Un’anticipazione della 2 giorni ADiSUB appena conclusa
HOTEL ERGIFE – COME ARRIVARE

Hotel Ergife Palace
In auto
Dalle autostrade A1, A12 oppure A24 immettersi sul Grande Raccordo Anulare fino all’uscita n. 1 Aurelia, direzione Roma Centro-Vaticano. Seguire poi la Via Aurelia fino al civico 619.
In treno
Dalla stazione ferroviaria di Roma Termini, prendere la linea A della metropolitana in direzione Battistini fino alla fermata Cornelia. Quindi prendere l’autobus n. 246 e scendere alla terza fermata, proprio di fronte all’hotel.
In aereo
Dall’aeroporto internazionale di Fiumicino-Leonardo da Vinci, prendere il treno Leonardo Express fino alla stazione Termini e seguire le indicazioni di cui sopra.
Dall’aeroporto internazionale di Ciampino, prendere un autobus fino alla fermata Anagnina, quindi prendere la linea A della metropolitana fino a Cornelia. Prendere infine l’autobus n. 246 e scendere alla terza fermata, proprio di fronte all’hotel.
ERGIFE PALACE HOTEL – Via Aurelia, 619 – 00165 ROMA – Italy – Tel. 06 66441 – Fax 06 6632689
E-mail: info@ergifepalacehotel.com
FRANCESCO TURANO
Vero amante della fauna marina mediterranea, dopo lunghi anni dedicati all’apnea inizia, nel 1984, la carriera di fotografo subacqueo naturalista. Sono così 25 gli anni dedicati alla fotosub con la pellicola, e solo un paio quelli in cui l’autore ha introdotto l’uso del digitale anche sott’acqua. Dall’inizio degli anni novanta le sue immagini appaiono su riviste (Oasis, Bell’Italia, Aqua e altre), libri ed enciclopedie, oltre ad essere state premiate in numerosi concorsi fotografici di prestigio. Autore di pubblicazioni come “Viaggio in fondo allo Stretto”, “Sott’acqua in Mediterraneo” (quest’ultimo in collaborazione con Gianni Neto), Enciclopedia Illustrata degli Invertebrati Marini, con Francesco Costa, e Calabria Mediterraneo sconosciuto (suo primo grande libro fotografico) dedica oltre 200 ore all’anno all’osservazione diretta e alla ripresa, in ogni condizione, della fauna marina mediterranea; ha realizzato un archivio su pellicola di circa 100.000 immagini subacquee relative al solo Mediterraneo (escluse quelle realizzate in altri mari) e in digitale sta creando un nuovo archivio a doppia velocità e grande qualità, grazie alle nuove potenzialità offerte dalla tecnologia digitale. Esperto di biologia ed ecologia marina, ha condotto e promuove corsi di fotografia naturalistica subacquea e di fotografia in genere, oltre ad essere autore di mostre fotografiche e workshop. Per fotografare utilizza una Fuji S5 in custodia Sea&Sea, con varie ottiche e oblò. Oltre a fotografare, è abile disegnatore: autore di tavole naturalistiche, fumetti sul mondo sommerso e mappature di siti sommersi, ha disegnato una gran quantità di fondali del Mediterraneo per conto di diversi diving center. Scrive testi per libri ed enciclopedie e per numerosi siti web. Collabora attivamente con alcuni diving dello Stretto di Messina e dintorni e si occupa di educazione ambientale e turismo naturalistico.
WWW.BLUEWAYCLUB.IT
BlueWay è stata, negli anni ’90, una presenza importante nel panorama delle associazioni milanesi e italiane. Nato come qualunque altro club si trasformò, nel corso del tempo, in Tour Operator, consulente, scout nella ricerca di nuove destinazioni per subacquei, poi per una complessa serie di ragioni rallentò l’attività.
Da sempre nella mente e nel cuore del suo principale animatore, l’avvocato Aldo Cimino, curatore anche della rubrica legale di SOTTACQUA, oggi BlueWay vuole ritornare agli antichi splendori utilizzando al meglio le tecnologie proprie del terzo millennio. Il primo passo è questo sito, costruito con sapienza, dalla veste grafica accattivante e dalla semplice navigabilità.
BlueWay si propone ora come club virtuale, con una ricchezza di contenuti che andrà via via incrementando il proprio valore grazie anche alle numerose iniziative che bollono in pentola. Costruito con gli stessi principi di social network come il popolare FaceBook BlueWayClub è destinato a diventare un punto di riferimento per la comunità dei subacquei viaggiatori. Il primo passo? Iscriversi!
JACKET TECNICO E-X-D TEK55 type 2

uno dei jacket E-X-D messi a disposizione del pubblico nella prova sul lago di Garda
Caratteristiche:
jacket tecnico personalizzabile in funzione delle esigenze dell’utente. La configurazione provata era composta da un sacco da 25 lt. In polyestere 1200 denari senza elastici, la piastra in acciaio da 8 kg. e l’imbrago “basic”, senza tasche.
Particolarità: la modularità e l’alto livello dei materiali impiegati
Funzionalità: il jacket si è dimostrato di facile controllo, con carico e scarico veloci e facilmente dosabili a qualunque quota. Unico problema in cui si è incorsi, dato il poco tempo a disposizione per la predisposizione dell’imbrago, è stato lo scivolamento progressivo della bombola che in ogni caso è rimasta fissata al jacket grazie al sistema di cinghiaggi
Aspetti positivi: gestione ottimale dell’assetto

l'imbrago del jacket provato
Aspetti negativi:
comune a tutti i jacket tecnici la necessità di configurare in maniera definitiva l’imbragatura del jacket, la cosa, ovviamente, impone che non si possa effettuare il passaggio immediato da un monobombola ad un bibo e viceversa o tra due subacquei di taglia differente
Prezzo: la configurazione provata (sacco da 25 lt.+imbrago basic con piastra da 8 kg.) 484€
SCHEDA DI VALUTAZIONE:
- vestibilità ****
- rapidità carico / scarico *****
- facilità di assetto *****
- materiali *****
- tasche / D-RING *
- prezzo ***
LUOGO / CONDIZIONE DEL TEST
data: 10 ottobre 2009
luogo: Padenghe – lago di Garda
ora: 1530
da barca/da terra: da barca
meteo: tempo piovoso, assenza di vento
condizioni mare: mare 0
visibilità: scarsa (2-3 metri)
corrente: assente
profondità max: -45
durata immersione: 40’
lo trovi su http://www.zerodive.com/
CONTRODEDUZIONI DELL’IMPORTATORE (risponde Giovanni Cannova):
La missione di Zerodive è avere marchi di fascia alta a prezzi contenuti. E-X-D è per noi la migliore soluzione ad oggi disponibile.
La possibilità di personalizzare il Jacket in base alle proprie esigenze, la qualità di tutti i componenti e infine la scelta di evitare accessori superflui, sono stati i fattori decisivi che ci hanno spinto ad investire sulla commercializzazione di questo marchio.
L’oggetto del test a nostro avviso, va ad evidenziare la qualità del prodotto, per esempio il trattamento vetrificante della piastra in acciaio, il sacco in poliuretano 100% ed il nylon CORDURA®1200D, sono particolarità che garantiscono una lunga durata nelle più estreme condizioni.
Siamo certi che nell’attuale scenario mercato questo marchio sarà una valida scelta soprattutto per gli utenti attenti alla qualità dei materiali ed alla finitura.
4^ CONVENTION ADISUB 28-29 Novembre 2009 – IL PROGRAMMA

SABATO
10.00 inizio ingressi
10.30 -12.30 inaugurazione tavola rotonda sulla disciplina delle attività subacquee On Di Biagio, Adisub, Assosub, Cias, Fipsas, Aisi.
12.30-14.30 tempo riservato agli incontri di agenzia
14.30-15.00 MARES Computer Icon HD, Erogatore Carbon 42, Pinne X-Stream e Wave
15.00-15.30 SCUBAPRO Seawing Nova e stagne 2010 dal neoprene all’ibrido passando per bi/trilaminato
15.30-18.00 tempo riservato agli incontri di agenzia
18.00 FINE LAVORO
DOMENICA
10.30 -11.30 tempo riservato agli incontri di agenzia
11.30-13.30 DAN Stato attuale e progetti futuri sulla ricerca. Ruolo del subacqueo ricreativo nella acquisizione di dati. ldoneità medica all’immersione. Aspetti fisiologici dell’immersione avanzata/tecnica.
14.00-14.30 SCUBAPRO A700 + Galileo firmware 1.5 (Apnea – PDIS2)
14.30-15.00 MARES Computer Icon HD, Erogatore Carbon 42, Pinne X-Stream e Wave
15.00-18.00 tempo riservato agli incontri di agenzia
18.00 FINE LAVORO
PAOLO BASTONI – direttore
Nasce, come bipede, il 20 settembre 1955 a Milano, e come pinnipede, giovanissimo, nel 1969, frequentando i corsi FIPS.
Nel 1980 inizia l’attività di insegnamento, nell’ambito della federazione, fino al 1987 quando passa alla didattica PADI; tra il 1992 e il 1995 gestisce, con Angela Macaluso, il Diving “Aguamundo”, a Ustica. Dal 2000 passa all’agenzia didattica NASE.
In carriera ha effettuato più di 5000 immersioni in tutte le condizioni, per accompagnamento, a scopo didattico, per ricerca, per lavoro e per realizzare reportage turistico-geografici. Possiede anche l’abilitazione professionale come skipper con l’iscrizione alla Gente di Mare alla Capitaneria di Porto di Genova.
Fotografo da sempre, per passione, Paolo Bastoni inizia l’attività professionale nel 1977, a Genova, dopo aver abbandonato gli studi in medicina. Dal 1980, con uno studio proprio, sviluppa parallelamente il lavoro per pubblicità e moda, realizzando tra il 1982 e il 1993 numerose immagini per campagne stampa nazionali e internazionali, e per l’editoria seguendo per un biennio la Coppa del Mondo di sci oltre a collaborazioni con riviste del settore subacqueo e nautico.
La sua attività di fotografo subacqueo è iniziata nel 1980 con l’invio delle prime immagini al concorso organizzato a Sorrento da Guido Picchetti, qualificandosi nei primi dieci.
Successivamente, fino a metà degli anni ’80, partecipa ad alcuni concorsi di fotografia estemporanea vincendo o qualificandosi ai primi posti. L’ultima partecipazione è del 1986 vincendo all’Argentario il primo campionato italiano di fotografia subacquea creativa organizzato anche questa volta da Guido Picchetti per il patrocinio dell’ANIS e della rivista “il Subacqueo”.
Giornalista pubblicista, dal 1993 riduce la propria attività nei campi della moda e della pubblicità per dedicarsi quasi esclusivamente al reportage di viaggio e di sport minori, non solo come fotografo ma anche come redattore collaborando con le varie testate del settore. Nel 2005 viene chiamato a preparare il progetto editoriale del mensile SUBAQVA che conduce fino all’ottobre 2006. Con la realizzazione ora di SOTTACQUA.INFO, prima testata di settore pubblicata unicamente in internet, si propone di portare un nuovo modello di comunicazione nel campo del giornalismo subacqueo e nautico, sia per il mezzo scelto sia per il linguaggio e l’approccio al rapporto con il lettore.
Negli ultimi anni si è dedicato anche all’immagine in movimento realizzando, come regista e operatore, commercial e documentari geografico-turistici, portando nell’obiettivo della telecamera l’esperienza, la sensibilità e l’uso della luce che si è costruito in trent’anni di attività professionale come fotografo.
Come attrezzatura fotografica nei propri reportages utilizza da sempre materiale Nikon, dalla prima Nikkormat degli anni ‘70, fino al corredo attuale composto da vecchie F2A e FE – ancora usate come apparecchi da battaglia – alle più recenti F5 e, per le riprese subacquee, da NIKONOS III e V, il tutto corredato da una quindicina di ottiche tra esterne e subacquee e da due flash Ikelite 225 e un vecchio sea&see 50. Fa parte del gruppo dei fotografi NPS.
Contatti: mailto:info@paolobastoniphotographer.it - http://www.paolobastoniphotographer.it/
L’ISTRUTTORE SUBACQUEO PROFESSIONALE
Abbiamo visto fino ad ora argomenti molto specifici, quali il corretto utilizzo del Nitrox, del computer, degli strumenti e/o attrezzature di riserva.
Dopo la pausa estiva mi piace affrontare un argomento più generale, relativo all’opportunità di diventare istruttori subacquei.
Il professionista.
Si può diventare Istruttori subacquei per varie ragioni: per soddisfazione personale, per pura passione per il mare, per un desiderio di maggiore apprendimento, perchè si è nella logica di una associazione o club, dove si può sviluppare adeguatamente la propria leadership individuale, oppure per avere un lavoro. E’ proprio di questo ultimo tipo di insegnante che voglio parlare, anche se molte delle cose che dirò sono comunque valide per tutti. Agli Istruttori amatoriali deve comunque andare il rispetto per l’egregio lavoro di proselitismo, portato avanti con passione e dedizione, anche a costo di sacrifici, di tempo ed economici.
Mi occuperò dunque soltanto di chi manifesta la volontà di diventare Istruttore professionista, di coloro cioè che decidono di fare di questa attività il proprio lavoro principale. O, per lo meno, il punto di partenza per una carriera nella subacquea.
Il livello iniziale per la carriera avviene quasi sempre in una di queste tre situazioni di riferimento:
un negozio in città,

un diving vicino al porto, ecco l'"ufficio" dell'istruttore
un Diving Center, in Italia o all’estero,
un Tour Operator, con villaggi che offrono la subacquea.
Una prima considerazione è che queste tre situazioni di riferimento non sono alternative una all’altra, ma spesso costituiscono una sinergia. Non è infrequente trovare un negozio che organizza viaggi con un tour operator o presso villaggi.
Da questi punti di partenza nascono nel tempo varie occasioni e molteplici sviluppi ulteriori. Una volta entrati nell’ambiente, e fatte le proprie esperienze, diventare un imprenditore non è troppo difficile. Per esempio creando a nostra volta un negozio in città od un Diving Center da qualche parte, al mare. Oppure potrebbero piovere offerte, da parte di qualche grossa organizzazione, per diventare un manager della subacquea, in una azienda produttrice, in una didattica importante, in un Tour Operator o quant’altro.
Come si fa a diventare Istruttore Sub?
Le varie Agenzie e/o Federazioni hanno ciascuna le proprie regole, in termini di prerequisiti e di standard. Ovviamente il minimo richiesto è di essere Divecon o Divemaster o Aiuto-istruttore, e di aver insegnato per un certo periodo in appoggio ad un Istruttore certificato. Anche il numero minimo di immersioni è citato dalle Agenzie più serie, che di solito richiedono almeno 100 tuffi al proprio attivo, di cui 24 negli ultimi 12 mesi, per potersi iscrivere ad un corso Istruzionale.. Se vogliamo vedere non sono nemmeno tanti. Vi sono altri prerequisiti, quali l’idoneità fisica, l’assicurazione RC e una certificazione in Primo soccorso e rianimazione, che non commentiamo perchè ovvi.

lavorare in un diving in Italia o all'estero è un grande training per un istruttore
Una scelta intelligente è quello di passare almeno una stagione di lavoro come Divemaster presso un Centro Immersioni, in Italia o all’estero. Ciò ha due vantaggi. Il primo è quello di farsi una bella esperienza, che metterà la persona in grado di lavorare in maniera autonoma, da subito ( o quasi ), una volta conseguita la certificazione di Istruttore. Il secondo è quello di capire se questa vita fa per voi, prima di investire sangue sudore e lacrime ( ma sopratutto soldi ). E’ difficile dire quanto costa diventare Istruttori, perchè dipende dalle Agenzie e dalle formule offerte, ma comunque, tutto compreso, si tratta di qualche migliaio di €uro. Dunque investite, ne vale la pena, ma siatene sicuri prima, per non avere rimpianti dopo.
La professione
La figura dell’Istruttore e guida ha ormai assunto una dignità non trascurabile. Ordinanze delle Capitanerie, leggi Regionali ed Ordinamenti delle Aree Marine Protette ne parlano, e l’iter per l’approvazione di un progetto di legge in merito è quasi concluso La creazione di una figura professionale riconosciuta soddisfa l’esigenza di personale qualificato sia per l’accompagnamento che per la gestione dell’attività nel campo turistico/ricreativo.
Tutti i lavori sono ugualmente importanti, purchè assicurino un riscontro economico. Il buon istruttore fa profitto e crea profitto, perchè lavora e fa lavorare, e mette in moto un’ondata di entusiasmo che creerà clienti soddisfatti . E questi porteranno altri allievi. Alcuni diventeranno a loro volta Istruttori, e così la subacquea si allargherà, creando nuovi posti di lavoro. Ricordo che il 65% degli iscritti ai corsi proviene dal passaparola.
Una considerazione interessante è che in italia il numero di praticanti è inferiore allo 0,5 % della popolazione attiva. Questo significa che c’è un sacco di gente da conquistare. In U.S.A., Gi9appone, Germania siamo vicini al 2 %. C’è dunque spazio per un consistente numero di nuovi Istruttori professionisti. Muoviamoci, perbacco.
Trovare lavoro
La necessaria premessa è quella di provenire da una organizzazione didattica seria e riconosciuta. Se parliamo di attività professionale, basta andare in giro e guardare quali sono le sigle più …. frequentate da Diving e Tour Operator.

avere la patente nautica non solo è utile, a volte è indispensabile per poter lavorare in un diving
Qui di seguito riporto una specie di decalogo, assolutamente utile a chi si vuole lanciare nell’avventura dell’insegnamento e conduzione professionale. Quanto leggerete può essere soprattutto utile ai neocertificati, ma può permettere anche a qualche “ esperto “ di valutare la propria figura e le possibilità di impiego connesse.
Sapere l’inglese abbastanza bene ( fare un briefing non è cosa semplice, se non usiamo la nostra lingua), e se possibile anche un’altra lingua europea ( il tedesco è la più gettonata ). E ciò non solo per lavorare all’estero. Sapete quanti turisti di lingua inglese o tedesca non si immergono in Italia perchè nessuno li sa assistere ?
Avere la patente nautica a motore ( meglio senza limiti di navigazione ), possibilmente anche a vela. Non è necessario, ma accresce il vostro valore sul mercato, permettendovi di poter condurre la barca diving.
Avere una vasta gamma di certificazioni Istruzionali, Elenco alcune di queste, anche se il possesso di una piuttosto che di un’altra può senz’altro essere connesso con il luogo dove si lavora. Raccomando Profonda, Relitti, Computer, Fotografia digitale, Ricerca Biologica, Nitrox, Rebreather, Immersioni con decompressione, Muta Stagna, Rianimazione e Primo soccorso, Soccorso avanzato con Ossigeno, Soccorso con Defibrillatore e, perché no se vi piace, anche Trimix Normossico
.Preparare un curriculum vitae semplice, chiaro, sintetico ma completo, con particolare cura per le proprie esperienze di viaggio e didattiche. Soprattutto scrivete il vero, non cercate di incantare, la vita poi vi riporta al vostro posto. E quando qualcuno vi esamina, e vede il curriculum “ ipertrofico “, non è un buon inizio. Se volete imparare a fare dei cv seri, andate su http://www.speakspeak.com/html/d2j_english_cv.htm, oppure http://www.donquijote.org/jobs/cv/ . Così mettete alla prova il vostro inglese! Naturalmente il cv lo spedirete a imprese o organizzazioni del settore. Io consiglio anche di immetterlo nei circuiti web più rinomati di ricerca di lavoro. Ne cito un paio: http://www.eurometis.it/ oppure http://my.monster.it/ . Anche questo può essere utile; http://www.ildiogene.it/ricercalavoro.php
Fare riferimento al sito della propria agenzia didattica che, se è seria, ha già sicuramente numerose richieste da parte degli operatori del settore. Essere presentati da un’agenzia didattica importante significa la quasi certezza di aver trovato un lavoro. Il resto poi tocca a voi.
In alternativa, o contemporaneamente, leggere gli annunci sulle riviste di settore ( non scordatevi quelle di nautica ) e rispondere, in maniera mirata, a quelli che interessano. Tenetevi aggiornati anche con i siti di subacquea e nautica, di cui citiamo i principali, ma ce ne sono altri interessanti: www.sottacqua.info , http://www.scubaportal.it/ , http://www.nautica.it/
Comprare un paio di cataloghi o almanacchi della subacquea e spulciare gli elenchi, per vedere se esiste qualche azienda turistica o produttiva a cui potrebbe interessare rivolgersi. Chi non risica….
Rivolgersi alla REGIONE, più precisamente al Dipartimento Sviluppo Economico, o ai Centri di Formazione Professionale, per sapere se a breve si organizzano corsi per Istruttori e Guide Ambientali Subacquee. Avere quel tipo di qualifica è un buon biglietto da visita, e si viene per forza a contatto con le principali realtà imprenditoriali del settore. Questi corsi danno un bagaglio di conoscenze veramente ampio, dalle informazioni sul territorio alla legislazione, dall’ecologia al primo soccorso, dall’organizzazione aziendale alla comunicazione ecc. ecc..

il BOOT di Dusseldorf, una delle fiere della subacquea più importanti del mondo
Andare all’EUDI Show- Dive-Ex, la fiera delle attività sub che si terrà a Bologna, in febbraio, dove si può avere l’occasione di incontrare la propria agenzia, nonché un sacco di gente del settore, che vi può sempre essere utile. E’ una “ Exhibition “ di rilevanza Europea, approfittatene. E non sottovalutate il Boot di Duesseldorf, dove ci sono molti Italiani e si può incontrare chiunque conta qualcosa nella subacquea europea. Anche la Convention Adisub è un luogo “ tecnico “ in cui ci si può confrontare cin le realtà lavorative.
Esercitate tutte le opzioni insieme. Non aspettate che qualcuno vi dica di no e poi fate la successiva ricerca. Andate a tappeto.
Il vero professionista
Sia in una ricerca di posto di lavoro che una volta trovatolo, è molto importante il tipo di immagine che si fornisce agli interlocutori o clienti. Se vi aspettate che vi dica con quanti allievi scendere in acqua, o quanto vicino tenerli, rimarrete delusi; per questo ci sono le Ordinanze delle Capitanerie e gli Standard della vostra Organizzazione. Desidero invece darvi il profilo del professionista di successo. Molte delle cose che tratterò sono citazioni da un vecchissimo articolo di Barry Shuster, tuttora assolutamente valido, sulla rivista americana DIVE TRAINING ( Nov. ‘97 ). E questi principi che enumero sono gli stessi che un buon trainer vi darà durante un corso istruttori serio.
Beccatevi il secondo decalogo.
1) SIATE COERENTI CON IL SISTEMA DI ADDESTRAMENTO DELLA VOSTRA AGENZIA. Il che vuol dire di non dimenticare per voi stessi tutte quelle semplici procedure che insegnate ai vostri allievi. Chi “ predica bene “ e “ razzola male “ non trasmette un buon messaggio.
2) COLTIVATE LE VOSTRE CAPACITA’ DI COMUNICAZIONE. In altre parole non smettete mai di migliorare le vostre abilità espressive, non solo con le parole, ma anche con la voce, il corpo, l’atteggiamento, i vestiti. Cercate aiuto dai vostri Trainer o Course Director per critiche, suggerimenti o notizie su seminari di comunicazione efficace.
3) NON MONTATE IN CATTEDRA.. Che, in altre parole, vuol dire cercate un rapporto di rispetto con i vostri studenti. Essi sono clienti, che vi assicurano il successo. Non pontificate, semplicemente condividete con loro la vostra esperienza.
4) PRENDETEVI CURA DEL VOSTRO CORPO. Nessuno vi chiede di diventare Usain Bolt o Francesca Pellegrini, ma ansimare indecorosamente dopo una modesta pinneggiata è veramente ……disdicevole. E poi vestitevi sempre decorosamente, con il marchio dell’Agenzia e/o del vs datore di lavoro ben in vista
5) PROMETTETE QUELLO CHE POTRETE MANTENERE. E naturalmente mantenete quello che avete promesso. Non c’è cosa peggiore che disattendere le aspettative di un cliente, sopratutto se quell’aspettativa l’avete creata voi. Naturalmente con un occhio alle condizioni del mare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili, e se non lo sono, meglio dirottare su qualcos’altro!

il momento del briefing, poco prima dell'immersione: un momento di comunicazione che non va sottovalutato ma dà la misura della professionalità dell'istruttore
6) RICORDATEVI CHE LA QUALITA’ E’ PROFITTO. Non dannatevi l’anima con competizioni spietate sui prezzi, abbassando la qualità del vostro prodotto. Non screditate a parole la concorrenza, fate semplicemente meglio. La gente verrà da voi. E vi ringrazierà.
7) SIATE SEMPRE VOTATI AD IMPARARE. Vuol dire essere aggiornati sulle attrezzature, sapere le ultime acquisizioni della medicina iperbarica, imparare a leggere il tempo che farà domani dalle nuvole, essere informati su molte destinazioni esotiche, anche se non ci siete stati personalmente, avere idea di dove andare ad informarsi se non non sapete proprio cosa rispondere. E non vendete fumo, per favore.
SIATE SEMPRE SUBACQUEI ENTUSIASTI. Avete presente gli occhi di un Open Water, appena gli avete mostrato il suo primo polpo? Voi dovete essere così. Se non vi divertite voi, non potete trasmettere divertimento agli altri, e così, dopo quel corso, l’allievo smetterà o si cercherà un altro istruttore.
9) SIATE SEMPRE ORIENTATI ALL’AMBIENTE. Proteggere il mare è anche un investimento per conservare la nostra fonte di sostentamento, oltre che un dovere di tipo etico. E crea buona immagine, come una sorta di pubblicità gratuita.
10) FATE PIANI PRECISI SUL VOSTRO BUSINESS. Se volete avere un profitto, dovete decidere bene come investire e come amministrare. Se il vostro obiettivo è diventare imprenditori, il vostro tempo deve fruttare. Ma non siate avidi. All’inizio si deve sopratutto investire; basta che il ritorno economico sia leggermente più alto degli investimenti.
Conclusioni
La professione di Istruttore ed Accompagnatore subacqueo si sta consolidando sul mercato, sia sul piano sostanziale che su quello legislativo.
Può obiettivamente essere una valida alternativa nella ricerca di una professione, in questo periodo in cui i nuovi posti di lavoro nell’industria, promessi dal Governo, non stanno arrivando.
La necessaria premessa è quella di costruirsi una figura professionale di tutto rispetto, investendo in agenzie didattiche giuste, certificazioni estensive ed esperienze vaste. I corretti metodi di ricerca di una sistemazione, nonché la chiarezza e la completezza del profilo comportamentale, sono le basi su cui costruire il successo personale.
Auguri di cuore a chi sceglie questa via, che finalmente sta uscendo dalla nebbia legislativa in cui si era mossa nel passato.
GAETANO “NINI’” CAFIERO
Ninì nasce a Napoli, in via Posillipo, il 4 luglio 1937. Data una sbirciatina sott’acqua per la prima volta nel 1945 , cresce alla scuola di Claudio Ripa, Ennio Falco, Alberto Novelli, Raimondo Bucher. Sin da piccolo (primo articolo retribuito a 16 anni, su Alieutica) fa di mestiere il giornalista: cronista politico, cronista mondano, cronista di nera, inviato in zone calde (ha corso tutto rattrappito in Libano inseguito dalle fucilate e si feci crescere la barba in Angola perché le bombe gli impedivano di impugnare il rasoio con mano ferma). Successe che lo definirono “un sub prestato al giornalismo”: era alle Maldive, e una volta alle Seychelles, per fatti suoi (ovviamente sottomarini) e capitarono due colpi di Stato; era in Mar Rosso e lesse sul giornale Al Ahram (ha addirittura studiato per un po’ l’arabo!) che il presidente Anwar Sadat andava in Israele. Appese temporaneamente al chiodo maschera e pinne e fece il suo lavoro di corrispondente politico.
Nel frattempo, ha sempre collaborato a riviste di mare, di turismo, di scienze naturali: Mondo sommerso, Il Subacqueo, Nautica, Geo, Natura Oggi, Atlante, Aqua; Tutto Turismo, No Limits world; ha scritto i testi di numerosi documentari televisivi realizzati da Folco Quilici, Gigi Oliviero, Gianfranco Bernabei, Paolo Notarbartolo di Sciara, Salvatore Braca.
E ha scritto libri. Ha esordito con Il libro del sub, un manuale ragionato scritto in collaborazione con Folco Quilici, Jacques Mayol e il dottor Gian Carlo Oggioni Tiepolo, edito da Arnoldo Mondadori, Milano, a maggio del 1977. Quello stesso anno, a novembre, per i tipi della SEI di Torino, pubblica Vita da sub, una storia dell’immersione sportiva in Italia raccontata attraverso le storie dei suoi protagonisti (finalista al Premio Bancarella Sport). Nel 1978, ancora per la SEI, dà alle stampe Il delfino, una monografia nella collana Dalla parte degli animali, che racconta del più simpatico dei cetacei, dalla mitologia all’impiego moderno in azioni paramilitari. Nel 1982, di nuovo per la SEI, pubblica L’isola della gioventù, un romanzo d’avventure per ragazzi che si svolge a Cuba e che ha il mare – sopra e sotto – come palcoscenico. Il volume – selezionato per il premio ‘Un libro per l’estate’ e premiato con targa d’argento del Collegio Nazareno di Roma – è ristampato nel 1983. Nel 1989 esce con la White Star di Vercelli Italia mare, una storia del nostro Paese e della sua gente di mare delle coste e delle isole, partendo da Muggia e finendo a Ventimiglia; la prefazione è di Piero Ottone. Dopo Il fondo del mare, scritto a quattro mani con Folco Quilici per le edizioni Nuova ERI e pubblicato nel 1992 in una collana di libri di mare presentata a Genova in occasione delle celebrazioni Colombiane del V centenario della scoperta dell’America, intensifica la sua collaborazione con White Star: nello stesso 1992 pubblica infatti Relitti, immersioni nella storia, un libro sui più famosi naufragi avvenuti in tutti i mari del mondo e sulle ricerche subacquee che quei tragici eventi hanno suscitato nei tempi moderni. Nel 1993 pubblica Squali, gli dei del mare e I giganti del mare: storia e storia di balene, orche e delfini, entrambi in collaborazione con Maddalena Jahoda, giornalista e biologa marina; nel 1996 esce Isole d’Italia, un excursus storico-geografico sulle isole e isolette (Venezia compresa) che circondano lo Stivale.
Nel 1998, edito dall’IRECO di Roma va in libreria E quando cominciammo a respirare sott’acqua, “una storia delle storie dell’immersione moderna, del suo passato prossimo, presente mutevole e futuro probabile attraverso persone e cose”, come recita l’interminabile sottotitolo.
Per il 2000 l’editore Mursia, di Milano, grazie all’interessamento del collega e amico Andrea Ghisotti ha ristampato Vita da Sub: una sorpresa gradita dai molti rimasti privi di quel libro da tempo introvabile. A dicembre dello stesso anno pubblica con la IRECO Luigi Ferraro, un italiano: storia “militare” della Medaglia d’oro al Valor Militare, il 3 novembre del 2004, in occasione del novantesimo compleanno del Comandante Ferraro, ancora per i tipi dell’IRECO, esce il secondo libro dedicato a questo straordinario personaggio, Dominare gli istinti è la storia di tutto quel che Luigi Ferraro ha fatto da “civile” per la diffusione delle attività subacquee: incluso la creazione dei nuclei subacquei prima dei Vigili del Fuoco, poi dei Carabinieri.
ADiSUB, INTERVISTA AL PRESIDENTE

Nanni Cozzi, attuale Presidente ADiSUB
Nanni Cozzi, ingegnere definitivamente – per nostra fortuna, ma forse non sua – ceduto dall’industria alla subacquea, è in via di scadenza nella sua funzione di Presidente di ADiSUB. Sotto il suo governo (ma non solo per merito suo, come correttamente fa notare) l’Associazione ha conseguito alcuni risultati positivi nei vari confronti che contrappongono il movimento della subacquea ai vari legislatori che, qua e là per la nostra pazza penisola, si stanno impegnando a fondo per mettere lacci e lacciuloli alla nostra attività, sia dal punto di vista di tasse e balzelli sia, ancor più preoccupante, imponendo limiti e obblighi normalmente destituiti da ogni fondamento. Nell’intervista che SOTTACQUA gli ha fatto non si parlerà solo di questo, ma è interessante ascoltare dalla voce di uno dei maggiori conoscitori del nostro mondo, nel quale naviga da protagonista da oltre un quarantennio, cosa abbia fatto ADiSUB in questi anni, cosa si riprometta di fare, i risultati ottenuti e considerazioni varie sul mondo della subacquea.
SOTTACQUA – ADiSUB e la Convention: siamo alla puntata numero……
Nanni Cozzi – quattro, siamo alla quarta edizione: una, la prima a Roma, quindi le due di Milano e ora di nuovo a Roma…
SA – … ecco, allora giusto per iniziare con le domande spinose fin dall’inizio, precisiamo che ce ne sarebbe dovuta essere un’altra edizione, agli inizi di quest’anno, che è saltata, quali conseguenze ha avuto questo “intoppo”?…
NC – prima di tutto diciamo che siamo stati noi a decidere di non farla per una serie di ragioni che fondamentalmente si possono riassumere nel periodo sbagliato: non potendola fare – per pregressi impegni assunti dalle quattro agenzie – nel periodo tradizionale, storicamente adattissimo, ovvero fine novembre-inizi di dicembre, l’abbiamo spostata ai primi di gennaio e strada facendo ci siamo resi conto che andavamo ad impattare sul Salon de la Plongée, su Dusseldorf e sull’EUDI e sia i partecipanti sia coloro che ci sostengono, gli sponsor, non erano molto interessati perché, alla fine, la Convention andava ad inserirsi tra altre manifestazioni, di tipo diverso ma che richiedono, comunque, un budget. A questo punto, piuttosto che far le cose male, ci siamo ritrovati a decidere di rimandare. Avremmo potuto farla lo stesso, ma sarebbe stato un errore perché, date le circostanze, avrebbe avuto molto meno successo delle precedenti edizioni. Comunque, per rispondere alla tua domanda, nessuna conseguenza.

la stretta di mano tra i due Presidenti, Nanni Cozzi per ADiSUB e Aldo Torti per CIAS dopo la dichiarazione congiunta di cooperazione
SA –
entriamo quindi nel merito delle attività di ADiSUB: il tempo passa, in cosa va avanti la didattica in generale e l’Associazione in particolare, ricordiamo, per esempio, che quest’anno c’è stato l’accordo programmatico con CIAS…
NC – guarda, questo accordo con CIAS c’entra di più con ADiSUB che con la Convention dove, comunque, ci sarà traccia di questo… Io sono molto contento perché questo è stato l’anno della concordia e della sinergia. Ci sono stati due fatti, uno quello che hai citato dell’accordo con CIAS con la quale abbiamo portato avanti il lavoro con la Regione Liguria per i cambiamenti alla legge che regola la subacquea, legge e cambiamenti che non hanno molto soddisfatto il popolo dei subacquei perché noi non li riteniamo confacenti alle necessità di una subacquea regionale. Si è fatta un po’ di confusione tra chi in Liguria ci deve lavorare e chi invece ci va, provenendo da altre regioni, per chiudere corsi o fare gite, usufruendo delle imprese locali. Hanno stabilito regolamentazioni un po’ strane. Noi ci siamo messi a lavorare insieme a CIAS con loro e qualcosa abbiamo ottenuto… ma diamo tempo al tempo… Comunque questo è stato il primo episodio di quella concordia e sinergia con CIAS di cui parlavo prima. Non dimentichiamo la sinergia con il ministero dei trasporti per il Regolamento di Sicurezza delle imbarcazioni diving. Poi c’è stato l’episodio del progetto di legge 344 che poi è stato unito ad un altro progetto di legge per andare a costruire un progetto globale per una legge quadro che dia delle direttive alle regioni a supporto delle leggi regionali che verranno poi fatte. Anche qui la cosa si è molto allargata perché ci siamo ritrovati non solo con CIAS ma anche con FIPSAS e con ASSOSUB. Ci siamo veramente ritrovati dalla stessa parte, a ragionare insieme, e insieme abbiamo esercitato la giusta pressione sul relatore che aveva preparato la legge per andare in una direzione accettabile per il mondo della subacquea. Una direzione che ponga delle regole – che ci vogliono, contrariamente a quello che pensano quelli che le regole non le vogliono per farsi i loro comodi – regole che siano comunque seguibili, che spingano la subacquea, perché sono inutili quelle, severissime, che poi nessuno è in grado di controllare né di rispettare.
SA – quindi possiamo dire allora che ADiSUB sta assumendo una connotazione di carattere “politico”…
NC – …. ma, sai Paolo, questo è proprio nello scopo statutario: ADiSUB si costituisce principalmente come controparte delle istituzioni. Rappresenta gli interessi del settore – in particolare delle didattiche che ne fanno parte…
SA – … una sorta di sindacato?…
NC – ma, la definizione di sindacato mi va un po’ stretta…

il tavolo di presidenza alla tavola rotonda degli organizzatori all'ultimo ADiSUB
SA –
… un sindacato all’americana…
NC – … sì, forse un sindacato all’americana… forse sarebbe più corretto definirlo una lobby, all’americana. Comunque io lascerei perdere questa definizione di sindacato, ma anche quella di lobby: ADiSUB è un’Associazione di settore che rappresenta una particolare area che è quella della didattica, nei confronti delle istituzioni. D’altra parte io rivendico la presenza della didattica in questo ruolo perché i tipi di regole che vengono portate avanti sono tutte funzioni di un insegnamento che i subacquei ricevono, per cui, più armonia c’è tra queste cose più sarà facile creare gente che capisce quello che fa, da un lato, e mette in grado le istituzioni di controllare più agevolmente e di fare le cose più correttamente da un altro. Quindi, per tornare alla tua domanda, ADiSUB ha certamente una connotazione di tipo politico perché ce l’ha nello statuto come scopo principale. I sub-scopi poi sono l’ambiente, gli standard RSTC, la promozione dell’attività subacquea… però di fatto si costituisce per essere un’interfaccia con stato, regioni, istituzioni in generale, ponendosi come un organo consultivo, per far ascoltare la nostra voce a coloro che legiferano. In ogni caso noi siamo nel comitato tecnico della Regione Liguria, abbiamo dato un contributo essenziale alla revisione degli articolo 90 e 91 del Regolamento di Sicurezza delle imbarcazioni da diporto, utilizzate come appoggio alle immersioni, abbiamo partecipato – ufficialmente – al sub-comitato che la Commissione Lavoro della Camera ed il relatore hanno formato, per migliorare la prima compilazione del pdl 344.
SA – … ma una funzione non solo consultiva ma anche legiferativi, a livello locale?…
NC – … ma, come ho detto, in alcune commissioni locali ci siamo, nella Regione Liguria ci siamo… in altre regioni siamo presenti con una funzione consultiva, per esempio nell’ambito della formazione nella Regione Sicilia dove è presente un nostro uomo che sta partecipando… Abbiamo partecipato, in maniera sfumata, a quella Toscana…

Aldo Cimino e Paolo Bastoni alla tavola rotonda su "legge e subacquea" organizzata da SOTTACQUA all'ultima Convention ADiSUB
SA –
cambiamo argomento: la didattica rappresenta una metà del cielo della subacquea, l’altra metà è costituita dai produttori…
NC – … secondo me sono tre le realtà però: non dimenticherei i tour operator, che si muovono molto e fanno un’opera di promozione spesso meritoria…
SA – … sono d’accordo, anche i tour operator rappresentano una fetta importante del cielo della subacquea, però adesso mi riferivo alle componenti “primarie”, senza le quali non è possibile fare attività subacquea né andare in viaggio con un TO: chi fa i corsi per insegnare l’attività subacquea e chi produce le attrezzature senza le quali sott’acqua non ci si può andare…
NC – … sì, in questa ottica sono d’accordo con te…
SA – … quindi, parlando delle aziende, che hanno dimostrato interesse per ADiSUB vista la presenza di alcune di loro nelle passate edizioni della Convention, e rappresentano con voi le due metà della mela che è costituita dai “produttori di subacquea” e si sono al loro volta costituite – almeno le sette maggiori, per ora – in un’organizzazione, la CONFISUB che opera sotto l’egida della CONFINDUSTRIA, è quindi pensabile nel futuro più o meno immediato un’azione sinergica vostra e loro?
NC – bisogna capire bene le differenze tra le varie associazioni: ADiSUB e CIAS sono associazioni che raggruppano le didattiche e svolgono le funzioni di cui si è parlato fin qua. Poi ci sono altre associazioni, che raccolgono gli operatori del settore, delle quali peraltro anche le didattiche fanno parte, una è CONFISUB – nella quale sono presenti PADI e SSI – e l’altra è ASSOSUB. Lì c’è il confronto, la collaborazione tra i vari settori merceologici. Poi, se tu mi vuoi far dire che questa collaborazione potrebbe migliorare io raccolgo volentieri la provocazione e ti dico che sì, potrebbe migliorare. Però di fatto c’è, esiste, il primo passo è stato fatto. Adesso io di ASSOSUB so poco perché non ci vado, ma in CONFISUB le didattiche hanno ottenuto attenzione, sono nel consiglio direttivo, parlano con i produttori, ci si confronta… sì, quello che tu auspichi è iniziato, speriamo che abbia sviluppi più concreti, anche più fattivi, proprio nel senso pratico della parola. La strada è quella e sta iniziando a funzionare…

gli stand degli sponsor all'ultima Convention milanese
SA –
… e in questa quarta edizione della Convention si inizierà a vedere qualcosa?…
NC – la presenza stessa di alcuni importanti produttori di attrezzature che, proprio con la loro presenza, sostengono la nostra attività di Convention, ti dimostra che ci si sta muovendo in quella direzione.
SA – cambiamo argomento: sul piano interno ad ADiSUB ci saranno cambiamenti? Ci saranno prospettive di ampliamento? Nuove didattiche che entreranno? Girano voci…
NC – quasi contestualmente all’ultima volta che abbiamo parlato di ADiSUB era entrata la DAN, che non si occupa solamente di didattica, come ben sai, ultimamente c’era un’altra didattica RSTC che aveva fatto grandi proponimenti ma che poi non è mai entrata, e io non ne so le ragioni, sinceramente, e poi ci sono dei discorsi con un altro paio di agenzie. D’altra parte ci vogliono delle caratteristiche precise per entrare in ADiSUB, una fondamentale, per esempio, è quella di credere fortemente nelle sinergie di tipo politico e, qualche volta, la sinergia presuppone qualche piccola rinuncia. Ci sono delle agenzie che ci sarebbero state benissimo in ADiSUB, ben organizzate, con un buon prodotto, credibili, presenti sul territorio, ma che evidentemente hanno ritenuto di non voler rinunciare a nulla della loro politica, e quindi non entrano perché non interessa questo tipo di tipo di approccio. D’altra parte noi, tra PADI, SSI, IDEA e DAN rappresentiamo una consistente parte della didattica in Italia…
SA – a livello di praticanti, di subacquei, ADiSUB tu hai la sensazione, il sentore che venga percepita?
NC – abbastanza, non quanto vorrei, d’altra parte è abbastanza logico che sia così perché essendo una associazione di didattiche queste fanno informative a trainer e course director e, in cascata, qualcosa si perde. Inoltre il subacqueo medio è pochissimo interessato alla politica, è interessato ad andare nel diving ed essere trattato correttamente, quindi noi non siamo gli interlocutori del subacqueo “normale”…

Nanni Cozzi è anche trainer SSI e uno dei maggiori esponenti della didattica USA in Italia
SA –
quanti istruttori si può pensare siano rappresentati in ADiSUB?
NC – non credo di essere in grado di rispondere, però vedi, a noi queste cose non interessano: noi vogliamo fare un discorso molto più generale, un discorso politico, quindi a noi preme incidere sul territorio… tra l’altro tu sei stato protagonista di quanto sto per dire. Quando dirigevi l’altro giornale hai fatto una raccolta di dati dalle singole agenzie, bene, io faccio didattica da quarantun anni, quindi questo mondo un po’ lo conosco. Ho letto cose assolutamente fantasiose. Quindi è inutile stare qui a menarcela su questi dati… se mi fai un discorso sui brevetti è diverso, questo discorso sugli istruttori in attività è difficilmente controllabile…
SA – allora passiamo ad un discorso sui brevetti: si continua a dire che la subacquea è in crisi, com’è la situazione brevetti?
NC – guarda, certo i numeri del 2000 è difficile ripeterli, in Italia la recessione strisciante c’è dal 2003-2004, ma la crisi forte c’è stata dal 2007, anzi, dall’estate 2008, quando sono crollate le borse… Comunque, cali disastrosi nelle certificazioni non ce ne sono stati, c’è stata dal 2005 una “pausa di riflessione” però drammi no, questo te lo do per certo per l’SSI, ma credo che anche per gli altri membri ADiSUB sia lo stesso. A noi dell’Associazione pare addirittura di vedere nel 2009 una leggera ripresa rispetto al 2008, quindi tragedie di fatturato sui kit e sulle certificazioni io, sinceramente, non ne vedo. Forse qualche riduzione, qua e là, ma nulla più.
SA – per finire in modo marzulliano: concludi con un commento libero rispetto alle linee programmatiche ADiSUB, a quello che volete fare, i vostri obbiettivi, quali sinergie volete sviluppare…

Nanni Cozzi rilassato: sa che la strada imboccata da ADiSUB è quella vincente
NC –
io più che un proclama vorrei farti un’analisi della situazione: sicuramente ADiSUB sta facendo un lavoro eccellente in continua crescita. Io non mi voglio prendere i meriti per quanto è accaduto nel biennio da me presieduto perché è stato un fatto storico, una conseguenza del lavoro svolto prima, delle basi poste dal 2002 in avanti, adesso stanno venendo fuori i risultati. Quindi io mi sono trovato a lavorare – forse più degli altri – ma perché sono uscite, appunto, le cose preparate prima, ma ribadisco che non è merito mio, è merito della politica e delle persone di ADiSUB negli anni passati. Soprattutto nei rapporti con le istituzioni: abbiamo mille cose in ballo, con i Vigili del Fuoco per l’accettazione dei brevetti di tutte le agenzie, siamo in contatto con il Ministero della Difesa per le stesse ragioni, ma queste sono tutte cose che vanno avanti da sole. Il tavolino di quest’anno, ho gia avuto modo di dirlo, si regge su tre grosse gambe: la prima è stata il regolamento di sicurezza delle imbarcazioni da diporto, che è un decreto ministeriale al quale ADiSUB ha lavorato con le Capitanerie di Porto dal 2005, e il risultato è stato buono, noi l’abbiamo presentato all’EUDI proprio con la Guardia Costiera, la seconda gamba è il lavoro fatto in Regione Liguria, la terza gamba è il lavoro fatto per la legge quadro per la disciplina dell’attività subacquea. Sopra questo tavolo ci vuole la tovaglia di cui ADiSUB è comunque compartecipe, responsabile e che è il dialogo aperto con le altre didattiche non appartenenti ad ADiSUB, quindi con CIAS, nel caso della legge in Liguria, e con CIAS, FIPSAS e ASSOSUB nel caso della legge nazionale. È molto importante sottolinearlo perché – e qui entra il mio personale auspicio che le cose vadano avanti – più siamo e più ci stanno a sentire, e di lavoro da fare ce n’è parecchio. In seconda istanza – e sempre parlando di sinergie – ben vengano le collaborazioni per creare budget più grossi per manifestazioni, per pubblicità insieme ai produttori che hanno una potenza economica ben diversa rispetto a quella delle didattiche. Ecco, tu mi chiedi un auspicio, questo è quanto spero di avveri andando avanti.
La lunga chiacchierata con Nanni finisce qui, credo sia giusto che anche il subacqueo “normale” sappia, conosca queste cose, ne sia portato a conoscenza, perché dalle azioni – anche – di ADiSUB può scaturire una migliore fruibilità dei nostri mari. Personalmente non condivido del tutto la sua convinzione della necessità di norme, di una legge quadro che sancisca i limiti della pratica subacquea per tante ragioni che non è il caso di affrontare in questa sede, d’altra parte riconosco che ormai questa strada si è imboccata e allora meglio che a metterci mano siano personaggi come l’attuale Presidente di ADISUB o, comunque, qualcuno del nostro mondo, piuttosto che un qualunque legiferatore che non sa nulla né di noi né di mare. Ed in ogni caso è importante non lasciare le regioni a legiferare in maniera singola, spesso in contraddizione una con l’altra. In ogni caso ritengo che presenziare a questo quarto appuntamento, a parte l’interesse verso le tavole rotonde che si terranno nel corso del week end, sia un’ottima occasione per confrontarci tra di noi e prendere sempre più coscienza del nostro poter esser gruppo.
Non mi resta che chiudere, allora, con un “arrivederci a Roma a fine novembre”:












