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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

KINGBAY LOBSTER 45’

A cura di redazione Commenti disabilitati

il Kingbay Lobster 45 in navigazione

Catamaran Center srl presenta in esclusiva per l’Europa  una nuova imbarcazione a motore con caratteristiche estremamente interessanti.

Desideriamo rimarcare gli enormi pregi di questa tipologia di imbarcazione perché degni di attenzione: carena estremamente marina, velocità di crociera con bassi consumi, velocità massima intorno ai 30 nodi, una posizione di guida completamente dominante, un pozzetto di grandi dimensioni, portello di poppa  con apertura automatica, finiture di lusso, componenti ed accessori di primarie marche internazionali, layout degli interni  ottimizzato ed  interessante per un 45’, progettata dallo studio italiano Navaldesign & Consulting (www.navaldesignandconsulting.com ), costruita con i più moderni processi e materiali.

Da notare che grazie all’accurata progettazione si sono ottenuti  volumi interni eccezionali, tanto da ottenere  3 cabine (di cui una matrimoniale e due con doppi letti), e due bagni. Per avere questi layout su lobster di altri cantieri,  bisogna considerare almeno un 50’ !!!

In occasione del lancio del nuovo Kingbay Lobster 45’  applichiamo uno sconto promozionale del 28%, che è moltissimo considerando lo standard qualitativo della barca,

In più per la barca che abbiamo a disposizione a Marina degli Aregai , (nuova, non immatricolata e in pronta consegna), possiamo applicare un ulteriore sconto del 15%, arrivando quindi ad un complessivo 43%, pari ad un costo finale di € 400.000,00 oltre IVA (agevolata per i leasing, possiamo infatti confermare che, secondo le recenti normative, è possibile usufruire delle agevolazioni sull’iva previste per i finanziamenti leasing a persone fisiche e società, purché italiane), per una barca nuova, marcatura CE,  full optionals.

per informazioni: 

CATAMARAN CENTER SRL

Marina degli Aregai

18010 S. Stefano al Mare (IM)

Italy

Tel. +39 (0)184 481048

Fax. +39 (0)184 481506

Web: www.catamaran.it/

Web: www.nyxcatamarans.com



 

i piani del "Lobster 45"

SPECIFICHE TECNICHE




VERSIONE 3 CABINE 2 BAGNI – MOTORI 2 X 575 HP VOLVO

ACCESSORI INCLUSI NELL’OFFERTA:

Aria condizionata salone e cabine

Ancora 20kg con catena 50m, diam. 8mm

Doccetta estraibile acqua calda/fredda

Scaletta da bagno

luci a LED nel pozzetto

Passerella elettroidraulica a scomparsa con telecomando

Portellone vano alloggio tender con movimento elettroidraulico e calpestio in teck

Pozzetto in teck

Passavanti in teck

Cuscinerie sedute pozzetto e prendisole di prua

Illuminazione interna a LED

Luci di cortesia a LED

Faro di profondità con comando elettrico in plancia

Stereo Kenwood con 4 altoparlanti nel salone

TV LCD 30’’ con saliscendi nel salone

Mobili in acero laccato

TV LCD 18’’ nella cabina armatoriale

Tende veneziane nella cabina armatoriale

Wc elettrici con pompa e maceratore

Piano di cottura elettrico in vetroceramica

Cappa aspirante

Forno microonde

N. 2 frigoriferi

Antenna TV satellitare Raymarine

Vhf Raymarine

Tridata ST60: ecoscandaglio, speed log e temperatura acqua

Chart-plotter Raymarine C80

Pilota automatico Raymarine

Radar Raymarine

Manette elettroniche

Comandi elettronici flap Volvo

Elica di manovra a prua (Bow trust)

Verricello tonneggio a poppa Lewmar

Generatore 11Kw 50Hz con cassa insonorizzante

Caricabatterie/Inverter Mastervolt Mass Combi 12/2000-100

Dotazioni sicurezza Italia CE per 8 pax ISO9002 50mn escl. Epirb, giribussola e tabelle derivaz.

Documentazione per immatricolazione ed esportazione

Montaggio accessori, varo, collaudi, antivegetativa

Forfait consegna, check e avviamento sistemi, commissioning armatore

OFFERTA ECCEZIONALE: BARCA NUOVA PRONTA ALLA BOA

PREZZO DI LISTINO 649.789,00€

€ 470.000,00 IVA ESCLUSA (circa 28% di sconto)



LOBSTER 45’

TECHNICAL DATAS – CARACTERISTIQUES TECHNIQUES – SPECIFICHE TECNICHE (2010A)

Progetto e Interior and Exterior Design: Navaldesign & Consulting (Italy)


Caratteristiche

Lunghezza fuori tutta 14.24m

Lunghezza al galleggiamento 11.65m

Pescaggio 0.67m

Dislocamento a pieno carico 18.50 t

Motorizzazione 2×575 cv/ hp

Serbatoi carburante 1500 Lt

Trasmissione Linea d’asse

Velocità massima 30 nodi

Velocità di crociera 28 nodi

Interni

serbatoi acqua 510 Lt

Serbatoi acque nere 61 Lt

Frigoriferi N° 2

Posti letto N° 6

Cabine N° 3

Bagni N° 2

N° max di persone a bordo N°12

EC Certification / Homologation CE / Omologazione CE

Costruzione

Guscio Murate: laminato sandwich con anima in espanso PVC a cellula chiusa

Carena: scafo in resina isoftalica e rinforzi in fibra di vetro E, fondo in laminato single skin

Coperta: laminato sandwich con anime in espanso PVC a cellula chiusa e spessore variabile. Rinforzi locali in compensato marino

Struttura: poliuretano e resina isoftalica con rinforzi multi assiali in vetro E

Tender 2.70 m 

LA POSTA

A cura di redazione Commenti disabilitati

Gentilissimo Direttore,
Il mio nome è Marcello Guadagnino, sono un biologo marino e mi occupo di giornalismo scientifico legato ai temi del mare.
Conosco Sottacqua e la seguo da un po’, sono spiaciuto del disastro accaduto all’hard disk, ma tutti eravamo sicuri che sareste riusciti a tornare a galla…

Marcello Guadagnino

 

Cari Amici,
Finalmente è tornata on-line www.sottacqua.info di Paolo Bastoni, l’unica rivista per chi ama il Mare completamente on-line con il numero di Marzo 2010. Nuovi interessantissimi articoli…

Enrico Malanima



Due lettere arrivate di domenica, due segnalazioni minime ma fondamentali, per chi fa questo giornale, confesso che gli ultimi mesi sono stati pesanti e faticosa la ripartenza, ma commenti e presenza come queste gratificano e motivano il nostro lavoro.

Grazie a Marcello e ad Enrico, ma anche a tutti coloro che, in un modo o in un altro, in questo periodo di assenza si sono interessati a SOTTACQUA dandoci il loro appoggio e la loro attenzione…

Paolo Bastoni

LA STELLA GORGONE

A cura di FRANCESCO TURANO Commenti disabilitati

la "stella gorgone" e la sinfonia di colori di una gorgonia, ecco la magia del mare di Scilla

Nota introduttiva

Quando si parla di echinodermi, ossia di quel gruppo di animali del mare solitamente dotati di “spine sulla pelle”, si fa riferimento generalmente ai ben noti ricci e alle stelle di mare. Pochi sanno che invece fanno parte di questa famiglia anche i crinoidi (o gigli di mare), le oloturie (o cetrioli di mare) e infine un particolare tipo di “stelle”, se proprio così le vogliamo definire, dette ofiure o, più comunemente, stelle serpentine. Le ofiure, come le stelle, sono costituite da un corpo centrale sul quale si innestano alcune braccia, ma vi sono differenze piuttosto nette tra le due classi e alcune sono facilmente evidenziabili anche a un esame superficiale. Ad esempio le braccia: sono sempre molto lunghe rispetto al corpo, serpentiformi e, tra l’altro, prive di solco ambulacrale. I pedicelli poi, quando presenti, non servono alla locomozione, come accade per le stelle e i ricci, quanto invece a consentire la percezione e la cattura del cibo.

Le ofiure si muovono grazie alle braccia, molto mobili e prensili, che sfruttano come appiglio ogni asperità e ogni tipo di oggetto sommerso: l’efficacia di un tale modello di locomozione è maggiore di quel che si pensi, visto che le ofiure sono, a tutti gli effetti, gli echinodermi più veloci. Prevalentemente sciafili, gli ofiuroidei hanno abitudini notturne o crepuscolari: di giorno si rifugiano in genere sotto i sassi e tra gli anfratti, lasciando fuoriuscire a volte le lunghe braccia sensibili, di notte escono invece allo scoperto. Ben nota tra gli studiosi è la voracità di questi animali: difficile osservare invertebrati più insaziabili e disposti a ingurgitare di tutto. Con capacità rigenerative sorprendenti, specie per la rapidità con cui avvengono, quasi tutte le ofiure hanno inoltre la possibilità di amputarsi le braccia, che restano facilmente tra le grinfie dell’aggressore mentre l’ofiura si allontana rapidamente.

La specie: Astrospartus mediterraneus

Tra tutte le specie di ofiure, di cui abbiamo appena analizzato alcuni caratteri fondamentali, voglio parlarvi di una in particolare. Un’ofiura che, nonostante sia molto difficile da incontrare sott’acqua per le sue capacità mimetiche e per gli ambienti molto profondi che frequenta, merita di essere conosciuta per il suo aspetto a dir poco affascinante e per l’unicità della morfologia e delle abitudini di vita. Si tratta di Astrospartus mediterraneus, nota anche come stella gorgone per via del suo inconfondibile e curioso aspetto, che richiama appunto le sembianze della dea della mitologia greca, con mille serpenti al posto dei capelli.

La famiglia gorgonocephalidae, dell’ordine eurialae (dal greco eurialae che, per l’appunto, è il nome di una delle gorgoni), comprende ofiuroidei diffusi in tutto il mondo, sempre e comunque con braccia molto ramificate; nel Mediterraneo se ne trova una sola specie, come tra l’altro ci indica il nome latino. Questa vive solitamente oltre i 50 metri di profondità, in ambienti sabbiosi, fangosi e/o rocciosi, usando sovente le ramificazioni di celenterati coloniali come le gorgonie per fissarsi più o meno stabilmente. Le braccia di questa ofiura sono quasi sempre raccolte su stesse, quasi letteralmente “arrotolate” una per una, e si aprono soltanto durante la notte, per la cattura del cibo. Ciò fa apparire l’animale completamente diverso se osservato di notte o di giorno. Tali differenze si apprezzano soprattutto in Mar Rosso, dove una specie molto grande di questa ofiura risulta facile da vedere perché abituata a risalire a pochissima profondità durante la notte. L’immersione notturna ci garantirà quindi l’incontro con la specie tropicale, molto bella a braccia “spiegate”, anche per via delle sue notevoli dimensioni se paragonata alla cugina mediterranea.

le incredibili volute dell'astrospartus

La stella gorgone del Mediterraneo, al contrario, è piuttosto rara, non supera i 40 cm di diametro con le braccia aperte, ma ha un fascino tutto suo, forse per le poche notizie che si hanno sulla sua biologia e le poche immagini che la riguardano. Le sue braccia tentacolari, ramificate notevolmente già a breve distanza dal disco centrale, presentano gli apici così articolati e mobili da formare un groviglio dove è difficile distinguere una forma precisa; a prima vista si ha la sensazione di osservare una matassa di nylon imbrogliata o roba del genere. Ad una osservazione più attenta si scopre invece un affascinante animale…

Con le lunghe braccia distese, la stella gorgone si trasforma in una micidiale trappola per il plancton, una rete tentacolare che si estende su di una superficie ampia e in grado di filtrare molti metri cubi d’acqua nell’unità di tempo, variabili secondo la dimensione dell’animale. Aprendo una stella gorgone si possono rinve­nire nel suo stomaco copepodi, larve di crosta­cei e di pesci, anellidi, gamberetti e altro ancora. Non che abbia mai prelevato un solo esemplare per scoprirne il contenuto dello stomaco, ma c’è chi lo ha fatto per motivi di studio, consentendoci di capire molte cose. Tutta questa varietà di prede tuttavia non viene filtrata passivamente dall’acqua, ma catturata con movimenti adeguati delle braccia. Le sottili estremità sono capaci di avvinghiare il plancton, afferrarlo per mezzo di acuminati uncini disseminati sulle articolazioni e bloccarlo definitivamente con strati di muco.  In questo modo, ogni braccio diventa progressivamente un centro di raccolta prede, che viene poi convogliato periodicamente verso la bocca.  Nel frattempo tutte le altre appendici rimangono distese e in azione. E così per tutta la notte. Il movimento delle brac­cia della stelle gorgone, apprezzabile col buio, richiama subito alla men­te quello delle braccia piumate dei crinoidi e, in effetti, il movimento ha il medesimo obbiettivo: la cattura del cibo. Come si nutrano e quali siano le prede preferite  da queste strane ofiure lo si sa grazie agli studi condotti sui parenti extramediterranei. I Gorgonocefalidi sono presenti dalla superficie a circa 2000 metri di profondità.  Provvisti di una bocca pic­cola e incapaci di mordere o di inoculare veleni, si sono ag­giunti alla fitta schiera dei fil­tratori, sfruttando le loro in­tricate braccia per catturare quanto le correnti marine trasportano senza sosta.  Le correnti migliori e più ricche vanno ricercate con attenzione.  Questo av­viene con sagaci sposta­menti della stella che, nel Mediterraneo, si colloca su una gorgonia in maniera abbastanza stabile mentre nei mari tropicali si rifugia negli an­fratti per sfuggire alla luce del giorno e di notte si muove sul fondo risalendo, a seconda dei casi e dell’ habitat, i pinnacoli di co­rallo, le gorgonie, i coralli molli, le spugne, le pennatule o gli speroni di roccia più esposti.

ancora la simbiosi tra l'astrospartus e la gorgonia

Osservazioni in natura

Al biologo marino, in genere, mancano le esperienze dirette in natura, l’osservazione pratica in poche parole. La documentazione fotografica subacquea, mettendo in luce alcuni aspetti naturalistici inediti, fornisce prove inconfutabili di alcuni momenti di vita animale.

Parlando di esperienze in natura, credo sia importante riferire che gli esemplari che ho studiato e documentato sono stati osservati nel mare di Scilla, al confine nord dello Stretto di Messina, su alcune secche delle Isole Egadi e solo in piccola parte nel mare a sud di Livorno, a Quercianella, dove però gli esemplari incontrati risultano di dimensioni inferiori alla norma (medio-piccoli); questi ultimi astrospartus “toscani” si trovano inoltre a profondità minore del solito, con acqua spesso torbida in virtù dei fondali di roccia e fango e dei vicini fiumi, anche se sono maggiormente diffusi e spesso ospitati da esili gorgonie di specie diverse. Sui fondali scillesi, dove numerose secche, costituite da imponenti montagne sommerse, sono coperte da una fitta rete di gorgonie e lambite da correnti sostenute e frequenti, l’astrospartus si rinviene al di sotto dei 45 m di profondità, sempre “abbracciato” alle gorgonie.

Un bellissimo esemplare trovato all’inizio degli anni novanta, sui fondali di Scilla (Stretto di Messina, versante calabro settentrionale), sotto quella che chiamano la “montagna”, mi ha dato la possibilità di seguire la sua biologia per circa sei anni, trovandosi a poco più di 50 metri di profondità e in posizione agevole, consentendomi di tornare più volte a trovarlo. Un giorno si spostò, cambiando gorgonia e guadagnando qualche metro di profondità. Poi sparì per sempre, senza lasciare traccia. Fortunatamente le secche di Scilla ospitavano altri esemplari e ciò mi consentì di vedere, studiare e fotografare astrospartus diversi in contesti diversi. Un periodo fortunatissimo, durato poco più di un anno, mi vide impegnato con un bellissimo esemplare a soli 39 m di profondità, proprio accanto alla montagna di Scilla, la più nota tra le guglie rocciose di queste secche. La posizione favorevole, che vedeva la stella gorgonie ancorata a una gorgonia sulla parte più alta di uno scoglio di medie dimensioni, mi consentì di realizzare tra l’altro belle immagini, anche di notte, momento magico per osservare l’animale con le braccia aperte. Tuttavia la luce artificiale, provocando la chiusura delle braccia, consente giusto il tempo di fare qualche scatto prima che l’animale assuma nuovamente l’aspetto tipico che mantiene di giorno. Da quanto detto avrete certamente compreso quante e quali sono le difficoltà per osservare e fotografare come si deve questa specie in natura: individuazione dei siti sommersi dove reperirla con buone probabilità, profondità a volte notevole dei fondali che la ospitano e infine individuazione dell’animale sul fondo. Per il resto è necessaria solo una buona dose di fortuna nel reperire animali in posizione pratica e agevole da consentire un’efficace ripresa fotografica. Viste le dimensioni dell’ofiura e il contesto in cui vive è poi utile sapere che l’ottica ideale per fotografare in queste situazioni è sempre il grandangolo spinto a distanza molto ravvicinata.

 


L’OCCHIO DI TUTTI NOI

A cura di Ninì Cafiero Commenti disabilitati


foto Ninì Cafiero


Venerdì 19 febbraio 2010 è mancato all’affetto, all’ammirazione, alla stima, anche all’invidia per chi, come lui, si guadagna da vivere facendo quel che più gli piace, Andrea Ghisotti. Era nato a Milano il 20 agosto 1951. “Era il mio occhio” ha scritto, icasticamente, Angelo Mojetta che a  quattro mani con lui aveva pubblicato un paio di libri: “Pesci e coralli del Mar Rosso” e “Flora e Fauna del Mediterraneo”.  Angelo Mojetta giornalista e biologo, studioso  e divulgatore, che a me ha insegnato a guardare sott’acqua  con le lente d’ingrandimento. Del resto, le immagini e la prosa di Andrea Ghisotti, scaturivano così belle da un istintivo grande amore e da una cultura vera e profonda per il mare. Lo dimostrano i titoli di alcuni suoi libri: “Snorkeling nel Mediterraneo”, Mursia, 2001; “Pesci alle Maldive”, 1997, Bonechi;  “Mar Rosso” 1996, Bonechi: un altro straordinario “Mar Rosso”  lo aveva realizzato per le edizioni White Star insieme con il grandissimo fotografo americano del “National Geographic  Magazine” David Doubilet. Quando l’editore Mursia gli affidò il compito di ricreare una collana d’argomento subacqueo, nel 2000 fece ristampare due libri ormai introvabili: “Dahlak” di Gianni Roghi e Cesco Baschieri Salvadori, cronaca della Spedizione Nazionale Italiana in Mar Rosso e il mio  “Vita da sub”, edito la prima volta dalla SEI di Torino nel 1977.

Con Andrea Ghisotti scompare una delle figure più significative del mondo sub. La HDS – la Historical Diving Society – gli aveva conferito il suo prestigioso “award” con questa motivazione: “Centinaia di articoli su riviste di tutto il mondo e almeno una ventina di libri, scritti in una lingua fluida e immaginifica, illustrati da fotografie spesso strepitose. Con questi strumenti – e con l’insegnamento via via più avanzato delle tecniche  d’immersione – Andrea Ghisotti ha dato e continua a dare un contributo personale di assoluto rilievo alla diffusione e al progresso del turismo subacqueo.”


foto Ninì Cafiero


Nel 2003 era stato insignito del Premio Tridente d’0ro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee per la sua grande professionalità di fotografo subacqueo – uno dei migliori del mondo – e di scrittore eccellente. Quanto alla sua pratica subacquea, Andrea Ghisotti vantava più quarant’anni di immersioni ed era stato istruttore, prima FIPSAS-CMAS, poi PADI, infine (poiché nella sua esperienza accumulata “sul campo” c’era pure quella di aver fatto il corallaro) si era dato all’immersione “tecnica” ed era diventato istruttore e quindi trainer della PSA e come tale aveva preso parte a spedizioni sui relitti famosi alla portata dei respiratori di miscele: l’Andrea Doria, il transatlantico italiano affondato nel 1956 a poche miglia da New York, la torpediniera Chinotto, la Loreto, l’Espresso Trapani, l’Ischia.


QUESTE FOTO – Le foto che pubblichiamo risalgono a molto tempo fa, al 1986 e furono fatte in Australia nel corso della spedizione organizzata dal GRSTS (Gruppo Ricerche  Scientifiche e Tecniche Subacquee) di Firenze per la realizzazione del documentario di Paolo Notarbartolo di Sciara sullo “spawning” – la riproduzione sessuata – delle madrepore che la RAI-TV mandò in onda con il titolo “La notte d’amore dei coralli” in una punta di “Quark” di Piero Angela.

EROGATORI ANTIFREEZE

A cura di LUCA PERONDI Commenti disabilitati

Non tutti gli erogatori sono nati per l’utilizzo in acque fredde e quindi, non tutti sono uguali, soprattutto nella qualità del loro funzionamento e non tanto per forme o colore.




Qualità e affidabilità spesso sono legate alle proprietà del materiale con cui sono costruiti, e bisogna ricordare che non sempre celebrità è sinonimo di qualità.

Vediamo dunque quali sono i rischi del congelamento dell’erogatore cui il dispositivo “antifreeze” pone rimedio e quali soluzioni sono state adottate dalle varie case produttrici. Prima di tutto diremo che il rischio fondamentale è quello che l’erogatore il cui primo stadio si congela vada in erogazione continua. 


Il congelamento negli erogatori è la conseguenza di diversi fattori:


1.   Il suo stesso funzionamento crea freddo (potete verificare che un’erogazione continua, anche a secco, raffredda notevolmente il 1° stadio). Un eventuale “sovralavoro” – affanno, respirazione, immissione di aria nella stagna e nel jacket, gonfiaggio di palloni di sollevamento – causato da più azioni, magari contemporanee, contribuisce al generarsi del fenomeno.

2.   Nella camera di compensazione si blocca la molla per la formazione di ghiaccio, questa non funzionando più non compensa la pressione intermedia causando una sovrapressione con la conseguente erogazione continua.

3.   La concentrazione di condensa dell’aria respirata provoca la formazione di cristalli di acqua ghiacciata che causano il blocco della leva di chiamata nel 2° stadio facendola rimanere aperta.


il primo stadio di un Apeks

L’antifreezer comunque aiuta a prevenire il congelamento ma non lo esclude, infatti una volta innescato il free flow di un erogatore la situazione è irreversibile.

Gli erogatori per climi freddi hanno il primo stadio isolato e costruito in modo tale da avvolgere il meccanismo con olio di vaselina o comunque un anticongelante oppure con artifici più sofisticati utilizzando l’aria.

Vediamo quindi alcuni sistemi messi in opera nei migliori erogatori:

A.    Nei 1° stadi a membrana l’isolamento della camera di compensazione si ottiene con un sistema antifreezer ad aria, (Apeks, Cressi) o ad olio,(Poseidon)

B.    Nei primi stadi, sia a pistone sia a membrana, si aumenta generosamente la “luce” dei fori di entrata dell’acqua nella camera di compensazione facilitandone così il ricambio, mantenendo la sua temperatura vicino a quella ambiente, sicuramente lontana dalla temperatura di congelamento, (Poseidon Xtream, Scubapro MK 25)

C.    Costruendo il 2° stadio con parti metalliche in modo da trasmettere verso l’esterno la differenza di temperatura, limitando in questo modo la formazione di condensa che ghiacciando ostruirebbe il funzionamento della leva di chiamata.

il primo stadio di uno Scubapro

In ogni caso le case costruttrici dichiarano chiaramente se l’erogatore è costruito per temperature vicine allo zero, magari con l’applicazione in un secondo tempo di un cappuccio isolante. Se non ne parlano generalmente significa che l’erogatore non è stato costruito per l’utilizzo in temperature limite.

Ricordiamoci però che isolare il 1° stadio non significa escludere completamente le possibilità di malfunzionamento: anche nel 2° stadio si possono presentare problemi a causa soprattutto della condensa e del successivo gelarsi del vapore acqueo causato dal respiro esalato all’interno del secondo stadio stesso.

Il messaggio che riceviamo come preavviso al blocco dell’erogatore è la sensazione di avvertire degli spilli che pungono nel palato, ed è la condensa ghiacciata che vi arriva con forza.

Per chi frequenta i laghi il problema del congelamento è molto sentito, specialmente durante le immersioni tecniche con permanenze di 70/80 minuti a temperature oscillanti tra i 5°/6°.

il primo stadio di un Poseidon

Nonostante tutti gli accorgimenti specificati, abbiamo imparato a conviverci, pianificando un metodo e una configurazione di ridondanza nel caso in cui succeda. Ecco, comunque, alcune piccole raccomandazioni che possono aiutare a prevenire l’evento:

-  Non fare lavorare l’erogatore fuori dall’acqua in ambienti dove si è probabilmente sotto lo 0°: lo raffredderemmo inutilmente.

- Non utilizzare l’erogatore in conformazione “octopus” ma avere più di un 1° stadio su cui distribuire le varie fruste di servizio, prime e secondo erogatore, carico stagna, jacket, etc.

-  Immettere l’aria nella stagna e nel jacket con brevi colpi piuttosto che con un’erogazione prolungata.

-  Respirare il più regolarmente possibile evitando eccessive richieste d’aria.

FRANCESCO TURANO

A cura di redazione Commenti disabilitati

colophon_francesco_turanoVero amante della fauna marina mediterranea, dopo lunghi anni dedicati all’apnea inizia, nel 1984, la carriera di fotografo subacqueo naturalista. Sono così 25 gli anni dedicati alla fotosub con la pellicola, e solo un paio quelli in cui l’autore ha introdotto l’uso del digitale anche sott’acqua. Dall’inizio degli anni novanta le sue immagini appaiono su riviste (Oasis, Bell’Italia, Aqua e altre), libri ed enciclopedie, oltre ad essere state premiate in numerosi concorsi fotografici di prestigio. Autore di pubblicazioni come “Viaggio in fondo allo Stretto”, “Sott’acqua in Mediterraneo” (quest’ultimo in collaborazione con Gianni Neto), Enciclopedia Illustrata degli Invertebrati Marini, con Francesco Costa, e Calabria Mediterraneo sconosciuto (suo primo grande libro fotografico) dedica oltre 200 ore all’anno all’osservazione diretta e alla ripresa, in ogni condizione, della fauna marina mediterranea; ha realizzato un archivio su pellicola di circa 100.000 immagini subacquee relative al solo Mediterraneo (escluse quelle realizzate in altri mari) e in digitale sta creando un nuovo archivio a doppia velocità e grande qualità, grazie alle nuove potenzialità offerte dalla tecnologia digitale. Esperto di biologia ed ecologia marina, ha condotto e promuove corsi di fotografia naturalistica subacquea e di fotografia in genere, oltre ad essere autore di mostre fotografiche e workshop. Per fotografare utilizza una Fuji S5 in custodia Sea&Sea, con varie ottiche e oblò. Oltre a fotografare, è abile disegnatore: autore di tavole naturalistiche, fumetti sul mondo sommerso e mappature di siti sommersi, ha disegnato una gran quantità di fondali del Mediterraneo per conto di diversi diving center. Scrive testi per libri ed enciclopedie e per numerosi siti web. Collabora attivamente con alcuni diving dello Stretto di Messina e dintorni e si occupa di educazione ambientale e turismo naturalistico.

http://www.francescoturano.it/

WWW.BLUEWAYCLUB.IT

A cura di redazione Commenti disabilitati

link_10_09_bluewayclub_it













 

BlueWay è stata, negli anni ’90, una presenza importante nel panorama delle associazioni milanesi e italiane. Nato come qualunque altro club si trasformò, nel corso del tempo, in Tour Operator, consulente, scout nella ricerca di nuove destinazioni per subacquei, poi per una complessa serie di ragioni rallentò l’attività.

Da sempre nella mente e nel cuore del suo principale animatore, l’avvocato Aldo Cimino, curatore anche della rubrica legale di SOTTACQUA, oggi BlueWay vuole ritornare agli antichi splendori utilizzando al meglio le tecnologie proprie del terzo millennio. Il primo passo è questo sito, costruito con sapienza, dalla veste grafica accattivante e dalla semplice navigabilità.

BlueWay si propone ora come club virtuale, con una ricchezza di contenuti che andrà via via incrementando il proprio valore grazie anche alle numerose iniziative che bollono in pentola. Costruito con gli stessi principi di social network come il popolare FaceBook BlueWayClub è destinato a diventare un punto di riferimento per la comunità dei subacquei viaggiatori. Il primo passo? Iscriversi!

www.bluewayclub.it

PAOLO BASTONI – direttore

A cura di redazione Commenti disabilitati

colophon_paolo_bastoniNasce, come bipede, il 20 settembre 1955 a Milano, e come pinnipede, giovanissimo, nel 1969, frequentando i corsi FIPS.

Nel 1980 inizia l’attività di insegnamento, nell’ambito della federazione, fino al 1987 quando passa alla didattica PADI; tra il 1992 e il 1995 gestisce, con Angela Macaluso, il Diving “Aguamundo”, a Ustica. Dal 2000 passa all’agenzia didattica NASE.

In carriera ha effettuato più di 5000 immersioni in tutte le condizioni, per accompagnamento, a scopo didattico, per ricerca, per lavoro e per realizzare reportage turistico-geografici. Possiede anche l’abilitazione professionale come skipper con l’iscrizione alla Gente di Mare alla Capitaneria di Porto di Genova.

Fotografo da sempre, per passione, Paolo Bastoni inizia l’attività professionale nel 1977, a Genova, dopo aver abbandonato gli studi in medicina. Dal 1980, con uno studio proprio, sviluppa parallelamente il lavoro per pubblicità e moda, realizzando tra il 1982 e il 1993 numerose immagini per campagne stampa nazionali e internazionali, e per l’editoria seguendo per un biennio la Coppa del Mondo di sci oltre a collaborazioni con riviste del settore subacqueo e nautico.

La sua attività di fotografo subacqueo è iniziata nel 1980 con l’invio delle prime immagini al concorso organizzato a Sorrento da Guido Picchetti, qualificandosi nei primi dieci.

Successivamente, fino a metà degli anni ’80, partecipa ad alcuni concorsi di fotografia estemporanea vincendo o qualificandosi ai primi posti. L’ultima partecipazione è del 1986 vincendo all’Argentario il primo campionato italiano di fotografia subacquea creativa organizzato anche questa volta da Guido Picchetti per il patrocinio dell’ANIS e della rivista “il Subacqueo”.

Giornalista pubblicista, dal 1993 riduce la propria attività nei campi della moda e della pubblicità per dedicarsi quasi esclusivamente al reportage di viaggio e di sport minori, non solo come fotografo ma anche come redattore collaborando con le varie testate del settore. Nel 2005 viene chiamato a preparare il progetto editoriale del mensile SUBAQVA che conduce fino all’ottobre 2006. Con la realizzazione ora di SOTTACQUA.INFO, prima testata di settore pubblicata unicamente in internet, si propone di portare un nuovo modello di comunicazione nel campo del giornalismo subacqueo e nautico, sia per il mezzo scelto sia per il linguaggio e l’approccio al rapporto con il lettore.

Negli ultimi anni si è dedicato anche all’immagine in movimento realizzando, come regista e operatore, commercial e documentari geografico-turistici, portando nell’obiettivo della telecamera  l’esperienza, la sensibilità e l’uso della luce che si è costruito in trent’anni di attività professionale come fotografo.

Come attrezzatura fotografica nei propri reportages utilizza da sempre materiale Nikon, dalla prima Nikkormat degli anni ‘70, fino al corredo attuale composto da vecchie F2A e FE – ancora usate come apparecchi da battaglia – alle più recenti F5 e, per le riprese subacquee, da NIKONOS III e V, il tutto corredato da una quindicina di ottiche tra esterne e subacquee e da due flash Ikelite 225 e un vecchio sea&see 50. Fa parte del gruppo dei fotografi NPS.

 

 

Contatti: mailto:info@paolobastoniphotographer.it  -  http://www.paolobastoniphotographer.it/

L’ISTRUTTORE SUBACQUEO PROFESSIONALE

A cura di Nanni Cozzi Commenti disabilitati

colophon_cozzi_miniAbbiamo visto fino ad ora argomenti molto specifici, quali il corretto utilizzo del Nitrox, del computer, degli strumenti e/o attrezzature di riserva.

Dopo la pausa estiva mi piace affrontare un argomento più generale, relativo all’opportunità di diventare istruttori subacquei.

 

Il professionista.

Si può diventare Istruttori subacquei per varie ragioni: per soddisfazione personale, per pura passione per il mare, per un desiderio di maggiore apprendimento, perchè si è nella logica di una associazione o club, dove si può sviluppare adeguatamente la propria leadership individuale, oppure per avere un lavoro. E’ proprio di questo ultimo tipo di insegnante che voglio parlare, anche se molte delle cose che dirò sono comunque valide per tutti. Agli Istruttori amatoriali deve comunque andare il rispetto per l’egregio lavoro di proselitismo, portato avanti con passione e dedizione, anche a costo di sacrifici, di tempo ed economici.

Mi occuperò dunque soltanto di chi manifesta la volontà di diventare Istruttore professionista, di coloro cioè che decidono di fare di questa attività il proprio lavoro principale. O, per lo meno, il punto di partenza per una carriera nella subacquea.

Il livello iniziale per la carriera avviene quasi sempre in una di queste tre situazioni di riferimento:

un negozio in città,

un diving vicino al porto, ecco l'"ufficio" dell'istruttore

un diving vicino al porto, ecco l'"ufficio" dell'istruttore

un Diving Center, in Italia o all’estero,

 

un Tour Operator, con villaggi che offrono la subacquea.

Una prima considerazione è che queste tre situazioni di riferimento non sono alternative una all’altra, ma spesso costituiscono una sinergia. Non è infrequente trovare un negozio che organizza viaggi con un tour operator o presso villaggi.

Da questi punti di partenza nascono nel tempo varie occasioni e molteplici sviluppi ulteriori. Una volta entrati nell’ambiente, e fatte le proprie esperienze, diventare un imprenditore non è troppo difficile. Per esempio creando a nostra volta un negozio in città od un Diving Center da qualche parte, al mare. Oppure potrebbero piovere offerte, da parte di qualche grossa organizzazione, per diventare un manager della subacquea, in una azienda produttrice, in una didattica importante, in un Tour Operator o quant’altro.

 

Come si fa a diventare Istruttore Sub?

Le varie Agenzie e/o Federazioni hanno ciascuna le proprie regole, in termini di prerequisiti e di standard. Ovviamente il minimo richiesto è di essere Divecon o Divemaster o Aiuto-istruttore, e di aver insegnato per un certo periodo in appoggio ad un Istruttore certificato. Anche il numero minimo di immersioni è citato dalle Agenzie più serie, che di solito richiedono almeno 100 tuffi al proprio attivo, di cui 24 negli ultimi 12 mesi, per potersi iscrivere ad un corso Istruzionale.. Se vogliamo vedere non sono nemmeno tanti. Vi sono altri prerequisiti, quali l’idoneità fisica, l’assicurazione RC e una certificazione in Primo soccorso e rianimazione, che non commentiamo perchè ovvi.

lavorare in un diving in Italia o all'estero è un grande training per un istruttore

lavorare in un diving in Italia o all'estero è un grande training per un istruttore

Una scelta intelligente è quello di passare almeno una stagione di lavoro come Divemaster presso un Centro Immersioni, in Italia o all’estero. Ciò ha due vantaggi. Il primo è quello di farsi una bella esperienza, che metterà la persona in grado di lavorare in maniera autonoma, da subito ( o quasi ), una volta conseguita la certificazione di Istruttore. Il secondo è quello di capire se questa vita fa per voi, prima di investire sangue sudore e lacrime ( ma sopratutto soldi ). E’ difficile dire quanto costa diventare Istruttori, perchè dipende dalle Agenzie e dalle formule offerte, ma comunque, tutto compreso, si tratta di qualche migliaio di €uro. Dunque investite, ne vale la pena, ma siatene sicuri prima, per non avere rimpianti dopo.

 

 

La professione

La figura dell’Istruttore e guida ha ormai assunto una dignità non trascurabile. Ordinanze delle Capitanerie, leggi Regionali ed Ordinamenti delle Aree Marine Protette ne parlano, e l’iter per l’approvazione di un progetto di legge in merito è quasi concluso La creazione di una figura professionale riconosciuta soddisfa l’esigenza di personale qualificato sia per l’accompagnamento che per la gestione dell’attività nel campo turistico/ricreativo.

Tutti i lavori sono ugualmente importanti, purchè assicurino un riscontro economico. Il buon istruttore fa profitto e crea profitto, perchè lavora e fa lavorare, e mette in moto un’ondata di entusiasmo che creerà clienti soddisfatti . E questi porteranno altri allievi. Alcuni diventeranno a loro volta Istruttori, e così la subacquea si allargherà, creando nuovi posti di lavoro. Ricordo che il 65% degli iscritti ai corsi proviene dal passaparola.

Una considerazione interessante è che in italia il numero di praticanti è inferiore allo 0,5 % della popolazione attiva. Questo significa che c’è un sacco di gente da conquistare. In U.S.A., Gi9appone, Germania siamo vicini al 2 %. C’è dunque spazio per un consistente numero di nuovi Istruttori professionisti. Muoviamoci, perbacco.

 

Trovare lavoro

La necessaria premessa è quella di provenire da una organizzazione didattica seria e riconosciuta. Se parliamo di attività professionale, basta andare in giro e guardare quali sono le sigle più …. frequentate da Diving e Tour Operator.

avere la patente nautica non solo è utile, a volte è indispensabile per poter lavorare in un diving

avere la patente nautica non solo è utile, a volte è indispensabile per poter lavorare in un diving

Qui di seguito riporto una specie di decalogo, assolutamente utile a chi si vuole lanciare nell’avventura dell’insegnamento e conduzione professionale. Quanto leggerete può essere soprattutto utile ai neocertificati, ma può permettere anche a qualche “ esperto “ di valutare la propria figura e le possibilità di impiego connesse.

 

Sapere l’inglese abbastanza bene ( fare un briefing non è cosa semplice, se non usiamo la nostra lingua), e se possibile anche un’altra lingua europea ( il tedesco è la più gettonata ). E ciò non solo per lavorare all’estero. Sapete quanti turisti di lingua inglese o tedesca non si immergono in Italia perchè nessuno li sa assistere ?

Avere la patente nautica a motore ( meglio senza limiti di navigazione ), possibilmente anche a vela. Non è necessario, ma accresce il vostro valore sul mercato, permettendovi di poter condurre la barca diving.

Avere una vasta gamma di certificazioni Istruzionali, Elenco alcune di queste, anche se il possesso di una piuttosto che di un’altra può senz’altro essere connesso con il luogo dove si lavora. Raccomando Profonda, Relitti, Computer, Fotografia digitale, Ricerca Biologica, Nitrox, Rebreather, Immersioni con decompressione, Muta Stagna, Rianimazione e Primo soccorso, Soccorso avanzato con Ossigeno, Soccorso con Defibrillatore e, perché no se vi piace, anche Trimix Normossico

.Preparare un curriculum vitae semplice, chiaro, sintetico ma completo, con particolare cura per le proprie esperienze di viaggio e didattiche. Soprattutto scrivete il vero, non cercate di incantare, la vita poi vi riporta al vostro posto. E quando qualcuno vi esamina, e vede il curriculum “ ipertrofico “, non è un buon inizio. Se volete imparare a fare dei cv seri, andate su http://www.speakspeak.com/html/d2j_english_cv.htm, oppure http://www.donquijote.org/jobs/cv/ . Così mettete alla prova il vostro inglese! Naturalmente il cv lo spedirete a imprese o organizzazioni del settore. Io consiglio anche di immetterlo nei circuiti web più rinomati di ricerca di lavoro. Ne cito un paio: http://www.eurometis.it/ oppure http://my.monster.it/ . Anche questo può essere utile; http://www.ildiogene.it/ricercalavoro.php

Fare riferimento al sito della propria agenzia didattica che, se è seria, ha già sicuramente numerose richieste da parte degli operatori del settore. Essere presentati da un’agenzia didattica importante significa la quasi certezza di aver trovato un lavoro. Il resto poi tocca a voi.

In alternativa, o contemporaneamente, leggere gli annunci sulle riviste di settore ( non scordatevi quelle di nautica ) e rispondere, in maniera mirata, a quelli che interessano. Tenetevi aggiornati anche con i siti di subacquea e nautica, di cui citiamo i principali, ma ce ne sono altri interessanti: www.sottacqua.info , http://www.scubaportal.it/ , http://www.nautica.it/

Comprare un paio di cataloghi o almanacchi della subacquea e spulciare gli elenchi, per vedere se esiste qualche azienda turistica o produttiva a cui potrebbe interessare rivolgersi. Chi non risica….

Rivolgersi alla REGIONE, più precisamente al Dipartimento Sviluppo Economico, o ai Centri di Formazione Professionale, per sapere se a breve si organizzano corsi per Istruttori e Guide Ambientali Subacquee. Avere quel tipo di qualifica è un buon biglietto da visita, e si viene per forza a contatto con le principali realtà imprenditoriali del settore. Questi corsi danno un bagaglio di conoscenze veramente ampio, dalle informazioni sul territorio alla legislazione, dall’ecologia al primo soccorso, dall’organizzazione aziendale alla comunicazione ecc. ecc..

il BOOT di Dusseldorf, una delle fiere della subacquea più importanti del mondo

il BOOT di Dusseldorf, una delle fiere della subacquea più importanti del mondo

Andare all’EUDI Show- Dive-Ex, la fiera delle attività sub che si terrà a Bologna, in febbraio, dove si può avere l’occasione di incontrare la propria agenzia, nonché un sacco di gente del settore, che vi può sempre essere utile. E’ una “ Exhibition “ di rilevanza Europea, approfittatene. E non sottovalutate il Boot di Duesseldorf, dove ci sono molti Italiani e si può incontrare chiunque conta qualcosa nella subacquea europea. Anche la Convention Adisub è un luogo “ tecnico “ in cui ci si può confrontare cin le realtà lavorative.

 

 Esercitate tutte le opzioni insieme. Non aspettate che qualcuno vi dica di no e poi fate la successiva ricerca. Andate a tappeto.

 

Il vero professionista

Sia in una ricerca di posto di lavoro che una volta trovatolo, è molto importante il tipo di immagine che si fornisce agli interlocutori o clienti. Se vi aspettate che vi dica con quanti allievi scendere in acqua, o quanto vicino tenerli, rimarrete delusi; per questo ci sono le Ordinanze delle Capitanerie e gli Standard della vostra Organizzazione. Desidero invece darvi il profilo del professionista di successo. Molte delle cose che tratterò sono citazioni da un vecchissimo articolo di Barry Shuster, tuttora assolutamente valido, sulla rivista americana DIVE TRAINING ( Nov. ‘97 ). E questi principi che enumero sono gli stessi che un buon trainer vi darà durante un corso istruttori serio.

Beccatevi il secondo decalogo.

1) SIATE COERENTI CON IL SISTEMA DI ADDESTRAMENTO DELLA VOSTRA AGENZIA. Il che vuol dire di non dimenticare per voi stessi tutte quelle semplici procedure che insegnate ai vostri allievi. Chi “ predica bene “ e “ razzola male “ non trasmette un buon messaggio.

2) COLTIVATE LE VOSTRE CAPACITA’ DI COMUNICAZIONE. In altre parole non smettete mai di migliorare le vostre abilità espressive, non solo con le parole, ma anche con la voce, il corpo, l’atteggiamento, i vestiti. Cercate aiuto dai vostri Trainer o Course Director per critiche, suggerimenti o notizie su seminari di comunicazione efficace.

3) NON MONTATE IN CATTEDRA.. Che, in altre parole, vuol dire cercate un rapporto di rispetto con i vostri studenti. Essi sono clienti, che vi assicurano il successo. Non pontificate, semplicemente condividete con loro la vostra esperienza.

4) PRENDETEVI CURA DEL VOSTRO CORPO. Nessuno vi chiede di diventare Usain Bolt o Francesca Pellegrini, ma ansimare indecorosamente dopo una modesta pinneggiata è veramente ……disdicevole. E poi vestitevi sempre decorosamente, con il marchio dell’Agenzia e/o del vs datore di lavoro ben in vista

5) PROMETTETE QUELLO CHE POTRETE MANTENERE. E naturalmente mantenete quello che avete promesso. Non c’è cosa peggiore che disattendere le aspettative di un cliente, sopratutto se quell’aspettativa l’avete creata voi. Naturalmente con un occhio alle condizioni del mare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili, e se non lo sono, meglio dirottare su qualcos’altro!

il momento del briefing, poco prima dell'immersione: un momento di comunicazione che non va sottovalutato ma dà la misura della professionalità dell'istruttore

il momento del briefing, poco prima dell'immersione: un momento di comunicazione che non va sottovalutato ma dà la misura della professionalità dell'istruttore

6) RICORDATEVI CHE LA QUALITA’ E’ PROFITTO. Non dannatevi l’anima con competizioni spietate sui prezzi, abbassando la qualità del vostro prodotto. Non screditate a parole la concorrenza, fate semplicemente meglio. La gente verrà da voi. E vi ringrazierà.

 

7) SIATE SEMPRE VOTATI AD IMPARARE. Vuol dire essere aggiornati sulle attrezzature, sapere le ultime acquisizioni della medicina iperbarica, imparare a leggere il tempo che farà domani dalle nuvole, essere informati su molte destinazioni esotiche, anche se non ci siete stati personalmente, avere idea di dove andare ad informarsi se non non sapete proprio cosa rispondere. E non vendete fumo, per favore.

8) SIATE SEMPRE SUBACQUEI ENTUSIASTI. Avete presente gli occhi di un Open Water, appena gli avete mostrato il suo primo polpo? Voi dovete essere così. Se non vi divertite voi, non potete trasmettere divertimento agli altri, e così, dopo quel corso, l’allievo smetterà o si cercherà un altro istruttore.

9) SIATE SEMPRE ORIENTATI ALL’AMBIENTE. Proteggere il mare è anche un investimento per conservare la nostra fonte di sostentamento, oltre che un dovere di tipo etico. E crea buona immagine, come una sorta di pubblicità gratuita.

10) FATE PIANI PRECISI SUL VOSTRO BUSINESS. Se volete avere un profitto, dovete decidere bene come investire e come amministrare. Se il vostro obiettivo è diventare imprenditori, il vostro tempo deve fruttare. Ma non siate avidi. All’inizio si deve sopratutto investire; basta che il ritorno economico sia leggermente più alto degli investimenti.

 

Conclusioni

La professione di Istruttore ed Accompagnatore subacqueo si sta consolidando sul mercato, sia sul piano sostanziale che su quello legislativo.

Può obiettivamente essere una valida alternativa nella ricerca di una professione, in questo periodo in cui i nuovi posti di lavoro nell’industria, promessi dal Governo, non stanno arrivando.

La necessaria premessa è quella di costruirsi una figura professionale di tutto rispetto, investendo in agenzie didattiche giuste, certificazioni estensive ed esperienze vaste. I corretti metodi di ricerca di una sistemazione, nonché la chiarezza e la completezza del profilo comportamentale, sono le basi su cui costruire il successo personale.

Auguri di cuore a chi sceglie questa via, che finalmente sta uscendo dalla nebbia legislativa in cui si era mossa nel passato.

 


GAETANO “NINI’” CAFIERO

A cura di Paolo Bastoni Commenti disabilitati

colophon_nini_cafieroNinì nasce a Napoli, in via Posillipo, il 4 luglio 1937. Data una sbirciatina sott’acqua per la prima volta nel 1945 , cresce alla scuola di Claudio Ripa, Ennio Falco, Alberto Novelli, Raimondo Bucher. Sin da piccolo (primo articolo retribuito a 16 anni, su Alieutica) fa di mestiere il giornalista: cronista politico, cronista mondano, cronista di nera, inviato in zone calde (ha corso tutto rattrappito in Libano inseguito dalle fucilate e si feci crescere la barba in Angola perché le bombe gli impedivano di impugnare il rasoio con mano ferma). Successe che lo definirono “un sub prestato al giornalismo”: era alle Maldive, e una volta alle Seychelles, per fatti suoi (ovviamente sottomarini) e capitarono due colpi di Stato; era in Mar Rosso e lesse sul giornale Al Ahram (ha addirittura studiato per un po’ l’arabo!) che il presidente Anwar Sadat andava in Israele. Appese temporaneamente al chiodo maschera e pinne e fece il suo lavoro di corrispondente politico.

Nel frattempo, ha sempre collaborato a riviste di mare, di turismo, di scienze naturali: Mondo sommerso, Il Subacqueo, Nautica, Geo, Natura Oggi, Atlante, Aqua; Tutto Turismo, No Limits world; ha scritto i testi di numerosi documentari televisivi  realizzati da Folco Quilici, Gigi Oliviero, Gianfranco Bernabei, Paolo Notarbartolo di Sciara, Salvatore Braca.

E ha scritto libri. Ha esordito con Il libro del sub, un manuale ragionato scritto in collaborazione con Folco Quilici, Jacques Mayol e il dottor Gian Carlo Oggioni Tiepolo, edito da Arnoldo Mondadori, Milano,  a maggio del 1977. Quello stesso anno, a novembre, per i tipi della SEI di Torino, pubblica Vita da sub, una storia dell’immersione sportiva in Italia raccontata attraverso le storie dei suoi protagonisti (finalista al Premio Bancarella Sport). Nel 1978, ancora per la SEI, dà alle stampe Il delfino, una monografia nella collana Dalla parte degli animali, che racconta del più simpatico dei cetacei, dalla mitologia all’impiego moderno in azioni paramilitari. Nel 1982, di nuovo per la SEI, pubblica L’isola della gioventù, un romanzo d’avventure per ragazzi che si svolge a Cuba e che ha il mare – sopra e sotto – come palcoscenico. Il volume – selezionato per il premio ‘Un libro per l’estate’ e premiato con targa d’argento del Collegio Nazareno di Roma – è ristampato nel 1983. Nel 1989 esce con la White Star di Vercelli Italia mare, una storia del nostro Paese e della sua gente di mare delle coste e delle isole, partendo da Muggia e finendo a Ventimiglia; la prefazione è di Piero Ottone. Dopo Il fondo del mare, scritto a quattro mani con Folco Quilici per le edizioni Nuova ERI e pubblicato nel 1992 in una collana di libri di mare presentata a Genova in occasione delle celebrazioni Colombiane del V centenario della scoperta dell’America, intensifica la sua collaborazione con White Star: nello stesso 1992 pubblica infatti Relitti, immersioni nella storia, un libro sui più famosi naufragi avvenuti in tutti i mari del mondo e sulle ricerche subacquee che quei tragici eventi hanno suscitato nei tempi moderni. Nel 1993 pubblica Squali, gli dei del mare e I giganti del mare: storia e storia di balene, orche e delfini, entrambi in collaborazione con Maddalena Jahoda, giornalista e biologa marina; nel 1996 esce Isole d’Italia, un excursus storico-geografico sulle isole e isolette (Venezia compresa) che circondano lo Stivale.

Nel 1998, edito dall’IRECO di Roma va in libreria E quando cominciammo a respirare sott’acqua, “una storia delle storie dell’immersione moderna, del suo passato prossimo, presente mutevole e futuro probabile attraverso persone e cose”, come recita l’interminabile sottotitolo.

Per il 2000 l’editore Mursia, di Milano, grazie all’interessamento del collega e amico Andrea Ghisotti ha ristampato Vita da Sub: una sorpresa gradita dai molti rimasti privi di quel libro da tempo introvabile. A dicembre dello stesso anno pubblica con la IRECO Luigi Ferraro, un italiano: storia “militare” della Medaglia d’oro al Valor Militare, il 3 novembre del 2004, in occasione del novantesimo compleanno del Comandante Ferraro, ancora per i tipi dell’IRECO, esce il secondo libro dedicato a questo straordinario personaggio, Dominare gli istinti è la storia di tutto quel che Luigi Ferraro ha fatto da “civile” per la diffusione delle attività subacquee: incluso la creazione dei nuclei subacquei prima dei Vigili del Fuoco, poi dei Carabinieri.

ARCHEOSUB – LE ANFORE (terza parte)

A cura di Ivan Lucherini Commenti disabilitati

colophon_ivan_lucheriniL’epilogo del I° millennio a.C. accompagna storicamente e politicamente Roma, nel passaggio dall’epoca repubblicana a quella imperiale. L’ultimo secolo di quel millennio, il I° a.C. è il teatro di furiose lotte per il potere e in questo scenario, delle gesta di personaggi mitici della storia dell’Urbe, primo fra tutti Gaio Giulio Cesare, eletto console per la prima volta nel 59 a.C. Al termine del suo mandato annuale, nel marzo del 58 a.C Giulio Cesare concepisce e attua, con l’avvallo del Senato di Roma, una politica imperialistica di espansione sistematica della città eterna verso i territori della Gallia, con escursioni in Britannia e nelle terre al di là del fiume Reno, oltre il confine naturale delle Alpi.

Dieci anni più tardi, al suo rientro in Italia, dopo le vittoriose campagne militari, assurge agli occhi del popolo romano all’ideale del leader, personaggio carismatico e fondamentale per il raggiungimento del benessere e della sperata pacificazione in tutte le province. L’assassinio nel 44 a. C. del dittatore acclamato solo pochi giorni prima, scatena una lotta senza quartiere che si concluderà solo dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. con il figlio adottivo di questi, Ottaviano proclamato dal Senato di Roma, Augusto, primo imperatore.

 

il carico delle anfore su una nave

il carico delle anfore su una nave


Queste vicende si inquadrano nell’arco cronologico che va dalla distruzione di Cartagine operata nel 146 a.C. alla fine del primo secolo a.C., dove pressante e continua era la necessità della Repubblica prima, e dell’Impero poi, di appezzamenti di terreno da assegnare ai veterani-coloni che avevano combattuto nelle campagne militari di Roma. Il nascente Impero troverà nella provincia Africana ampio soddisfacimento a queste istanze.

 

In breve tempo, nel solo volgere di poco più di cento anni dal 146 a.C. al 27 a.C. anno in cui Ottaviano assurge alla carica di Augusto, l’ Africa vetus associata alla Numidia diverrà Africa Proconsolare, una nuova provincia, considerata a ragione, il granaio dell’Impero. La produzione agricola e alimentare delle province africane, a cui si sono nel frattempo, aggiunte la Mauretania Cesariense e Mauretania Tingitana, comprende oltre che i cereali che viaggiano verso la capitale, presumibilmente in sacchi, anche l’olio e le salse e derivati di pesce.

Le province africane invadono il mediterraneo, verso i ricchi mercati della capitale e in genere della penisola Italiana, con i loro prodotti di prestigio e l’ormai ambito e richiestissimo garum. I primi secoli dell’Era di Cristo vedono così fiorire, in queste province, la produzione dei contenitori ceramici per il trasporto dell’olio: parliamo delle Anfore Tripolitane conosciute in tre varianti. L’A. Tripolitana I attestata a partire dal I° secolo d.C. e fino alla metà del II°, ha corpo cilindrico con un altezza variabile dai 95 ai 110 cm., il collo troncoconico si innesta nel corpo con un deciso stacco, l’orlo è a doppio gradino, le anse sono a nastro e il puntale cavo.

L’argilla è color rosso arancio e presenta una spessa ingubbiatura chiara sulla superficie. L’A. Tripolitana II° si diffonde prevalentemente a livello regionale e si differenzia dalla precedente per un collo meno pronunciato, e le anse presenti direttamente sul corpo dell’anfora anziché sulla spalla; l’altezza è di 115 cm. ed è attestata la sua presenza fino a tutto il IV secolo. L’A. Tripolitana III ritorna ad avere le anse sulla spalla ad innestarsi al di sotto dell’orlo e vede, a differenza delle due precedenti, la sua diffusione in tutto il bacino del mediterraneo fino alle regioni dell’Europa centrale a partire dall’inizio del III° secolo e per tutto il IV°. Il 193 d.C. vede salire al ruolo che fu di Augusto, il primo imperatore africano: Settimio Severo. 

 

anfora Tripolitana III - III e IV secolo

anfora Tripolitana III - III e IV secolo

Con la dinastia dei Severi Roma conosce una serie di distribuzioni gratuite di olio alla plebe nel corso del III° secolo, consentita anche dalla veicolazione di questo prodotto attraverso l’uso di anfore Africane nella variante definita -Africana Piccola- e in quella chiamata -Africana Grande-. Diffuse in tutto il bacino del mediterraneo occidentale dal II° al V° secolo d.C. questi contenitori erano fabbricati nella Byzacena e nella Zeugitana (grosso modo l’attuale Tunisia) gli archeologi ne hanno trovati in enorme quantità in moltissimi siti del mediterraneo occidentale.

 

L’africana Piccola o anche Africana I è alta circa 90/95 cm con un corpo cilindrico allungato, collo breve e orlo estroflesso, piccole anse a bastone appiattito dal collo alla spalla del contenitore e puntale cavo; l’argilla è rossa, tendente allo scuro, con sovente una ingubbiatura chiara all’esterno. L’Africana grande o Africana II differisce dalla sorella sopratutto per l’altezza che può raggiungere i 110 cm. Dall’inizio del IV° sec d.C.

Alla metà del V° dalle stesse zone di produzione delle Africane I e II vediamo la nascita delle Anfore cilindriche di medie dimensioni (classificazione Keay XXV, 1-3) sempre con corpo cilindrico, un collo più allungato delle precedenti, puntale più marcato, altezza di 100/110 cm con un’argilla rossastra e una ingubbiatura chiara. L’invasione Vandala dei territori africani a partire dalla prima metà del IV° secolo di fatto non produce un interruzione delle produzioni e delle esportazioni ma piuttosto un suo ridimensionamento e così assistiamo alla nascita delle particolarissime anfore chiamate Spateia, con un corpo assolutamente affusolato e collo e puntale allungati.

Queste anfore danno l’idea del ridimensionamento della necessità di trasportare grandi quantità di prodotto. Hanno un altezza molto variabile e si prestano per trasportare olio ma anche olive, conserve di pesce e vino. Sono diffuse dal IV° al VII° secolo sia nel bacino del mediterraneo sia nelle regioni Europee occidentali e orientali.

Termino questo terzo contributo sulle anfore da trasporto con una menzione speciale per il tipo Keay LII diffusa fra il IV° e il VII° secolo in molti centri del mediterraneo. Trasporta vino ed è prodotta nel meridione d’Italia, sopratutto in Calabria. Si caratterizza dalle sue ridotte dimensioni con un’altezza di soli 40 cm. corpo ovoide e fondo ombelicato, anse a sezione ovale a bastone e colori variabili dal beige rosato al marrone. 

 

anfora Keay LII

anfora Keay LII

Scrivendo queste ultime due righe mi sono domandato: ma perchè proprio concludere con la Keay LII? Per due motivi, fondamentalmente. Il primo per fornire un attestato di gratitudine agli straordinari lavori di scavo della Cripta Balbi, in cui si sono trovati frammenti di queste anfore a testimoniare la presenza, ancora in una fase tardo antica e alto medievale, dell’esistenza di un commercio, sia pure in scala ridotta, del vino verso Roma, non più capitale di un grande impero ma ormai piccola cittadina di un mondo in vorticoso divenire. La seconda motivazione è assolutamente attuale: riconoscere un tributo ad una regione italiana, la Calabria, oggi tanto funestata dalle recenti vicende legate alle navi dei veleni.

 


Ovviamente l’excursus tipologico sulle anfore che sono circolate nel mediterraneo nei due millenni avanti e dopo Cristo non può esaurirsi in questi tre contributi. Penso alle late roman, ai dolia, alle anfore provenienti dal bacino orientale del mediterraneo nella tarda antichità e nel corso dell’alto medioevo. I lettori che volessero avere maggiori informazioni e ragguagli possono contattarmi per approfondimenti e chiarimenti, sarò lieto di scambiare con loro opinioni e raffronti.

V° CONCORSO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA “ORTONAMARE” 2010

L’Associazione Subacquea Ortona Sub, alla luce del successo di pubblico e critica ottenuto nelle precedenti edizioni, presenta il V° Concorso [...]

DA DIECI ANNI CANON È IL BRAND PIÙ AFFIDABILE TRA I PRODUTTORI DI MACCHINE FOTOGRAFICHE

I lettori di 14 paesi europei su 16 hanno votato Canon come “marchio più affidabile” e Reader’s Digest conferma: da dieci anni Canon è il brand più affidabile tra i produttori di macchine fotografiche

DA PANASONIC DUE IMPORTANTI NOVITA’

PANASONIC presenta due nuovi prodotti di grande interesse: la reflex LUMIX DMC-G2 dotata della possibilità di comandarne le funzioni tramite il touch screen sul grande monitor, e la serie di camcorder 700 che si differenziano per il tipo di dispositivo di memoria ma tutti e tre con grandi capacità, fino alle 102 ore della SD/HDD

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