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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

MO.S.E. LE SCOGLIERE COME AI CARABI?

A cura di SILVIA MARFATTO e GIOVANNI VIO Commenti disabilitati


Venezia e il mare, una simbiosi che dura da oltre un millennio

Hanno collaborato:




Dottoressa Mazzoldi Carlotta

Dottoressa Chimento Nicole

Dottor Pizzolon Matteo


Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del liquido spostato.

Ma non solo.

Un corpo, immerso in un liquido, in qualsiasi mare del mondo, trasforma l’utilità per la quale è stato creato in un occasionale supporto alla vita marina.

Ne sono un esempio le costruzioni dell’esperimento di vita sottomarina Precontinente Secondo, risalenti al 1964. Una volta abbandonate dall’equipe di Cousteau vennero colonizzate da spugne e coralli. La gabbia anti squalo, un tempo rifugio per gli uomini, ora ospita i pesci ed è un solido appoggio per gli alcionari.

Lo stesso accade nei relitti di navi affondate, divenuti veri e proprio reef artificiali. La loro originaria funzione è cessata con il naufragio, donando così l’ennesima occasione al mare per esercitare la sua straordinaria forza invasiva.

Gli spazi chiusi si trasformano rapidamente in rifugio per i pesci e così la nave può vivere ancora.

Questa colonizzazione avviene in tutti i mari del mondo ed anche nel mare Adriatico.

la foto aerea evidenzia la presenza dei bassi fondali e dei banchi di sabbia che contornano gli accessi alla laguna veneta

I relitti delle navi Evdokia Seconda al largo di Chioggia e Villach di fronte al litorale di Jesolo ne sono l’ennesimo esempio.

 Quindi anche nei sedimentosi e prevalentemente piatti fondali dell’alto Adriatico, con la posa di un qualunque substrato artificiale, avviene un rapidissimo processo di colonizzazione che non risparmia nessun oggetto sia esso appoggiato sul fondo o in prossimità della superficie.

Anche le numerose dighe, allineate lungo i lidi turistici, o quelle più imponenti poste all’ingresso dei porti sottostanno al fenomeno.

Approfittando della recente posa di una di queste costruzioni decidiamo di fare delle osservazioni sugli effetti che conseguono al posizionamento di un nuovo substrato.

La laguna di Venezia, collegata col il mare aperto attraverso le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, è soggetta a forti escursioni di marea. Il progetto MO.S.E., Modulo Sperimentale Elettromeccanico, si pone l’obiettivo di difendere la laguna e le città di Venezia e Chioggia dagli allagamenti. L’opera prevede delle paratoie mobili che attraversino ogni bocca di porto da una parte all’altra. Queste si innalzeranno al presentarsi di casi eccezionali di alta marea fino ad emergere, isolando così la laguna dal mare, per poi scendere nuovamente sul fondo al cessare dell’alta marea. Inoltre, apposite dighe, cosiddette lunate, avranno lo scopo di ridurre gli effetti della corrente di marea e del moto ondoso. Queste strutture di sassi e cemento costituiscono delle nuove scogliere artificiali.

nella ricostruzione al computer i pannelli del MOSE in apertura

Un articolo apparso sul Corriere della Sera, titolato “Mose, le scogliere come ai Caraibi”, ha catturato la nostra attenzione incuriosendoci.

Ma davvero un ammasso di sassi e calcestruzzo può essersi trasformato in un pezzo di Carabi in alto Adriatico?

La nuova lunata veramente pullula di vita ospitando alghe rigogliose, spugne, stelle marine, meduse giganti, anemoni di mare, e pesci di ogni tipo?

Decidiamo di verificare quanto descritto raggiungendo la bellissima città lagunare di Chioggia avvalendoci del prezioso supporto dei ricercatori del dipartimento di biologia marina dell’università di Padova presso la sede della stazione idrobiologica.

Situata sull’isola di San Domenico dal 1940 la stazione è costituita da un edificio adibito a foresteria e da un altro più grande adibito a laboratori, riunioni e stanze acquari dove vengono condotte le numerose osservazioni su specie mantenute temporaneamente in cattività.

Per le attività esterne la struttura è dotata di un’imbarcazione con la quale vengono effettuate frequenti uscite in laguna e in mare. Il mezzo, così come le attrezzature per le immersioni, è indispensabile in quanto parte degli studi si svolgono direttamente sul campo, oltre ad osservazioni ed esperimenti condotti in acquario.

un granchietto, tipico rappresentante di questo delicato ecosistema

Le ricerche, che vengono condotte avvalendosi delle strutture della stazione idrobiologica, hanno come specie di studio pesci, molluschi, crostacei, ascidiacei ed alghe, considerando i diversi aspetti della biologia ed ecologia delle specie, sia lagunari che marine.

I ricercatori conducono l’intero ciclo delle ricerche catturando personalmente quanto necessario nelle zone di mare o di laguna antistanti Chioggia. Ogni soggetto prelevato viene osservato nelle varie fasi previste dal progetto della ricerca e mantenuto nel miglior modo possibile fino alla liberazione nel suo ambiente naturale.

La nuova lunata, recentemente posizionata di fronte alle bocche di Porto di Chioggia si presenta come un’ottima occasione per verificare le ottimistiche informazioni lette sul Corriere della Sera.

il "pezzo" delcorriere dove si parla in termini ottimistici del contributo positivo che i lavori per il MOSE hanno offerto all'ecosistema

Dopo un’attenta programmazione stabilita con i ricercatori della stazione idrobiologica, tenendo conto dei flussi di marea che in questa zona possono essere molto intensi, ci imbarchiamo e iniziamo una breve navigazione che ci porterà sul punto di immersione.

Uscendo dalla zona portuale della città sulla sinistra vediamo in lontananza la diga di Cà Roman e più vicina, sul lato destro la diga di Sottomarina, caratterizzata dalla presenza di alcune piccole costruzioni a sostegno di bilance usate per la pesca. Durante la navigazione stabiliamo di immergerci nella parte più esterna della lunata, dove dovremmo trovare le migliori condizioni di visibilità. Superata l’estremità della diga di Sottomarina raggiungiamo la lunata poco più al largo. La struttura misura circa cinquecento metri ed è posizionata in modo da proteggere l’imboccatura del porto.

La posa di un nuovo substrato duro in un ambiente dal fondale quasi esclusivamente sabbioso-fangoso, come l’Adriatico Nord-Occidentale, crea naturalmente nuovi habitat per specie che qui trovano i loro ambienti ottimali.

Le fasi della colonizzazione di un nuovo substrato sono diverse. Si passa da una prima colonizzazione da parte di specie dette pioniere, all’arrivo mano a mano di altre specie sino ad arrivare ad una situazione di maggiore stabilità. Questo processo, in ambienti temperati quali appunto il Nord Adriatico, richiede diversi anni.

I ricercatori della stazione idrobiologia, come riferisce la dottoressa Mazzoldi, hanno studiato per due anni, 2005 e 2006, la colonizzazione della nuova lunata da parte dei pesci. [la lunata è stata costruita fra il 2003 e il 2006].

I pesci di substrato duro possono essere strettamente legati al substrato e stanziali, di solito con scarse capacità di nuoto, oppure specie che attraversano facilmente tratti sabbiosi per spostarsi da un ambiente roccioso ad un altro.

Al primo gruppo appartengono specie quali le bavose, i ghiozzi, ma anche i tordi, che, pur essendo migliori nuotatori, di solito non compiono grandi spostamenti. Al secondo gruppo appartengono specie quali i saraghi, le boghe, le occhiate, i branzini.

l'ambiente oggetto dello studio dei ricercatori della stazione idrobiologica

Questi due tipi di specie possono colonizzare un nuovo ambiente con modalità diverse. Saraghi, boghe, e specie più mobili possono semplicemente spostarsi fra un substrato roccioso e l’altro. Nel caso della lunata, quindi, possono spostarsi facilmente fra le dighe, le dighette di Pellestrina e gli altri substrato duri pre-esistenti, e appunto il nuovo ambiente.

Per le specie più sedentarie, invece, la colonizzazione di solito implica il loro arrivo come larve. Nella maggior parte dei pesci, infatti, dalle uova schiudono delle larve trasparenti che passano un periodo più o meno lungo in mare aperto, trasportate dalle correnti. Questa fase pelagica consente loro la colonizzazione anche di nuovi ambienti.

Le 42 specie di pesci che, sino ad ottobre 2006, avevano colonizzato la lunata sono quasi tutte specie già presenti nelle vicine dighe di Ca’ Roman e Sottomarina. Da un anno all’altro non abbiamo osservato variazioni nel numero di individui delle specie più mobili, mentre si è osservato un netto aumento delle specie più sedentarie, indicazione dell’arrivo di nuove larve. Il processo di colonizzazione nel 2006 non era ancora completo.

I due lati della lunata presentano differenze nella fauna ittica, con il lato verso terra meno ricco di specie, principalmente abitato da ghiozzi neri, che prediligono gli ambienti sabbioso-fangosi misti a sassi presenti appunto nel lato interno. Nel lato verso mare, invece, sono maggiormente presenti le bavose, in particolare la bavosa pavone, la bavosa mediterranea e la bavosa cornuta, ma anche i saraghi, le occhiate e le salpe. Occasionalmente si possono incontrare anche orate, branzini e, nei buchi fra i massi, corvine e gronghi.

Le bavose e i ghiozzi utilizzano questo ambiente anche per riprodursi. Le bavose utilizzano come nidi conchiglie vuote di ostriche, di mitili o buchi nei massi, mentre i ghiozzi cavità al di sotto dei sassi. In entrambi i casi sono i maschi ad occuparsi delle uova deposte dalle fine, fino alla schiusa delle larve

Uscendo dagli angusti spazi la copertura delle alghe è quasi totale sulle superfici rocciose soleggiate. La loro presenza è fondamentale per l’ossigenazione delle acque, al pari di alberi e piante terrestri. Inoltre costituiscono la base della catena alimentare dell’ambiente acquatico. Le alghe sono diffusissime e molto varie, basti pensare che solo del genere Ulva ne sono state identificate più di 100 specie in tutto il mediterraneo.

l'Ulva, l'alga la cu ipresenza è fondamentale per l'ossigenazione delle acque

L’Ulva è un’alga molto presente in questa zona, sopratutto durante la stagione primaverile durante la quale avviene la fioritura. Numerose forme di vita si insediano sulle verdi foglie lamellari cercando nutrimento o più semplicemente un momentaneo supporto.

Constatata la forte colonizzazione sulla lunata cosa può essere variato nelle vicine dighe di Sottomarina e Cà Roman?

La diga di Sottomarina ha subito una diminuzione della profondità molto consistente ed è presente una forte concentrazione di sedimentazione. La minore trasparenza dell’acqua ha favorito l’insediamento di moltissimi anemoni, fin dai primi metri. La diga di Cà Roman non sembra invece essere stata influenzata dalla presenza della nuova diga.

Come abbiamo constatato la lunata è stata velocemente resa parte integrante dell’ambiente tipico delle dighe, con il raggiungimento di un equilibrio che comunque si modificherà nel tempo.

Dopo l’iniziale insediamento delle specie pioniere, molto rapidamente sono giunte in massa tutte le forme di vita presenti anche nelle due dighe dell’imboccatura del porto. Questo è avvenuto per quanto riguarda i pesci, ma anche per molte specie di crostacei, anemoni e molluschi, in particolare bellissimi nudibranchi dalle sgargianti livree.

L’aumento di ricchezza e diversità conseguenti all’inserimento del nuovo substrato solido ha coinvolto probabilmente anche le zone sabbiose limitrofe alla lunata, in particolare il lato verso il mare aperto, creando zone di transizione fra i due ambienti. Allontanandosi dalla scogliera artificiale e applicando un’attenta paziente osservazione del fondale apparentemente insignificante, è possibile osservare molti soggetti tipici di questo ambiente.

In definitiva: Mose, scogliere come ai Carabi?

Dipende dai punti di vista, ed è comunque presto per dirlo. Il prevedibile, temporaneo aumento di ricchezza e diversità è una caratteristica frequente dopo l’inserimento di un nuovo substrato.

un branco di salpe. Pur senza i colori sgargianti dei mari tropicali gli aspetti biologici e paesaggistici di questi ambienti non sono affatto da sottovalutare

L’occasione non è comunque da perdere: bastano maschera e pinne unite ad un po’ di curiosità per esplorare un mare che viene spesso erroneamente sottovalutato.

Dalla superficie fino al basso fondale sabbioso, passando tra le rocce delle dighe, in ogni punto è possibile individuare soggetti bellissimi.

E’ immaginabile che terminati i lavori e dopo un periodo di assestamento privo di disturbo tutto l’ambiente raggiungerà uno stabile equilibrio che rispecchierà le caratteristiche tipiche di queste acque precedentemente la posa della lunata. E’ più difficile prevedere gli effetti sulle batimetriche in prossimità delle dighe, in particolare quella di Sottomarina, la più influenzata dalla lunata, dove in due anni la profondità è diminuita consistentemente. Relativamente all’efficacia del MO.S.E i pareri sono discordi. Studi e sperimentazioni condotti prima dell’inizio dei lavori sostengono la bontà del progetto, mentre gli ambientalisti sono scettici sull’efficacia e pessimisti sull’impatto ambientale che ne potrebbe conseguire.

Adriatico come il mare dei Carabi?

Ma no! Questo piccolo mare è bello così com’è e non ha bisogno di paragoni altisonanti per far emergere la sua grande bellezza, con o senza MO.S.E.


DAHLAK 1991, 2009: E CON QUESTO, FANNO 10! (SULLE TRACCE DI GIANNI ROGHI)

A cura di Vincenzo Meleca Commenti disabilitati

Un amore nato sui resoconti di Gianni Roghi e proseguito nell’arco di diciotto anni fino ad arrivare alla decima replica….rep_07_09_strilli_Flamingo

foto di Vincenzo Meleca e di Federico Pellissone

 

Era il dicembre del 1991 quando coronavo il mio sogno di visitare questo arcipelago del Mar Rosso Eritreo, reso mitico d al libro di Gianni Roghi e dal documentario di Folco Quilici, che narravano le vicende della Spedizione Nazionale Subacquea del 1953.

È maggio 2009 e questo è il mio decimo viaggio.

 


 

il gruppo in partenza

il gruppo in partenza

Dice il proverbio “poca brigata, vita beata”, e così è stat o per i miei primi nove (nel 2000, la brigata era davvero “poca”, soltanto io e Paola, la mia fidanzata…), ma non sempre i proverbi corrispondono alla realtà. Eh, già, perché questa volta siamo ben in 24, e ciò nonostante la crociera è stata un successo. Il gruppone, come diceva Adriano De Zan al Giro d’Italia, è davvero ben assortito: come età, siamo in sette dai sessanta in su, cinque sopra e sette sotto i cinquanta, tre ventenni, due under 10. Come mestieri, sei commerciali (tutte donne!), tre sanitari (utilissimi, anche se non ce n’è stato fortunatamente bisogno), tre ingegneri (sempre utili), due avvocati ed un giudice (essendo uno dei due avvocati, posso permettermi di dire “inutili” in questi viaggi…), tre studenti,  un bancario, poi impiegati, casalinghe e persino un noto attore di teatro e televisione! Per gli amanti delle statistiche, siamo, bambini esclusi, undici “ragazze” ed undici “ragazzi”, tre coppiette, una famigliola con due ragazzini, il resto single, almeno in viaggio…


Già, il viaggio! Lungo, lunghissimo quello per arrivare al mare! Praticamente un’intera giornata in ballo per arrivare ad Asmara, via Il Cairo, poi un’altra per raggiungere Massawa (senza ammazzarsi, però!). Per un tratto, scendiamo dai 2400 metri di Asmara fino ai 1500 di Nefasit con una littorina Fiat 1930. Proseguiamo con un classico minibus Toyota, fermandoci a Ghinda per pranzare e a Dogali per ricordare i caduti italiani della battaglia del 1887. L’arrivo a Massawa è terrificante: siamo a fine aprile, la temperatura è attorno ai 40 gradi e l’umidità alle stelle! Dopo l’ormai classica cena al “ristorante” dancalo Sallam (citato in tutte le guide turistiche, ma non certo in quella Michelin…), una buona dormita.

 


 

un sambuco, il Nya

un sambuco, il Nya

Al mattino -di buon mattino!- finalmente si parte per le Dahlak!


L’amico Gian Marco Russo, titolare dell’agenzia Afronine di Milano, che ha curato in modo perfetto tutta la parte logistica, mi ha affidato il compito di guidare questa piccola flotta di due sambuchi –il Tesfa ed il Niya- e di una lancia veloce.

Il giro in questo arcipelago, attualmente Parco marino, in attesa del riconoscimento dell’UNESCO di Patrimonio dell’umanità, è condizionato dalla burocrazia, che ci impedirà di approdare in talune isole. Meno male che ce ne sono più di 200!

L’itinerario, in breve, è questo: Massawa-Madote-Assarca-Shumma-Enteara-Dahlak Kebir-Dur Ghella-Dohul-Dahret-Massawa

Tempo splendido per tutta la settimana, mare calmo, temperatura dell’acqua decisamente gradevolissima: che volete di più dalla vita?

Volete uccelli? Eccovi serviti! Falchi pescatori, pellicani, flamingos, sterne, drome…

 


 

clown fish

clown fish

Volete pesci? Come dice sempre mio cugino Antonio, i pesci si dividono in due grandi generi, quelli che si mangiano e tutti gli altri…Fra i primi, barracuda, dentici (un paio davvero enormi), saraghi, palamite, carangidi, ricciole e, naturalmente, cernie. Fra i secondi, farfalla  ed angeli di vario tipo, trigoni a macchie blu e panterini, pesci palla e scorpione (per la verità, pochi di questi ultimi due), squali chitarra baby  ed un solo pinne bianche.


Naturalmente, anche delfini, ma come tutti ben sanno, non sono pesci…

Come negli ultimi viaggi, inizio anche questo con un po’ di paura: il mare sarà ancora vergine? Le isole saranno ancora deserte? Sarà arrivato anche qui l’inquinamento umano, in tutte le sue forme? Dopo un paio di giorni, tiro un sospiro di sollievo, l’arcipelago è ancora in buone condizioni, anche se…

…anche se sull’isola maggiore, Dahlak Kebir, dove ci viene vietato di approdare nel grande golfo interno, una società del Qatar sembra stia costruendo un megalbergo con annesso casinò…

…anche se è oramai la terza volta che non incontro più squali di barriera, segno inequivocabile che la pesca indiscriminata che ne stanno facendo per rifornire il mercato asiatico di pinne per la stramaledetta zuppa afrodisiaca li sta portando all’estinzione…

 


 

il Mar di Dahlak

il Mar di Dahlak

… anche se i delfini non si avvicinano più come una volta, forse non è una leggenda che qualcuno gli ha sparato…


…anche se abbiamo assistito alla disperata “transumanza” di una dozzina di scheletrici vitelli, portati su una delle isole sin dalla costa dancala con una specie di piroga a motore (perché “disperata”? perché le Dahlak sono del tutto aride e quasi del tutto prive di vegetazione, ma evidentemente la siccità della Dancalia è anche peggio…)

Comunque, il viaggio ci ha dato anche tante belle sensazioni, come…

…aver nuotato per un quarto d’ora in mezzo ad una fiumana contromano di grugnitori…

…essere scelto -ed è già la seconda volta che mi capita!- da un minuscolo -non più di tre centimetri- pesce pilota come “suo” natante preferito (salvo essere miseramente abbandonato appena arrivato al sambuco)…

…aver fatto un bagno di gruppo a mezzanotte (mezzanotte? macché! erano tutt’al più le dieci…) con tante, tantissime stelle sopra la testa (tutta la Via Lattea, decine di stelle cadenti, le ammiccanti Stella Polare e Croce del Sud…) e tante, tantissime stelline -quelle del plancton luminiscente- attorno ad i nostri corpi…

…essersi trovati, nel bel mezzo di un’isola disabitata di fronte ad un’incredibile, piccola ed isolata costruzione in pietre e mattoni  con una nitida incisione “Panificio Moderno – Shumma – 4.1.1911”…

 


 

l'insegna del "Panificio Moderno" a Shumma

l'insegna del "Panificio Moderno" a Shumma

…aver osservato la sagoma di un grande fenicottero rosa che si stagliava contro il disco del sole al tramonto…


… aver riscoperto il piacere di “essere gruppo”, con tutti che davano il loro contributo aiutando a rizzare le tende, preparare la tavola, dividendo la cena…

…a proposito di cena (e di pranzo), ovviamente abbiamo mangiato tanto pesce, tutto pescato da noi, ma occorre una precisazione: si sa che la pesca traina dipende più dall’attrezzatura (lenza, esca) e da un’andatura non troppo veloce che non dall’abilità del pescatore. Qualche dubbio però mi è venuto, se, quando la lenza era affidata a noi adulti, pesci quasi non ne abboccavano, mentre quando erano le tenere manine di Alessandro e Mattia -10 anni il primo, 7 il secondo- a reggere il filo dentici, bonitos e barracuda facevano a gara ad essere ferrati…

 


 

Cundabil, l'Isola del Diavolo

Cundabil, l'Isola del Diavolo

…e riassaporato il gusto del lento scorrere del tempo in navigazione (i sambuchi filano 6 o 7 nodi), in acqua (ho visto qualcuno fermarsi incantato per una decina di minuti ad osservare un branco di pesci di vetro nel loro condominio di corallo…) e persino a terra (l’orario di partenza la mattina era molto, molto elastico…d’altronde, “che fretta c’è: ci facciamo un’altra snorkellata qui e non la faremo stasera sull’altra isola…”)…


…aver osservato il visetto emozionato di Mattia, mentre spegneva le sette candeline del suo compleanno, e lo sguardo commosso di Liliana, mentre spegneva anche lei -la stessa sera!- …beh, non proprio sette candeline!

Ciao Dahlak, alla prossima!

 


LA NOSTRA STORIA: IL MUSEO DELL’HDS A MARINA DI RAVENNA

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati

servizi_07_09_hds_strilliAnche noi subacquei abbiamo una storia, anche se, nella moderna accezione della nostra attività, breve, nei sessant’anni trascorsi dai primi “turisti” sub. Italiani. E questo è il “nostro” Museo, quello dove possiamo riscoprire, con orgoglio, che, in fondo, la subacquea moderna è nata in Italia.

 

La parola “museo” non sempre è apprezzata da tutti: a volte – è vero – puzza un po’ di polvere e di vecchie cose ammuffite prive di un reale interesse che, invece di finire in qualche discarica sono state esposte in una bacheca per l’ipotizzabile gioia di qualche – raro – appassionato.

Non voglio addentrarmi in un discorso che nulla ha a che vedere con la mia visita, a Marina di Ravenna, del “Museo” – e mi vengano scusate le virgolette – dell’HDS, dirò soltanto che, in generale e secondo me, questi spazi espositivi vanno valutati volta per volta, in funzione dei temi che stanno alla base della loro costituzione e del modo in cui questi vengono trattati. 

l'ingresso del museo

l'ingresso del museo

In ogni caso qui, a due passi dal Mar Adriatico, possiamo trovare una cosa molto più importante di un semplice “museo”, una cosa della quale le nuove generazioni di subacquei sembrano proprio essersi scordate, complice una atavica esterofilia tipica di noi italiani: qui, tra queste mura, in un contesto per nulla vecchio e polveroso, è presente la storia della subacquea, la nostra storia, nostra nel senso che, anche se se sembriamo tendere a dimenticarcene, i più importanti primi passi nello sviluppo della scoperta di quanto nasconde il sesto continente sono stati mossi dall’italica terra che, ancor oggi, risulta essere forse la più importante produttrice di attrezzature per l’esplorazione ed il lavoro subacquei.



Chi mi conosce sa che io non sono particolarmente patriota o innamorato delle cose di casa nostra, semplicemente perché mi rifaccio al vecchio detto “date a Cesare quello che è di Cesare”, e in questo caso il subentro delle agenzie didattiche di oltreoceano – portandone con sé l’inevitabile retroterra culturale – ci ha fatto dimenticare che, appunto, la subacquea è nata nel Mediterraneo, che i primi limiti considerati invalicabili cinquant’anni fa sono stati valicati proprio qui e che, da un punto di vista più professionale e sconosciuto al grande pubblico, i primi importanti studi sull’iperbarismo, sul lavoro in saturazione, sulle problematiche create dalle alte profondità, sono stati affrontati (e risolti) a casa nostra, ricordiamo un paio di nomi per tutti: Cesare Barnini e Piergiorgio Data. Se a qualcuno venisse la curiosità di sapere chi siano stati e quali benefici abbiano portato alla nostra attività lascio l’incombenza di cercarlo su Google visto che, per ognuno di questi personaggi, un solo servizio sarebbe insufficiente a spiegarne le benemerenze.

 
 


 

un diorama nel quale viene mostrata la procedura per il lavoro di un palombaro

un diorama nel quale viene mostrata la procedura per il lavoro di un palombaro

E, sempre per onorare quell’antico detto, devo comunque annotare che, se in Italia c’è stata la fucina della subacquea che oggi viene definita “ricreativa” altre figure e istituzioni – pur sempre mediterranee – hanno portato fondamentali contributi, dallo svizzero Hannes Keller con le sue immersioni profonde con miscele sperimentali – che gli sono anche costata la vita – alla francese Comex che negli anni ’80 ha stabilito un record di immersione operativa a 530 metri e, più tardi, all’inizio degli anni ’90, il record assoluto e tuttora ineguagliato di immersione in campana a 701 metri.



Ma tutto questo discorso mi ha portato lontano da quello che era lo scopo principale: accompagnare il lettore nella visita virtuale del “museo” – e riecco le virgolette – di Marina di Ravenna. In realtà forse questo dipende dal fatto che mi sembra strano ritrovare in un “museo” (e ridaije!!!) molte attrezzature che ho avuto personalmente l’opportunità di usare da nuove, e questo, ahimè, denuncia il dato anagrafico. D’altra parte ricordiamo che le prime crociere dell’allora neonato turismo subacqueo datano tra il 1947 e il 1948.

Allora, ovviamente, non c’ero, avrei iniziato a mettere la testa sott’acqua solo vent’anni dopo, ma molte delle attrezzature esposte le ho scoperte nelle letture che mi hanno portato a questa passione e un numero rilevante le ho anche – appunto! – possedute o anche soltanto provate nei primi lontani anni della mia pratica.

Dicevo del fatto che questo museo è lontano dall’immagine polverosa che a volte queste istituzioni possono dare, un po’ per la sua localizzazione e per la struttura urbanistica che lo ospita, un po’ per il modo in cui gli oggetti sono esposti e, soprattutto, un po’ perché realmente su buona parte di questi oggetti non ha ancora fatto in tempo a depositarsi la polvere.

 
 


 

il gesso originale sul quale è stata fatta la fusione del bronzo per il Cristo degli Abissi

il gesso originale sul quale è stata fatta la fusione del bronzo per il Cristo degli Abissi

Appena entrati, superate un paio di scaffalature dedicate alla bibliografia, c’è subito una chicca preziosa, preziosa almeno per chi, come me, ha avuto il suo battesimo del mare nelle acque del Promontorio di Portofino, a San Fruttuoso: in tutta la sua imponenza fa bella mostra di sé la matrice in gesso della statua bronzea del Cristo degli Abissi che i “ragazzi” dell’HDS hanno scoperto qualche anno fa, abbandonata e pronta alla definitiva demolizione, in maniera assolutamente accidentale, parzialmente “smontata”, sepolta sotto altri rottami.



Una serie di pannelli racconta la storia di questo fortunoso ritrovamento, attorno bacheche che ospitano praticamente la storia della fotosub attraverso diversi modelli di Rolleimarin e di Nikonos variamente predisposte e nei vari modelli prodotti, su un lato, dietro al maestoso Cristo, un’antica camera iperbarica monoposto, dalla parte opposta dell’ambiente un’antica pompa a mano per i palombari che fa da base al libro delle firme dei visitatori, quindi, proprio dietro i due-metri-e-mezzo della statua, la ruota di un timone intagliato e istoriato, come ex voto.

La stanza successiva è una delle più interessanti: oltre a diverse custodie fotografiche e cinematografiche di produzione industriale  e artigianali  tra le quali una replica della prima “macchina fotografica subacquea” di Boutan ricostruita da Danilo Cedrone, Giancarlo Bartoli, Federico De Strobel negli anni ’80 ed utilizzata per una serie di dimostrazioni tra le mani di un palombaro, e la custodia cinematografica di Folco Quilici con la quale girò “Sesto Continente”.

Ma la cosa più interessante di questa sala è rappresentata dai due diorami a grandezza naturale che raffigurano due situazioni di lavoro subacqueo, una ottocentesca con il palombaro che lavora ad un taglio con il cannello ossiacetilenico mentre due marinai sono impegnati alla pompa a mano e l’assistente passa i tubi per la respirazione e per il telefono.

Il secondo invece raffigura una scena di lavoro come la si incontrava negli anni ’90 del secolo scorso, mostrando il lavoro in piattaforma con un sub in assetto leggero ma con il Kirby Morgan (un tipo di casco rigido utilizzato degli OTS N.d.R) impegnato al lavoro su una pipeline mentre dalla piattaforma due assistenti tengono sotto controllo il flusso dei gas e il sommozzatore di assistenza in stand by aspetta, già pronto ad intervenire.

 
 


 

un sommozzatore al lavoro sulla pipeline

un sommozzatore al lavoro sulla pipeline

Un’altra scenetta mostra due subacquei, uno ricreativo degli anni ’70 con il GAV anulare ed un professionista, dello stesso periodo, collegato al narghilè. Questa sala, per chi non ha mai visto né conosciuto le tecniche di immersione professionale, è più esplicativa di mille libri di testo e, soprattutto la ricostruzione ottocentesca, riesce anche a dare per un attimo l’impressione di trovarsi lì, ad osservare dal vero le tecniche di lavoro e, in una società ormai legata soprattutto all’immagine e a vedere, spesso in diretta, lo svolgersi degli avvenimenti questo modo di “spiegare” le cose della subacquea risulta essere davvero efficace.



La sala successiva presenta altre custodie e accessori per la fotosub – tra le altre va ricordata quella di Victor de Santis – oltre a fucili e, soprattutto, antichi erogatori, nomi mitici per i pionieri della subacquea: “Slip”, Air King”, “Explorer Standard” – con il quale, tra l’altro, Ennio Falco, Alberto Novelli e Cesare Olgiaj se ne andarono, sul finire degli anni ’50, a conquistarsi il record di immersione in ARA a -131,35 metri (salvo poi scoprire che gli americani due anni dopo, nel 1961, dichiaravano record un’immersione a – 106 metri e il record dei tre italiani lo avrebbero superato solo nove anni dopo, nel 1968! ) –.

L’Explorer era costruito dalla Pirelli che, allora, alla tradizionale produzione di pneumatici affiancava la costruzione di gommoni (belli!) e di attrezzature subacquee (chi scrive ha avuto, come prima muta, proprio una Pirelli “Panarea SM Professional”, 3,5 mm. di “copertone subacqueo”… N.d.R.) tra le quali spiccava, per la qualità e l’eccellenza della progettazione (dovuta allo stesso Alberto Novelli, medico, e al tecnico dell’Italsider Pietro Buggiani) proprio l’Explorer, primo erogatore bistadio mai realizzato (sempre da italiani!!!) e con soluzioni che anticipavano di quasi mezzo secolo i concetti del rebreather: una delle tre versioni in cui era costruito questo gioiellino possedeva una capsula di calce sodata che permetteva parzialmente il recupero dei gas.

 
 


 

l'Explorer Standard

l'Explorer Standard

Altra soluzione ingegnosa di questo erogatore era legata alla disposizione di una valvola che fungeva da secondo stadio e da “polmone”: posizionata anteriormente, agganciata agli spallacci, era spostabile in su o in giù per permettere di variare i volumi d’aria offerti in funzione del tipo di lavoro che il subacqueo doveva effettuare e della posizione che doveva assumere in acqua, insomma, un erogatore studiato da un fisiologo!…



L’ultima sala del museo ci porta un po’ di Storia con la “S” maiuscola: a parte una camera iperbarica monoposto che è stata autocostruita da uno dei fondatori dell’HDS ITALIA e di questo museo, troviamo un’altra pompa a mano per i palombari e ricordi di Teseo Tesei, il mitico comandante degli uomini Gamma, quelli che sono oggi gli incursori del COMSUBIN, che per portare a termine una missione con il suo “maiale” nel porto de La Valletta, decise di far esplodere senza ritardi l’esplosivo che doveva far saltare le ostruzioni al porto per permettere ai barchini esplosivi di penetrare morendo così insieme al suo secondo, Alcide Pedretti. Tesei va ricordato anche perché fu lui, Maggiore del Genio Navale, ad inventare il “maiale”, il Siluro a Lenta Corsa (SLC).

 
 


 

il Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei nello scafandro da palombaro

il Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei nello scafandro da palombaro

Oltre ai ricordi personali di Teseo Tesei in questa sala  vi è anche una ricca documentazione di come funzionavano i maiali, di foto e documenti dell’epoca su questi mezzi bellici ma anche disegni e fotografie sui primi scafandri rigidi.



Questa la visita al Museo Nazionale delle Attività Subacquee, questi, in sintesi, i “reperti” custoditi ma, sopra a tutto, quello che a parole non si può trasmettere e che anche le fotografie possono rendere solo in modo parziale, è – per chi ama la subacquea, per chi vuol conoscere e sapere, per chi è curioso e non un semplice utente passivo “della domenica” – la sensazione che questa “È” la nostra storia e che, di questa storia, anche noi ne facciamo parte e che, in fondo, in questo inizio di terzo millennio, noi siamo ancora dei pionieri rispetto a coloro che praticheranno la nostra stupenda attività anche solo tra venti, cinquant’anni quando i rebreather o qualche altra diavoleria tecnologica che ancora non conosciamo permetterà una sempre maggiore e approfondita conoscenza del mondo del Blu.

Di ciò che si cela SOTTACQUA….

Wadi Lahami – Porto Berenice

A cura di Alessia Comini e Cristian Umili ADD COMMENTS

Wadi el Gimal - escursione nel desertoTRA SABBIA E MARE

Gli avamposti meridionali dell’Egitto sono ancora quasi sconosciuti…

Gli avamposti meridionali dell’Egitto sono ancora quasi sconosciuti, almeno nella regione costiera: fino a poco tempo fa difficili da raggiungere e privi di strutture turistiche, hanno mantenuto intatte le loro bellezze naturalistiche e subacquee ed il grande patrimonio culturale ed archeologico.

Il Mar Rosso è ormai da tempo entrato di buon diritto nella classifica delle mete preferite dai subacquei europei ed in particolare italiani, grazie soprattutto alla sua vicinanza al nostro paese ed ai prezzi decisamente abbordabili.

Località come Hurghada o Sharm El Sheikh sono conosciute fino nei più remoti angolo, ed altri posti, in Egitto come in Arabia Saudita o in Gibuti si stanno imponendo all’attenzione di tour operator e pubblico in generale.

Una regione ancora poco proposta si trova proprio in Egitto, le cui coste meridionali si conservano tutt’ora praticamente intatte: sono infatti ancora pochi i visitatori che si avventurano nelle regioni più meridionali di Marsa Alam.

Solo di recente si inizia a sentir parlare della regione di Porto Berenice, finora appannaggio di pochi: fino a poco tempo fa l’accesso a questa zona era piuttosto difficile, dal momento che, essendo situata nei pressi del confine con il Sudan, la città di Berenice e le aree limitrofe sono infatti sotto controllo militare. Inoltre, l’aeroporto di Marsa Alam, distante dalla regione 170 Km, è stato inaugurato solo nel 2001: fino ad allora era possibile accedervi unicamente dagli scali di Hurgada e Luxor, distanti entrambi più di 300 Km.

Wadi Lahami Ecolodge - internoOltre a questo, la mancanza quasi totale di strutture alberghiere ha fatto sì che le prime esplorazioni dei Fury Shoals, barriere coralline antistanti l’area in questione, siano state effettuate quasi solo da crociere subacquee.

Questa regione è, tuttavia, molto interessante dal punto di vista naturalistico, culturale e subacqueo, cosa che ha spinto persone come Hossan Helmi, avvocato noto come il “sindaco del Mar Rosso” per le sue attività tese alla salvaguardia del mare e del patrimonio ambientale e culturale della regione costiera, ad interessarsi allo sviluppo della regione.

Da sempre attento alle esigenze del territorio (negli anni ‘80 si è dedicato alla scoperta ed alla cartografia della Barriera Corallina Egiziana nella regione compresa tra Safaga e Ras Banas) Helmi è uno dei più accesi promotori della realizzazione di strutture turistiche che si integrino con l’ambiente rispettandolo, ed in questa ottica si è impegnato nella realizzazione di strutture originali nel panorama degli alberghi della costa, gli “Ecolodge villages” di Red Sea Diving Safari.Marsa Shagra Ecolodge - particolare dei bungalows

Il fatto che gli “ecolodge village” siano progettati per integrarsi con la realtà locale non significa però che in essi venga trascurata la ricerca del benessere e della sicurezza degli ospiti; in particolare, essi sono pensati in particolare per soddisfare le esigenze dei subacquei offrendo immersioni di altissima qualità praticate in modo da non danneggiare le preziose formazioni coralline, che costituiscono la principale risorsa di questa zona.

In tutto sono 3 gli ecolodges attualmente operativi, due nella zona di Marsa Alam, rispettivamente a Marsa Shagra (punto preferenziale per il raggiungimento di Elphinstone Reef) e a Marsa Nakari (di fronte a Shaab Shamadai, nota anche come Dolphin House), ed uno, l’ultimo nato, decisamente più a sud, nella regione chiamata Wadi Lahami, adiacente Porto Berenice, a cui si rivolge in particolare la nostra attenzione.

Tutti i lodges presentano la stessa struttura, che prevede 3 diversi tipi di sistemazione: gli chalet “Madyafah”, spaziose villette con soffitto a volta e due grandi terrazze , una con vista mare e una sul deserto; dotate di servizi interni, prevedono la presenza standard di due letti, ma possono essere adattate alle esigenze del cliente.

Più spartani, i bungalows “Mandarah” sono in muratura ma non dispongono di servizi privati, mentre destinate ai più avventurosi sono le tende, contenenti due letti e sistemate direttamente sulla spiaggia.

Wadi Lahami Ecolodge - area barAll’interno di ciascuna struttura opera un ristorante e una o più caffetterie, in cui è possibile reperire bevande analcooliche calde e fredde, e, previo pagamento di un extra, birra di produzione egiziana. Totalmente assenti, come imposto dalla legge, i superalcoolici.

L’Ecolodge Wadi Lahami Village, il più meridionale dei tre, occupa una baia protetta di fronte agli splendidi Fury Shoals: accanto all’ingresso del villaggio si trova una spettacolare zona di mangrovie, dichiarata area di tutela ambientale, un vero paradiso per gli amanti del birdwatching e della fotografia naturalistica, dal momento che offre riparo a numerose specie di uccelli e di altri animali, anche marini: le mangrovie offrono infatti riparo a molti nidi grandi e piccoli, in cui è possibile osservare la vita quotidiana di famiglie di garzette, aironi, e falchi pescatori che nidificano in zona e che, trovandosi in area protetta, sono particolarmente fiduciosi e facili da avvicinare.

La regione di marea in cui crescono le mangrovie offre però incontri inaspettati anche sotto la superficie dell’acqua: questo bassofondo sabbioso in cui l’acqua non supera i 30 centimetri fornisce le condizioni ideali per la vita di alcune razze quali la Pastinaca reticolata, una specie di notevoli dimensioni che trova nel mangrovieto il suo habitat naturale o la Pastinaca a macchie blu, sicuramente nota a chi si sia immerso almeno una volta nelle regioni tropicali: di entrambe le specie si possono incontrare un gran numero di esemplari, per la maggior parte giovani a cui le radici aeree delle mangrovie offrono riparo.

Ancora, le sorprese della laguna non sono esaurite: attendendo che la marea si abbassi completamente fino a lasciare scoperte alcune aree sabbiose si vedranno comparire di colpo dalla sabbia i tentacoli di innumerevoli ofiure che approfittano del movimento dell’acqua per trovare cibo, ed insieme una moltitudine di granchi scatola, simili ai nostri granchi melograno, velocissimi nell’insabbiarsi grazie alle loro particolari chele.Wadi Lahami - Falco pescatore

E, se la zona di marea è così ricca di vita, i fondali non sono da meno: il diving center operante nel Wadi Lahami Village offre agli ospiti la possibilità di visitare moltissimi dei Fury Shoals, un arcipelago di reef affioranti raggiungibili con il gommone, molto diversi tra loro per difficoltà ed aspetto.

Benchè la legge egiziana limiti la profondità massima raggiungibile a 30m, la maggior parte immersioni sui Fury Shoals, richiede una certa esperienza, dal momento che si tratta di reef esterni in cui è frequente la presenza di corrente e talvolta di mare grosso: per questo motivo il diving center richiede come minimo un brevetto AOWD ed almeno 30 immersioni certificate.

Tutti i subacquei in possesso di questi requisiti, che devono essere garantiti tramite il brevetto ed un’autocertificazione, hanno accesso alle immersioni sui Fury Shoals: ogni sera all’ora di cena viene reso noto il programma delle immersioni del giorno successivo, con la descrizione dettagliata dei percorsi.

I punti di immersione sono molteplici, tutti molto belli ed alcuni, come Sha’ab Lahami e Sha’ab Claudia, anche piuttosto noti, in quanto da tempo meta di crociere subacquee.

le immersioni

La descrizione che segue non riguarderà questi ultimi, ma alcuni altri che, per la loro suggestione, ci hanno colpito particolarmente.

Fury Shoals - Amphirion BicinctusSha’ab Maksour

Si tratta di un reef molto esteso e di forma allungata che precipita nel blu dalla superficie fino a oltre 50 m con uno spettacolare drop off.

L’immersione comincia su un piano sabbioso alla profondità di circa 25m: da qui il fondale degrada verso il blu inizialmente in modo graduale, tra enormi ventagli di corallo duro, grandi alcionari variopinti, e nuvole di pesci farfalla, chirurgo, pappagallo, platax, oltre ai classici pesci pagliaccio e grandi pelagici.

L’immersione prosegue in senso orario, e ad un tratto il pendio si trasforma in una splendida parete verticale, in cui è facile trovare corrente: è importante seguire le indicazioni della guida, che conosce la direzione da tenere in base all’orario e alle condizioni.

Sospinti dalla corrente, si prosegue lungo la parete, che brulica di di vita e di colore anche a basse profondità; la durata prevista per l’immersione, come per tutte le altre organizzate dal diving, è al massimo di 60 minuti, al termine dei quali si emerge vicino alla barriera per venire poi raccolti dal gommone.

Iron Garden

Il nome di “Giardino di ferro” caratterizza bene questa immersione, il cui reef è stato teatro, tempo fa, di uno dei tanti naufragi che hanno funestato il Mar Rosso: una nave di grandi dimensioni il cui nome è ormai dimenticato, infatti, vi si incagliò finendo con l’affondare.

Il passare del tempo ed i marosi hanno reso lo scafo praticamente irriconoscibile: solo un ammasso di rottami sparsi sul fondo che sono diventati in pratica un reef artificiale, la base per la crescita di un vero giardino di coralli duri e molli, anemoni, piccoli alcionari, tra cui nuotano nutriti branchi di pesci farfalla e altri pesci di barriera, razze a macchie blu, murene giganti.Pesce angelo reale

Il reef è costituito da un blocco principale e da altri satelliti: l’immersione si svolge nuotando tra di essi senza un preciso itinerario, avendo solo l’accortezza di seguire le indicazioni della guida circa la direzione da tenere in base alla corrente, ed è molto bella e varia con suggestivi passaggi tra le rocce, piccole grotte e sifoni, affatto difficile col la sua profondità massima di 25m.

Le lamiere tra i coralli formano in alcuni punti scenari assai suggestivi, perfetti per fotografi e cineoperatori: la profondità limitata e la totale assenza di corrente la rendono un’immersione facile e rilassante, e per questo estremamente godibile.

Abu Galawa “Small”

Altra immersione molto gradevole che, per la struttura del reef e per la presenza di un relitto ricorda molto la precedente.

La differenza sta nel fatto che in questo caso il relitto è minuscolo ma ancora intero e perfettamente riconoscibile, adagiato sulla fiancata di dritta, con la prua rivolta verso il cielo: tutto lo scafo è fortemente incrostato di coralli ed alcionari, mentre da uno squarcio presente nella regione poppiera (la più danneggiata) è possibile guardare all’interno, densamente popolato di “glass fishes”.

La struttura della nave offre riparo a numerosi pesci, tra cui alcune grosse pastinache e a nuvole di anthias tropicali.

La parte più bella della nave rimane comunque la prua, che offre, con la sua battagliola ancora intera, interessanti scorci fotografici.

Anche se forse non è così suggestivo come i reef più esterni vale la pena di non trascurare l’House Reef che si sviluppa lungo la costa proprio di fronte al lodge.

Essendo sotto costa l’acqua non è cristallina come nelle strutture più esterne, ma proprio per questo motivo vi si incontrano gli animali di dimensioni maggiori, come le timide cernie giganti che si trovano adagiate sul fondo sabbioso o i pesci coccodrillo, anche loro mimetizzati. L’abbondanza di nutrimento fa sì che i pesci vi si concentrino in grande quantità, rendendo tra l’altro possibile l’incontro con grandi gruppi di pesci scorpione e, con un po’ di fortuna, con le belle tartarughe o, ma di fortuna ce ne vuole tanta, con il raro squalo chitarra.Reef con barca

Anche il dugongo visita spesso questo reef: esso termina infatti in un pianoro sabbioso denso di alghe, in cui il simpatico animale trova l’ambiente giusto ed il cibo ideale.

Appena all’esterno dell’House Reef, raggiungibili con pochi minuti di gommone, vi sono alcune propaggini isolate, anch’esse molto belle e con acqua decisamente più limpida, sedi ideali per un’indimenticabile immersione notturna.

I fondali marini, per quanto splendidi, non sono però l’unica meraviglia di questa regione: in essa, infatti, il deserto si tuffa direttamente in mare e da questo confine netto tra due ambienti così diversi si originano ecosistemi unici.

Anche se orientato prevalentemente all’attività subacquea, il Wadi Lahami Village fornisce una serie di servizi ed escursioni destinate a chi subacqueo non è o voglia alternare immersioni e relax: da non perdere quella nel Parco Naturale di Wadi El Gimal, in cui si possono ammirare le rovine di una città romana immerse nel deserto, o al mercato di cammelli di El Shalatin, città di confine con il Sudan; molto richieste quelle in gommone alle isolette che si trovano di fronte alla costa.

Informazioni utili

El Shalatin - CammelloLa spiaggia è ovviamente libera e a disposizione di tutti i clienti; inoltre, la struttura dispone di un attrezzato centro per il kite surfing, con annessa scuola internazionale, per chi volesse provare qualche emozione diversa da quelle esclusivamente subacquee.

Struttura: Ecolodge Wadi Lahami Village

Località: Wadi Lahami – 40Km a nord di Porto Berenice

Situazione politica: L’Egitto è una repubblica presidenziale con capitale Il Cairo. La situazione politica è attualmente tranquilla, con una particolare attenzione ai turisti; non si corrono quindi particolari rischi, anche se è sempre buona norma essere accompagnati da una guida locale, anche per motivi di lingua, dal momento che qui molti parlano solo l’arabo.

Per il resto, i comportamenti da evitare sono gli stessi di ogni paese arabo, dettati dalla semplice prudenza: meglio per le donne non andare in giro da sole ed evitare abiti troppo succinti, anche se di solito non si creano problemi.

Soft CoralPrefisso telefonico: +20

Prefisso per chiamate verso l’Italia: +39

Costo di una chiamata verso l’Italia: 5 €/min

Cellulari: tutte i principali enti abilitano automaticamente il rooming internazionale. Il prefisso verso l’Italia è sempre +39.

Si consiglia comunque di informarsi prima della partenza presso il proprio ente gestore riguardo ai dettagli ed ai costi.

Moneta: in tutti gli alberghi e nella maggior parte dei luoghi visitabili sono accettati sia gli euro che i dollari. La moneta locale è la sterlina egiziana, il cui cambio attualmente vigente è 1 euro = 6.8 sterline egiziane.

Gli ecolodge accettano carte di credito del circuito VISA e MASTERCARD, che implicano però il pagamento di una tassa del 10%.

Come arrivare: la via più comoda per raggiungere Wadi Lahami è in aereo fino a Marsa Alam e successivamente in autobus fino a Wadi Lahami. I trasporti sono organizzati da Red Sea Diving Safari che opera sia sull’aeroporto di Marsa Alam che di Hurgada.

I costi sono, indicativamente:

Marsa Alam/Lahami/Marsa Alam: 50 euro/persona

Hurgada/Lahami/Hurgada: 100 euro/persona

Luxor/Lahami/Luxor: 130 euro/persona

Sono previsti sconti per gruppi maggiori di 4 persone

Tour Operator:

H2O Viaggi

Via Luigi Cibrario, 16 – 00179 Roma

info@h2oviaggi.it

www.h2oviaggi.it

Wadi Lahami - Mangrovieto con conchigliaCosto: 8 giorni / 7 notti in pensione completa in camera doppia (quote valide fino al 31/03)

Quota sub 950 €

Quota non sub 780 €

Le quote comprendono:

Iscrizione e pratiche apertura viaggio

Assicurazione medica, bagaglio, sub

Voli diretti ITC da Milano, Roma (su richiesta Bologna e Verona) per Marsa Alam

Tutti i trasferimenti

Sette notti in All Inclusive Light.

La quota sub include 3 immersioni diurne ed 1 notturna al giorno per 5 giorni con il gommone nei reef di Wadi Lahami

Assistenza in aeroporto

Le quote non comprendono

Assicurazione annullamento viaggio facoltativa – clicca per i dettagli

Visto d’ingresso 24 €

Eventuale adeguamento carburante da quantificare

Mance, bevande alcoliche ed extra in genere

Supplementi per immersioni ad Elphinstone

Tutto quanto non espressamente indicato alla voce “LE QUOTE COMPRENDONO”

Supplemento e riduzioni

Nessuna quota d’iscrizione

Supplemento singola: 115 € per settimana

Riduzione tenda: 115 € per settimana

Riduzione bambino: 7 – 10 anni: 135 € – 2 – 6 anni: 270 €

Supplemento alta stagione: 40 € (Settembre, Ottobre, Novembre, 16-31 Dicembre, Marzo)

Supplemento volo alta stagione: 80 € (Tutti i Santi, Natale, Capodanno, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno)

Settimana supplementare: Sub 445 € – Non Sub 260 €

Supplemento NITROX: 6 € per bombola

Supplemento sul pacchetto sub per 2 immersioni al giorno per 5 giorni ai Fury Shoals: 50 €

Per ulteriori informazioni consultare il sito: www.h2oviaggi.it

Lingue parlate: Inglese – Arabo

Temperature medie:

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Kom Ombo - VecchioAbbigliamento consigliato: ovviamente varia con la stagione: in primavera (marzo) è consigliato un abbigliamento estivo durante il giorno ed un maglione/giubbino per la sera.

Buona norma munirsi di un K-Way, dal momento che la regione è molto ventosa.

Il sole primaverile è già molto forte (Wadi Lahami è situato sul tropico del Cancro), per cui è consigliato munirsi di un’opportuna protezione solare.

Corrente elettrica: 220V 50 Hz C

span style=”font-size: 10pt;”>Documenti: Sono ammessi sia il passaporto che la carta d’identità validi (non meno di 3 mesi alla scadenza) e il visto: i cittadini dell’Unione Europea possono ottenerlo anche all’arrivo.

Chi viaggia con la carta d’identità deve munirsi anche di una fototessera.

Ambasciate e consolati:

Il Cairo Shara Abdel Rahman Fahmi, 15 Garden City

Tel. 00202 7943194/5 – Fax 7940657

Telex 0091 94229 ITADI UN

Alessandria d’Egitto Midan Saad Zaghloul, 25

Tel 00203 4870095 , 4879470 e 4847292

Fax 4835344 – Telex 091 55805 ITALX UN

Il Cairo – Consolato

24 El Galaa St. – BOULAC

Tel 00202 5749565 5772726 5767295

Telefax 5770165

Porto Said – Consolato onorario

Shara Salah Salem, 44

Tel 002066 223756 – Fax 223756

Luxor – Vice consolato onorario

Youssef Hassan Str. – Luxor

Tel 002095 377500 – Fax 377500

Sharm El Sheik – Vice consolato onorario

Golden Palace Hotel- Sharm El Sheikh – Sinai

Tel 002062 601900/1/2/3 – Fax 600901

ambcairo@brainy1.ie-eg.com

www.italembassy.org.eg

conales@internetalex.com

Wadi Lahami ecolodge - ingresso del diving centerWadi Lahami Diving Center

Proprietà: Red Sea Diving Safari

Responsabile: Mr. Ross ross@wadilahami.com

Corsi/Didattiche: il diving center operante a Wadi Lahami è l’unico della struttura in cui non vengono tenuti

corsi. Negli altri, ovvero gli ecolodge Shagra e Nakari Village e il Pioneer Divers Diving Center operativo

presso l’Hotel Karamana di Marsa Alam sono disponibili i seguenti corsi: PADI: da Open Water fino ad

Assistant Instructor, Corsi Nitrox e Discover Scuba Diving. SSI: da Open Water fino a Divecon. IDEA: da

Open Water fino a DiveMaster. CMAS (Federazione Egiziana):da 1 a 3 stelle

Imbarcazioni: 5 gommoni (“speed boat”)

Wadi Lahami Ecolodge - interno del diving centerNoleggio: Sono disponibili attrezzature complete a noleggio.

Costi:

Eqp. Completo: 30 €/dì (140€ per 5 giorni)

Octopus: 10 €/dì

Gav: 8 €/dì

Muta: 7 €/dì

Maschera + snorkel: 3 €/dì

Calzari: 3 €/dì

Pinne: 3 €/dì

Torcia: 8 €/dì

Computer:10€/dì

zspan style=”font-size: 10pt;”>Immersioni giornaliere:

Sono previste fino a 4 immersioni al giorno, strutturate come segue:

Pacchetto base

4 immersioni al giorno nei reef interni, vicini all’Ecolodge. La prima immersione della giornata è prevista per le 8,30 del mattino. È il pacchetto ideale per i subacquei con minore esperienza e per coloro che intendano immergersi ad un ritmo più rilassante.

Pacchetto “esperti” – maggiorazione di 50 euro

2 immersioni mattutine guidate sui Fury Shoals: si svolgono con l’ausilio dei gommoni. La partenza è prevista alle 7.15 del mattino: ci si porta subito sul primo punto di immersione, dove viene fatto un breve briefing. Terminata l’immersione si torna sul gommone dove si effettua un intervallo di superficie di un’ora circa durante la quale viene effettuato lo spostamento verso il secondo punto di immersione e vengono offerti un dolce e bevande calde.

Terminata la seconda immersione si rientra al lodge, generalmente entro mezzogiorno.

1 immersione pomeridiana non guidata effettuata sempre con l’ausilio del gommone sull’house reef o su reef immediatamente esterni.

1 immersione notturna effettuata con le stesse modalità della pomeridiana

Uova di ballerina spagnolaLa durata massima ammessa per ciascuna immersione è 60 minuti.

Requisiti richiesti: brevetto Advanced OWD o superiori e almeno 30 immersioni certificate.

Camera iperbarica più vicina: Hyperbaric Medical Center D.E.C.O. International Marsa Alam – presso Shagra Ecolodge Village

Costi: il diving offre pacchetti giornalieri, che includono le immersioni sopra descritte, le bombole ed i pesi.

Il costo di una giornata è di 60 euro in alta stagione (55 nella bassa) mentre un pacchetto settimanale (5 giorni di immersioni) costa 260 euro (240 in bassa stagione).

I costi dei pacchetti possono subire variazioni: per informazioni, rivolgersi direttamente al tour operator (info@h2oviaggi.it)

Contatti: Red Sea Diving Safari – Head Office: 53 El Hussain St., Dokki, Cairo – Egitto – Tel.+20-2-3379942 – Fax +20-2-3494219 – info@redsea-divingsafari.com – www.redsea-divingsafari.com

H2O Viaggi (tour operator)

Via Luigi Cibrario, 16 00179 Roma

info@h2oviaggi.it

www.h2oviaggi.it

Portfolio:

V° CONCORSO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA “ORTONAMARE” 2010

L’Associazione Subacquea Ortona Sub, alla luce del successo di pubblico e critica ottenuto nelle precedenti edizioni, presenta il V° Concorso [...]

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

PROSSIMI CORSI DEL CEDIFOP

Date dei prossimi corsi OTS organizzati da CEDIFOP