Hanno collaborato:
Dottoressa Mazzoldi Carlotta
Dottoressa Chimento Nicole
Dottor Pizzolon Matteo
Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato.
Ma non solo.
Un corpo, immerso in un liquido, in qualsiasi mare del mondo, trasforma l’utilità per la quale è stato creato in un occasionale supporto alla vita marina.
Ne sono un esempio le costruzioni dell’esperimento di vita sottomarina Precontinente Secondo, risalenti al 1964. Una volta abbandonate dall’equipe di Cousteau vennero colonizzate da spugne e coralli. La gabbia anti squalo, un tempo rifugio per gli uomini, ora ospita i pesci ed è un solido appoggio per gli alcionari.
Lo stesso accade nei relitti di navi affondate, divenuti veri e proprio reef artificiali. La loro originaria funzione è cessata con il naufragio, donando così l’ennesima occasione al mare per esercitare la sua straordinaria forza invasiva.
Gli spazi chiusi si trasformano rapidamente in rifugio per i pesci e così la nave può vivere ancora.
Questa colonizzazione avviene in tutti i mari del mondo ed anche nel mare Adriatico.

la foto aerea evidenzia la presenza dei bassi fondali e dei banchi di sabbia che contornano gli accessi alla laguna veneta
I relitti delle navi Evdokia Seconda al largo di Chioggia e Villach di fronte al litorale di Jesolo ne sono l’ennesimo esempio.
Quindi anche nei sedimentosi e prevalentemente piatti fondali dell’alto Adriatico, con la posa di un qualunque substrato artificiale, avviene un rapidissimo processo di colonizzazione che non risparmia nessun oggetto sia esso appoggiato sul fondo o in prossimità della superficie.
Anche le numerose dighe, allineate lungo i lidi turistici, o quelle più imponenti poste all’ingresso dei porti sottostanno al fenomeno.
Approfittando della recente posa di una di queste costruzioni decidiamo di fare delle osservazioni sugli effetti che conseguono al posizionamento di un nuovo substrato.
La laguna di Venezia, collegata col il mare aperto attraverso le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, è soggetta a forti escursioni di marea. Il progetto MO.S.E., Modulo Sperimentale Elettromeccanico, si pone l’obiettivo di difendere la laguna e le città di Venezia e Chioggia dagli allagamenti. L’opera prevede delle paratoie mobili che attraversino ogni bocca di porto da una parte all’altra. Queste si innalzeranno al presentarsi di casi eccezionali di alta marea fino ad emergere, isolando così la laguna dal mare, per poi scendere nuovamente sul fondo al cessare dell’alta marea. Inoltre, apposite dighe, cosiddette lunate, avranno lo scopo di ridurre gli effetti della corrente di marea e del moto ondoso. Queste strutture di sassi e cemento costituiscono delle nuove scogliere artificiali.
Un articolo apparso sul Corriere della Sera, titolato “Mose, le scogliere come ai Caraibi”, ha catturato la nostra attenzione incuriosendoci.
Ma davvero un ammasso di sassi e calcestruzzo può essersi trasformato in un pezzo di Carabi in alto Adriatico?
La nuova lunata veramente pullula di vita ospitando alghe rigogliose, spugne, stelle marine, meduse giganti, anemoni di mare, e pesci di ogni tipo?
Decidiamo di verificare quanto descritto raggiungendo la bellissima città lagunare di Chioggia avvalendoci del prezioso supporto dei ricercatori del dipartimento di biologia marina dell’università di Padova presso la sede della stazione idrobiologica.
Situata sull’isola di San Domenico dal 1940 la stazione è costituita da un edificio adibito a foresteria e da un altro più grande adibito a laboratori, riunioni e stanze acquari dove vengono condotte le numerose osservazioni su specie mantenute temporaneamente in cattività.
Per le attività esterne la struttura è dotata di un’imbarcazione con la quale vengono effettuate frequenti uscite in laguna e in mare. Il mezzo, così come le attrezzature per le immersioni, è indispensabile in quanto parte degli studi si svolgono direttamente sul campo, oltre ad osservazioni ed esperimenti condotti in acquario.
Le ricerche, che vengono condotte avvalendosi delle strutture della stazione idrobiologica, hanno come specie di studio pesci, molluschi, crostacei, ascidiacei ed alghe, considerando i diversi aspetti della biologia ed ecologia delle specie, sia lagunari che marine.
I ricercatori conducono l’intero ciclo delle ricerche catturando personalmente quanto necessario nelle zone di mare o di laguna antistanti Chioggia. Ogni soggetto prelevato viene osservato nelle varie fasi previste dal progetto della ricerca e mantenuto nel miglior modo possibile fino alla liberazione nel suo ambiente naturale.
La nuova lunata, recentemente posizionata di fronte alle bocche di Porto di Chioggia si presenta come un’ottima occasione per verificare le ottimistiche informazioni lette sul Corriere della Sera.

il "pezzo" delcorriere dove si parla in termini ottimistici del contributo positivo che i lavori per il MOSE hanno offerto all'ecosistema
Dopo un’attenta programmazione stabilita con i ricercatori della stazione idrobiologica, tenendo conto dei flussi di marea che in questa zona possono essere molto intensi, ci imbarchiamo e iniziamo una breve navigazione che ci porterà sul punto di immersione.
Uscendo dalla zona portuale della città sulla sinistra vediamo in lontananza la diga di Cà Roman e più vicina, sul lato destro la diga di Sottomarina, caratterizzata dalla presenza di alcune piccole costruzioni a sostegno di bilance usate per la pesca. Durante la navigazione stabiliamo di immergerci nella parte più esterna della lunata, dove dovremmo trovare le migliori condizioni di visibilità. Superata l’estremità della diga di Sottomarina raggiungiamo la lunata poco più al largo. La struttura misura circa cinquecento metri ed è posizionata in modo da proteggere l’imboccatura del porto.
La posa di un nuovo substrato duro in un ambiente dal fondale quasi esclusivamente sabbioso-fangoso, come l’Adriatico Nord-Occidentale, crea naturalmente nuovi habitat per specie che qui trovano i loro ambienti ottimali.
Le fasi della colonizzazione di un nuovo substrato sono diverse. Si passa da una prima colonizzazione da parte di specie dette pioniere, all’arrivo mano a mano di altre specie sino ad arrivare ad una situazione di maggiore stabilità. Questo processo, in ambienti temperati quali appunto il Nord Adriatico, richiede diversi anni.
I ricercatori della stazione idrobiologia, come riferisce la dottoressa Mazzoldi, hanno studiato per due anni, 2005 e 2006, la colonizzazione della nuova lunata da parte dei pesci. [la lunata è stata costruita fra il 2003 e il 2006].
I pesci di substrato duro possono essere strettamente legati al substrato e stanziali, di solito con scarse capacità di nuoto, oppure specie che attraversano facilmente tratti sabbiosi per spostarsi da un ambiente roccioso ad un altro.
Al primo gruppo appartengono specie quali le bavose, i ghiozzi, ma anche i tordi, che, pur essendo migliori nuotatori, di solito non compiono grandi spostamenti. Al secondo gruppo appartengono specie quali i saraghi, le boghe, le occhiate, i branzini.
Questi due tipi di specie possono colonizzare un nuovo ambiente con modalità diverse. Saraghi, boghe, e specie più mobili possono semplicemente spostarsi fra un substrato roccioso e l’altro. Nel caso della lunata, quindi, possono spostarsi facilmente fra le dighe, le dighette di Pellestrina e gli altri substrato duri pre-esistenti, e appunto il nuovo ambiente.
Per le specie più sedentarie, invece, la colonizzazione di solito implica il loro arrivo come larve. Nella maggior parte dei pesci, infatti, dalle uova schiudono delle larve trasparenti che passano un periodo più o meno lungo in mare aperto, trasportate dalle correnti. Questa fase pelagica consente loro la colonizzazione anche di nuovi ambienti.
Le 42 specie di pesci che, sino ad ottobre 2006, avevano colonizzato la lunata sono quasi tutte specie già presenti nelle vicine dighe di Ca’ Roman e Sottomarina. Da un anno all’altro non abbiamo osservato variazioni nel numero di individui delle specie più mobili, mentre si è osservato un netto aumento delle specie più sedentarie, indicazione dell’arrivo di nuove larve. Il processo di colonizzazione nel 2006 non era ancora completo.
I due lati della lunata presentano differenze nella fauna ittica, con il lato verso terra meno ricco di specie, principalmente abitato da ghiozzi neri, che prediligono gli ambienti sabbioso-fangosi misti a sassi presenti appunto nel lato interno. Nel lato verso mare, invece, sono maggiormente presenti le bavose, in particolare la bavosa pavone, la bavosa mediterranea e la bavosa cornuta, ma anche i saraghi, le occhiate e le salpe. Occasionalmente si possono incontrare anche orate, branzini e, nei buchi fra i massi, corvine e gronghi.
Le bavose e i ghiozzi utilizzano questo ambiente anche per riprodursi. Le bavose utilizzano come nidi conchiglie vuote di ostriche, di mitili o buchi nei massi, mentre i ghiozzi cavità al di sotto dei sassi. In entrambi i casi sono i maschi ad occuparsi delle uova deposte dalle fine, fino alla schiusa delle larve
Uscendo dagli angusti spazi la copertura delle alghe è quasi totale sulle superfici rocciose soleggiate. La loro presenza è fondamentale per l’ossigenazione delle acque, al pari di alberi e piante terrestri. Inoltre costituiscono la base della catena alimentare dell’ambiente acquatico. Le alghe sono diffusissime e molto varie, basti pensare che solo del genere Ulva ne sono state identificate più di 100 specie in tutto il mediterraneo.
L’Ulva è un’alga molto presente in questa zona, sopratutto durante la stagione primaverile durante la quale avviene la fioritura. Numerose forme di vita si insediano sulle verdi foglie lamellari cercando nutrimento o più semplicemente un momentaneo supporto.
Constatata la forte colonizzazione sulla lunata cosa può essere variato nelle vicine dighe di Sottomarina e Cà Roman?
La diga di Sottomarina ha subito una diminuzione della profondità molto consistente ed è presente una forte concentrazione di sedimentazione. La minore trasparenza dell’acqua ha favorito l’insediamento di moltissimi anemoni, fin dai primi metri. La diga di Cà Roman non sembra invece essere stata influenzata dalla presenza della nuova diga.
Come abbiamo constatato la lunata è stata velocemente resa parte integrante dell’ambiente tipico delle dighe, con il raggiungimento di un equilibrio che comunque si modificherà nel tempo.
Dopo l’iniziale insediamento delle specie pioniere, molto rapidamente sono giunte in massa tutte le forme di vita presenti anche nelle due dighe dell’imboccatura del porto. Questo è avvenuto per quanto riguarda i pesci, ma anche per molte specie di crostacei, anemoni e molluschi, in particolare bellissimi nudibranchi dalle sgargianti livree.
L’aumento di ricchezza e diversità conseguenti all’inserimento del nuovo substrato solido ha coinvolto probabilmente anche le zone sabbiose limitrofe alla lunata, in particolare il lato verso il mare aperto, creando zone di transizione fra i due ambienti. Allontanandosi dalla scogliera artificiale e applicando un’attenta paziente osservazione del fondale apparentemente insignificante, è possibile osservare molti soggetti tipici di questo ambiente.
In definitiva: Mose, scogliere come ai Carabi?
Dipende dai punti di vista, ed è comunque presto per dirlo. Il prevedibile, temporaneo aumento di ricchezza e diversità è una caratteristica frequente dopo l’inserimento di un nuovo substrato.

un branco di salpe. Pur senza i colori sgargianti dei mari tropicali gli aspetti biologici e paesaggistici di questi ambienti non sono affatto da sottovalutare
L’occasione non è comunque da perdere: bastano maschera e pinne unite ad un po’ di curiosità per esplorare un mare che viene spesso erroneamente sottovalutato.
Dalla superficie fino al basso fondale sabbioso, passando tra le rocce delle dighe, in ogni punto è possibile individuare soggetti bellissimi.
E’ immaginabile che terminati i lavori e dopo un periodo di assestamento privo di disturbo tutto l’ambiente raggiungerà uno stabile equilibrio che rispecchierà le caratteristiche tipiche di queste acque precedentemente la posa della lunata. E’ più difficile prevedere gli effetti sulle batimetriche in prossimità delle dighe, in particolare quella di Sottomarina, la più influenzata dalla lunata, dove in due anni la profondità è diminuita consistentemente. Relativamente all’efficacia del MO.S.E i pareri sono discordi. Studi e sperimentazioni condotti prima dell’inizio dei lavori sostengono la bontà del progetto, mentre gli ambientalisti sono scettici sull’efficacia e pessimisti sull’impatto ambientale che ne potrebbe conseguire.
Adriatico come il mare dei Carabi?
Ma no! Questo piccolo mare è bello così com’è e non ha bisogno di paragoni altisonanti per far emergere la sua grande bellezza, con o senza MO.S.E.































































Anche noi subacquei abbiamo una storia, anche se, nella moderna accezione della nostra attività, breve, nei sessant’anni trascorsi dai primi “turisti” sub. Italiani. E questo è il “nostro” Museo, quello dove possiamo riscoprire, con orgoglio, che, in fondo, la subacquea moderna è nata in Italia.








