foto di Luca Borello, Walter Scotti, Elsio Balestrino e Luigi Del Corona
Gigi. Dopo aver trascorso la prima parte del viaggio nelle Filippine a Puerto Galera-Sabang all’estremo Nord dell’isola di Mindoro si fa rotta verso Sud per raggiungere la località di Dauin, situata a pochi chilometri dalla graziosa cittadina di Dumaguete nella vulcanica isola di Negros. Oltre a noi due il gruppo è composto dagli amici Walter ed Elsio, nonché da Luca, l’istruttore sub che ci scorta anche in questa trasferta. La struttura dove alloggiamo, l’“Atlantis Resort“, dispone di due sedi, per l’appunto a Puerto Galera ed a Dumaguete, offerte in un unico pacchetto. Per Cri ed il sottoscritto è un “ritorno” in questi luoghi già visitati nel 2003. I sentimenti sono contrastanti: la gioia di rivedere località dove eravamo stati benissimo ma contemporaneamente il timore che qualcosa sia cambiato, ovviamente, in peggio.
Arrivo
Cri. Il colorato Airbus 320 della Cebu Pacific Airlines, proveniente dalla capitale, sorvola la costa occidentale di Negros e, superata la punta a Sud, compie un’ampia virata per allinearsi alla pista ed atterrare dolcemente. Palme e giganteschi alberi delimitano il piccolo aeroporto di Dumaguete che si affaccia proprio sul mare.
Gigi. Mettiamo il naso fuori dall’aereo accolti da un benaugurante caldo sole: gran bella differenza dalla pioggia che ci aveva dato il benvenuto a Manila. Il tempo atmosferico nelle Filippine ci ha sempre un po’ condizionati. Se dovessi dare un consiglio ai lettori direi che Marzo ed Aprile sono sicuramente i mesi migliori per venire quaggiù. Nelle Visayas ( Cebu-Bohol-Negros-Siquijor) si può tentare anche di venire in estate.
Cri. Ci attende lo sfavillante jeepney giallo facente funzione di minivan per l’albergo. Si passa per il centro della cittadina brulicante di tricicli a motore e di botteghe che mancano completamente della parete anteriore. Pochi minuti di tragitto e siamo arrivati.
Dauin Atlantis Resort
Gigi. Dal parcheggio si diparte un viottolo che, snodandosi fra le diverse costruzioni distribuite in un giardino lussureggiante, fiancheggia una deliziosa piscina: il suo azzurro turchese crea dei bei contrasti con il verde denso delle palme e delle piante ornamentali fiorite che la circondano. Di fianco sorge la raffinata zona Spa. Più verso il mare troviamo la reception, il diving ed il bar ristorante con una terrazza che si affaccia sulla spiaggia dal colore ambrato. Ci viene presentato l’intero staff diretto da una ragazza tedesca con l’ottima l’organizzazione che ne consegue. Di primo acchito, e ne avremo conferma, anche questo resort Atlantis è decisamente dedicato ai subacquei; tra le “chicche” vi è la sala riservata alle foto/videocamere. Gli altri ospiti sono quasi tutti americani o inglesi. Il servizio bar-ristorante si rivelerà squisito: una vera e propria oasi di pace e tranquillità e… niente discoteche nei dintorni!
Cri. Tra i personaggi del resort non possiamo dimenticare tre bellissimi cani, tutte femmine, che allieteranno con la loro vivacità le nostre, purtroppo ridotte, pause tra un’immersione e l’altra. Dalla più giovane alla più adulta troviamo una cucciolotta di dalmata, una meticcia di spinone ed una golden retriver rapata a zero per meglio affrontare il caldo clima tropicale. Curiosamente la meticcia, in perenne inzigamento con la dalmata, è l’esatta fotocopia di Bimba, una cagnetta appartenente a nostri amici, che abbiamo avuto in affido per 40 giorni poco prima di partire.
Ritorno ad Apo Island
Gigi. Avendo a disposizione solamente tre giorni e mezzo per scandagliare la zona, ci viene proposta subito la gita ad Apo Island, una deliziosa, minuscola, basaltica isoletta che si erge di fronte a poche miglia dalla costa di Negros. È il luogo che abbiamo amato di più nel primo viaggio del 2003 e che in assoluto ci è rimasto nel cuore. Ci eravamo arrivati casualmente e, come spesso capita, la scoperta inattesa di qualcosa di bello te la fa apprezzare ancora di più. Spiaggette incastonate tra le rocce, magnifici coralli ed il “santuario marino” con la “clown fish town” ovvero la città dei pesci pagliaccio: una distesa di anemoni pullulanti dei simpatici pesciolini striati grande come un campo da tennis. Un posto adattissimo anche per fare soltanto snorkeling.
Cri. I fondali a Chapel e a Mamsa point riappaiono come nel ricordo: smisurate estensioni di alcionari, giganteschi coralli a tavola, spugne ed alghe multicolori testimoniano l’ottimo stato di salute del mare in questo parco naturale. Ci accoglie un bel granchio orangutang chiaro su un anemone a bolle, una murena dal musetto bianco (snowflate) e, in una caverna, delle murene dal nastro blu. Un’altra se ne sta attorcigliata dentro un enorme corallo morbido.
Nelle nicchie, nelle cavità, negli anfratti scorgiamo mimetici pesci scorpione, un pesce pagliaccio rosso pomodoro con bande nere sul suo bell’anemone di uguale tonalità, un nudibranco scuro con righe sottili bianche e ciuffetti rossi, due gobi pinna a vela, serpenti a righe. Numerose tartarughe ci nuotano intorno o si riposano incastonate fra i coralli in compagnia delle inseparabili remore perfettamente parallele fra loro e ai disegni del carapace. Luca mi immortala con uno scatto souvenir in cui lascio il mio solito buddy a favore di una placida testuggine. Poi ancora cetrioli di mare bianchi maculati di beige, gamberi dei coralli a frusta, jack fish ed un enorme pesce istrice.
Gigi. Non scendiamo oltre i 21 metri rimanendo a librarci nelle calde e limpide acque per più di un’ora trasportati da una leggera e piacevole corrente. Per il pranzo gettiamo l’ancora ed una cima in spiaggia ormeggiando la “banka” poco distante dal piccolo albergo che ci aveva ospitato sei anni prima. Faccio un salto a terra per chiedere notizie di gente conosciuta allora. Rebbeca, che avevamo lasciato adolescente con il suo sogno di continuare gli studi nonostante la povertà della famiglia, si è nel frattempo sposata ed è già mamma. Nel pomeriggio ci dedichiamo ad una snorkellata di gruppo: una volta tanto Walter ha un po’ di compagnia.
Notturna al Pier
Cri. Verso le 18 ci presentiamo, come stabilito, al briefing per la notturna e scopriamo che la nostra compagna di immersione, un’inglese un po’ attempata, se ne sta beata e ridacchiante in tenuta da spiaggia a guardare una proiezione, del tutto incurante di quei quattro italiani in muta che se stanno a braccia conserte ad aspettarla. Una volta che si è decisa a prepararsi si mette a fare i capricci sulla scelta del luogo in cui immergersi.
Gigi. “The Pier” altro non sono che alcuni moli di cemento sostenuti da lunghi piloni dove attraccano navi mercantili per svuotare le stive piene di noci di cocco successivamente lavorate nello stabilimento che si erge di fronte. La carampana inglese, che pareva sortire bella fresca da un romanzo di Agatha Christie, pretendeva di tuffarsi in un certo punto mentre Luca ne consigliava un altro. Calzava una muta con tanto di cappuccio, guanti e calzari neri. Era talmente improbabile che riusciva ad essermi persino simpatica. Non appena in acqua ci lasciò di stucco estraendo un’utilissima lente di ingrandimento ed esibendo contemporaneamente una eccellente stabilità di assetto. My best compliments madame!
Cri. Ci immergiamo, un po’ eccitati, armati delle nostre pilette: le notturne hanno sempre un fascino incredibile ma c’è una particolare attesa rispetto a questo sito perché Luca ce l’ha decantato particolarmente e… devo dire che la sua bellezza è stata per noi superiore alle aspettative! Nel percorso per raggiungere i piloni del molo, sul fondo sabbioso, si staglia una bella seppia trasparente con macule blu iridescente, e un piccolo pesce pietra che salta. All’interno di un copertone, in cui sono infrattati numerosi gamberetti, un juvenile sweetlips nuota sinuosamente imitando, nel suo perfetto mimetismo difensivo, un verme velenoso. Arrivati al molo principale rischiamo di perdere l’erogatore per lo stupore: i pilastri sono densamente ricoperti di alghe, ascidie, crinoidi, gorgonie, alcionari in una fantasmagoria di colori e fra di essi si annidano gamberetti, granchi, cavallucci, nudibranchi, incredibili pesci scorpione dalle tinte accese. Ci muoviamo fra le strutture ravvicinate assolutamente rapiti dall’incanto ed è forse inevitabile distrarsi al punto da tralasciare tutto il resto. Succede così che Gigi si dimentica completamente di me! Sto lì a guardare per un po’, poi spengo la pila per gustarmi la sua faccia preoccupata quando una volta tornato in sé mi cercherà e non mi vedrà, ma dopo alcuni minuti mi rassegno… i pesci, o le pesce, sigh, sono più importanti di me e della regola principale del buon subacqueo di non perdere mai di vista il proprio buddy!
Gigi. Ero troppo affascinato da “Arsenico e vecchi merletti” che pinneggiava lentamente, rasente al fondo spulciando con la lente un granello di sabbia alla volta, sempre perfettamente bilanciata, quando non lontano da lei venne avvistato un cavalluccio marino su un fondale di una decina di metri. In un attimo tutto il gruppo converge sul bersaglio con il risultato di sollevare una bella nuvola di sedimenti e di farci di conseguenza maledire nella lingua resa immortale dal Bardo. Battute a parte, rientriamo alla base molto soddisfatti anche pensando che “abbiamo scientificamente verificato che ci si può immergere con soddisfazione fino a tarda età”.
Come ad Antibes ( Festival dell’Immagine Sottomarina)
Cri. Anche il secondo giorno effettuiamo le tre immersioni previste, a Car Wreck, Dauin Nord e ancora al Pier, rivelatesi tra le più straordinariamente ricche di bio-diversità tra quelle mai compiute. Appassionati da sempre di documentari e reportage subacquei, nonché frequentatori del famoso Festival che si svolgeva in Costa Azzurra (ora trasferito a Marsiglia), eravamo abituati a rimanere a bocca aperta osservando “sullo schermo” lo scorrere delle immagini che qualche fortunato ed abile operatore era riuscito a catturare nei più reconditi e disagiati angoli del globo.
Gigi. In quel fortunato giorno riuscimmo ad ammirare i più strani e rari esemplari che pensavamo, appunto, fossero patrimonio riservato a pochi eletti. “Car wreck”, come dice la parola, è il sito in cui sono deposte le carcasse di due auto ed alcuni serbatoi aperti su un fondale di sabbia ed alghe e dove, tutt’intorno, pullula un universo di biodiversità: seppie a banda larga, pesci fantasma ornati di aculei, pesci vespa cacatua, pesci ago arancio striati, pesci fantasma “robusti” , topi marini (vermi policheti pelosi), granchi scatola, il pesce piatto (fleunder), tante “garden eel” che fanno capolino dalla sabbia, il gambero boxer striato, pesci pagliaccio con le uova da cui spuntano gli occhiettini ed il fantastico, incredibile, superlativo “fingered dragonet”, curioso pesce strisciante con le ali e due creste sul dorso come fossero randa e fiocco ed enormi piume raggiate sulla coda. Neanche il tempo di riprenderci dallo stupore che ci spostiamo a “Dauin Nord”. Fra gli anemoni giganteschi e le impensabili estensioni di coralli ammiriamo, fra gli altri, il verde, mimetico granchio halimeda, il granchio ragno, un minuscolo giallo pesce rana, la galatea della spugna violetta (pink squat lobster), il barracuda coda gialla, un pesce scorpione foglia, un grossissimo lion fish nero ed il granchio porcellana. Ma la cosa sorprendente è che “esternamente” questi siti d’immersione non suscitano particolari aspettative trovandosi i primi due a pochi metri da una comunissima spiaggia ed il terzo, come già descritto, sotto un per niente romantico molo di cemento.
Cri. Nel pomeriggio torniamo al “Pier “. Anche con la luce diurna regna una certa penombra che rende più evanescenti gli spettacolari ventagli delle gorgonie e le morbide arborescenze degli alcionari di tutte le tonalità del rosa e dell’arancio fra cui fanno capolino pesci istrice, nudibranchi neri e rossi e bianco-grigi, diverse varietà di pesci pipistrello, lion fish, cavallucci. Ai piedi dei piloni Luca scorge una seppia flamboyant. All’inizio ha un colore marroncino uniforme che la camuffa con il fondo poi quando le appoggia di fianco una mano mette in atto il suo mimetismo: compaiono le vivaci strisce in scorrimento e le estroflessioni del dorso mentre il “tentacolo-lingua” fuoriesce rapido e lunghissimo per accalappiare le minuscole prede.
Gigi. Era il momento che attendevo da anni dopo aver visto per la prima volta in un documentario questo straordinario mollusco “fiammeggiante”. Lo avevo inserito in quell’elenco di cose mai viste e che speravo tanto di colmare. Immaginate l’emozione, quindi, di poterlo osservare comodamente, ad un metro di distanza, per almeno 10 minuti. A malincuore ce ne stacchiamo per risalire quando incrociamo una famigliola di tre pesci scorpione diavolo a passeggio sul fondo a non più di tre metri di profondità che, illuminati dai faretti, esibiscono la loro livrea rosso sgargiante. Anche qui ci fermiamo rapiti da questo inverosimile esempio di adattamento evolutivo in cui le pinne ventrali si sono trasformate in zampe a tutti gli effetti.
Arrivederci Negros
Cri. L’ultima immersione è al Marine Sanctuary di “Masaplod”. Ci accoglie un pesce scorpione neonato giallo talmente piccolo che, nonostante tutti gli indici puntati, non riesco inizialmente a mettere a fuoco, poi dei pesci fantasma ornati, neri con le punte sfumate in giallo, che con le loro diramazioni si confondono su crinoidi dall’aspetto del tutto identico. Alcuni pesci pagliaccio beige con la bandina bianca guizzano su un bell’anemone dello stesso colore che ha le estremità blu chiaro e, accanto, su un corallo morbido a campanula sfrangiata con i profili bianchi si mimetizza un pesce lima raggiato. Un jawfish salta da una buca all’altra: entra dal davanti e si rigira in un batter d’occhio mostrando il musetto con gli occhi obliqui da diavolo giallo-arancio. Su un fungide (mushroom coral) sono adagiati dei gamberi fantasma.
Alla fine dell’immersione ci dirigiamo verso un reef artificiale formato da un’architettura di copertoni: non dà un’impressione sgradevole anzi sembra che la vita sottomarina bentonica si amalgami tranquillamente con questi manufatti umani. Una remora si attacca alla bombola della nostra guida, perfettamente allineata, e si fa trasportare a lungo. L’ultima immagine prima di risalire è quella di una gigantesca bellissima madrepora rosa da cui esce una nube di pesci gatto striati mentre, sopra di essa, un gruppo di pesci rasoio nuotano in orizzontale e poi, in un guizzo impercettibile, con perfetta sincronicità, si orientano verticalmente.
Gigi. Terminiamo questa tappa del viaggio senza aver, sfortunatamente, avuto il tempo di visitare l’interno, ma d’altronde l’unicità delle immersioni non permetteva ulteriori distrazioni. Ci dobbiamo accontentare, per accomiatarci da Negros, di una rapida visita al mercato di Dumaguete con il suo caleidoscopio di suoni e colori. Fuori dalla Cattedrale assistiamo alla benedizione di un taxi e non ci è chiaro se venga fatta per proteggere il mezzo, piuttosto vecchiotto, o l’autista. Rientrati in albergo, mentre passeggiamo sul bagnasciuga fotografando i/le bagnanti locali, la nostra attenzione è attirata da un contadino che conduce due mucche a fare toeletta in mare. I mansueti ruminanti dimostrano notevole scioltezza e dimestichezza nell’arte natatoria. Ci congediamo con dispiacere e malinconia da Luca che non ci seguirà nel rientro a Manila.



































Gigi. Il costo del biglietto A/R é di circa 1200 € tasse comprese ***. Il volo di rientro prevede obbligatoriamente la sosta di una notte a Seoul, ospiti di Korean Air, in quanto il volo Nadi -Seoul decolla (lun-mer-ven) alle 9.00 di mattina ed arriva alle 16.40, troppo tardi per qualsiasi coincidenza con l’Europa. Si riparte pertanto il giorno successivo. La tariffa non si applica nel solo breve periodo di alta stagione che va dal 25 Luglio al 14 Agosto e dal 15 al 31 Dicembre. L’alternativa sarebbe il volo verso Ovest (combinato tra British Airways+ American Airlines+ Air Pacific con cambio di aereo a Londra e Los Angeles) trovato sul portale 








placidamente sospesa, senza essere trascinata da un fiume in piena. Per un po’ mi va bene e mi diverte, ma alla lunga mi innervosisce e mi agita perché rubo una parte troppo consistente della mia attenzione alle bellezze ambientali per controllare l’assetto, la distanza dal fondo, la posizione dei compagni, consumando anche più aria.
Jogging, biciclette e passeggiate al tramonto
Lorenzo, già dal primo, contratta in modo estenuante, sfoderando le sue conoscenze di indonesiano, senza concludere alcunché. Man mano che ci spostiamo, i prezzi sono sempre più alti, mentre il tempo di luce a disposizione diminuisce. Così arriviamo all’ultimo dove c’è un ragazzo con gli occhi “a fessura”, in probabile fuga estatica per incontro ravvicinato con sostanze psicotrope. La contrattazione qui è facile: il ragazzo, forse già soddisfatto per le sue storie d’evasione, accetta in modo arrendevole la nostra offerta, così, inforcati i velocipedi, cominciamo il periplo dell’isola. Il tratto di strada sterrata compatta dura poco; poi cominciano a succedersi tratti di sentiero e, soprattutto piste di sabbia! Derapate, su e giù dalla bici, giochi di equilibrismo per tenerla in piedi mentre si inclina da tutte le parti (io non sono certamente una ciclocrossista), alla fine, ormai al crepuscolo, ci fermiamo su una bella spiaggia a goderci il tramonto in tutta tranquillità . 


Pensò inizialmente che si trattasse di squali perché vide emergere la grande pinna dorsale. Incuriosito ed affascinato dal più grande pesce osseo del mondo, decise di dedicarsi all’osservazione e allo studio di quelle strane creature marine, divenendone uno dei maggiori esperti ed avviando così la sua attività nel settore subacqueo con Bali Diving Academy. Il nostro tempo è ormai scaduto, niente Mola Mola per questa volta, ma promettiamo di ritornare quanto prima in quei luoghi che amiamo tanto.


