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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

DAUIN-DUMAGUETE-ISOLA DI NEGROS GRUPPO VISAYAS MAGGIO 2009

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati


l'Airbus della Cebu Pacific Airlines

foto di Luca Borello, Walter Scotti, Elsio Balestrino e Luigi Del Corona

Gigi. Dopo aver trascorso la prima parte del viaggio nelle Filippine a Puerto Galera-Sabang all’estremo Nord dell’isola di Mindoro si fa rotta verso Sud per raggiungere la località di Dauin, situata a pochi chilometri dalla graziosa cittadina di Dumaguete nella vulcanica isola di Negros. Oltre a noi due il gruppo è composto dagli amici Walter ed Elsio, nonché da Luca, l’istruttore sub che ci scorta anche in questa trasferta. La struttura dove alloggiamo, l’“Atlantis Resort“, dispone di due sedi, per l’appunto a Puerto Galera ed a Dumaguete, offerte in un unico pacchetto. Per Cri ed il sottoscritto è un “ritorno” in questi luoghi già visitati nel 2003. I sentimenti sono contrastanti: la gioia di rivedere località dove eravamo stati benissimo ma contemporaneamente il timore che qualcosa sia cambiato, ovviamente, in peggio.

Arrivo

Cri. Il colorato Airbus 320 della Cebu Pacific Airlines, proveniente dalla capitale, sorvola la costa occidentale di Negros e, superata la punta a Sud, compie un’ampia virata per allinearsi alla pista ed atterrare dolcemente. Palme e giganteschi alberi delimitano il piccolo aeroporto di Dumaguete che si affaccia proprio sul mare.

Gigi. Mettiamo il naso fuori dall’aereo accolti da un benaugurante caldo sole: gran bella differenza dalla pioggia che ci aveva dato il benvenuto a Manila. Il tempo atmosferico nelle Filippine ci ha sempre un po’ condizionati. Se dovessi dare un consiglio ai lettori direi che Marzo ed Aprile sono sicuramente i mesi migliori per venire quaggiù. Nelle Visayas ( Cebu-Bohol-Negros-Siquijor) si può tentare anche di venire in estate.

Cri. Ci attende lo sfavillante jeepney giallo facente funzione di minivan per l’albergo. Si passa per il centro della cittadina brulicante di tricicli a motore e di botteghe che mancano completamente della parete anteriore. Pochi minuti di tragitto e siamo arrivati.

 

il minibus dell'albergo: un "jeepney" giallo

Dauin Atlantis Resort

Gigi. Dal parcheggio si diparte un viottolo che, snodandosi fra le diverse costruzioni distribuite in un giardino lussureggiante, fiancheggia una deliziosa piscina: il suo azzurro turchese crea dei bei contrasti con il verde denso delle palme e delle piante ornamentali fiorite che la circondano. Di fianco sorge la raffinata zona Spa. Più verso il mare troviamo la reception, il diving ed il bar ristorante con una terrazza che si affaccia sulla spiaggia dal colore ambrato. Ci viene presentato l’intero staff diretto da una ragazza tedesca con l’ottima l’organizzazione che ne consegue. Di primo acchito, e ne avremo conferma, anche questo resort Atlantis è decisamente dedicato ai subacquei;  tra le “chicche” vi è la sala riservata alle foto/videocamere. Gli altri ospiti sono quasi tutti americani o inglesi. Il servizio bar-ristorante si rivelerà squisito: una vera e propria oasi di pace e tranquillità e… niente discoteche nei dintorni!

Cri. Tra i personaggi del resort non possiamo dimenticare tre bellissimi cani, tutte femmine, che allieteranno con la loro vivacità le nostre, purtroppo ridotte, pause tra un’immersione e l’altra. Dalla più giovane alla più adulta troviamo una cucciolotta di dalmata, una meticcia di spinone ed una golden retriver rapata a zero per meglio affrontare il caldo clima tropicale. Curiosamente la meticcia, in perenne inzigamento con la dalmata, è l’esatta fotocopia di Bimba, una cagnetta appartenente a nostri amici, che abbiamo avuto in affido per 40 giorni poco prima di partire.

 

 

un angolo del delizioso resort con la piscina

Ritorno ad Apo Island



Gigi. Avendo a disposizione solamente tre giorni e mezzo per scandagliare la zona, ci viene proposta subito la gita ad Apo Island, una deliziosa, minuscola, basaltica isoletta che si erge di fronte a poche miglia dalla costa di Negros. È il luogo che abbiamo amato di più nel primo viaggio del 2003 e che in assoluto ci è rimasto nel cuore. Ci eravamo arrivati casualmente e, come spesso capita, la scoperta inattesa di qualcosa di bello te la fa apprezzare ancora di più. Spiaggette incastonate tra le rocce, magnifici coralli ed il “santuario marino” con la “clown fish town” ovvero la città dei pesci pagliaccio: una distesa di anemoni pullulanti dei simpatici pesciolini striati grande come un campo da tennis. Un posto adattissimo anche per fare soltanto snorkeling.

Cri.  I fondali a Chapel e a Mamsa point riappaiono come nel ricordo: smisurate estensioni di alcionari, giganteschi coralli a tavola, spugne ed alghe multicolori testimoniano l’ottimo stato di salute del mare in questo parco naturale. Ci accoglie un bel granchio orangutang chiaro su un anemone a bolle, una murena dal musetto bianco (snowflate) e, in una caverna, delle murene dal nastro blu. Un’altra se ne sta attorcigliata dentro un enorme corallo morbido.

una curiosa, coloratissima Blue Ribbon

Nelle nicchie, nelle cavità, negli anfratti scorgiamo mimetici pesci scorpione, un pesce pagliaccio rosso pomodoro con bande nere sul suo bell’anemone di uguale tonalità, un nudibranco scuro con righe sottili bianche e ciuffetti rossi, due gobi pinna a vela, serpenti a righe. Numerose tartarughe ci nuotano intorno o si riposano incastonate fra i coralli in compagnia delle inseparabili remore perfettamente parallele fra loro e ai disegni del carapace. Luca mi immortala con uno scatto souvenir in cui lascio il mio solito buddy a favore di una placida testuggine. Poi ancora cetrioli di mare bianchi maculati di beige, gamberi dei coralli a frusta, jack fish ed un enorme pesce istrice.

Gigi. Non scendiamo oltre i 21 metri rimanendo a librarci nelle calde e limpide acque per più di un’ora  trasportati da una leggera e piacevole corrente. Per il pranzo gettiamo l’ancora ed una cima in spiaggia ormeggiando la “banka” poco distante dal piccolo albergo che ci aveva ospitato sei anni prima. Faccio un salto a terra per chiedere notizie di gente conosciuta allora. Rebbeca, che avevamo lasciato adolescente con il suo sogno di continuare gli studi nonostante la povertà della famiglia, si è nel frattempo sposata ed è già mamma. Nel pomeriggio ci dedichiamo ad una snorkellata di gruppo: una volta tanto Walter ha un po’ di compagnia.

Notturna al Pier

Cri. Verso le 18 ci presentiamo, come stabilito, al briefing per la notturna e scopriamo che la nostra compagna di immersione, un’inglese un po’ attempata, se ne sta beata e ridacchiante in tenuta da spiaggia a guardare una proiezione, del tutto incurante di quei quattro italiani in muta che se stanno a braccia conserte ad aspettarla. Una volta che si è decisa a prepararsi si mette a fare i capricci sulla scelta del luogo in cui immergersi.

Gigi. “The Pier” altro non sono che alcuni moli di cemento sostenuti da lunghi piloni dove attraccano navi mercantili per svuotare le stive piene di noci di cocco successivamente lavorate nello stabilimento che si erge di fronte. La carampana inglese, che pareva sortire bella fresca da un romanzo di Agatha Christie, pretendeva di tuffarsi in un certo punto mentre Luca ne consigliava un altro. Calzava una muta con tanto di cappuccio, guanti e calzari neri. Era talmente improbabile che riusciva ad essermi persino simpatica. Non appena in acqua ci lasciò di stucco estraendo un’utilissima lente di ingrandimento ed esibendo contemporaneamente una eccellente stabilità di assetto. My best compliments madame!

 

 

i piloni del molo: la ricchezza di questo mare è anche sotto l'attracco delle navi...

Cri. Ci immergiamo, un po’ eccitati, armati delle nostre pilette: le notturne hanno sempre un fascino incredibile ma c’è una particolare attesa rispetto a questo sito perché Luca ce l’ha decantato particolarmente e… devo dire che la sua bellezza è stata per noi superiore alle aspettative! Nel percorso per raggiungere  i piloni del molo, sul fondo sabbioso, si staglia una bella seppia trasparente con macule blu iridescente, e un piccolo pesce pietra che salta. All’interno di un copertone, in cui sono infrattati numerosi gamberetti, un juvenile sweetlips nuota sinuosamente imitando, nel suo perfetto mimetismo difensivo, un verme velenoso. Arrivati al molo principale rischiamo di perdere l’erogatore per lo stupore: i pilastri sono densamente ricoperti di alghe, ascidie, crinoidi, gorgonie, alcionari in una fantasmagoria di colori e fra di essi si annidano gamberetti, granchi, cavallucci, nudibranchi, incredibili pesci scorpione dalle tinte accese. Ci muoviamo fra le strutture ravvicinate assolutamente rapiti dall’incanto ed è forse inevitabile distrarsi al punto da tralasciare tutto il resto. Succede così che Gigi si dimentica completamente di me! Sto lì a guardare per un po’, poi spengo la pila per gustarmi la sua faccia preoccupata quando una volta tornato in sé mi cercherà e non mi vedrà, ma dopo alcuni minuti mi rassegno… i pesci, o le pesce, sigh, sono più importanti di me e della regola principale del buon subacqueo di non perdere mai di vista il proprio buddy!





Gigi. Ero troppo affascinato da “Arsenico e vecchi merletti” che pinneggiava lentamente, rasente al fondo spulciando con la lente un granello di sabbia alla volta, sempre perfettamente bilanciata, quando non lontano da lei venne avvistato un cavalluccio marino su un  fondale di una decina di metri. In un attimo tutto il gruppo converge sul bersaglio con il risultato di sollevare una bella nuvola di sedimenti e di farci di conseguenza maledire nella lingua resa immortale dal Bardo. Battute a parte, rientriamo alla base molto soddisfatti anche pensando che “abbiamo scientificamente verificato che ci si può immergere con soddisfazione fino a tarda età”.

Come ad Antibes ( Festival dell’Immagine Sottomarina)

Cri. Anche il secondo giorno effettuiamo le tre immersioni previste, a Car Wreck, Dauin Nord e ancora al Pier, rivelatesi tra le più straordinariamente ricche di bio-diversità tra quelle mai compiute. Appassionati da sempre di documentari e reportage subacquei, nonché frequentatori del famoso Festival che si svolgeva in Costa Azzurra (ora trasferito a Marsiglia), eravamo abituati a rimanere a bocca aperta osservando “sullo schermo” lo scorrere delle immagini che qualche fortunato ed abile operatore era riuscito a catturare nei più reconditi e disagiati angoli del globo.

un piccolo "frog" nella sua incredibile livrea

Gigi. In quel fortunato giorno riuscimmo ad ammirare i più strani e rari esemplari che pensavamo, appunto, fossero patrimonio riservato a pochi eletti. “Car wreck”, come dice la parola, è il sito in cui sono deposte le carcasse di due auto ed alcuni serbatoi aperti su un fondale di sabbia ed alghe e dove, tutt’intorno, pullula un universo di biodiversità: seppie a banda larga, pesci fantasma ornati di aculei, pesci vespa cacatua, pesci ago arancio striati, pesci fantasma “robusti” , topi marini (vermi policheti pelosi), granchi scatola, il pesce piatto (fleunder), tante “garden eel” che fanno capolino dalla sabbia, il gambero boxer striato, pesci pagliaccio con le uova da cui spuntano gli occhiettini  ed il fantastico, incredibile, superlativo “fingered dragonet”, curioso pesce strisciante con le ali e due creste sul dorso come fossero randa e fiocco ed enormi piume raggiate sulla coda. Neanche il tempo di riprenderci dallo stupore che ci spostiamo a “Dauin Nord”. Fra gli anemoni giganteschi e le impensabili estensioni di coralli ammiriamo, fra gli altri, il verde, mimetico granchio halimeda, il granchio ragno, un minuscolo giallo pesce rana, la galatea della spugna violetta (pink squat lobster), il barracuda coda gialla, un pesce scorpione foglia, un grossissimo lion fish nero ed il granchio porcellana.  Ma la cosa sorprendente è che “esternamente” questi siti d’immersione non suscitano particolari aspettative trovandosi i primi due a pochi metri da una comunissima spiaggia ed il terzo, come già descritto, sotto un per niente romantico molo di cemento.

Cri. Nel pomeriggio torniamo al “Pier “. Anche con la luce diurna regna una certa penombra che rende più evanescenti gli spettacolari ventagli delle gorgonie e le morbide arborescenze degli alcionari di tutte le tonalità del rosa e dell’arancio fra cui fanno capolino pesci istrice, nudibranchi neri e rossi e bianco-grigi, diverse varietà di pesci pipistrello, lion fish, cavallucci. Ai piedi dei piloni Luca scorge una seppia flamboyant. All’inizio ha un colore marroncino uniforme che la camuffa con il fondo poi quando le appoggia di fianco una mano mette in atto il suo mimetismo: compaiono le vivaci strisce in scorrimento e le estroflessioni del dorso mentre il “tentacolo-lingua” fuoriesce rapido e lunghissimo per accalappiare le minuscole prede.


forme e colori tropicali nella livrea della seppia “flamboyant”

Gigi.  Era il momento che attendevo da anni dopo aver visto per la prima volta in un documentario questo straordinario mollusco “fiammeggiante”. Lo avevo inserito in quell’elenco di cose mai viste e che speravo tanto di colmare. Immaginate l’emozione, quindi, di poterlo osservare comodamente, ad un metro di distanza, per almeno 10 minuti. A malincuore ce ne stacchiamo per risalire quando incrociamo una famigliola di tre pesci scorpione diavolo a passeggio sul fondo a non più di tre metri di profondità che, illuminati dai faretti, esibiscono la loro livrea rosso sgargiante. Anche qui ci fermiamo rapiti da questo inverosimile esempio di adattamento evolutivo in cui le pinne ventrali si sono trasformate in zampe a tutti gli effetti.

Arrivederci Negros

Cri. L’ultima immersione è al Marine Sanctuary di “Masaplod”. Ci accoglie un pesce scorpione neonato giallo talmente piccolo che, nonostante tutti gli indici puntati, non riesco inizialmente a mettere a fuoco, poi dei pesci fantasma ornati, neri con le punte sfumate in giallo, che con le loro diramazioni si confondono su crinoidi dall’aspetto del tutto identico. Alcuni pesci pagliaccio beige con la bandina bianca guizzano su un bell’anemone dello stesso colore che ha le estremità blu chiaro e, accanto, su un corallo morbido a campanula sfrangiata con i profili bianchi si mimetizza un pesce lima raggiato. Un jawfish salta da una buca all’altra: entra dal davanti e si rigira in un batter d’occhio mostrando il musetto con gli occhi obliqui da diavolo giallo-arancio. Su un fungide (mushroom coral) sono adagiati dei gamberi fantasma.

Cristina e la tartaruga...

Alla fine dell’immersione ci dirigiamo verso un reef artificiale formato da un’architettura di copertoni: non dà un’impressione sgradevole anzi sembra che la vita sottomarina bentonica si amalgami tranquillamente con questi manufatti umani. Una remora si attacca alla bombola della nostra guida, perfettamente allineata, e si fa trasportare a lungo. L’ultima immagine prima di risalire è quella di una gigantesca bellissima madrepora rosa da cui esce una nube di pesci gatto striati mentre, sopra di essa, un gruppo di pesci rasoio nuotano in orizzontale e poi, in un guizzo impercettibile, con perfetta sincronicità, si orientano verticalmente.

Gigi. Terminiamo questa tappa del viaggio senza aver, sfortunatamente, avuto il tempo di visitare l’interno, ma d’altronde l’unicità delle immersioni non permetteva ulteriori distrazioni. Ci dobbiamo accontentare, per accomiatarci da Negros, di una rapida visita al mercato di Dumaguete con il suo caleidoscopio di suoni e colori. Fuori dalla Cattedrale assistiamo alla benedizione di un taxi e non ci è chiaro se venga fatta per proteggere il mezzo, piuttosto vecchiotto, o l’autista. Rientrati in albergo, mentre passeggiamo sul bagnasciuga fotografando i/le bagnanti locali, la nostra attenzione è attirata da un contadino che conduce due mucche a fare toeletta in mare. I mansueti ruminanti dimostrano notevole scioltezza e dimestichezza nell’arte natatoria. Ci congediamo con dispiacere e malinconia da Luca che non ci seguirà nel rientro a Manila.


PUERTO GALERA E DUMAGUETE: BIODIVERSITÀ A CINQUE STELLE (seconda parte)

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati


un pesce mandarino

una coppia di pesci mandarino

Mandarini “a la carte”



Gigi. Una delle specialità più ghiotte offerte dal menù di Atlantis è la “Notturna al Mandarino”, non un sonata di Luwdwig Van bensì un’immersione crepuscolare alla ricerca del piccolo, timido, iridescente, raro pesciolino che si infratta tra lo sfasciume dei coralli morti, quasi davanti al resort. La finezza delle nostre guide raggiunge l’apice quando ci consegnano, prima del via, delle torce opportunamente schermate di rosso per non infastidire le creaturine. Non altrettanto vedremo comportarsi altri diving che pattuglieranno la zona con fari alogeni degni di una contraerea. Oltre a noi questa volta c’è un americano con un’apparecchiatura fotografica stile NASA. Ci disponiamo in cerchio a pancia in giù a 6 m di profondità ed aspettiamo che i mandarini facciano capolino. Pian piano escono ed inizia la mitragliata di fotografie. Sul più bello mi accorgo che un serpente a strisce sta sfilando sotto il corpo di Cri nel verso piedi-testa e che di lì a qualche istante la mia coraggiosa mogliettina se lo sarebbe visto spuntare sotto il mento. Panico. Le tocco una spalla ed ancor oggi mi meraviglio dello stile molto “british” con cui reagisce: si sposta lateralmente con nonchalance senza tradire la minima emozione. Che donna!!! Dopo quasi un’ora, infreddoliti dall’immobilità tenuta per tutto il tempo facciamo segno alla guida che, forse, è il caso di andare a cena.

Cri. Altro che nonchalance! Il brivido c’è stato, eccome! Forse ero troppo esterrefatta e poi oltre che guardare e tenere indentro la pancia che altro potevo fare?

un "ghost"

un "ghost"

Gigi. La mattina del terzo giorno si ritorna a Giant clams perché possa vedere le tridacne giganti e i deliziosi cavallucci che mi ero perso; ne incontriamo diversi mimetizzati fra le alghe e i coralli o che nuotano con il loro elegante moto a testa china. Anche questa volta scorgiamo i pesci fantasma ornati che simulano perfettamente le braccia dei crinoidi, i pesci foglia e diverse cicale: due hanno un delicato color sabbia e le spatoline viola, un’altra dai colori più vivaci scava e pulisce la tana usando le tenaglie a mo’ di pale, difesa da un gobi simbionte di guardia. Colpo di teatro finale: sul fondale sabbioso tre “pegasus” ad ali dispiegate procedono in fila indiana incuranti di quegli strani esseri che fanno le bolle. Sembrano tre piccoli carri-armati “Africa Korp” che avanzano nel deserto con il bel rostro anteriore a mo’ di cannone. Rimaniamo incuriositi ad osservarli per diversi minuti. Anche questa è una “prima” assoluta per tutti noi.

Cri. Scendiamo lungo una cima ad Alma Jane wreck a 31 metri. Il relitto, una piccola nave mercantile lunga 30 m, compare già a metà discesa, nell’evanescenza del plancton. Pur con il castello e lo scafo ben conservati, presenta delle ampie aperture. Le strutture di ferro sono coperte da ciuffi bianchi di coralli morbidi, crinoidi, alghe di svariati colori che alla luce danno dei bei contrasti cromatici. A prua, sotto lo scafo stazionano degli enormi rabbit fish, mentre lungo un montante obliquo sono disposti in una fila ordinata dei pesci pipistrello. Luca ci guida all’interno attraverso dei larghi passaggi nella tolda da uno dei quali si affaccia una murena anche lei di casa.

 


 

una piccola murena si sporge dalla sua tana

una piccola murena si sporge dalla sua tana

Svaghi serali




Cri. La sera, per recuperare l’energia esaurita dal ritmo frenetico delle immersioni, io ed Elsio, non possiamo proprio fare a meno di godere di un ritemprante massaggio. Nei pochi giorni disponibili riusciamo a provarne solo alcuni tipi dei molti proposti. Sdraiati nelle due accoglienti salette di fronte alla piscina, avvolti dalla soffice penombra e da una profusione di profumi delicati, ci lasciamo sfiorare e frizionare abilmente la schiena con il viso inserito in un foro del lettino al di sotto del quale è posta una ciotola piena di fiori colorati. Delizie ed incanti dell’oriente!

Gigi. Il consueto ritrovo per la cena è una goduria per gli occhi e per la pancia. Apprezziamo la forma e la sostanza: eleganza nell’apparecchiatura, squisita gentilezza del servizio ed ottimi piatti che oserei definire “fusion”. Lo chef, infatti, è un belga che vive laggiù da tempo e sa unire sapientemente oriente ed occidente. L’animazione serale è affidata… ad un gruppo di ospiti russi! Già a tavola si erano distinti nelle libagioni che continuano imperterrite nel dopo cena quando ci si trasferisce tutti al ” 50 BAR”, in riva al mare. Troneggia sul bancone un distributore di Jagermeister ghiacciato alla spina che dispensa il noto amaro in provette alte e strette. Si unisce alla compagnia Richard, il manager del resort, ed anche lo chef. Birra, whisky e whiskey (mi prendo una tirata d’orecchie per aver ordinato un Jameson chiamandolo scotch!), vodka e soprattutto Jager scorrono a fiumi. Siamo incalzati a seguire i loro ritmi e ne esco malconcio. Cri, Walter ed Elsio sono praticamente astemi e non mi aiutano certo a tenere alto il Tricolore con le 4 Repubbliche Marinare, quello che, ovviamente, amo di più.

 


 

l'area dei massaggi

l'area dei massaggi

Cri.

Per chi avesse ancora un po’ di ATP da bruciare la serata può proseguire nel villaggetto attiguo, contraddistinto da stretti vicoli tortuosi su cui si aprono negozi di souvenirs, baretti ed almeno quattro discoteche. Non sono esattamente quelle a cui siamo abituati: di solito a ballare ci si va in compagnia; qui la compagnia, almeno per i maschi, la trovi già dentro che attende… in modo non del tutto disinteressato. Vi sono anche sale biliardo e Luca si dimostra non meno abile con la stecca che con pinne e maschera.


 Una bufala di nome Cristina

Gigi. Il pomeriggio del penultimo giorno è dedicato ad una escursione nei dintorni da compiere in Jeepney, i caratteristici, coloratissimi veicoli adibiti al trasporto di persone e di cose, autentico simbolo delle Filippine. Siamo noi quattro più “Luca custode”. La giornata è bellissima e calda. Usciti da Sabang si imbocca la strada panoramica che si snoda a mezza costa aprendosi il varco in mezzo ad una vegetazione rigogliosa. Ci fermiamo una prima volta su un “belvedere”. Dall’alto si scorgono bianche spiagge isolate raggiungibili unicamente in barca: il verde intenso della foresta contrasta con il blu turchese del mare, lo sguardo spazia lontano fino alle prospicienti isole ed isolette dello stretto. Il secondo stop è dedicato alle Tamaraw Falls, splendide cascate che formano diversi salti e pozze lungo il cammino dove la gente trova refrigerio dalla calura: “tamaraw” è il nome indigeno del “bubalus mindorensis”, piccolo bufalo autoctono ormai quasi estinto, mentre “carabao” è il bufalo comune. Poco dopo aver oltrepassato distese di campi di riso si prosegue a piedi.

 


 

... di guardia al "diverscafè"

... di guardia al "diverscafè"

Cri.

Attraversiamo il Tukuran river su un lunghissimo ponte pedonale sospeso, molto arrugginito e con il fondo sforacchiato. Anche se non è altissimo devo confrontarmi con il mio rapporto di terrore-attrazione per il vuoto che mi sforzo ogni volta, inutilmente, di superare. Gigi si fa aspettare perché, nel frattempo, si è calato sulla sponda per fotografare una ragazza che lava i panni in un’ansa del fiume; accanto a lei c’è un bufalo che se ne sta tranquillamente immerso con l’occhio a mezz’asta. Tutti si chiedono a cosa sia realmente interessato: all’animale o alla femmina? Io lo so ma non lo dico. Entriamo nel poverissimo villaggio Mangyan, un’etnia locale. Le capanne più vecchie, di paglia e bambù intrecciato, a palafitta, sono soltanto dei rifugi vuoti, per dormire o per la pioggia. La vita si svolge tutta fuori. C’è una zona di casette più nuove colorate in cui risiedono sicuramente i meno indigenti. La gente per strada, sorridente e cordiale come sempre, è indaffarata a legare dei tronchi di bambù per allestire delle strutture per una festa. I bambini saltellano ovunque e si assembrano a gruppi mettendosi in posa per farsi fotograre.


le Tamaraw falls

le Tamaraw falls

Gigi. Fuori dal villaggio ci attende un carretto al cui giogo è attaccato proprio un tamaraw (così viene prospettato). Veniamo invitati a salire tutti quanti: noi cinque più il “driver” ed una donna che porta le provviste per la merenda. Tentiamo invano di far capire che qualcuno di noi potrebbe tranquillamente andare a piedi: sette persone per quella povera bestia ci sembrano troppe. Sono irremovibili. “Avete pagato per fare la gita… dovete stare sul carro!” Si parte ballonzolando sullo sterrato. In un tratto più impervio ci viene concesso di scendere per dar modo al carretto di superare l’ostacolo. Domandiamo notizie sulla vita che conduce il nostro bufalino. “È femmina. Troppo giovane per lavorare nei campi. Ha cinque anni. Solo trasporto turisti”. Se sette persone sono meglio che lavorare nei campi… chissà che fatica fanno ad arare immerse nel fango! “Ma come si chiama?” domando io. “No name” è la risposta. “Allora la chiamiamo Cristina” propongo. “ Yes,yes” tutta la diligenza ridacchia approvando. Detto fatto il driver incita subito il mansueto bovino con quel nome a me tanto caro… (modica vendetta per essere calunniato come maniaco sessuale)

Cri. Non mi offendo: da una vita mi chiama bufala a causa della cronica sinusite, che, talvolta, mi fa soffiare dalle narici come se fossi, appunto, un bufalo infuriato. Lei poi è tenerona e, fra l’altro, secondo l’oroscopo cinese, io e Gigi siamo nati entrambi sotto quel segno.

Gigi. Arriviamo finalmente alle rapide che formano piscine balneabili nel fiume. Lo chiamano “Hidden Paradise” e non fa una grinza. Facciamo il bagno fra spruzzi e lazzi. Un po’ di free climbing sulle rocce lisce e bagnate, scivolo e mi “insacco” un dito, niente di grave. Una carovana di donne del villaggio, che ci aveva seguito silenziosamente nella scampagnata, dispone prodotti dell’artigianato locale nel greto del fiume. Tutti siamo ben disposti all’acquisto di un souvenir grazie alla simpatica, bucolica gita e alla dolcezza e cordialità delle venditrici.

 


 

Cristina ha trovato una... omonima...

Cristina ha trovato una... omonima...

Cri.

Nonostante la pressante scansione delle attività nei pochi giorni a disposizione, la ricchezza e la peculiarità dell’ambiente marino e la tranquillità con cui venivano compiute le immersioni hanno ampiamente compensato la fatica. Mai prima di allora ci era capitato di apprezzare una così accurata attenzione alla sicurezza e ad ogni minimo particolare. Dal briefing iniziale al ritorno a terra, tutto è nel segno della professionalità e dell’eccellenza e in più… ci sono la supervisione e i coccolamenti di Luca che segue specificamente gli italiani ed i latini in genere. Ma non c’è tempo per farsi prendere dai sentimentalismi, domani si parte per Manila e Dumaguete-Dauin: chissà quali altre meraviglie ci attendono.



PUERTO GALERA E DUMAGUETE: BIODIVERSITÀ A CINQUE STELLE (prima parte)

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati
 
la tartaruga riemerge

la tartaruga riemerge

foto di Luca Borello, Walter Scotti, Elsio Balestrino e Luigi Del Corona

 

 

Filippine che passione!

  

 

Gigi. Benvenute le coincidenze! Un invito a Roma nel Febbraio scorso, da parte di cari amici ritrovati, ci aveva spinto ad approfittare dell’occasione per visitare l’EUDI e tenere un po’ di compagnia al nostro amico Direttore nello stand di SOTT’ACQUA. Girellando tra i vari padiglioni ci imbattiamo nell’Ente del Turismo delle Filippine, cui siamo legati da grande affetto e nostalgia per il suo mare e la sua gente. Si fa avanti un affabile giovanotto che ci chiede se eravamo mai stati a Puerto Galera. “Veramente no” rispondiamo, scusandoci. Detto fatto ci riempie di pieghevoli e DVD.

  

 

Cri. Luca si rivela da subito una persona molto aperta e disponibile e si instaura con lui un rapporto di reciproca simpatia che amplieremo nei giorni seguenti, confidandoci vicendevolmente viaggi ed esperienze, di mare, ma non solo. Si parla della sua scelta di lasciare l’Italia e di cambiare radicalmente la propria vita trasferendosi nelle Filippine; prospetta infine l’allettante possibilità di andare a trovarlo ed immergerci insieme a Sabang (Puerto Galera-Mindoro) e Dauin ( Dumaguete-Negros).

 

la rotta del volo sulla mappa

la rotta del volo sulla mappa

Gigi. Tutto il mese di Marzo, Aprile e metà Maggio li passo covando la speranzella di accogliere l’invito di Luca, “una proposta che non si può rifiutare” come direbbe Il Padrino, ma rendendomi altresì conto che la situazione familiare di Cri mi impone di non pressarla troppo. Curiosamente, mentre non facevo che desiderare di partire, più di un amico mi rivolgeva la domanda: “Ma volete andare ancora nelle Filippine?” Come se una nazione con 7000 isole la si potesse considerare archiviata nei due viaggetti svolti in precedenza

  

 

Cri. Una sera a cena Gigi mi stringe ad una decisione definitiva ” to go or not to go”. Rinunciare è difficile così mi arrampico sui vetri ad organizzare i rimpiazzi per una mia assenza e alla fine salta fuori una “finestra” di quasi due settimane a patto di partire pressoché immediatamente.

  

 

Gigi. Adesso tocca a me! Chiamo i due amici in “stand by” Elsio e Walter che sorprendentemente confermano la loro adesione a questo viaggio super precipitoso. In due giorni riesco a trovare i posti sui voli per Manila ad un buona tariffa con ETIHAD AIRWAYS (690€ www.etihadairways.com), a contattare Luca e ad avere l’OK per la sistemazione alberghiera nonché per i due voli interni Manila-Dumaguete e ritorno con CEBU PACIFIC AIR (70 € http://www.cebupacificair.com/)

  

 

Cri. Ed eccoci qui, nel tardo pomeriggio di una calda giornata di maggio, all’aeroporto ormai semideserto di Malpensa, pronti per un tuffo nel mare delle Filippine. Alle 22 si parte: sul monitor incastonato nello schienale del sedile davanti, la telecamera esterna posta a prua dell’AIRBUS 330, inquadra la pista di decollo che sfreccia sotto di noi con le sue linee bianche che scorrono sempre più veloci. Il pulviscolo sull’obiettivo crea riflessi punteggiati nel buio che simulano un cielo stellato, poi le luci della pianura in un orizzonte inclinato mostrano un’ormai gigantesca metropoli senza soluzione di continuità. Si cambia aereo ad Abu Dhabi. L’aeroporto è nuovo nuovo nello stile di lusso debordante degli scali moderni, con pavimenti bianchi a specchio, corridoi con prospettive interminabili, palme in giganteschi vasi. Dopo qualche ora di attesa trascorsa a dormicchiare su una “chaise long” ci si imbarca su un BOEING 777 per l’ultima tratta.

 


 

il "777" della tratta finale

il "777" della tratta finale

Sighing in the rain (sospirando sotto la pioggia)

  

 

Gigi. A notte inoltrata tocchiamo terra al Ninoy Aquino International Airport. Manila ci accoglie con una pioggia fitta e nubi cariche che non lasciano presagire niente di buono. Il nostro pensiero non può non correre al tifone Caloy che ci ha spaventato tre anni addietro. No, per fortuna questa volta è solo una brutta perturbazione. Certo che se ci fosse bel tempo… Una caotica, consueta, confusione ci attende all’esterno dell’aerostazione dove peniamo a rintracciare il taxi inviatoci dall’albergo. Stracarichi di bagagli ed equipaggiamento a stento riusciamo ad entrarvi tutti e quattro.

  

 

Cri. Si ritorna alla Malate Pensionne, in Mar Adriatico Street, con i suoi legni di mogano un po’ scricchiolanti ovunque: nei pavimenti, nelle scale, nelle porte e sovraporte, nei mobili in stile coloniale. Si respira un’aria un po’ rétro. Le stanze, sobrie e pulite, sono piccole e piene del rumore che viene dalla strada fino all’alba. Siamo in una zona centralissima della megalopoli, caratterizzata dalla presenza di molti bar e locali equivoci e così la nostra notte sarà per lo più insonne. Chiarisco: per il frastuono e non perché Gigi (come forse vorrebbe) mi trascina nella dolce vita notturna “alla filippina”. www.mpensionne.com.ph

 

la receptionist non conosce il Mar Adriatico

la receptionist non conosce il Mar Adriatico

Gigi. Mentre aspettiamo il minivan che ci porterà a Batangas, il punto d’imbarco per Puerto Galera, mi diverto a chiedere alle impiegate della reception se hanno un’idea di cosa sia il ” Mar Adriatico” ricevendo per risposta solo sguardi perplessi… Il traffico in uscita dalla città è intenso e la pioggia ci accompagna inesorabilmente. Una classica “banka” con i due bilancieri laterali ci traghetta in poco meno di un’ora nel breve tratto di mare che separa l’isola principale Luzon da Mindoro (Verde Island Passage). Attracchiamo sulla spiaggia di Sabang dove ci attende Luca e, sorseggiando l’aperitivo di benvenuto, ci viene presentato tutto lo staff. Intuiamo subito l’ottimo livello organizzativo e la cura che Atlantis Hotel mette in ogni particolare. Addirittura esiste una sala dedicata dove maneggiare le cine/fotocamere, dotata di pistole ad aria compressa e di prese elettriche multiple per la ricarica delle batterie. Un vero resort per appassionati di subacquea. http://www.atlantishotel.com/ (per info gruppi, diving club e famiglie scrivere a luca.borello@atlantishotel.com)

 

 

Cri. L’albergo è una struttura piacevole in stile un po’ greco-mediterraneo: immersa nel verde lussureggiante tropicale, di un lusso sostanziale ma non ostentato, è distribuita su una collinetta terrazzata con le camere che si affacciano su ampi patii vista mare. Le stanze sono allegre, con letti e mensole in muratura bianca. Per scherzo dico a Gigi che nel bagno la luce si accende con la fotocellula e lui, credulone, rimane a lungo chiuso dentro al buio prima di protestare per un supposto malfunzionamento.

 


 

l'albergo è avvolto dalla vegetazione lussureggiante

l'albergo è avvolto dalla vegetazione lussureggiante

Verde Island Passage: centro della biodiversità mondiale

 

 

Gigi. Un’autorevole equipe internazionale di Biologi marini dichiarò nel 2006 le Filippine al centro della biodiversità marina mondiale ed in particolare lo Stretto di Verde Island il “centro del centro”. Seppur non siano rari gli avvistamenti di grossi pelagici, questo tratto di mare è caratterizzato dalla presenza di una fauna rara e curiosa che fa sì che ogni immersione sia diversa dall’altra. Anche il subacqueo giramondo (un po’ come noi) ha la certezza di risalire in superficie sorridente e soddisfatto e soprattutto mai annoiato. Ci sono ben 37 siti d’immersione in zona che, ovviamente, non abbiamo potuto visitare tutti ma, al ritmo di 3 – 4 tuffi al dì per i quattro giorni di permanenza, abbiamo campionato in numero significativo. Non si riscontra, inoltre e per fortuna, il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, che anzi godono di ottima salute. Una bella mappa della zona con tutti i siti d’immersione la si trova sul web:

http://www.teambuilderph.com/teambuilderph.com/puertogalera.biz/images/pgmap2%20.jpg

 

i mimetici "pigmei"

i mimetici "pigmei"

Cri. Dopo due notti quasi insonni, si fa la prima immersione di assaggio, nel pomeriggio, a Monkey beach (18m). Pur nella penombra legata alla pioggia riusciamo ad assaporare le distese di crinoidi, gialli e neri, di morbidi coralli violetti e i numerosi lionfish, murene, trivally, jackfish, consolati dal più che gradevole tepore dell’acqua.

 

Gigi. Anche i fondali di Sinadingan (26m) sono ricoperti da incredibili distese di coralli morbidi e di crinoidi fra i cui inquilini c’è un ragguardevole granchio orangotang, pelosissimo, molti nudibranchi con ciuffetti sgargianti, serpenti a strisce, pesci foglia. Il pezzo forte è costituito da un cavalluccio marino pigmeo bianco e rosso perfettamente mimetizzato su un ramo di corallo. Il barometro per fortuna è risalito e la luce del sole ci regala una buona visibilità. Siamo ormai entrati nello “schema ” della giornata tipo: briefing del dive-master (il preferito è Ambo) con lavagnetta molto ben disegnata, equipaggiamento già pronto a bordo, pochi minuti di barca per raggiungere il sito, capovolta e via. Di solito siamo solo in 5: la guida davanti, io e Cri, poi Elsio e Luca che chiudono il gruppo. Si riescono a fare due tuffi in mattinata, pausa pranzo, un po’ di siesta ed il terzo nel pomeriggio. La quarta immersione serale è opzionale. Adesso nel pacchetto delle attività proposte si parla, addirittura, di cinque al giorno!!!

 

 

 

Cri. A Hole in the wall (21m) ci accoglie uno squaletto pinna bianca che sguscia veloce da sotto una roccia e si procede a fare una scorpacciata di bellissimi scorfani supermimetizzati; uno, dai delicati toni pastello, è disteso sopra una spugnona barile (o portaombrelli) rosa.

 

 

Gigi. Stupendi anche qui i lionfish, i nudibranchi, i granchi orangotang e porcellana, i mantis shrimps, i gamberetti, le murene. Molto suggestiva una gigantesca gorgonia bianca interamente ricoperta da crinoidi neri. Si passa in un tunnel abbastanza stretto e basso, lungo 3 m mentre Rob, il cineasta che ci accompagna, ci riprende. Quando rivediamo il filmino qualche amico ci fa notare che l’unica passata senza toccare le pareti è Cri che, ovviamente, poi la rimenerà a lungo!

 

Cristina con un segnale internazionale...

Cristina con un segnale internazionale...

Cri. Non sono mai stata particolarmente attratta dai relitti perché vivevo la presenza dentro il blu di un qualsiasi manufatto umano come un’intrusione, un artificio che disturbava la mia relazione con la natura sottomarina. È stata proprio l’immagine della prima imbarcazione di Sabang wrecks, adagiata su un luminoso fondo di sabbia bianca, con i suoi fasciami di legno esplosi e nello stesso tempo composti in un’architettura ordinata, ad esercitare su di me una fascinazione talmente forte da farmi guardare poi con altri occhi le strutture sommerse.

 

 

Gigi. Le tre barche, una di acciaio e due di legno, sono a una profondità fra i 17m e i 21m. Fra gli inquilini più frequenti dei relitti e delle aree circostanti ci sono dei pesci leoni piuttosto grossi, splendido in particolare uno nero, numerosi pesci fantasma ornati e non, gruppi di pesci pipistrello, pesci pietra, pesci rana e, naturalmente, murene. Il fondale sabbioso circostante è poi un ottimo terreno per studiare la simbiosi tra il mantis shrimp (cicala verde-rossa) ed il pesciolino gobi che funge da sentinella.

 

 

  

Cri. L’immersione a Giant clams (17m) è un altro “must” da non perdere! Raggiungiamo il sito con la guida Rusty ed Elsio costeggiando la bellissima, frastagliata insenatura di Puerto Galera, eccezionale porto naturale utilizzato un tempo dalla Grande Armada. La folta vegetazione della baia è avvolta nella luce calda del pomeriggio. Purtroppo Gigi, il mio buddy preferito, per problemi di orecchie, si perde subito nella corrente con Luca. Nel prato di posidonie facciamo un’indigestione di cavallucci, grossi, neri, a strisce, color ruggine, ecc., pesci fantasma, pesci foglia, nudibranchi e vediamo un minuscolo pesce rana perfettamente mimetizzato su un corallo arancio. Ad un certo punto Rusty ci fa segno che abbiamo mancato la clam-city e si scusa inchinandosi a mani giunte, ma, dopo poco, abbassando gli occhi appaiono le enormi tridacne dai bordi di velluto colorato e ci mettiamo a ridere. A fianco due serpentoni (qui abbondano) e una tartarugona scivolano fra i coralli morbidi con stelo a campanula sfrangiata. Un pesce scorpione diavolo cammina tranquillo sul fondo.

 

un "pipe fish"

un "pipe fish"

Gigi. La bella gita a Verde Island, molto adatta anche a chi non fa sub, dura un’intera giornata. Si fa base su una spiaggia attrezzata per il picnic. Le immersioni a 27 e 21m sono su due splendide pareti verticali densamente ricoperte di coralli, spugne, crinoidi, gorgonie in cui si insediano fra gli altri i consueti pesci scorpione (non manca anche questa volta “il diavolo”) e fantastici nudibranchi in quantità impensabili: per la prima volta ne ammiriamo alcuni di un bel verde mugo, piuttosto grossi, direi un po’ ciccioni, maculati con i ciuffi più scuri. Intorno pullulano piccoli e grandi pesci di barriera (anthias, sweetlips, balestra cuccioli, farfalla, jack fish e naturalmente… serpenti).

 

Cri. Ci autodispensiamo dalla terza immersione a Washing machine dato che ce ne tocca un’altra la sera. Al posto dei su e giù fra i pinnacoli e lo zig zag fra le correnti che la caratterizzano (da cui il nome) ci dedichiamo ad una bella nuotata di snorkeling. Oltre alle consuete notevoli bellezze scopro delle sorprendenti costruzioni a “castello delle fiabe” bianco-azzurre mai viste prima. Le foto, ahimè, sono andate perdute e non sono riuscita a tutt’oggi a classificarle, nonostante le lunghe ricerche nel web.


LUGLIO 2009: IL PRIMO “TIGRE NON SI SCORDA MAI

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati

la "spiaggia del dugongo"

la "spiaggia del dugongo"

foto di Walter Scotti e Luigi Del Corona

 

 

 

Mar Rosso

 

Gigi. Non abbiamo mai descritto viaggi ed immersioni nel Mar Rosso: una vera e propria contraddizione. Sia Cri che il sottoscritto ci siamo infatti brevettati laggiù ed è il mare che in assoluto abbiamo più frequentato per dar sfogo alla comune passione. Ho sempre ritenuto molto semplice recarsi in quei luoghi, tra i pochi al mondo dove conviene acquistare un “pacchetto all inclusive” piuttosto che praticare i “turisti fai da te”, e che pertanto non ci fosse bisogno di fornire consigli di viaggio. Un’emozionante avventura capitataci lo scorso mese di Luglio ci ha fatto cambiare idea decidendo che valesse la pena raccontarla.

 

Cri. Quando Gigi mi propone di tornare in Egitto sono molto perplessa. I ricordi sono bellissimi proprio perché l’abbiamo frequentato soprattutto molti anni fa, fra l’altro discendendo il Nilo fino ad Assuan e circumnavigando il Sinai in moto nel ‘90, quando le sue coste erano quasi intatte. Ho un po’ paura della delusione del ritorno, ma, avendo solo una settimanella di vacanza libera da impegni familiari, decidiamo di accogliere la proposta del nostro abituale amico fotosnorkel Walter e di trascorrerla ad Abu Dabbab, nelle vicinanze di Marsa Alam, sulla meglio conosciuta “spiaggia del dugongo”.

 

Gigi. Un salto in un’Agenzia sotto casa e tutta l’organizzazione del viaggio, che di solito richiede un sacco di tempo, viene risolta in pochi secondi. L’unica cosa che mi infastidisce è lo scoprire che non solo la compagnia aerea AIR ITALY non concede nessun bonus extra per l’equipaggiamento ai subacquei ma che sarebbero stati molto fiscali nel pesare il bagaglio a mano (5 kg) e quello imbarcato (15 kg). Gli orari di partenza e di arrivo a Malpensa sono nel cuore della notte. Poco male: lasceremo la vecchia auto in un parcheggio scoperto il cui costo è concorrenziale con l’andata e ritorno di tre persone in autobus, che per altro in quegli orari non funziona.

 

Cri. Dopo quattro ore di volo si atterra nell’aeroporto privato di Marsa Alam. Sbrigate le formalità doganali, il pullman della Swan Tour ci deposita all’ingresso del Abu Dabbab Diving Lodge, un semplice ma essenziale albergo a tre stelle composto da soli 60 bungalows di legno. Basta attraversare la strada litoranea e ti trovi sulla omonima, bella spiaggia attrezzata di lettini ed ombrelloni. L’atmosfera dell’albergo è familiare, anche perché gli ambienti comuni sono quasi intimi e non c’è animazione. Tutto è a misura di un turismo tranquillo e quindi più tarato sulle nostre esigenze. Il personale è gentilissimo, la cucina assolutamente accettabile. http://www.swantour.it/inside.asp?idPag=20&id=dest02&tab=prodotto&dest=Marsa+Alam&idDett=323

 

Gigi. Dopo aver consumato un rapido pranzo a buffet ci dirigiamo alla volta dell’ORCA DIVECLUB per prendere i necessari contatti. È a gestione tedesca ma quasi tutto il personale, ad eccezione del capo e della sua compagna, è di nazionalità egiziana. Conosciamo subito Ibrahim, il giovane e simpatico dive master che diventerà il nostro punto di riferimento ufficiale (parla un ottimo italiano) anche se avremo modo di frequentare o immergerci con Bob, Hassan, Michael, tutti estremamente cordiali.

 http://www.orca-diveclub-abudabab.com/english/divecenter.php

 

Cri. Le immersioni si svolgono così:

a) direttamente dalla spiaggia quando si vuole, basta segnarsi sul foglio e prendere una bombola. Si esplorano i due reef a Nord o a Sud della baia.

b) con un minivan che ti porta su altre spiagge, nel raggio di una trentina di chilometri, da cui si entra in acqua “a piedi”. Sia di mattina che di pomeriggio.

c) in gommone con partenza la mattina intorno alle 9 per visitare dei reef (shaab in arabo) prospicienti la baia.

d) in gommone per Elphinstone Reef, con partenza la mattina presto alle 5.30, per fruire delle migliori condizioni di mare. Distante una ventina di minuti è la meta più ambita e famosa!

e) su una grande barca da crociera che, partendo dal porto di Marsa Alam tutti i martedì, offre un’escursione di un’intera giornata con due immersioni ed il pranzo.

 

Gigi. Veniamo, giustamente, obbligati a fare un “check dive” dove abbiamo il dispiacere di ri-scoprire che

quelle acque sono molto salate e che di conseguenza dovremo aggiungere la bellezza di 4 Kg alla cintura dei pesi rispetto a quelli recentemente utilizzati nei mari delle Filippine. Io, in particolare, che mi son portato una muta da 5mm dovrò scendere con addirittura 10 kg e Cri raddoppia da 3,5 a 7 kg. Mi sento goffo come un astronauta ma non c’è niente da fare o così o… galleggio come un sughero. Poi finalmente sgonfiamo il giubbetto e sprofondiamo dolcemente nelle calde acque della baia.

 

una tartaruga che "bruca" sul fondo

una tartaruga che "bruca" sul fondo

Cri.

Ci hanno già informato che, purtroppo, il mitico dugongo quest’anno se n’è andato in ferie da qualche altra parte. La delusione è mitigata dall’incontro con una nutrita colonia di tartarughe stabilitasi nel piccolo golfo grazie alle posidonie, ormai piuttosto spelacchiate, che fanno da tappeto al fondale sabbioso. Ed è proprio nascosto in un ciuffo verde che un esperto sub tedesco che ci accompagna scova un delizioso cavalluccio marino, piuttosto raro da quelle parti al contrario dei “cugini” pesci ago che osserviamo in quantità. Subito a seguire ci relazioniamo a lungo con una bella seppia che volteggia a mezz’acqua per nulla intimorita dalla nostra presenza.

 

 

 

Gigi. Tra gli ospiti fissi dei due reef, Nord e Sud, che delimitano il piccolo golfo non manca mai il pesce coccodrillo, lo squalo chitarra ed una piccola aquila di mare che svolazza tranquilla spingendosi fin quasi a riva. Si incontrano comunemente trigoni a macchie blu, branchi di triglie, di trombetta, fucilieri e chirurgo, oltre a lion fish, calamari, murene, pesci palla, pesci pagliaccio e altri più comuni ma non meno belli pesci di barriera. Le tartarughe sono così numerose che non fanno più notizia. Un luogo molto adatto anche per lo snorkeling.

 

giocando con i delfini

giocando con i delfini

Corso Nitrox

 

 

 

Cri. Immersioni e diving sono l’elemento assolutamente centrale della nostra vacanza. Ci facciamo per di più convincere a fare il corso Nitrox per cui il tempo di non immersione, reale o mentale, da dedicare a snorkeling e spiaggia, è ulteriormente ridotto. Data la mia indubbia pigrizia e il mio desiderio di spazi di vuoto diciamo meditativo, mi sembra di essere troppo al di sotto della giusta soglia di inattività vacanziera. Per Gigi è un po’ l’opposto perché lui ama di più i ritmi intensi senza eccessive pause.

Il corso, che decido di frequentare con l’obiettivo di diminuire la stanchezza da immersioni plurime, mi provoca una certa apprensione quando leggo della pericolosità dell’ossigeno nel caso di eventuali inadeguatezze nel caricamento della bombola o nella misurazione della pO2. Anche Giovanni, un simpaticissimo istruttore italiano conosciuto laggiù, mi conferma questo elemento negativo.

 

Gigi. Le ansie di Cristina non l’abbandonano mai… Personalmente ero solo preoccupato di dover studiare il manuale di notte e rispolverare le vecchie tabelle ormai in disuso. Michael, l’istruttore che ci tiene il corso, è estremamente gentile e paziente, ma l’esamino finale consta principalmente di problemi matematici piuttosto impegnativi che ci fanno grondare sudore, anche per i tempi ristrettissimi di preparazione. Promossi!

 

i delfini in branco

i delfini in branco

Delfini a tu per tu

 

 

 

Gigi. La gita in barca a Shaab Marsa Alam, un reef a circa 10 miglia dalla omonima brutta cittadina, occupa piacevolmente tutta la giornata. Arrivati al porto, privo di moli d’attracco, si deve trasbordare armi e bagagli, tramite un gommone, sulla bella imbarcazione da crociera che ci attende alla fonda. Appena raggiunta la nostra meta e mentre il “briefing” di Ibrahim è in pieno svolgimento viene avvistato un branco di delfini che sfila non lontano dalla barriera corallina semi sommersa cui siamo ormeggiati.

 

 Cri. L’eccitazione pervade l’intero gruppo. Le nostre guide, con grande tempismo e sensibilità, ci invitano a saltare alla svelta sul gommone appoggio muniti di sole pinne e maschere per tentare di raggiungere gli amici mammiferi marini. Ovviamente lo Zodiac non può contenere tutti i gitanti ma noi siamo abbastanza lesti. L’emozione è palpabile per l’incontro inatteso ed insperato. Un minuto di navigazione, si spegne il motore e ci catapultiamo in acqua pinneggiando come forsennati.

 

Gigi. Ci sono due coppie di stenelle (probabilmente due cuccioli con le rispettive mamme) che si avvicinano sempre di più. Io mi trovo un po’ più avanti rispetto agli altri ed ho la fortuna di avere una bella interazione con un “adolescente” che prima dà ampio sfoggio delle sue abilità natatorie, inabissandosi e risalendo più volte con il capo rivolto verso di me, poi decide di approfondire la conoscenza e mi gira ripetutamente attorno a distanza di una carezza che, a stento, mi trattengo dal dare. Sono commosso dal constatare, ancora una volta, come questi simpatici cetacei cerchino il contatto con gli esseri umani con cosi tanta naturalezza venendone invece ricambiati con le spadare che ne uccidono in quantità ogni anno!

 

Cri. Rientrati a bordo ci infiliamo la muta e saltiamo in acqua per la prima immersione della giornata che risulterà essere una delle più “anarchiche” che ci siano mai capitate. Oltre a me, Gigi ed Ibrahim che ci guida il gruppo è formato da due simpatici romani, fratello e sorella e da una coppia di svizzeri che invece “sembrano” madre e figlio ma non lo sono (pettegolezzi a ruota libera). In sintesi mentre il mio buddy ed io seguiamo ordinatamente la guida, le altre due coppie se ne vanno letteralmente per conto loro: i romani per inesperienza e gli svizzeri per supponenza. I coralli sono molto belli e formano dei fantastici canyon. Il pesce è invece scarso: vediamo un pesce leone, una grossa murena ed una tartaruga. Durante un “time out” chiesto da Ibra per riassemblare il gruppo giochiamo a lungo con un curioso pesce pipistrello. Il ragazzo romano alla fine del suo yo-yo rimane ovviamente senz’aria. Segue cazziata del dive master.

 

un "porcupine"

un "porcupine"

Gigi.

Consumato il pranzo a bordo, mentre siamo intenti a far la siesta, viene avvistato un consistente gruppo di stenelle che si era nel frattempo ridossato sottovento al reef semicircolare a trecento metri da noi. Pronti, via! Seconda spedizione in gommone in cui lasciamo spazio ad altri. Questa volta si tratta di almeno una ventina di stenelle che si fanno sì fotografare, a lungo e abbastanza da vicino, ma che non desiderano giocare ed esibirsi in acrobazie. Probabilmente il capo branco pretende più disciplina quando sono in “formazione”.

 

 

 

 Cri. Nella seconda immersione sorvoliamo delle maestose cattedrali di corallo, passiamo in un tunnel, ma il pesce è sempre scarso. Verso la fine veniamo ricompensati da un Napoleone che ci gira a lungo intorno e si mette a fare le “boccacce” estroflettendo notevolmente le labbra come e più di talune attricette nostrane “botulinizzate” in modo spaventoso.

 

Suspence ad Elphinstone Reef

 

Cri. Ci eravamo tenuti “il meglio ed il più impegnativo” delle immersioni giustamente per ultimo, per arrivarci più preparati. Poi un crescendo di combinazioni e di casualità lo ha reso parecchio stressante.

 

Gigi. Andiamo per ordine e cerchiamo di ricostruire le tappe. Nel Luglio 2001 feci le mie prime due immersioni su quel reef senza Cri perché ai tempi non era ancora “advanced”. Ebbi la fortuna di non trovare sostanzialmente corrente e mi ricordo di aver ammirato, come top, uno splendido squalo grigio a -34 metri sullo zoccolo Nord. Marsa Alam era stata aperta da poco al turismo e c’erano molti meno sub di adesso.

 

l'inquietante incontro ravvicinato con un tigre

l'inquietante incontro ravvicinato con un tigre

Cri.

Non abbiamo mai avuto timore degli squali, anzi appoggiamo la campagna a difesa di queste magnifiche creature. Poi in primavera c’è stato l’incidente della turista francese morsicata da un Longimanus e morta dissanguata. Arrivati ad Abu Dabbab una sera, dopo cena, in hotel ci viene raccontata la storia dei 4 sub russi dispersi in mare dopo essersi immersi ad Elphinstone e mai più ritrovati. http://www.viaggierelax.it/viaggi/index.php?option=com_content&task=view&id=200&Itemid=102

 

 

A seguire le nostre guide ci mostrano sullo schermo di un PC un video realizzato da un turista dove parecchi Longimanus girano freneticamente attorno ad un gommone, con i sub in acqua, andando a sbattere ripetutamente contro l’obiettivo della telecamera nell’intento di curiosare. Per ultimo ci informano che proprio quella mattina – per la prima volta- sono stati avvistati DUE SQUALI TIGRE (2!) ad ELPHINSTONE REEF!!! Inoltre il simpatico Ibrahim continua a ripetere, tra il serio ed il faceto, che secondo lui ci saranno prossimamente altri incidenti in quel luogo. Può bastare???

 

Gigi. Riceviamo un SMS di amici italiani che ci chiedono quando rientriamo in Italia ed io a questo punto rispondo: ”se domani non veniamo pappati dagli squali… lunedì prossimo”. Quando li incontrerò successivamente mi diranno che avevano giudicato quel messaggio ” una delle tue solite battute” ignorando

il fondo di verità nascosto.

 

fatta "conoscenza" lo squalo, senza più interesse, se ne va

fatta "conoscenza" lo squalo, senza più interesse, se ne va

Cri.

Il mio gene dell’ansia lavora nella notte in attesa del briefing delle 5,30 del mattino. Penso soprattutto alla corrente che mi può disperdere chissà dove e al contatto con questi squali che sembrano aver cambiato il comportamento nei confronti dell’uomo grazie al sempre più frequente shark-feeding. Mentre il gommone sfreccia sulle acque calme dell’alba i pensieri turbinano nel cervello. C’è ancora poca luce. Siamo in cinque: noi due, due tedeschi con l’aria molto “navigata” e la guida Hassan con 6000 immersioni all’attivo. Arrivati a destinazione, prima di immergerci, Hassan verifica la direzione della corrente e dà le ultime istruzioni: niente ritrovo in superficie, si va giù a GAV sgonfio, ci si incontra a 5m e poi rapidamente ci si porta sul versante W per costeggiarlo. Date le profondità preventivate di 35-40m, noi optiamo per le bombole ad aria, per non arrivare ai limiti di pO2 da “contingenza”, mentre i due tedeschi il nitrox, ed infatti staranno sempre qualche metro sopra di noi. Alla fine il prodotto della mia agitazione è che scendo da sola per ultima e raggiungo in ritardo il punto di riunione; gli altri sono già avanti che pinneggiano veloci mentre io sono alle prese, fra l’altro, con i miei soliti problemi di compensazione. Si scende rapidamente a 36m e si continua a starci nuotando controcorrente e consumando di conseguenza un bel po’. Sono lì che arranco nella penombra quando avvisto ad una decina di metri sulla sinistra uno squalo tigre e lo segnalo agli altri che stanno guardando altrove. Uhauu!! Che morsichi o non morsichi la sua affascinante sagoma sullo sfondo del blu mi lascia senza fiato!

 

 

 

Gigi. Il mio “database” cerebrale non aveva la certezza che fosse proprio un TIGRE, come ci venne successivamente garantito dalla guida, anche se dopo tutti i discorsi della sera prima ne ero piuttosto convinto. Comunque era lungo almeno 4 metri ed aveva un colore striato sul giallo che non avevo mai visto prima. A differenza di Cri tenevo nel frattempo molto sotto controllo il computer che mi diceva: 3min NO DECO, 2min NO DECO, 1min NO DECO cercando di attirare l’attenzione di Hassan che mi ripeteva OK, OK, OK. Avendo però nuotato troppo a lungo contro corrente a 35 e passa metri il manometro segnò i 100 bar poco prima che giungessimo all’estremità Nord del reef. Prima di iniziare la risalita sul lato Est scorgemmo, sì, un bel Napoleone ma mi sembra di poter dire che anche lì la quantità di pesce è molto diminuita negli anni. Terminata la consueta safety stop, Hassan che aveva già gonfiato il pedagno, ci fa segno di star sotto mentre lui emerge in cerca del gommone. Strana procedura, pensiamo noi. Poi, con lo Zodiac a perpendicolo sulle nostre teste, fa gesti di risalire rapidamente e di saltare a bordo. La spiegazione di Hassan su queste inconsuete manovre è che con dei “tigre” nei paraggi è meglio non mettere in evidenza le nostre sagome in superficie per non dare spunto (o meglio spuntino) agli zebrati pesci cartilaginei di attaccare dal basso verso l’alto com’è loro abitudine. Si rientra alla base contenti per l’esperienza vissuta e ancor di più per poterla raccontare agli affezionati lettori. Non credo che torneremo presto ad Elphinstone. Il mio motto rimane: IL BRIVIDO MA NON IL RISCHIO.

 

Air Italy, franchigia bagagli bassa e collaboratori sgarbati non aiutano l'incremento del turismo...

Air Italy, franchigia bagagli bassa e collaboratori sgarbati non aiutano l'incremento del turismo...

Unica nota stonata

 

 

 

Si riparte in piena notte, l’aeroporto è gremitissimo di turisti italiani che rientrano a casa. Arrivati al bancone

del check-in abbiamo la sgradita sorpresa di risultare complessivamente in eccesso di 6 Kg. Nessuna tolleranza. L’eccedenza ci viene fatturata ben 10€ al Kg per un totale di 60€ che uno scortesissimo ed aggressivo funzionario ci intima di pagare seduta stante e senza fare storie. Rimaniamo esterrefatti. Mai ci era capitata una cosa simile. Al di là dell’esborso pecuniario… è la sensazione di essere trattati come dei malfattori che ci disturba assai. Tra l’altro questo odioso balzello non può che ritorcersi contro la stesso indotto turistico locale. Quale vacanziero (dovendo già fare i conti con i 15+5 Kg) si permetterà di acquistare ancora souvenir? Quanti subacquei come noi non rimpiangeranno le compagnie aeree (specie quelle dirette ad oriente) che concedono 30 Kg più un bagaglio a mano che non viene nemmeno pesato???

 

 

 

gigi&cri@sottacqua.info





PREPARANDO… LE FIJI

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati

Cri. Fra un viaggio e l’altro si parla, si sogna di viaggi e, sperando che il vento sia favorevole, si prova anche a progettarli. Talvolta l’illuminazione arriva quando meno te l’aspetti…

uno stimolo, inizia il lavoro...

uno stimolo, inizia il lavoro...

Ispirazione tramviaria

Gigi. Verso metà Giugno, girellando in moto per il centro, la mia attenzione venne attratta da un “jumbo tram” la cui originale livrea verde era stata ricoperta con una pellicola celeste recante le insegne pubblicitarie della KOREAN AIR. Il messaggio diceva che si festeggiava il 40° anniversario dalla fondazione e che la compagnia volava in tutto il mondo da Milano e Roma. Sempre alla ricerca di nuovi vettori che, ad un costo ragionevole, aprano nuovi orizzonti alle nostre mete di viaggio, cercai di immaginare in quali delle mitiche isole dell’immenso Oceano Pacifico avrebbe atterrato. Rientrato a casa verificai immediatamente sul web, con grande gioia, che la suddetta aviolinea faceva scalo, tra i tanti, a GUAM, NOUMEA e NADI che significano rispettivamente MICRONESIA, NUOVA CALEDONIA ed ISOLE FIJI. Tra i film più rappresentativi dell’immaginario collettivo che sono stati girati laggiù citiamo: “Laguna Blu” (Brooke Shields), “Cast Away” (Tom Hanks) e il “Bounty” la cui vera storia (1789) fu rivisitata varie volte con diversi interpreti (Clark Gable, Marlon Brando, Mel Gibson) nel ruolo di Christian Flechter, il capo degli ammutinati che si rifugiò poi a Pitcairn. Il perfido capitano di vascello William Bligh, abbandonato su una scialuppa, venne rincorso dai cannibali fijani in quelle acque che ancora oggi portano il suo nome. Riuscì a salvarsi e, dopo 3500 miglia, approdò a Timor dove diede il via alla terribile vendetta contro il suo ex-equipaggio. 

 

le rotte della Korean Air

le rotte della Korean Air

Come arrivare alle Fiji: operativi di volo

 

 

Gigi. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo… l’aereo, ragion per cui l’indomani mi precipito nella sede milanese della Korean Air per verificare di persona la fattibilità del viaggio. Internet va benissimo ma spesso il contatto diretto è meglio. Rientro a casa e comunico al mio buddy “ Yes we can!!!” e riferisco il tutto. Con l’orario estivo, che termina a fine Ottobre, partendo di pomeriggio da Malpensa (via Zurigo, Praga, Mosca, Vienna, Roma etc.) si atterra a Seoul il giorno dopo con circa 14 ore effettive di volo. Subito in coincidenza si riparte alle 18.30 per giungere finalmente nell’aeroporto di Nadi-Fiji alle 7.40 del giorno successivo in altre 10 ore.(NB il collegamento Seoul-Nadi si effettua mar/gio/dom quindi si dovrà partire di lun/mer/sab dall’Italia). 

Cri. 24 ore di volo, più stoppini e stopponi!! Mi….a! Due interi giorni di viaggio, una bella messa alla prova! Se non basteranno giochini, sudoku, libri, film, magnate, ronfate (ah riuscirci!) bisognerà anche ricorrere a… pratiche di meditazione! 

gigicri_07_09_02Gigi. Il costo del biglietto A/R é di circa 1200 € tasse comprese ***. Il volo di rientro prevede obbligatoriamente la sosta di una notte a Seoul, ospiti di Korean Air, in quanto il volo Nadi -Seoul decolla (lun-mer-ven) alle 9.00 di mattina ed arriva alle 16.40, troppo tardi per qualsiasi coincidenza con l’Europa. Si riparte pertanto il giorno successivo. La tariffa non si applica nel solo breve periodo di alta stagione che va dal 25 Luglio al 14 Agosto e dal 15 al 31 Dicembre. L’alternativa sarebbe il volo verso Ovest (combinato tra British Airways+ American Airlines+ Air Pacific con cambio di aereo a Londra e Los Angeles) trovato sul portale www.voli.idealo.it: la tariffa è leggermente più cara e la durata del viaggio è superiore di 10 ore. L’aeroporto intercontinentale delle Fiji non è situato nella capitale Suva, bensì a Nadi non lontana da Lautoka la seconda città dell’arcipelago, diametralmente opposta nell’isola di Viti Levu.

 

un'isola emersa, un atollo, ecco le Fiji

un'isola emersa, un atollo, ecco le Fiji

Cri. Nel frattempo, dalla mia prima rapida esplorazione, ho incamerato le informazioni principali. Le Fiji sono un arcipelago vulcanico di più di 300 isole posto, nel Pacifico, a sud dell’equatore, proprio sulla linea del cambiamento di data. Queste isole, ricche di lagune, foreste e montagne, sono considerate delle “perle” dell’oceano per le ammalianti spiagge coralline e per i tesori racchiusi nelle terse acque turchesi del mare che le circonda. Paradiso dei sommozzatori per la ricchissima biodiversità, sono, fra le altre cose, capitali mondiali dei soft corals. I Fijiani, di indole estremamente ospitale, sembrano mantenere ancora vive interessantissime tradizioni culturali, nonostante i persistenti conflitti etnici fra gli abitanti autoctoni (più della metà di quelli complessivi) e gli indiani, fatti immigrare in massa dal governo britannico dopo l’annessione del 1874, per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Un altro esempio di come il colonialismo europeo ha segnato la storia dei paesi conquistati con stravolgimenti ambientali, disequilibri economici e, conseguentemente, contrasti e lotte nelle popolazioni. È da rilevare l’importanza data dai fijiani al rispetto del loro “galateo”: quando si visita un villaggio o un’altra proprietà è usanza chiedere l’autorizzazione al suo capo anche se ti accoglierà, comunque, a braccia aperte.

 

Gigi. Ovviamente parrebbe scontato che nel momento in cui si entra in casa d’altri lo si debba fare sempre con discrezione. Sembra invece che i turisti, purtroppo, loro sì cannibali, non facciano spesso questo piccolo sforzo dovuto come riportato dalla utile, concisa Fiji travel guide. http://www.fiji.islands-travel.com/index.html 

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il computer e internet: i più potenti mezzi per la preparazione di un viaggio!

 

Cri. Il neologismo coniato di fresco tenta di rendere l’idea del notevole impiego di tempo che richiederanno le varie ricerche per approdare al “prodotto finito”. Scriviamo una scaletta e ci dividiamo i compiti. 

Guide e mappe

 

Gigi. Sul sito “Google libri” http://www.google.it/books?hl=it digitando “Fiji travel guides” si possono trovare diverse pubblicazioni da consultare gratuitamente, tra cui la Moon Handbooks in versione integrale del 2004 e parziale del 2008. Analogamente si trova in versione ridotta la più nota Lonely Planet. Una delle cose che balzano subito all’occhio è che le Fiji costituiscono un vero e proprio “HUB” nei confronti di tutte le altre isole del Sud Pacifico con cui sono ottimamente collegate da una fitta rete di rotte aeree. Questo ci rallegra perché apre ulteriori nuovi orizzonti alla programmazione di possibili mete future. La seconda importante notizia preliminare è rappresentata dalla concorde definizione delle Fiji come “le isole meno care tra tutte quelle che le circondano”. Non vuol assolutamente dire che siano a buon mercato come Filippine, Malesia, Tailandia ed Indonesia, ma che si possono tentare di affrontare. Il periodo giusto per andarci va da Aprile ad Ottobre, durante la stagione secca. Al cambio attuale 1 € vale 2,88 FJ$ dollari fijani.

 

... ma anche se oggi il cannibalismo non è più praticato alcune figure possono essere inquietanti...

... ma anche se oggi il cannibalismo non è più praticato alcune figure possono essere inquietanti...

Cri. Una preoccupazione ci assale leggendo che un mitico capo tribù si vantava di essersi mangiato 872 nemici. Sì, le Fiji erano popolate dai più fieri cannibali del Pacifico! Mi auguro che “nel recupero e/o mantenimento delle vecchie tradizioni” nessuno proponga di ripristinare anche questa usanza. L’uomo fra l’altro, fino a quando i colonizzatori inglesi non li importarono, era l’unico mammifero presente: vi erano solo pesci, uccelli e rettili. Come in Australia i conigli divennero una vera piaga per gli agricoltori, anche nelle Fiji gli Inglesi topparono clamorosamente con l’introduzione delle manguste che invece di cacciare i serpenti trova(ro)no molto più semplice papparsi le galline.

 

 Trasporti locali: aerei, bus e navi

 Gigi. Tre sono le compagnie aeree Fijane: Air Pacific (Voli internazionali), Sun Pacific Air (Voli nazionali), entrambe di proprietà della Qantas e del Governo Fijano ed Air Fiji (Voli nazionali) che ha dichiarato recentemente bancarotta ed il cui servizio è attualmente sospeso.              

A detta della varie “guide” il sistema di trasporto-terrestre effettuato tramite autobus è efficiente ed economico. Nell’isola maggiore di Viti Levu (dalla forma circolare) vi sono due compagnie che la percorrono, collegando le due più importanti città di Suva, ad est, con Lautoka ad ovest, facendo una la rotta Nord, l’altra la rotta Sud. La prima strada è più lenta, più polverosa ma anche più pittoresca, mentre la seconda attraversa zone più turistiche (Coral Coast) ed è più veloce. I taxi sono molto competitivi rispetto agli autobus, dopo averne concordato la tariffa. Sembra che con i gli autisti indo-fijani sia più facile mercanteggiare che con quelli di etnia fijana pura.

I collegamenti marittimi sono numerosi e gestiti da varie compagnie. Il più interessante, per i turisti, è quello  effettuato dal grande catamarano giallo “Yasawa Flyer” della South Sea Cruises, in servizio giornaliero tra Nadi e le paradisiache isole da cui prende il nome. 

 

 

itinerari e calendari...

itinerari e calendari...

Itinerario 

 

Cri. Dopo aver navigato decine di indirizzi web si giunge alle conclusione che… siamo al punto di partenza: troppe isole, troppi posti belli da vedere, troppi siti di immersioni! Avremmo bisogno di mesi per esplorare l’arcipelago. Sarebbe già tanto se riuscissimo a visitare metà dei luoghi più interessanti. Quel che resta lo si potrebbe rimandare ad una volta successiva, ma anche così resterebbero fuori un sacco di cose. A malincuore dobbiamo tagliare e distillare il meglio, fidandoci di quanto è riportato da altri. Ipotizziamo di poter disporre di una ventina di giorni “lordi”, comprensivi cioè dei due lunghi viaggi di A/R che significano 2 settimane effettive o poco più. Una grossa mano ce la dà Dive the World, il sito specializzato in subacquea nel mondo.

 

Gigi. In un primo ipotetico viaggio, da sinistra a destra nella mappa della Fiji, non si può far a meno di fare rotta, con il catamarano veloce in partenza da Nadi, verso le Isole Yasawa (quelle di Laguna Blu), poi, di ritorno sull’isola principale di Viti Levu, visitare il Koroyanitu National Heritage Park con le sue cascate, montagne e villaggi tradizionali, che si trova nelle vicinanze di Lautoka, non lontano dall’aeroporto. Scendendo verso sud in autobus lungo la Queen’s Road inizia la Coral Coast con le enormi dune di sabbia di Sigatoka. Continuando verso est si incontra la barriera corallina di Beqa con la celebre laguna. Poco distante si può fare rafting sul Navua river, nell’entroterra di Pacific Harbour, per giungere infine a Suva, la capitale, dove è d’obbligo la visita del Fiji Museum. Nei dintorni si potrebbe vedere il Colo i Suva Forest Park e poi, con un piccolo aeroplano, volare a Sud nell’isola di Kadavu e fermarsi finalmente sulle immacolate spiagge di Ono per compiere numerose immersioni sull’ Astrolabe Reef, la “mecca” dei sub nelle Fiji. Con un altro volo diretto su Nadi si concluderebbe il tour. Approvato all’unanimità! 2 su 2.

 

Immersioni

Yasawa islands

 

 

mare blu, cadute verticali, tutto il necessario per immersioni da urlo!

mare blu, cadute verticali, tutto il necessario per immersioni da urlo!

Cri. È una contorta catena di 30 isole vulcaniche che emerge, con i suoi picchi e le sue fantastiche spiagge bianchissime, dal profondo blu del Mare di Blight ed è circondata da un’enorme barriera: nelle sue acque protette vi sono basse lagune, ripidi dropoff e migliaia di siti di immersione con una fantastica varietà di coloratissimi soft corals, oltre 1200 specie di pesci, 12 specie di balene e delfini. Qui nella tranquillità che contraddistingue questi luoghi si può entrare nella lentissima dimensione del tempo fijiana. Nel gruppetto di isole a Nord di Naviti con Taweva, Nanuya e Nacula ci sono le acque turchesi da sogno della famosa Blue Lagoon. Tra le escursioni da non perdere c’è quella alla Ghost Hill, la collina fantasma, un’enorme roccia che nasconde numerose caverne. E poi, la Likuliku Bay, la baia del tramonto, una delle dieci spiagge più belle del mondo: con la bassa marea, infatti, spuntano meravigliosi coralli di ogni colore.

 

Pacific Harbour – Beqa lagoon

Cri. Uno dei must consigliati facendo base a Pacific Harbour è di partecipare allo shark feeding nella riserva marina di Shark Reef. Esperte guide distribuiscono pezzi di pesce agli 8 tipi differenti di squali che frequentano questa area. Stando sul fondo, a poca distanza (Brrr!!), si ha la reale possibilità di incontrare squali nutrice, pinna bianca, pinna nera, pinna argento, squali grigi, squali limone, squali toro e squali tigre che cercano di strappare un pezzo di polpa di pesce dalle mani che gliele tendono. La cosa, oltre che spaventarmi, mi sconcerta perché nutrire i pesci è un’inopportuna e “artificiale” intrusione nell’ecosistema marino, ma, una volta là… resisteremo alla tentazione? Sempre da Pacific Harbour si può accedere ad altre bellissime immersioni nella Beqa Lagoon, scegliendo fra un centinaio di siti posti sulla barriera di 30 km (una delle più grandi del mondo). Consigliata in particolare Fantasea dove oltre a squali, polpi, anguille giardiniere, granchi orang-utang e numerosi nudibranchi, vi è un corridoio di gorgonie giganti e corallo molle in ottime condizioni.

 

iniziamo a studiare le specie ittiche che incontreremo...

iniziamo a studiare le specie ittiche che incontreremo...

Kadavu – Ono 

 

Cri. Un’altra area importante è il Great Astrolabe Reef, una splendida varietà fantasticamente colorata di hard corals intatti (è la 4a barriera del mondo), pullulante di ogni forma di vita marina, che si estende per 100 km lungo la costa sud ed est dell’isola di Kadavu, una delle meno visitate delle Fiji, dove si può godere della bellezza incontaminata dei luoghi e del calore delle tradizioni fijiane. Nella barriera vi sono passaggi che attirano squali (fra gli altri i martello), mante, banchi di pesci, grandi cernie e topografie scenografiche con pinnacoli e labirinti di tunnel, archi e canyon (Split Rock). Nelle “pieghe” dei vari racconti di viaggio troviamo, purtroppo, alcuni accenni allo sbiancamento dei coralli causato da “El nino”. Vedremo.

 

Alberghi 

Gigi. Il criterio di scelta delle sistemazioni alberghiere deve rispondere a determinati requisiti: 1) essere posizionate su una bella spiaggia fronte mare; 2) prezzi moderati; 3) avere all’interno o nelle vicinanze un diving centre; 4) avere facile accessibilità ai mezzi di trasporto pubblici. Dopo un lungo lavoro di ricerca vengono selezionate le seguenti strutture dislocate lungo l’itinerario pianificato:

Hotel a Nadi come base di organizzazione del tour: NADI BAY HOTEL 44€ camera doppia con bagno.

Non è sulla spiaggia, ma è descritto come luogo di interscambio di notizie tra viaggiatori; bisogna sottolineare che in TUTTI gli alberghi delle Fiji vi è la possibilità di usufruire di dormitori con servizi in comune a costi molto inferiori, in questo caso solo 10,5 € a testa, ideale per giovani viaggiatori solitari a budget ridotto.

Hotel a Nacula nelle Yasawa: OARSMAN’S BAY LODGE 55€ pensione completa a testa, la sistemazione è in “capanna” (con servizi privati) in autentico stile locale prospiciente una delle più belle spiagge delle Fiji. In dormitorio la tariffa è di 32€ al dì pensione completa. Su un’isoletta adiacente vi è il diving West Side Water Sport che ti preleva per fare le immersioni. Il costo del trasferimento sul catamarano veloce Yasawa Flyer da Nadi all’isola di Nacula è di 42€ all’andata ed altrettanti al ritorno con 4 ore e mezzo di navigazione. Partenza alle 8.30 da Nadi (Denarau Marina) e ritorno alle ore 13.30.

Hotel nella Coral Coast vicino a Korolevu: MANGO BAY RESORT 96€ camera doppia e colazione

notevolmente caro, verrà preso in considerazione solo se troveremo il tempo da dedicare a questa porzione di costa tra le cui maggiori attrazioni vi è il Fregate Passage ed il rafting sul fiume all’interno.

 

 

preparare un viaggio significa anche iniziare a sognare spiagge incontaminate

preparare un viaggio significa anche iniziare a sognare spiagge incontaminate

Hotel a Pacific Harbour, di fronte a Beqa Lagoon: UPRISING BEACH RESORT 56/63€ la doppia.

Qui faremo tappa per esplorare i fondali della “laguna” ed assistere (forse) allo shark feeding.

Vi sono diversi diving centre nelle adiacenze.

Hotel a Kadavu, più esattamente sulla piccola isola di ONO: JONA’S PLACE 52€ la doppia.

“ At last but not the least” in questo posto contiamo di trascorrere almeno 5 giorni dedicandoci a tempo pieno al nostro passatempo preferito. Il piccolo resort è situato su una bella spiaggia prospiciente il famoso “Great Astrolabe Reef” che prende il nome da una nave francese naufragata in quelle acque. Due immersioni al giorno costano 70 €, prendere o lasciare perché il luogo è molto isolato. La struttura non possiede un sito web ed è stato difficile aver notizie fresche. Nella strenua ricerca ci siamo imbattuti in una Agenzia locale che la rappresenta: MARGARET’S FIJI ISLAND TRAVEL SERVICE che si è rivelata un’ottima scoperta. Tramite loro è possibile effettuare prenotazioni di alberghi e di voli locali, che a causa delle limitatezza dei posti sono difficili da fissare. 

Preventivo finale 

Cri. Il budget previsto per questo viaggio, che ci auguriamo di poter effettuare nel prossimo mese di Ottobre 2009, è di circa 2000€ a testa + le immersioni:

PROGETTO DI VIAGGIO: ISOLE FIJI

 

 

 

 

*** Ultimissime: Poco prima di andare in stampa (virtuale) scopriamo un’Agenzia viaggi, quasi sotto casa, a cui Korean Air affida la biglietteria, che ci illustra i tanti posti interessanti per noi “sub” nel Sud Est asiatico raggiunti dalla aviolinea, tra cui Bali, a tariffe molto competitive (800€). Se qualcuno fosse interessato non esiti a scriverci una mail. Vi metteremo in contatto raccomandando per i lettori della rivista una speciale attenzione. Il problema delle tariffe aeree è un problema molto “sentito”. I voli “low cost” si comprano su Internet. Gli altri…dipende: talvolta le compagnie aeree mettono sui loro siti web delle promozioni non vendibili altrimenti, altre volte le promozioni sono riservate alle Agenzie di viaggio. In generale prima si acquista il biglietto e meno si spende ma succede che le talune offerte speciali compaiono all’ultimo momento. Allora che fare? Guardarsi in giro, darsi molto da fare e cogliere l’attimo favorevole. Comunque, che viaggiate o no….BUONE VACANZE A TUTTI!

 

Gili Trawangan: scuba rafting e dolce vita – (seconda parte)

A cura di Cristina Ferrari e Luigi Del Corona Commenti disabilitati

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prosegue il tour a Gili Trawangan con i due viaggiatori fai-da-te…

Scuba rafting

Gigi. Ci sono 16 o più siti di immersione alle isole Gili, la metà dei quali è a Gili Trawangan e gli altri, distribuiti in misura uguale, a Gili Meno e Gili Air, raggiungibili con un breve tragitto di navigazione (15-25 minuti) www.scubali.com/it/gili-trawangan/Gili-Trawangan-Dive-Sites.pdf. I fondali delle isole sono stati in alcuni punti distrutti dai pescatori con i “soliti” sistemi molto in uso, tra cui la dinamite occupa un posto di primissimo piano. Non mancano comunque zone in cui i coralli, duri e morbidi, sono in buona salute. Caratteristica comune a quasi tutte le immersioni è quella di essere “librate in volo” in correnti a volte molto forti. Anche dalla superficie si può distintamente osservare l’impeto di questi potenti flussi che s’incanalano tra le sponde delle isolette adiacenti.

Cri. I subacquei di mia conoscenza si dividono quasi pariteticamente in due categorie: quelli che amano le “drift dives” e quelli che no. Io decisamente appartengo alla seconda schiera, anche per una esperienza precedente che mi ha un po’ segnata: mi piace osservare, indugiare e bearmi, placidamente sospesa, senza essere trascinata da un fiume in piena. Per un po’ mi va bene e mi diverte, ma alla lunga mi innervosisce e mi agita perché rubo una parte troppo consistente della mia attenzione alle bellezze ambientali per controllare l’assetto, la distanza dal fondo, la posizione dei compagni, consumando anche più aria.

Gigi. Le immersioni, tutte entro i 30 metri, corrente a parte, non deludono: tartarughe, school di carangidi, squali, barracuda, stone fish, nudibranchi, tane da cui sbirciano jawfish dagli occhioni curiosi o murene e anche cavallucci pigmei e polpi dai cerchi blu. Ci capitano dei piacevolissimi incontri con delle seppione di considerevoli dimensioni per le quali abbiamo un debole. Ci intriga osservare come all’inizio siano sulle difensive con i tentacoli alzati e dopo si rilassino e si lascino osservare da vicino. Il tocco di classe finale è rappresentato da una purpurea “ballerina spagnola” che, lo confessiamo, è la prima volta che ci capita di vedere.

Jogging, biciclette e passeggiate al tramonto

Cri. Le attività postimmersione, dopo la bella docciata con il soffitto di cielo e nuvole, sono il giro dell’isola a piedi, camminando o correndo (come fa Gigi) oppure, in alternativa, in bicicletta.

Gigi. La sola, piccola, differenza è che io il giro dell’isola di corsa me lo sono fatto tutto in 45 minuti, il resto della truppa in bicicletta no. Ho così avuto modo di scoprire gli angoli più suggestivi e deserti sul lato Ovest dove stanno sorgendo nuove installazioni turistiche, per il momento ben distanziate le une dalle altre e la curiosità di un bar, isolato sulla spiaggia e fuori dal paese, appositamente costruito per offrire ai turisti, che accorrono con i taxi-carretto, una birra fresca ed un sensazionale tramonto rosso infuocato. A far da cornice allo spettacolo l’imponente vulcano balinese Agung che si staglia nitido sullo sfondo.

Cri. Il primo giorno, mentre Gigi arranca nella corsa facendo finta di essere un grande runner, Walter, Eric, Katrin, Lorenzo ed io decidiamo di affittare le biciclette. Passiamo in rassegna tutti i noleggiatori che si trovano lungo la strada principale. Lorenzo, già dal primo, contratta in modo estenuante, sfoderando le sue conoscenze di indonesiano, senza concludere alcunché. Man mano che ci spostiamo, i prezzi sono sempre più alti, mentre il tempo di luce a disposizione diminuisce. Così arriviamo all’ultimo dove c’è un ragazzo con gli occhi “a fessura”, in probabile fuga estatica per incontro ravvicinato con sostanze psicotrope. La contrattazione qui è facile: il ragazzo, forse già soddisfatto per le sue storie d’evasione, accetta in modo arrendevole la nostra offerta, così, inforcati i velocipedi, cominciamo il periplo dell’isola. Il tratto di strada sterrata compatta dura poco; poi cominciano a succedersi tratti di sentiero e, soprattutto piste di sabbia! Derapate, su e giù dalla bici, giochi di equilibrismo per tenerla in piedi mentre si inclina da tutte le parti (io non sono certamente una ciclocrossista), alla fine, ormai al crepuscolo, ci fermiamo su una bella spiaggia a goderci il tramonto in tutta tranquillità .

Ristorantini “a la belle etoile” e deludenti nottate

Gigi. La sera gironzoliamo a lungo con Karin, Eric, Lorenzo e Walter per la via principale, soprannominata in onore degli amici francesi Trawangan Boulevard, costellata da una miriade di ristorantini ed hotel per tutte le tasche, leggendo i menù ed osservando, con l’acquolina in bocca, l’esposizione di pesci, calamari e gamberoni. L’assortimento è ampio e alla fine la decisione è un po’ casuale. Rimaniamo comunque soddisfatti e l’atmosfera è gradevole, sia per il contesto, sia per il rapporto fra di noi che, in men che non si dica, si è ulteriormente cementato.

Cri. Una delle serate si conclude per i maschietti con, pure qui (!!!), la solita partita di calcio.

Gigi. Era il tempo dei campionati europei 2008 e la rivalità che divide il sottoscritto “bauscione” dal “gobbo”

Lorenzo si era sopita in virtù dell’amor patrio per la pedatoria nazionale azzurra. Decidemmo, sventuratamente, di assistere in diretta (con 7 ore di fuso orario di differenza erano le 4 di notte) ad una delle partite del girone di qualificazione. All’inizio i “locali” erano propensi a tifare Italia, ma il solito gioco sparagnino dei nostri prese il sopravvento regalandoci l’umiliazione di essere fischiati anche in quelle terre lontane.

Sveva

Cri. Il mattino della partenza affittiamo il nostro cidomo e ci avviamo nella zona della spiaggia dove ci si imbarca. Sotto la tettoia di attesa ci stanno turisti e gente locale e fra questi, quasi non riconosco il ragazzo delle biciclette perché ha un espressione più …”calata nella realtà “. C’è anche una giovane tasmana con una bambina di 7 mesi che mi racconta che il marito ha preso la “barca lenta” e sarebbe piaciuto tanto anche a lei, ma 6 ore di sbattimenti sono troppi per la piccola.

Gigi. Ci allontaniamo da Trawangan, sfilando a fianco di un bel caicco in rotta verso l’isola di Komodo. Arrivati a Sanur l’ultima sera usciamo a cena con Sveva, istruttrice subacquea e manager del BDA, una simpaticissima ragazza sarda con cui avevamo intrecciato, fin dall’Italia, una fitta rete di email, scoprendo molti interessi comuni: oltre alla passione per la subacquea e per la sua terra d’origine, l’attenzione e l’impegno per l’ambiente, non solo quello marino. Sveva collabora nell’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti a Bali ed è promotrice, con il suo centro, di alcuni progetti e iniziative concrete di protezione delle specie marine, fra cui il Biorock. Il Bonsai restaurant è sul mare e ti accoglie con un’incredibile distesa dei minuscoli alberi e con un menù di buon pesce sapientemente grigliato.

Cri. Fra le altre chiacchiere, mentre le mascelle lavorano per assaporare al meglio le gustose pietanze, si parla di … immersioni in corrente! Michael, il marito australiano di Sveva, ci racconta delle storielle da brivido che, dato il mio carattere un po’ ansioso, mi impressioneranno assai, alimentando qualche incubo della mia ultima notte indonesiana.

Gigi. Sì, erano passati pochi giorni dalla notizia che un gruppo di sub era stato trascinato dalla corrente su

una deserta spiaggia di Komodo, dove erano rimasti per un paio di giorni in compagnia… dei dragoni!

Sveva infine ci racconta che Michael, da vero australiano doc, mentre praticava il surf, una quindicina di anni prima, fu tra i primi occidentali a notare gli enormi pesci luna nelle acque di Lembongan. Pensò inizialmente che si trattasse di squali perché vide emergere la grande pinna dorsale. Incuriosito ed affascinato dal più grande pesce osseo del mondo, decise di dedicarsi all’osservazione e allo studio di quelle strane creature marine, divenendone uno dei maggiori esperti ed avviando così la sua attività nel settore subacqueo con Bali Diving Academy. Il nostro tempo è ormai scaduto, niente Mola Mola per questa volta, ma promettiamo di ritornare quanto prima in quei luoghi che amiamo tanto.

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

PROSSIMI CORSI DEL CEDIFOP

Date dei prossimi corsi OTS organizzati da CEDIFOP

BIOLOGIA MARINA CON GREENPEACE

Ad aprile e a ottobre 2010 il MARINA DI CAMPO DIVING organizza due seminari di Biologia Marina in collaborazione con GREENPEACE ITALIA.
Il dott. Alessandro Giannì, [...]

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