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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

EDITORIALE DICEMBRE 2009

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati
lo splendido controluce di una manta - foto Claudio Cangini

lo splendido controluce di una manta - foto Claudio Cangini

SOTTACQUA STA PER TORNARE “IN EDICOLA”, IL DANNO AL NOSTRO HARD DISK CI IMPEDISCE PER IL MOMENTO DI ACCEDERE A TUTTO L’ARCHIVIO CHE CONTENEVA MA STIAMO COMUNQUE PER RIPARTIRE CON IL PROSSIMO MESE DI MARZO DEDICATO IN PARTICOLARE ALLA SCOMPARSA DI ANDREA GHISOTTI E DI ANTIDIO ROSSI. USIAMO QUESTO SPAZIO ANCHE PER RIVOLGERE AI CONGIUNTI LE NOSTRE PIU’ ACCORATE CONDOGLIANZE

Il 2009 sta finendo, e sta finendo bene. L’anno appena trascorso è stato abbastanza confuso e problematico, per SOTTACQUA, non posso nasconderlo. D’altra parte è stato anche un anno di transizione importante: dal vecchio html siamo traghettati ad un più moderno CMS (per i non informatici il senso di questo discorso è che siamo passati dalla scrittura dei vecchi codici sui quali si basa il web ad un più moderno motore informatico che semplifica alcune funzioni e, soprattutto, ne permette alcune che con il vecchio sistema non erano possibili). Tra l’altro i cambiamenti non sono ancora finiti perché la prima versione adottata si è rivelata inferiore alle aspettative per quanto riguarda la stabilità, ma Pietro Cremone, il nostro webmaster, ha già trovato la soluzione e dal numero di gennaio il giornale avrà una nuova veste, questa volta definitiva, che offrirà anche una migliore leggibilità e una migliore consultazione.

La transizione dal vecchio sistema all’attuale prevede anche che tutto lo “storico” di SOTTACQUA debba venir traghettato su questa nuova piattaforma, e il tempo che l’operazione richiede si sta dimostrando più lungo del previsto ma, una volta avviata (e, meglio, completata) l’operazione SOTTACQUA sarà davvero una bibbia della subacquea, sia quella attuale sia quella passata.

E, tanto per non farci mancare niente, inizio con il presentare un nuovo collaboratore della cui presenza sono particolarmente felice, il cui nome non è certo ignoto a chi si occupa di fotografia subacquea ma anche a chi si interessa alla biologia: Francesco Turano.

Da questo numero, con una sua rubrica, Francesco inizia un suo percorso foto-biologico (o bio-fotografico) con il quale non solo spiegherà come fotografare un determinato organismo, uno per numero, ma lo presenterà anche con l’occhio del subacqueo che ama il Mare, che ama le specie che lo popolano, che ama la natura.

Questo numero è anche caratterizzato dalle ultime considerazioni sulla quarta Convention ADiSUB, in via di svolgimento al momento della stesura di questo editoriale.

Anticipo rapidamente una notizia che appare nel pezzo scritto per lo scopo: la notizia forse più importante partorita da questa due giorni è stata la presentazione della proposta di legge che – sviluppata, finalmente, nel nostro ambiente – è in via di definizione e sta per essere presentata all’esame delle Camere e il relatore, l’onorevole Di Biagio, era all’hotel Ergife a raccontarne i margini e lo sviluppo. Dettaglio non inisignificante, l’on.Di Biagio è uno di noi, anche lui subacqueo di lungo corso e questo rappresenta due garanzie: da un lato che non siano inseriti articoli dannosi per noi appartenenti alla “Tribù delle Rocce”, da un altro che non cada nel dimenticatoio o venga sopravanzata da altri progetti.

Tra poco, come dicevo, è Natale, tutti, come da tradizione, dovremmo essere più buoni, in ogni caso, proprio nei bilanci di questo anno che sta esaurendosi, dobbiamo registrare con piacere un paio di eventi accaduti nel corso dell’anno che fanno ben sperare per gli sviluppi futuri della subacquea: prima di tutto ricordiamo che in primavera abbiamo avuto la notizia nella quale tanti di noi speravano, la riunificazione di tutte le componenti della subacquea alla prossima kermesse fieristica italiana che, dal 2010, sfoggerà un doppio nome. Al tradizionale e notorio “EUDI” si affiancherà una nuova sigla che entrerà di diritto nella mente dei subacquei: DIVEX, ovvero la manifestazione promossa dal Gotha delle aziende di subacquea italiane, la CONFISUB.

Una prima apparizione “ufficiale” di questo doppio marchio l’abbiamo avuta in occasione di una fiera che non c’entra nulla con il nostro settore: il prestigioso Motorshow felsineo. DIVEX-EUDI (o EUDI-DIVEX, come qualcuno preferirà…) sono stati presenti alla grande kermesse bolognese dei motori con un grande stand che ospitava anche una ampia vasca dove il pubblico si è fermato numeroso ad osservare le dimostrazioni dei subacquei.

Ecco, questa presenza va esattamente nella direzione che dovrebbe prendere la subacquea per tornare ad una tendenza di espansione del fenomeno, per “reclutare” nuovi appassionati. Qui chi scrive torna ai suoi ricordi personali, ma quella vasca in un luogo inconsueto mi ha proprio fatto tornare alla mente che il primo germe della passione per il mondo subacqueo, e per quanto è possibile realizzarvi, mi è nata proprio nel corso di una Fiera Campionaria – evento fieristico atteso da tutti i milanesi fino ad una trentina di anni fa, nel quale era possibile per tutto il pubblico “toccare con mano” ogni settore produttivo dell’Italia della ricostruzione – quando vidi un gruppo di uomini che, con le mute nere, si infilavano nell’acqua di una vasca dotata di grandi vetrate dalle quali era possibile assistere al miracolo dell’Uomo che respira sott’acqua.

Quei momenti passati davanti a quelle evoluzioni hanno instillato in me la prima fascinazione verso il mondo subacqueo. Oggi, ne sono cosciente, la televisione ci ha portato immagini del mondo sommerso provenienti da tutto il mondo, dai “cacciatori di relitti” ai biologi che si immergono sulle più ricche barriere coralline del globo. Ma, anche di questo ne sono convinto, queste scene “bagnate”, nelle quali il pubblico è lì davanti ad un vetrone dietro il quale c’è un uomo che ripete il miracolo di respirare sott’acqua, hanno un impatto molto più efficace di tantissime trasmissioni.

Perché, molto semplicemente, l’esempio, la dimostrazione vista e vissuta in prima persona ha il sapore della verità, dell’esperienza vissuta e il fascino dell’immersione, anche se solo in due-tre metri d’acqua, viene metabolizzato dallo spettatore in maniera molto più intima.

In questo ha ragione il Presidente di CONFISUB, l’architetto Enzo Ferrari, quando sostiene che la subacquea (e le Aziende di questo comparto) per tornare ai ritmi di sviluppo di dieci-quindici anni fa ha bisogno di eventi di questo tipo, ha bisogno di rivolgersi al di fuori del nostro settore: finché ci diremo da soli che siamo bravi, che ci piace andar sott’acqua non incrementeremo il numero dei praticanti la nostra disciplina.

Per ottenere questo risultato dobbiamo uscire dai nostri binari, parlare e rivolgerci a tutti, con il linguaggio più semplice di cui siamo capaci: mostrare e dimostrare a tutti, per quanto sia possibile, l’uomo immerso, far provare l’emozione di respirare in immersione…

Lasciatemi quindi terminare quest’ultimo editoriale del 2009 con l’augurio mio personale, e di tutta la redazione, a voi tutti lettori e a noi tutti appassionati di questa splendida attività che il 2010 confermi le premesse positive che sembrano profilarsi da questi avvenimanti cui abbiamo accennato, e lasciatemi fare anche un’augurio a SOTTACQUA, che possa essere sempre più il mensile che abbiamo voluto quando l’abbiamo fatto nascere, puntuale nel raccontare gli avvenimenti del nostro mondo e sempre in prima linea per tutelare noi subacquei e l’ambiente che tanto amiamo!

Buon Natale, buon anno e, soprattutto,

Buon Blu a tutti voi!

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CARCARIO, SQUALETTO SOLITARIO – DUE PESI E DUE MISURE

A cura di Enrico Malanima Commenti disabilitati

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PUERTO GALERA E DUMAGUETE: BIODIVERSITÀ A CINQUE STELLE (seconda parte)

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati


un pesce mandarino

una coppia di pesci mandarino

Mandarini “a la carte”



Gigi. Una delle specialità più ghiotte offerte dal menù di Atlantis è la “Notturna al Mandarino”, non un sonata di Luwdwig Van bensì un’immersione crepuscolare alla ricerca del piccolo, timido, iridescente, raro pesciolino che si infratta tra lo sfasciume dei coralli morti, quasi davanti al resort. La finezza delle nostre guide raggiunge l’apice quando ci consegnano, prima del via, delle torce opportunamente schermate di rosso per non infastidire le creaturine. Non altrettanto vedremo comportarsi altri diving che pattuglieranno la zona con fari alogeni degni di una contraerea. Oltre a noi questa volta c’è un americano con un’apparecchiatura fotografica stile NASA. Ci disponiamo in cerchio a pancia in giù a 6 m di profondità ed aspettiamo che i mandarini facciano capolino. Pian piano escono ed inizia la mitragliata di fotografie. Sul più bello mi accorgo che un serpente a strisce sta sfilando sotto il corpo di Cri nel verso piedi-testa e che di lì a qualche istante la mia coraggiosa mogliettina se lo sarebbe visto spuntare sotto il mento. Panico. Le tocco una spalla ed ancor oggi mi meraviglio dello stile molto “british” con cui reagisce: si sposta lateralmente con nonchalance senza tradire la minima emozione. Che donna!!! Dopo quasi un’ora, infreddoliti dall’immobilità tenuta per tutto il tempo facciamo segno alla guida che, forse, è il caso di andare a cena.

Cri. Altro che nonchalance! Il brivido c’è stato, eccome! Forse ero troppo esterrefatta e poi oltre che guardare e tenere indentro la pancia che altro potevo fare?

un "ghost"

un "ghost"

Gigi. La mattina del terzo giorno si ritorna a Giant clams perché possa vedere le tridacne giganti e i deliziosi cavallucci che mi ero perso; ne incontriamo diversi mimetizzati fra le alghe e i coralli o che nuotano con il loro elegante moto a testa china. Anche questa volta scorgiamo i pesci fantasma ornati che simulano perfettamente le braccia dei crinoidi, i pesci foglia e diverse cicale: due hanno un delicato color sabbia e le spatoline viola, un’altra dai colori più vivaci scava e pulisce la tana usando le tenaglie a mo’ di pale, difesa da un gobi simbionte di guardia. Colpo di teatro finale: sul fondale sabbioso tre “pegasus” ad ali dispiegate procedono in fila indiana incuranti di quegli strani esseri che fanno le bolle. Sembrano tre piccoli carri-armati “Africa Korp” che avanzano nel deserto con il bel rostro anteriore a mo’ di cannone. Rimaniamo incuriositi ad osservarli per diversi minuti. Anche questa è una “prima” assoluta per tutti noi.

Cri. Scendiamo lungo una cima ad Alma Jane wreck a 31 metri. Il relitto, una piccola nave mercantile lunga 30 m, compare già a metà discesa, nell’evanescenza del plancton. Pur con il castello e lo scafo ben conservati, presenta delle ampie aperture. Le strutture di ferro sono coperte da ciuffi bianchi di coralli morbidi, crinoidi, alghe di svariati colori che alla luce danno dei bei contrasti cromatici. A prua, sotto lo scafo stazionano degli enormi rabbit fish, mentre lungo un montante obliquo sono disposti in una fila ordinata dei pesci pipistrello. Luca ci guida all’interno attraverso dei larghi passaggi nella tolda da uno dei quali si affaccia una murena anche lei di casa.

 


 

una piccola murena si sporge dalla sua tana

una piccola murena si sporge dalla sua tana

Svaghi serali




Cri. La sera, per recuperare l’energia esaurita dal ritmo frenetico delle immersioni, io ed Elsio, non possiamo proprio fare a meno di godere di un ritemprante massaggio. Nei pochi giorni disponibili riusciamo a provarne solo alcuni tipi dei molti proposti. Sdraiati nelle due accoglienti salette di fronte alla piscina, avvolti dalla soffice penombra e da una profusione di profumi delicati, ci lasciamo sfiorare e frizionare abilmente la schiena con il viso inserito in un foro del lettino al di sotto del quale è posta una ciotola piena di fiori colorati. Delizie ed incanti dell’oriente!

Gigi. Il consueto ritrovo per la cena è una goduria per gli occhi e per la pancia. Apprezziamo la forma e la sostanza: eleganza nell’apparecchiatura, squisita gentilezza del servizio ed ottimi piatti che oserei definire “fusion”. Lo chef, infatti, è un belga che vive laggiù da tempo e sa unire sapientemente oriente ed occidente. L’animazione serale è affidata… ad un gruppo di ospiti russi! Già a tavola si erano distinti nelle libagioni che continuano imperterrite nel dopo cena quando ci si trasferisce tutti al ” 50 BAR”, in riva al mare. Troneggia sul bancone un distributore di Jagermeister ghiacciato alla spina che dispensa il noto amaro in provette alte e strette. Si unisce alla compagnia Richard, il manager del resort, ed anche lo chef. Birra, whisky e whiskey (mi prendo una tirata d’orecchie per aver ordinato un Jameson chiamandolo scotch!), vodka e soprattutto Jager scorrono a fiumi. Siamo incalzati a seguire i loro ritmi e ne esco malconcio. Cri, Walter ed Elsio sono praticamente astemi e non mi aiutano certo a tenere alto il Tricolore con le 4 Repubbliche Marinare, quello che, ovviamente, amo di più.

 


 

l'area dei massaggi

l'area dei massaggi

Cri.

Per chi avesse ancora un po’ di ATP da bruciare la serata può proseguire nel villaggetto attiguo, contraddistinto da stretti vicoli tortuosi su cui si aprono negozi di souvenirs, baretti ed almeno quattro discoteche. Non sono esattamente quelle a cui siamo abituati: di solito a ballare ci si va in compagnia; qui la compagnia, almeno per i maschi, la trovi già dentro che attende… in modo non del tutto disinteressato. Vi sono anche sale biliardo e Luca si dimostra non meno abile con la stecca che con pinne e maschera.


 Una bufala di nome Cristina

Gigi. Il pomeriggio del penultimo giorno è dedicato ad una escursione nei dintorni da compiere in Jeepney, i caratteristici, coloratissimi veicoli adibiti al trasporto di persone e di cose, autentico simbolo delle Filippine. Siamo noi quattro più “Luca custode”. La giornata è bellissima e calda. Usciti da Sabang si imbocca la strada panoramica che si snoda a mezza costa aprendosi il varco in mezzo ad una vegetazione rigogliosa. Ci fermiamo una prima volta su un “belvedere”. Dall’alto si scorgono bianche spiagge isolate raggiungibili unicamente in barca: il verde intenso della foresta contrasta con il blu turchese del mare, lo sguardo spazia lontano fino alle prospicienti isole ed isolette dello stretto. Il secondo stop è dedicato alle Tamaraw Falls, splendide cascate che formano diversi salti e pozze lungo il cammino dove la gente trova refrigerio dalla calura: “tamaraw” è il nome indigeno del “bubalus mindorensis”, piccolo bufalo autoctono ormai quasi estinto, mentre “carabao” è il bufalo comune. Poco dopo aver oltrepassato distese di campi di riso si prosegue a piedi.

 


 

... di guardia al "diverscafè"

... di guardia al "diverscafè"

Cri.

Attraversiamo il Tukuran river su un lunghissimo ponte pedonale sospeso, molto arrugginito e con il fondo sforacchiato. Anche se non è altissimo devo confrontarmi con il mio rapporto di terrore-attrazione per il vuoto che mi sforzo ogni volta, inutilmente, di superare. Gigi si fa aspettare perché, nel frattempo, si è calato sulla sponda per fotografare una ragazza che lava i panni in un’ansa del fiume; accanto a lei c’è un bufalo che se ne sta tranquillamente immerso con l’occhio a mezz’asta. Tutti si chiedono a cosa sia realmente interessato: all’animale o alla femmina? Io lo so ma non lo dico. Entriamo nel poverissimo villaggio Mangyan, un’etnia locale. Le capanne più vecchie, di paglia e bambù intrecciato, a palafitta, sono soltanto dei rifugi vuoti, per dormire o per la pioggia. La vita si svolge tutta fuori. C’è una zona di casette più nuove colorate in cui risiedono sicuramente i meno indigenti. La gente per strada, sorridente e cordiale come sempre, è indaffarata a legare dei tronchi di bambù per allestire delle strutture per una festa. I bambini saltellano ovunque e si assembrano a gruppi mettendosi in posa per farsi fotograre.


le Tamaraw falls

le Tamaraw falls

Gigi. Fuori dal villaggio ci attende un carretto al cui giogo è attaccato proprio un tamaraw (così viene prospettato). Veniamo invitati a salire tutti quanti: noi cinque più il “driver” ed una donna che porta le provviste per la merenda. Tentiamo invano di far capire che qualcuno di noi potrebbe tranquillamente andare a piedi: sette persone per quella povera bestia ci sembrano troppe. Sono irremovibili. “Avete pagato per fare la gita… dovete stare sul carro!” Si parte ballonzolando sullo sterrato. In un tratto più impervio ci viene concesso di scendere per dar modo al carretto di superare l’ostacolo. Domandiamo notizie sulla vita che conduce il nostro bufalino. “È femmina. Troppo giovane per lavorare nei campi. Ha cinque anni. Solo trasporto turisti”. Se sette persone sono meglio che lavorare nei campi… chissà che fatica fanno ad arare immerse nel fango! “Ma come si chiama?” domando io. “No name” è la risposta. “Allora la chiamiamo Cristina” propongo. “ Yes,yes” tutta la diligenza ridacchia approvando. Detto fatto il driver incita subito il mansueto bovino con quel nome a me tanto caro… (modica vendetta per essere calunniato come maniaco sessuale)

Cri. Non mi offendo: da una vita mi chiama bufala a causa della cronica sinusite, che, talvolta, mi fa soffiare dalle narici come se fossi, appunto, un bufalo infuriato. Lei poi è tenerona e, fra l’altro, secondo l’oroscopo cinese, io e Gigi siamo nati entrambi sotto quel segno.

Gigi. Arriviamo finalmente alle rapide che formano piscine balneabili nel fiume. Lo chiamano “Hidden Paradise” e non fa una grinza. Facciamo il bagno fra spruzzi e lazzi. Un po’ di free climbing sulle rocce lisce e bagnate, scivolo e mi “insacco” un dito, niente di grave. Una carovana di donne del villaggio, che ci aveva seguito silenziosamente nella scampagnata, dispone prodotti dell’artigianato locale nel greto del fiume. Tutti siamo ben disposti all’acquisto di un souvenir grazie alla simpatica, bucolica gita e alla dolcezza e cordialità delle venditrici.

 


 

Cristina ha trovato una... omonima...

Cristina ha trovato una... omonima...

Cri.

Nonostante la pressante scansione delle attività nei pochi giorni a disposizione, la ricchezza e la peculiarità dell’ambiente marino e la tranquillità con cui venivano compiute le immersioni hanno ampiamente compensato la fatica. Mai prima di allora ci era capitato di apprezzare una così accurata attenzione alla sicurezza e ad ogni minimo particolare. Dal briefing iniziale al ritorno a terra, tutto è nel segno della professionalità e dell’eccellenza e in più… ci sono la supervisione e i coccolamenti di Luca che segue specificamente gli italiani ed i latini in genere. Ma non c’è tempo per farsi prendere dai sentimentalismi, domani si parte per Manila e Dumaguete-Dauin: chissà quali altre meraviglie ci attendono.



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