Dopo esserci occupati per quattro volte di computer sub, con qualche scivolata nella tecnica, e comunque affrontando un argomento in qualche caso molto tecnico, ritorniamo verso concetti ugualmente pratici ed importanti, ma più …… meccanici.
Per introdurre il concetto di cui al titolo, devo fare una premessa importante, di cui mi assumo la massima responsabilità, ma che per fortuna è condivisa dalle principali didattiche e dai più importanti personaggi, che oggi fanno opinione nel campo della medicina iperbarica.
L’incidente subacqueo
L’attività ricreativa subacquea è assolutamente sicura. Da fig 1, con dati cortesemente forniti da DAN Europe, si vede come il rapporto tra incidenti e partecipanti sia di 0,04. In parole povere, vuol dire che le statistiche del DAN, su 2.500.000 partecipanti, hanno registrato 1.000 incidenti. O, per semplificare ancora, significa 1 incidente ogni 2.500 partecipanti. Se questi subacquei fanno almeno 40 immersioni all’anno, con una banale operazione aritmetica si intuisce che la probabilità di avere un incidente è 1 ogni 100.000 immersioni. Come si vede dal grafico siamo al livello del bowling, sport notoriamente rischiosissimo, da praticare con casco, ginocchiere, stivali rinforzati e quant’altro.
Gli eventi negativi, quali che essi siano, possono derivare da uno stato fisico non idoneo, da attrezzatura sbagliata o poco mantenuta, da condizioni meteo marine avverse, da non rispetto di velocità di risalita o parametri oggettivi di immersione, ma è sempre tutto collegato ad errori umani, tecnici, di comportamento, di scelta in generale.

lo studio del DAN sulla percentuale degli incidenti subacquei
Dunque affermo con decisione che i rarissimi casi di emergenza, non si configurano come incidenti. Sott’acqua praticamente l’incidente non esiste, almeno nell’esercizio ricreativo dell’attività. L’incidente è un evento imprevisto ed incontrollato, che ci può causare danni fisici (e psicologici), senza la nostra diretta responsabilità, ma, anzi, avendo un comportamento prudente. Una tegola sradicata dal vento, il ghiaietto dietro una curva, il treno di gpl che salta, questi sono incidenti, sia pure con delle responsabilità altrui, ma che sfuggono alla nostra capacità di controllo e prevenzione, e quindi alla nostra capacità di scelta.
Ma nella (discutibile) accezione moderna del termine, si identifica come incidente qualsiasi evento che metta a rischio l’incolumità dell’individuo, indipendentemente dalla causa.
Anche in questo secondo (discutibile) senso, gli “ incidenti “ sott’acqua sono rarissimi, e sono comunque collegati con “ errori “.
Incidenti connessi con l’attrezzatura.
Immersione ricreativa entro i no decompression limit.
Definiti come rarissimi gli incidenti subacquei, quelli connessi con la rottura o il malfunzionamento dell’attrezzatura sono comunque una piccola parte del totale degli incidenti stessi. Ciò non toglie che detti malfunzionamenti debbano essere previsti ed affrontati.
E quali sono gli elementi dell’attrezzatura che possono condurre a questo tipo di inconveniente?
In prima istanza sono solo 3: la maschera, l’erogatore, il computer. Una seconda istanza, anch’essa importante, può riguardare gli strumenti da taglio.
Una terza istanza si manifesta con le situazioni particolari.
Desidero che il lettore abbia la visione chiara dell’argomento. Ci stiamo occupando di quei possibili problemi di attrezzatura in immersione, luogo dove una banale rottura può costituire la fine dell’immersione stessa e la creazione di uno stato di stress, ben rappresentato nei corsi, che potrebbe, e dico potrebbe, portare ad una situazione di disagio e di incidente.
Il lacciolo della pinna che salta, mentre ce le infiliamo in barca, non fa ovviamente parte, come simili inconvenienti, della trattazione.
Maschera.
Le maschere qualche rara volta sott’acqua si rompono. Sia perché un…………… disattento compagno ci ha messo sopra un piede, incrinando la ghiera e non dicendoci nulla, sia perché le abbiamo stivate male e non protette, sia perché abbiamo tirato troppo il cinghiolo, sia perché non lo abbiamo sostituito in tempo, pur avendolo visto un po’… stanco..
Premesso che comunque è meglio andare al mare con due maschere nella borsa, sempre, non ha molto senso portare la maschera di riserva e lasciarla sulla barca. Uno dei primi esercizi che vengono insegnati ai corsi è lo svuotamento della stessa. Se sott’acqua abbiamo un impedimento ad usare quella che abbiamo indossato, prendiamo quella di riserva.
Alcune domande di puro pragmatismo:
1) Dove la metto? In tasca del jacket, a condizione che ci stia non troppo “ accartocciata “. Se non ci sta nel jacket (mi verrebbe di dirvi……: cambiate jacket), assicuratela ad uno spallaccio con un anello di tubo di gomma ed un moschettone di sicurezza (quelli che non si impigliano) o con un velcro, che prenda spallaccio e cinghiolo, o qualsiasi altro metodo che vi venga in mente, purché la renda facilmente raggiungibile (senza dover guardare dov’è) e facilmente rimovibile.
2) Che tipo di maschera è quella di riserva? Qualsiasi maschera che vi vada bene. Basta che sia “ stivabile “ e che abbia le stesse caratteristiche della primaria. P.es. la correzione ottica.
3) Ma la devo “ disappannare “ prima di entrare in acqua, come la primaria? Assolutamente sì. L’antiappanante, usato, sia esso chimico o naturale, ha una certa resistenza al risciacquo. Comunque questo vi fa capire che la maschera di riserva sta meglio riposta in una bella tasca, al riparo da un eccessiva pulitura meccanica continua.
Erogatore
L’erogatore è uno strumento molto amichevole, che si guarda bene dal rompersi in immersione, se lo abbiamo trattato con un minimo di rispetto. Se vuole fare le bizze, le fa al momento del montaggio e prova, dunque può essere subito sostituito “ a secco “.
La probabilità che in immersione si manifestino problemi che non si sono evidenziati in superficie è veramente irrisoria.
Comunque un doppio erogatore rende la cosa praticamente impossibile. Con due primi stadi e due secondi stadi montati, la probabilità di rottura di entrambi i sistemi è di una su parecchi milioni di immersioni.
A questo punto è bene chiarire un concetto. Un erogatore è costituito da un primo ed un secondo stadio. Due pezzi meccanici, abbastanza semplici, che hanno ciascuno la loro (bassa) probabilità di registrare una avaria. Allora la sicurezza sarà data da un doppio apparato, cioè due primi stadi separati, ciascuno con il suo secondo stadio.
L’octopus, cioè un primo stadio con due secondi stadi non aumenta quasi di nulla la sicurezza del sub. Infatti il più delicato è il primo stadio, e qui ce n’è uno solo.
E’ pero un ottimo strumento per soccorrere gli altri, che fossero in carenza di aria o con erogatori che non funzionano.. Infatti i primi stadi moderni possono sopportare tranquillamente la respirazione di due sub.
Per la verità esistono norme europee che mi contraddicono, affermando che un primo stadio è omologato per la respirazione di una singola persona. Un conto è la burocrazia un conto è la realtà. Con un primo stadio buono si può respirare anche in 6 o 7 contemporaneamente, ma la norma ha ragione sulla sicurezza in generale. Come ripeto, un octopus non aumenta la sicurezza propria. Molto meglio un doppio erogatore completo.
Le solite domande di puro pragmatismo:
1) Dove lo metto? Fissati i due primi stadi sulle torrette della rubinetteria, il secondo stadio primario, con frusta di lunghezza normale, finisce ovviamente in bocca, il secondo stadio secondario, con frusta più lunga, può essere legato al collo con un lacciolo di gomma apposito, oppure legato a una ritenuta sul fianco del jacket. Come per la maschera il secondo stadio secondario deve essere raggiungibile in fretta e rimovibile con facilità.
2) Che tipo di erogatore deve essere il secondario? Purtroppo per voi non ci sono dubbi. La qualità del secondario deve essere uguale o superiore a quella del primario. Se mi deve fare sicurezza, deve poter funzionare al meglio subito, e devo potermi fidare. Mettendomi al collo un carciofo, magari anche un po’ rugginoso ed ammaccato, non aumenta la sicurezza. In questo caso devo solo sperare che il primario non si rompa mai. La frusta deve essere più lunga, per poter rendere agevoli eventuali soccorsi, diciamo almeno 90 cm. Di derivazione tecnica, la frusta da 1,5/2 m, è un ottimo strumento, ma il sub deve essere in grado di prepararla e configurarla in modo che non crei più problemi di quelli che vuole risolvere.
3) Primario in uso e secondario pronto per il soccorso o viceversa? Io non starei troppo a discutere. La maggioranza dei corsi (anche quelli dell’agenzia per cui insegno) consiglia di tenere quello con la frusta più lunga in bocca, pronto per passarlo in caso di emergenza,. Questo perché funziona sicuramente, e chi lo riceve accetta meglio l’approvvigionamento di aria da una fonte alternativa. Anche fare il contrario a mio avviso va bene, ma l’importante è che le due unità siano di pari livello, con pari stato di manutenzione, ed entrambe funzionanti perfettamente.
Computer
Il discorso si fa leggermente più complicato. In generale diciamo che per la subacquea ricreativa il back up risiede nella programmazione di una immersione in curva, non trascurando le necessità di aria. Esistono 3 diverse opzioni:
1) Ho solo il mio computer, che sto seguendo e che mi sta testimoniando un certo numero di minuti, prima di sconfinare nella necessità di decompressione. Se il maledetto smette di funzionare, interrompo l’immersione risalendo dunque PRIMA di quanto avevo stabilito, rispettando “ approssimativamente “ la velocità e la tappa di sicurezza a 5 m. E’ un metodo veramente minimalista di affrontare le difficoltà ed è una maniera molto imprecisa di reagire ad un problema. In questo caso, per la velocità di risalita e la quota di sosta mi posso avvalere dei dati che il computer del compagno fornisce. Ma se ho programmato bene e seguito quello che avevo pianificato, i rischi reali sono pari a zero. Però….. che non vi venga in mente di continuare l’immersione fidandovi del computer del compagno. Questo non va bene, perché lo strumento è individuale, la sua validità risiede proprio nel fatto che mi segue in ogni mio spostamento. Dunque, come posso essere sicuro che il mio buddy abbia fatto proprio il mio profilo? Questo introduce un errore che, se ci troviamo vicino alla curva, diventa un rischio. La conclusione è che devo interrompere l’immersione, nei modi e tempi dovuti.
2) Anche se ho il computer, scendo comunque con un profondimetro ed un orologio, e le tabelle che mi dicono cosa fare. In questo caso ho un vero back up, ma ci sono delle controindicazioni. Infatti, con lo strumento rotto, devo considerare tutto il tempo passato alla massima profondità, per leggere le tabelle, e se ero in risalita di una multilivello, questo mi potrebbe portare teoricamente fuori curva. Un esempio in fig 2. Ho fatto un tuffo con una puntata di qualche minuto a 35 m. In risalita, perfettamente controllata, il computer mi pianta dopo 24 min ed a 14 m. In quel momento sono a 50 min dalla curva, in tutta sicurezza.
Perdendo i contatti con lo strumento, devo guardare le tabelle per 24 min a 36 m, ed esse, inesorabili, mi dicono che sono fuori curva, e che devo fare 6 min di decompressione. Pertanto, anche se sono in possesso di un vero back up, in realtà faccio ancora delle cose approssimative, senz’altro nella direzione della sicurezza, ma senza controllare esattamente quello che sto facendo. Come ho detto molte volte, i metodi misti non funzionano. Se si scende con computer, si usa il computer, se si scende a tabelle si usano le tabelle.
3) La soluzione migliore: Vivaddio, 2 computer. E’ veramente la soluzione più logica, moderna, precisa e sicura, e soprattutto mi consente di continuare l’immersione tranquillamente, portando a termine quanto deciso e programmato in precedenza. Questo è il vero back up.
Visto che è il modo migliore di affrontare il problema, vediamo solo rispetto a questo le domande pragmatiche:
1) Dove lo metto? Ma dove vi pare, basta che sia prontamente leggibile. Al polso di fianco all’altro, sull’altro braccio, in consolle, appeso al jacket, mettetelo dove è comodo.
2) Che tipo di computer deve essere? Devo rispondervi che, come per l’erogatore, la qualità dovrebbe essere la stessa del primario. Dal punto di vista tecnico non ci sono dubbi. Però, se avete scelto come primario un ottimo computer decisamente costoso, può darsi che non abbiate voglia di spendere altrettanto per un secondario. Partendo dal presupposto che spesso le differenze tra computer della stessa marca sono soprattutto sulle funzioni e non sull’algoritmo, basta che voi acquisiate uno strumento più economico, ma assolutamente con lo stesso algoritmo che avete sul primario. Questa è una cosa a cui stare attenti, perchè se avete al polso uno strumento primario basato su RGBM, e prendete come riserva uno strumento basato su Buehlmann, rischiate di avere indicazioni ….. diverse.
Strumenti da taglio.
Qui me la cavo in fretta. Uno strumento da taglio, coltello p. es., è fondamentale per la rarissima evenienza di rimanere incagliati in una lenza o una rete. Ed il coltello, non necessariamente una sciabola da parata, deve essere soprattutto tagliente, e con una bella seghetta. Può essere utile portarsi dietro come back up anche un taglia sagola, che non occupa spazio, stivato in una tasca del giubbetto.
Immersioni con decompressione
Qui il concetto di back up diventa più pressante, e quindi con meno opzioni.
Maschera: Dovete sempre avere una maschera di riserva al seguito. Vale tutto quanto detto per la ricreativa.
Erogatore: Dovete avere sempre due primi stadi separati, possibilmente con attacco Din. Per il resto vale quanto detto sopra. Per la decompressiva di solito non si richiede un back up, ma una bella controllata con prova di respirazione prima dell’immersione.
Computer: Avrete comunque fatto una programmazione fine, che va rispettata con precisione. Se decidete, come è giusto e probabile, di affidarvi al computer, ne dovete senz’altro avere due, perfettamente uguali e settati allo stesso modo. Qui più che mai dovete essere coerenti con voi stessi.
Invece se avete programmato una “ quadra “ con tabelle, potete rispettare i tempi e le profondità decise, portando un computer per controllare i dati dell’immersione stressa. Ma anche qui, se si rompe lo strumento, a parte le necessità decompressive che dovrete soddisfare con le tabelle, è necessario avere un compagno con computer che vi faccia da riferimento per velocità di risalita, quote e tempo.
Oppure avete profondimetro ed orologio come back up.
Ma, come vi ho consigliato nelle puntate precedenti, l’utilizzo di un computer, adatto allo scopo, per una immersione con decompressione è un modo molto sicuro e più flessibile di governare le nostre scelte. Ma non potete averne uno solo.
Strumenti da taglio.
Due, sempre.
Immersioni con decompressione utilizzando Trimix Normossico
Non entro nel merito di Maschera ed Erogatore, che devono avere le caratteristiche di cui al capitolo precedente. Per la verità alcune agenzie propongono anche per le decompressive doppio erogatore, e quindi doppia rubinetteria. Ma a me pare un po’ eccessivo. I vantaggi sono inferiori agli svantaggi, almeno se facciamo immersioni entro i 60-70 m, con trimix normossico o lievemente ipossico e due decompressive, che costituiscono già di per loro un back up una dell’altra.
Nella preparazione delle tabelle avrete comunque preparato un gestione dell’emergenza per la perdita di una o tutte e due le decompressive.
Computer
Se avete scelto l’opzione di utilizzare il computer multi miscela, con una o due miscele decompressive, i computer è meglio che siano due. Naturalmente uguali e settati allo stesso modo. Andate a rileggervi il mio articolo su questo tema, e ne sarete sempre più convinti.
In ogni caso un ulteriore back up di tabelle scritte è obbligatorio. E soprattutto il rispetto della programmazione raffinata che dovete avere fatto prima costituisce l’elemento più importante per la sicurezza del tutto.
Nel caso voleste comunque affidarvi ad un solo strumento, è necessario avere profondimetro ed orologio, con i quali osserverete le velocità e le tappe programmate, in caso di malfunzionamento dello strumento primario, come da tabelle preparate all’uopo e che avrete con voi.
Strumenti da taglio.
Due, sempre.
Situazioni particolari
Per l’immersione ricreativa non vedo situazioni particolari, degne di essere segnalate.
Immersioni con decompressione
Per le immersioni in decompressione un ulteriore back up potrebbe riguardare l’equilibratore. Avere due sistemi di regolazione dell’assetto è un bel passo verso la sicurezza, anche se le probabilità che il vostro jacket si rompa sono veramente basse.
Allora, per coprire questa esigenza, avete due possibilità:
1) Muta stagna. Fornisce tutta una serie di vantaggi, di cui parleremo ampiamente in un futuro prossimo. Nell’ambito della nostra discussione garantisce comunque di avere un altro sistema di regolazione dell’assetto, che può funzionare da solo, anche con il jacket in avaria
2) Jacket con due camere d’aria e due sistemi di carico dell’aria. E’ una soluzione molto tecnica, non priva di inconvenienti, quali il prezzo altissimo di questi Jacket, l’ingombro che spesso non è confacente ad una esecuzione ancora turistica dell’immersione, la difficoltà a gestire due sacchi e due carichi, due scarichi ecc. Tuttavia è la soluzione più sicura, in tutti i sensi.
Anche i palloni di segnalazione dovrebbero essere due. Di tipo diverso.
1) Uno leggero, anche solo con un rocchetto e sagolino leggermente più lungo della massima profondità che raggiungerete. Questo è il vero e proprio pallone di segnalazione, che permette alla barca di raggiungervi se non siete ritornati all’ancora.
2) Uno molto più grande e robusto (20-25 l) , chiamato pallone per decompressione, anche lui da gonfiare al bisogno, con sagola un po’ più spessa, sempre più lunga della profondità massima, ed un bel “ reel “ (rocchetto professionale con maniglia e freno a frizione). Questo serve per poter fare la decompressione senza barca, laddove il comandante della stessa vi avesse perso.
Immersioni con decompressione utilizzando Trimix Normossico
Valgono gli stessi punti appena citati. E’ ovvio che assumono un carattere di assoluta obbligatorietà. Senza ripetermi, commento soltanto alcuni punti:
1) Fare un’immersione a queste profondità senza due sistemi di controllo dell’assetto è proprio una cattiva idea.
2) Fare questo tipo di immersioni con una muta umida, o semistagna, mi pare ancora una idea peggiore. Almeno nei nostri mari.
Conclusioni
Il concetto di back up distingue certamente il sub evoluto da quello più conservatore. Soprattutto per la ricreativa in curva di sicurezza, certi back up vengono sottovalutati, ma sono importanti. Devo insistere su questo, perché si parla poco di questo concetto nei corsi standard. In fin dei conti vi chiedo di portarvi una maschera in tasca del jacket e due computer. Problemi logistici non ce ne sono, ed i vantaggi sono notevoli, per quella singola, sfortunata volta che ne avremo bisogno.
Il doppio erogatore, sinceramente non dovrebbe neanche essere una opzione. E’ l’unico modo per essere sicuri che non avremo mai problemi di erogazione. Ed anche le normative europee stanno andando in quella direzione.
Aggiungo solo che per i decompression ed i tecnici il concetto di back up è ampiamente praticato, e molto opportunamente, devo dire.
Ricreativi, copiate da loro, molti dei progressi della subacquea più turistica vengono proprio dall’esperienza delle persone che scendono a profondità e per tempi impegnativi. E’ successo così per l’auto. Molte delle cose che usiamo oggi vengono dalla formula 1 o dai rallies.