essere alla fine…ore 5.25 mentre i primi raggi dell’alba si fanno strada attraverso la notte oltrepassiamo Lamezia Terme e ci spostiamo in direzione Catanzaro – Soverato dal quale raggiungere il punto prefissato.

speciali_06_09_millo_06Gli elastici hanno sopportato bene i 1430Km di viaggio… ed anche il lavoro di carico ha dimostrato di essere stato effettuato in modo corretto, non si è mosso nulla dalla partenza di Genova. Arriviamo presto… presto per trovare la direzione del camping ed entrare in stanza. Ci concediamo un po’ di relax in spiaggia a goderci il sole che sorge sullo Jonio. Una rapida puntata al faro di Punta Stilo, con il suo occhio puntato sul mare, ed ai borghi

arroccati nell’entroterra.

Mare di casa nostra… siamo arrivati, con un nuova storia da essere raccontata.

PRIMO GIORNO

Primo giorno di spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009 inizia al mattino presto! Tenendo conto dei consigli di Paolo Palladino, primo subacqueo a scendere sul relitto del Millo, del Thalassoma Diving Center e di Lino Muraca i ragazzi della spedizione partono poco prima delle ore 7.00 dalla Marina di Badolato (Cz), in modo da anticipare il vento che potrebbe ingrossare il mare rendendo difficoltose le operazioni.

Assieme al team di Lorenzo Del Veneziano si sono affiancati alla spedizione amici ed appassionati di subacquea, che hanno deciso di dare una mano a questa nuova impresa di Lorenzo.


il team di Exploro Millo

il team di Exploro Millo

Quindi oltre al Team dei ragazzi di Lorenzo, che vede: Gianluca Bozzo, Lorenzo Stucchi (già con Del Veneziano nella precedente esplorazione promossa dalla Gio’Sub sul relitto del Bianca C – il Titanic dei Caraibi, a Grenada) e Roberto Liguori. Troviamo una allegra e variopinta compagnia di subacquei tecnici che

potranno scendere sul relitto dell’Ammiraglio Millo… oppure usare la settimana a disposizione per visitare gli altri relitti presenti nello Jonio calabro.



Il team della spedizione e i ragazzi che hanno affiancato l’uscita stivano le proprie attrezzature sul gommone del Centro Diving Thalassoma di Paolo Palladino, assieme a Filippo, e sulla spaziosa barca di Lino Muraca, coadiuvato da Gennaro. In poco meno di mezz’ora arriviamo sul punto di immersione, 20 miglia a sud del camping Oasi che ci ospita e circa 2,5 miglia dalla linea di costa… effettivamente a poca distranza dal faro di Punta Stilo.


i sub con il rebreather si preparano a scendere in acqua

i sub con il rebreather si preparano a scendere in acqua

I preparativi incalzano e l’ora dell’immersione è giunta…mentre il gommone appronta trapezio e stazione decompressiva Lorenzo Del Veneziano distribuisce i compiti al proprio staff. Ordinatamente scendono in acqua e senza bolle spariscono nel blu dello Jonio solcato da un leggero grecale. Paolo è leggermente scettico in merito alla visibilità che i ragazzi potranno incontrare sul relitto… ” solitamente quando entra grecale, in profondità la corrente si muove da sud portando sospensione sul relitto… spero di sbagliarmi e che i ragazzi facciano una bella immersione!” ma dopo pochi minuti che i ragazzi si sono immersi il mare monta di qualche metro facendoci ballare in superficie.


Dopo una mezz’ora è il turno dei ragazzi che affiancano la spedizione… quindi si gettano Fulvio, Andrea, Max e Gabriele scendendo lungo la sagola del relitto per svolgere i compiti di supporto assegnati la sera prima nel briefing da Lorenzo. La sola che rimane in superficie è Elena che scenderà di li a poco per assistere il team nelle fasi di deco. Il tempo scorre lento… e lentamente anche il mare va placandosi.

Elena e Filippo, sommozzatori di assistenza, scendono a recuperare il materiale del team e dei ragazzi scesi poco dopo… Dopo 150′ il team Gio’Sub Exploro Millo inizia a riapparire in superficie con Lorenzo Del Veneziano e Gianluca Bozzo che, una volta riguadagnato il gommone, ci raccontano della pessima visibilità incontrata e delle difficoltà che si sono trovati ad affrontare una volta sul relitto. “Comunque il lavoro l’abbiamo fatto…” esordisce Lorenzo “nonostante la visibilità non superasse i 4/5metri il relitto è veramente bello, enorme ed offre molti spunti per realizzare un buon lavoro!“. Dopo altri venti minuti riaffiorano anche Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori che avevano effettuato un 40′ di tempo di fondo… Si rientra in porto… per vedere il materiale foto e video realizzato.

Scarichiamo tutta l’attrezzatura dividendocela tra il PU dello staff Gio’Sub e i mezzi dei ragazzi.

Le impressioni arricchiscono l’immersione e la scarsa visibilità incontrata sul fondo… tutti hanno visitato porzioni diverse del relitto ma ognuno è stato felice di aver partecipato e contribuito al lavoro della spedizione.

Archiviamo l’immersione con propositi nuovi per la giornata di domani!

SECONDO GIORNO

La perturbazione meteorologica inseritasi nel nostro Paese all’inizio della settimana rende la vita difficile ai ragazzi della spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009. Anche oggi ci svegliamo poco dopo il sorgere del sole per trovare il camping Oasi di Badolato bagnato da una pioggerella insistente…anche se le previsioni ed il cielo ci regalano abbondanti sprazzi di sereno.


il team sul gommone del Thalassoma Diving Center

il team sul gommone del Thalassoma Diving Center

Carichiamo tutte le attrezzature sul furgone dello Staff Gio’Sub e sulle auto dei partecipanti per avviarci verso il porto dal quale il gommone del Diving Thalassoma di Andrea Paladino, che per primo trovò e scese sul relitto dell’Ammiraglio Millo, ed il Caroline di Lino Muraca ci attendono per le operazioni della giornata. Le condizioni del mare sembrano garantire una buona navigabilità e, come sperano un po’ tutti quanti, una visibilità superiore a quella di ieri…


Ma bastano pochi minuti di navigazione verso sud che il mare inizia a montare e ad incresparsi. Bassi nuvoloni grigi ci vengono incontro con rapidi scrosci di pioggia leggera. Sotto il tendalino del gommone del team Gio’Sub Exploro Millo 2009 trova riparo il fotografo Paolo Sala, di Inimmaginabile Studio, che riprende stoicamente le operazioni mentre i ragazzi di Lorenzo Del Veneziano iniziano a prepararsi per entrare in acqua.

Ragazzi c’è corrente molto forte…” esordisce Lorenzo Del Veneziano osservando l’angolo dell’ormeggio sul relitto “sembra superficiale ma ha l’aria di spingere come un fiume in piena!” la cosa viene confermata anche dall’amico Paolo Palladino la corrente spinge verso sud…anche se il vento è di libeccio, ci sono le premesse per cui il relitto si presenti pulito e vi offra una buona visibilità!…

Mentre i sommozzatori del team di Lorenzo Del Veneziano scendono in acqua e spariscono sul pedagno del relitto i ragazzi che affiancano la spedizione, a bordo del motoscafo di Lino, seguono le operazioni rendendosi disponibili a dare una mano dove necessiti al team di Lorenzo.

Sono tutti subacquei tecnici esperti e fin da subito capiscono che il mare oggi sarà impegnativo e le condizioni di corrente metteranno a dura prova le loro capacità. Infatti registriamo alcune rinunce per l’eccessiva corrente di superficie che non permette ai partecipanti di raggiungere il pedagno del relitto. Ma la sicurezza ed il buon senso vengono prima di tutto! E dopo qualche momento di sconforto una risata liberatoria cancella tutto… pronti a fare assistenza ai compagni in acqua attendiamo il riemergere dei nostri esploratori.


Andrea e Fulvio

Andrea e Fulvio

Il tempo cambia ancora regalandoci una bella ma fastidiosa onda lunga. La stessa si ingrossa, sotto il vento che aumenta, non permettendo alle imbarcazioni di rimanere al fianco…”l’ormeggio strappa troppo…meglio sganciare…!” mentre la stazione decompressiva ed il trapezio per l’ultima sosta viene calato in acqua il motoscafo di Lino recupera la cima ed in pochi secondi si trova ad un centinaio di metri dal gommone della spedizione.


Dopo diversi minuti affiorano i primi ragazzi che affiacano la spedizione, sono Andrea e Fulvio che avevano il compito di guidare la videocamera negli squarci aperti e nei tubi lanciasiluri del relitto… “ragazzi una fatica incredibile stare sul relitto e sul pedagno ma la visibilità sul relitto era spettacolare!” provati dall’esperienza riguadagnano il loro posto sulla barca di Lino. Provati ma euforici per la bella immersione fatta.

Passano più di due ore prima che il team Gio’Sub Exploro Millo inizi a riapparire in superficie con Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori che , una volta riguadagnato il gommone, ci raccontano dell’esperianza: “Ottima la visibilità… abbiamo filmato tutto il fianco sinistro del relitto, Roberto ha trovato anche un boccaporto a poca distanza dal corpo del sommergibile. Le condizioni di lavoro erano pessime per la corrente che ci spostava ed abbiamo faticato a rimanere sul relitto! Abbiamo incontrato Lorenzo (Del Veneziano) che si è fatto passare la videocamera per completare alcune sequenze di ripresa!“. Diversi minuti più tardi riaffiora anche il capo della spedizione, provato ma esaltato dalla visibilità trovata.

Rientriamo al porto per scaricare i mezzi e tornare al camping a riposare e riscaldarci dalla giornata uggiosa.


Giuseppe Sala e il "Deep Blue Diving"

Giuseppe Sala e il "Deep Blue Diving"

TERZO GIORNO

Ed alla fine anche sulla spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009 appare il sole! Giovedì 25 giugno. Terzo giorno di immersioni per il team di subacquei tecnici guidati da Lorenzo Del Veneziano, testimonial prodotti Gio’Sub. Dopo giornate di nuvoloni e scrosci di pioggia e temporali notturni… finalmente sembra che il sole ricompaia nella bella terra di Calabria. Dopo un veloce briefing operativo sulla pianificazione delle operazioni della giornata, vengono riarmate bombole e caricate le attrezzature necessarie a questo nuovo tuffo alla scoperta del relitto del R. Smg. Ammiraglio Millo.

Ancora una volta il piccolo porticciolo della Marina di Badolato vede scaricare numerosissime attrezzature da sub: dalle normali bombole ad aria per sommozzatori di assistenza, alle bombole decompressive ed i “bibo” dei subacquei tecnici che si immergono con trimix in circuito aperto…fino ai più evoluti rebreathers a circuito chiuso, del team di esploratori capitanati da Lorenzo Del Veneziano.

Oggi lo Jonio sembra accettare la nostra presenza. Il mare è piatto e di un bel colore turchese. Procediamo in navigazione sotto costa per poi dirigerci al largo in prossimità del faro di Punta Stilo. In poco meno di una mezz’ora, nonostante il carico, la spaziosa imbarcazione di Lino Muraca (Deep Blue Diving) ed il bel gommone di Paolo Palladino (Thalassoma Diving Center) raggiungono il punto di immersione. “C’è vento di grecale con mare calmo… dovrebbe essere una giornata di buona visibilità sul fondo…” commenta Paolo, con la sua esperienza da scopritore del relitto.


l'ormeggio sul pedagno

l'ormeggio sul pedagno

Una volta approntato l’ormeggio sul pedagno possiamo tutti constatare che oggi non avremo la fastidiosa onda lunga del giorno precedente e che non “balleremo troppo”. Rapidamente si montano le aste del trapezio per la decompressione ed i primi membri del team di Gio’Sub Exploro Millo 2009 scendono in acqua: iniziano la discesa sul relitto Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori, trasportando la macchina da presa in alta definizione sul relitto e seguendo il programma dell’esplorazione odierna.


25′ di tempo di fondo sul relitto, a oltre 70mt di profondità, regalano ai nostri esploratori un 70minuti di decompressione che svolgono in diverse tappe risalendo sul pedagno fissato da Lino e Paolo nel fine settimana. Dopo oltre un’ora e mezza dalla loro silenziosa scomparsa nei flutti del mare. Riappaiono Gianluca Bozzo, e poco dopo alcuni suabcuei tecnici che avevano effettuato l’immersione sul relitto a distanza di 15-20 minuti dal team di Lorenzo Del Veneziano. Raggianti ed euforici della superba esperienza ci confermano ” Una visibilità

stupenda!!! Corrente leggera, ma è troppo bello questo relitto. E’ enorme e le sovrastrutture oggi si vedono in maniera spettacolare!… Antenne e goniometro di macchina, torretta e i due cannoni si stagliano verso la superficie… i tubi lanciasiluri sono ben individuabili e gli squarci dell’affondamento sono veramente impressionanti!è stranissimo e scenografica la sua posizione… con l’elica poco sollevata dal fondo a prima vista sembra un sommergibile armato in agguato sul fondo… ancora in attesa del proprio nemico!”


uno dei sommergibile della classe "Millo" in banchina

uno dei sommergibile della classe "Millo" in banchina

Dai dati in nostro possesso (fonte www.regiamarinaitaliana.it) la classe di sommergibili Ammiraglio erano, effettivamente, delle macchine enormi, rispetto ai normali mezzi subacquei… progettati per missioni impegnative e lunghe permanenze in mare aperto (tre motori diesel per un’autonomia di oltre 20mila miglia di navigazione). L’unico mezzo della nostra marina in grado di lanciare contemporaneamente sei siluri, anche se di dimensioni leggermente inferiori ai tradizionali 533mm.


Una grande giornata in mare. Ottime condizioni per lavorare e uno staff che è riuscito a dare una mano concreta alla realizzazione delle immagini ed alla mappatura del relitto che, nel debriefing post immersione, suggerisce spunti per il lavoro del giorno dopo. Lorenzo Del Veneziano raggiante per le immagini che è riuscito a realizzare e per avere potuto vedere nella sua piena bellezza anche questo relitto “Un relitto bellissimo, enorme, un mezzo che il nostro Paese ha realizzato e che è stato di grandissimo aiuto nelle operazioni belliche della

Seconda Guerra Mondiale…ce n’erano solo quattro di sommergibili come questo… ( R. Smg Amm. Saint Bon, Cagni, Caracciolo e il Millo, ndr.)… erano progettati per andare in Atlantico, erano i primi mezzi con condizionamento a freon, e gli unici con un arsenale bellico grandioso, 14 tubi lanciasiluri… un mezzo che a vederselo li ora… è una sensazione indescrivibile. Sono contentissimo di essere venuto fin qui per fotografarlo…ed anche che il mio stesso entusiasmo abbia catturato amici e conoscenti che mi hanno accompagnato fin qui ed anche sul relitto… con la giornata di oggi poi…abbiamo fatto centro!

QUARTO GIORNO – Rientro della Spedizione

Rientra la nuova spedizione Gio’Sub Exploro Millo 2009. Partita il 21 giugno per iniziare le immersioni sul relitto del Regio Sommergibile Ammiraglio Millo il 22 giugno la spedizione ha concluso il proprio lavoro ed ora è tempo di vedere quello che siamo riusciti ad ottenere.

Ancora una volta un pool di aziende, alcune direttamente interessate alla promozione dell’evento ed altre interessate al recupero della memoria di un pezzo della nostre recente storia, hanno partecipato concretamente permettendo la riuscita e la buona realizzazione della spedizione.


parte della torretta del Millo

parte della torretta del Millo

Il capo della spedizione il fotografo e video operatore subacqueo Lorenzo Del Veneziano è soddisfatto del lavoro fatto “Come sempre è stato un grosso lavoro di squadra!” ha detto ai microfoni di Telejonio, intervistato dal prof. Laganà, poco prima del rientro a Genova. “Abbiamo trovato un mare difficile ma stupendo!” prosegue il testimonial dei prodotti Gio’Sub “…siamo arrivati in Calabria accolti da una perturbazione che ci ha regalato pittoreschi arcobaleni ma anche una scarsissima visibilità in acqua! Il primo tuffo esplorativo è stato difficoltoso visto che sul relitto, a 70mt di profondità abbiamo trovato meno di 3mt di visibilità. Il sedimento fangoso e la scarsa luce fornita dal celo nuvoloso ci hanno reso difficoltoso il lavoro… Il giorno dopo il vento è girato a grecale regalandoci una visibilità meravigliosa sul relitto…ma la corrente era tremenda, un fiume in piena che ci ha costretto a diversi ancoraggi con cime lungo il pedagno per non essere portati via…il relitto è stato ripulito dalla corrente di profondità e già dai -54mt si scorgeva l’imponente sagoma scura.


Li abbiamo potuto avere un buon colpo d’occhio sull’intero relitto. Enorme e stupendo! Appoggiato sul fondo in modo molto scenografico…sembra ancora in attesa del proprio nemico!” nonostante durante quella seconda discesa molti sommozzatori che hanno affiancato la spedizione non siano riusciti a raggiungere il pedagno, in quanto sfiancati dall’eccessiva corrente, abbiamo potuto lavorare in tranquillità e realizzando immagini foto e video di incredibile nitidezza. “I successivi giorni siamo stati graziati dal grecale che ci ha portato via le nuvole ma anche dato una corrente che garantisse un’ottima visibilità sul Millo! Gli squarci dei siluri dell’Ultimatum sono ben visibili a poche pinneggiate dal pedagno; la torretta è veramente imponente ed al suo interno abbiamo potuto girare alcune scene tramite la microcamera montata su di un’asta… Impossibile penetrarci con le nostre attrezzature! Mentre dagli squarci abbiamo potuto entrare per documentare alcuni ambienti…” un piccola pausa di Lorenzo Del Veneziano che pensando alle parole più adatte si apre in un sorriso ammirando l’orizzonte “Il tempo si è fermato li dentro… e nonostante il disastro dell’affondamento molte strutture e le attrezzature di bordo sono ben conservate… a distanza di 67 anni non credevamo di trovare un mezzo così ben conservato! E grazie alla disponibilità di Lino Muraca del Deep Blue Diving e Paolo Palladino (lo scopritore del Millo e responsabile del Thalassoma Diving Center di Soverato, ndr.) siamo stati in grado di ritrovare alcuni testimoni di quell’affondamento…che ci hanno ospitato e regalato le emozioni di quei giorni, ricordi ancora vivi in loro! Un ringraziamento va a tutto il Team che mi accompagna oramai da diversi anni, all’organizzazione della Gio’Sub che ci ha permesso di realizzare il nostro lavoro al meglio…ed anche in questo splendido mare!
L’obbiettivo della Gio’Sub era quello di riportare alla luce il relitto del Sommergibile Ammiraglio Millo, Battello della Regia Marina Italiana silurato dal sommergibile inglese Ultimatum al largo di Punta stilo (14 marzo 1942) durante il ritorno dalla missione di approvvigionamento truppe italiane in Nord Africa durante la Seconda Grande Guerra Mondiale. Sommergibile della classe Ammiragli (della quale ne sono stati creati solamente 4, ndr.) , più grandi e moderni destinati alle missioni in pieno oceano e per il quale erano preparati a rimanere in mare per oltre 6mesi senza mai toccare terra. Gli unici sommergibili della Regia Marina con ben 14 tubi lanciasiluri ed in grado di lanciare 6 siluri contemporaneamente anzichè i 4 classici degli altri battelli. Mezzo nel quale hanno perso la vita 57 dei 74 imbarcati a bordo, ricordati nella targa commemorativa deposta dalla spedizione appena rientrata. E della vicenda è stato possibile ritrovare in loco dei testimoni oculari intervistati dai reporter della spedizione per raccogliere materiale destinato alla realizzazione del documentario della spedizione..


sul Millo

sul Millo

Il relitto

: Sommergibile Ammiraglio Millo della Regia Marina Italiana, coordinate prua relitto 38°27′ 598″ nord – 16° 36′ 581″ est; poppa 38°27′ 648″ nord – 16° 36′ 591″ est. Stazza 1700 tonnellate di dislocamento. Lungheza 87,9mt il terzo della classe ammiragli costruito dai cantieri CRDA di Monfalcone e varato il 16 otttobre 1939 – affondato il 14 marzo 1942 causa siluramento.


La spedizione è stata realizzata dalla Gio’Sub assieme alle aziende Fervorari Rottami, Olmeva, Ense srl, Casa&Rossi, Edilfaro, ParisiSub, Inimmaginabile Studio ed il magazine Life Instile che hanno messo a disposizione un loro fotografo, RedRescue presidi di Salvataggio, PILSport Bank Investiment ed il Centro Sub Tigulio. Guidata dal fotografo subacqueo e scopritore di relitti genovese Lorenzo Del Veneziano già alla guida delle precedenti esplorazioni con Gio’Sub (Exploro Yolanda e Bianca C) della quale è testimonial prodotti. Recentemente reduce da un performance sul mercantile grego Pramnoss affondato al largo dell’argentario e trovato a -125mt di profondità e reporter che collabora con numerose riviste di settore italiane ed estere.

Elena

Elena

Oltre a Lorenzo Del Veneziano il team della spedizione ha visto la partecipazione di Gianluca Bozzo, Lorenzo Stucchi e Roberto Liguori già nei precedenti team di Gio’Sub Exploro ed affiatati collaboratori del fotografo genovese in numerose esplorazioni in grotta, su relitti profondi e nelle ricerche del U-Boot ritrovato nel Tigulio. Oltre a loro si sono aggiunti subacquei tecnici di diverse associazioni subacquee che hanno potuto immergersi sul relitto del Sommergibile Ammiraglio Millo ed aiutare concretamente il team di Del Veneziano con parti, piccole ma importanti, nell’esplorazione del sommergibile… di circa 90mt di lunghezza portando a casa una fantastica esperienza, come ci hanno dichiarato nei loro messaggi entusiastici al rientro della quotidianità.Il Team e lo staff di Exploro Millo ha trovato base logistica presso il Camping Oasi di Badolato Marina, ringraziando la gentilezza della Sig.ra Silvana che ci ha permesso di lavorare al meglio e di mantenere vicine le nostre attrezzature. Gli esperti del Millo Paolo Palladino e Lino Muraca, i gentilissimi Gerardo Manello, Filippo e Danilo che ci hanno dato una mano nella realizzazione della logistica in loco.

Il piccolo ma pratico compressore Olmeva al seguito ci ha permesso di effettuare le ricariche necessarie alle operazioni quotidiane, oltre alle bombole della ditta bresciana Cima Estintori, il tutto ci ha permesso di lavorare in autonomia ed essere indipendenti nelle operazioni di esplorazione. La sicurezza è stata programmata e seguita dal Dottor Leandro Astolfi ed chiedendo informazioni sulla logistica in loco al DAN (Divers Allert Network) l’associazione medico scientifica che si occupa della prevenzione e del trattamento degli incidenti legati all’attività subacquea.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti ed alle meravigliose persone che abbiamo avuto modo di conoscere durante la spedizione appena rientrata: da Pietro Caporale e tutti gli amici del Bar, gli abitanti di Santa Caterina dello Jonio, la disponibilità del Corpo dei Carabinieri ed il Corpo Forestale Dello Stato.

I giornalieri dell’esplorazione sono già stati pubblicati nelle pagine del sito della Gio’Sub e vedremo di aggiornarlo con il resto del materiale a disposizione.

Ancora una volta dalla Gio’SubEsplorazione Compiuta.

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V° CONCORSO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA “ORTONAMARE” 2010

L’Associazione Subacquea Ortona Sub, alla luce del successo di pubblico e critica ottenuto nelle precedenti edizioni, presenta il V° Concorso [...]

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

PROSSIMI CORSI DEL CEDIFOP

Date dei prossimi corsi OTS organizzati da CEDIFOP