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Il mare in rete - anno IV n°. 33 – Marzo 2010 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

L’ISTRUTTORE SUBACQUEO PROFESSIONALE

A cura di Nanni Cozzi Commenti disabilitati

colophon_cozzi_miniAbbiamo visto fino ad ora argomenti molto specifici, quali il corretto utilizzo del Nitrox, del computer, degli strumenti e/o attrezzature di riserva.

Dopo la pausa estiva mi piace affrontare un argomento più generale, relativo all’opportunità di diventare istruttori subacquei.

 

Il professionista.

Si può diventare Istruttori subacquei per varie ragioni: per soddisfazione personale, per pura passione per il mare, per un desiderio di maggiore apprendimento, perchè si è nella logica di una associazione o club, dove si può sviluppare adeguatamente la propria leadership individuale, oppure per avere un lavoro. E’ proprio di questo ultimo tipo di insegnante che voglio parlare, anche se molte delle cose che dirò sono comunque valide per tutti. Agli Istruttori amatoriali deve comunque andare il rispetto per l’egregio lavoro di proselitismo, portato avanti con passione e dedizione, anche a costo di sacrifici, di tempo ed economici.

Mi occuperò dunque soltanto di chi manifesta la volontà di diventare Istruttore professionista, di coloro cioè che decidono di fare di questa attività il proprio lavoro principale. O, per lo meno, il punto di partenza per una carriera nella subacquea.

Il livello iniziale per la carriera avviene quasi sempre in una di queste tre situazioni di riferimento:

un negozio in città,

un diving vicino al porto, ecco l'"ufficio" dell'istruttore

un diving vicino al porto, ecco l'"ufficio" dell'istruttore

un Diving Center, in Italia o all’estero,

 

un Tour Operator, con villaggi che offrono la subacquea.

Una prima considerazione è che queste tre situazioni di riferimento non sono alternative una all’altra, ma spesso costituiscono una sinergia. Non è infrequente trovare un negozio che organizza viaggi con un tour operator o presso villaggi.

Da questi punti di partenza nascono nel tempo varie occasioni e molteplici sviluppi ulteriori. Una volta entrati nell’ambiente, e fatte le proprie esperienze, diventare un imprenditore non è troppo difficile. Per esempio creando a nostra volta un negozio in città od un Diving Center da qualche parte, al mare. Oppure potrebbero piovere offerte, da parte di qualche grossa organizzazione, per diventare un manager della subacquea, in una azienda produttrice, in una didattica importante, in un Tour Operator o quant’altro.

 

Come si fa a diventare Istruttore Sub?

Le varie Agenzie e/o Federazioni hanno ciascuna le proprie regole, in termini di prerequisiti e di standard. Ovviamente il minimo richiesto è di essere Divecon o Divemaster o Aiuto-istruttore, e di aver insegnato per un certo periodo in appoggio ad un Istruttore certificato. Anche il numero minimo di immersioni è citato dalle Agenzie più serie, che di solito richiedono almeno 100 tuffi al proprio attivo, di cui 24 negli ultimi 12 mesi, per potersi iscrivere ad un corso Istruzionale.. Se vogliamo vedere non sono nemmeno tanti. Vi sono altri prerequisiti, quali l’idoneità fisica, l’assicurazione RC e una certificazione in Primo soccorso e rianimazione, che non commentiamo perchè ovvi.

lavorare in un diving in Italia o all'estero è un grande training per un istruttore

lavorare in un diving in Italia o all'estero è un grande training per un istruttore

Una scelta intelligente è quello di passare almeno una stagione di lavoro come Divemaster presso un Centro Immersioni, in Italia o all’estero. Ciò ha due vantaggi. Il primo è quello di farsi una bella esperienza, che metterà la persona in grado di lavorare in maniera autonoma, da subito ( o quasi ), una volta conseguita la certificazione di Istruttore. Il secondo è quello di capire se questa vita fa per voi, prima di investire sangue sudore e lacrime ( ma sopratutto soldi ). E’ difficile dire quanto costa diventare Istruttori, perchè dipende dalle Agenzie e dalle formule offerte, ma comunque, tutto compreso, si tratta di qualche migliaio di €uro. Dunque investite, ne vale la pena, ma siatene sicuri prima, per non avere rimpianti dopo.

 

 

La professione

La figura dell’Istruttore e guida ha ormai assunto una dignità non trascurabile. Ordinanze delle Capitanerie, leggi Regionali ed Ordinamenti delle Aree Marine Protette ne parlano, e l’iter per l’approvazione di un progetto di legge in merito è quasi concluso La creazione di una figura professionale riconosciuta soddisfa l’esigenza di personale qualificato sia per l’accompagnamento che per la gestione dell’attività nel campo turistico/ricreativo.

Tutti i lavori sono ugualmente importanti, purchè assicurino un riscontro economico. Il buon istruttore fa profitto e crea profitto, perchè lavora e fa lavorare, e mette in moto un’ondata di entusiasmo che creerà clienti soddisfatti . E questi porteranno altri allievi. Alcuni diventeranno a loro volta Istruttori, e così la subacquea si allargherà, creando nuovi posti di lavoro. Ricordo che il 65% degli iscritti ai corsi proviene dal passaparola.

Una considerazione interessante è che in italia il numero di praticanti è inferiore allo 0,5 % della popolazione attiva. Questo significa che c’è un sacco di gente da conquistare. In U.S.A., Gi9appone, Germania siamo vicini al 2 %. C’è dunque spazio per un consistente numero di nuovi Istruttori professionisti. Muoviamoci, perbacco.

 

Trovare lavoro

La necessaria premessa è quella di provenire da una organizzazione didattica seria e riconosciuta. Se parliamo di attività professionale, basta andare in giro e guardare quali sono le sigle più …. frequentate da Diving e Tour Operator.

avere la patente nautica non solo è utile, a volte è indispensabile per poter lavorare in un diving

avere la patente nautica non solo è utile, a volte è indispensabile per poter lavorare in un diving

Qui di seguito riporto una specie di decalogo, assolutamente utile a chi si vuole lanciare nell’avventura dell’insegnamento e conduzione professionale. Quanto leggerete può essere soprattutto utile ai neocertificati, ma può permettere anche a qualche “ esperto “ di valutare la propria figura e le possibilità di impiego connesse.

 

Sapere l’inglese abbastanza bene ( fare un briefing non è cosa semplice, se non usiamo la nostra lingua), e se possibile anche un’altra lingua europea ( il tedesco è la più gettonata ). E ciò non solo per lavorare all’estero. Sapete quanti turisti di lingua inglese o tedesca non si immergono in Italia perchè nessuno li sa assistere ?

Avere la patente nautica a motore ( meglio senza limiti di navigazione ), possibilmente anche a vela. Non è necessario, ma accresce il vostro valore sul mercato, permettendovi di poter condurre la barca diving.

Avere una vasta gamma di certificazioni Istruzionali, Elenco alcune di queste, anche se il possesso di una piuttosto che di un’altra può senz’altro essere connesso con il luogo dove si lavora. Raccomando Profonda, Relitti, Computer, Fotografia digitale, Ricerca Biologica, Nitrox, Rebreather, Immersioni con decompressione, Muta Stagna, Rianimazione e Primo soccorso, Soccorso avanzato con Ossigeno, Soccorso con Defibrillatore e, perché no se vi piace, anche Trimix Normossico

.Preparare un curriculum vitae semplice, chiaro, sintetico ma completo, con particolare cura per le proprie esperienze di viaggio e didattiche. Soprattutto scrivete il vero, non cercate di incantare, la vita poi vi riporta al vostro posto. E quando qualcuno vi esamina, e vede il curriculum “ ipertrofico “, non è un buon inizio. Se volete imparare a fare dei cv seri, andate su http://www.speakspeak.com/html/d2j_english_cv.htm, oppure http://www.donquijote.org/jobs/cv/ . Così mettete alla prova il vostro inglese! Naturalmente il cv lo spedirete a imprese o organizzazioni del settore. Io consiglio anche di immetterlo nei circuiti web più rinomati di ricerca di lavoro. Ne cito un paio: http://www.eurometis.it/ oppure http://my.monster.it/ . Anche questo può essere utile; http://www.ildiogene.it/ricercalavoro.php

Fare riferimento al sito della propria agenzia didattica che, se è seria, ha già sicuramente numerose richieste da parte degli operatori del settore. Essere presentati da un’agenzia didattica importante significa la quasi certezza di aver trovato un lavoro. Il resto poi tocca a voi.

In alternativa, o contemporaneamente, leggere gli annunci sulle riviste di settore ( non scordatevi quelle di nautica ) e rispondere, in maniera mirata, a quelli che interessano. Tenetevi aggiornati anche con i siti di subacquea e nautica, di cui citiamo i principali, ma ce ne sono altri interessanti: www.sottacqua.info , http://www.scubaportal.it/ , http://www.nautica.it/

Comprare un paio di cataloghi o almanacchi della subacquea e spulciare gli elenchi, per vedere se esiste qualche azienda turistica o produttiva a cui potrebbe interessare rivolgersi. Chi non risica….

Rivolgersi alla REGIONE, più precisamente al Dipartimento Sviluppo Economico, o ai Centri di Formazione Professionale, per sapere se a breve si organizzano corsi per Istruttori e Guide Ambientali Subacquee. Avere quel tipo di qualifica è un buon biglietto da visita, e si viene per forza a contatto con le principali realtà imprenditoriali del settore. Questi corsi danno un bagaglio di conoscenze veramente ampio, dalle informazioni sul territorio alla legislazione, dall’ecologia al primo soccorso, dall’organizzazione aziendale alla comunicazione ecc. ecc..

il BOOT di Dusseldorf, una delle fiere della subacquea più importanti del mondo

il BOOT di Dusseldorf, una delle fiere della subacquea più importanti del mondo

Andare all’EUDI Show- Dive-Ex, la fiera delle attività sub che si terrà a Bologna, in febbraio, dove si può avere l’occasione di incontrare la propria agenzia, nonché un sacco di gente del settore, che vi può sempre essere utile. E’ una “ Exhibition “ di rilevanza Europea, approfittatene. E non sottovalutate il Boot di Duesseldorf, dove ci sono molti Italiani e si può incontrare chiunque conta qualcosa nella subacquea europea. Anche la Convention Adisub è un luogo “ tecnico “ in cui ci si può confrontare cin le realtà lavorative.

 

 Esercitate tutte le opzioni insieme. Non aspettate che qualcuno vi dica di no e poi fate la successiva ricerca. Andate a tappeto.

 

Il vero professionista

Sia in una ricerca di posto di lavoro che una volta trovatolo, è molto importante il tipo di immagine che si fornisce agli interlocutori o clienti. Se vi aspettate che vi dica con quanti allievi scendere in acqua, o quanto vicino tenerli, rimarrete delusi; per questo ci sono le Ordinanze delle Capitanerie e gli Standard della vostra Organizzazione. Desidero invece darvi il profilo del professionista di successo. Molte delle cose che tratterò sono citazioni da un vecchissimo articolo di Barry Shuster, tuttora assolutamente valido, sulla rivista americana DIVE TRAINING ( Nov. ‘97 ). E questi principi che enumero sono gli stessi che un buon trainer vi darà durante un corso istruttori serio.

Beccatevi il secondo decalogo.

1) SIATE COERENTI CON IL SISTEMA DI ADDESTRAMENTO DELLA VOSTRA AGENZIA. Il che vuol dire di non dimenticare per voi stessi tutte quelle semplici procedure che insegnate ai vostri allievi. Chi “ predica bene “ e “ razzola male “ non trasmette un buon messaggio.

2) COLTIVATE LE VOSTRE CAPACITA’ DI COMUNICAZIONE. In altre parole non smettete mai di migliorare le vostre abilità espressive, non solo con le parole, ma anche con la voce, il corpo, l’atteggiamento, i vestiti. Cercate aiuto dai vostri Trainer o Course Director per critiche, suggerimenti o notizie su seminari di comunicazione efficace.

3) NON MONTATE IN CATTEDRA.. Che, in altre parole, vuol dire cercate un rapporto di rispetto con i vostri studenti. Essi sono clienti, che vi assicurano il successo. Non pontificate, semplicemente condividete con loro la vostra esperienza.

4) PRENDETEVI CURA DEL VOSTRO CORPO. Nessuno vi chiede di diventare Usain Bolt o Francesca Pellegrini, ma ansimare indecorosamente dopo una modesta pinneggiata è veramente ……disdicevole. E poi vestitevi sempre decorosamente, con il marchio dell’Agenzia e/o del vs datore di lavoro ben in vista

5) PROMETTETE QUELLO CHE POTRETE MANTENERE. E naturalmente mantenete quello che avete promesso. Non c’è cosa peggiore che disattendere le aspettative di un cliente, sopratutto se quell’aspettativa l’avete creata voi. Naturalmente con un occhio alle condizioni del mare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili, e se non lo sono, meglio dirottare su qualcos’altro!

il momento del briefing, poco prima dell'immersione: un momento di comunicazione che non va sottovalutato ma dà la misura della professionalità dell'istruttore

il momento del briefing, poco prima dell'immersione: un momento di comunicazione che non va sottovalutato ma dà la misura della professionalità dell'istruttore

6) RICORDATEVI CHE LA QUALITA’ E’ PROFITTO. Non dannatevi l’anima con competizioni spietate sui prezzi, abbassando la qualità del vostro prodotto. Non screditate a parole la concorrenza, fate semplicemente meglio. La gente verrà da voi. E vi ringrazierà.

 

7) SIATE SEMPRE VOTATI AD IMPARARE. Vuol dire essere aggiornati sulle attrezzature, sapere le ultime acquisizioni della medicina iperbarica, imparare a leggere il tempo che farà domani dalle nuvole, essere informati su molte destinazioni esotiche, anche se non ci siete stati personalmente, avere idea di dove andare ad informarsi se non non sapete proprio cosa rispondere. E non vendete fumo, per favore.

8) SIATE SEMPRE SUBACQUEI ENTUSIASTI. Avete presente gli occhi di un Open Water, appena gli avete mostrato il suo primo polpo? Voi dovete essere così. Se non vi divertite voi, non potete trasmettere divertimento agli altri, e così, dopo quel corso, l’allievo smetterà o si cercherà un altro istruttore.

9) SIATE SEMPRE ORIENTATI ALL’AMBIENTE. Proteggere il mare è anche un investimento per conservare la nostra fonte di sostentamento, oltre che un dovere di tipo etico. E crea buona immagine, come una sorta di pubblicità gratuita.

10) FATE PIANI PRECISI SUL VOSTRO BUSINESS. Se volete avere un profitto, dovete decidere bene come investire e come amministrare. Se il vostro obiettivo è diventare imprenditori, il vostro tempo deve fruttare. Ma non siate avidi. All’inizio si deve sopratutto investire; basta che il ritorno economico sia leggermente più alto degli investimenti.

 

Conclusioni

La professione di Istruttore ed Accompagnatore subacqueo si sta consolidando sul mercato, sia sul piano sostanziale che su quello legislativo.

Può obiettivamente essere una valida alternativa nella ricerca di una professione, in questo periodo in cui i nuovi posti di lavoro nell’industria, promessi dal Governo, non stanno arrivando.

La necessaria premessa è quella di costruirsi una figura professionale di tutto rispetto, investendo in agenzie didattiche giuste, certificazioni estensive ed esperienze vaste. I corretti metodi di ricerca di una sistemazione, nonché la chiarezza e la completezza del profilo comportamentale, sono le basi su cui costruire il successo personale.

Auguri di cuore a chi sceglie questa via, che finalmente sta uscendo dalla nebbia legislativa in cui si era mossa nel passato.

 


INCIDENTI SUBACQUEI & CONCETTO DI BACK-UP

A cura di Nanni Cozzi Commenti disabilitati

cozzi_miniDopo esserci occupati per quattro volte di computer sub, con qualche scivolata nella tecnica, e comunque affrontando un argomento in qualche caso molto tecnico, ritorniamo verso concetti ugualmente pratici ed importanti, ma più …… meccanici.

 

Per introdurre il concetto di cui al titolo, devo fare una premessa importante, di cui mi assumo la massima responsabilità, ma che per fortuna è condivisa dalle principali didattiche e dai più importanti personaggi, che oggi fanno opinione nel campo della medicina iperbarica.

 

L’incidente subacqueo

L’attività ricreativa subacquea è assolutamente sicura. Da fig 1, con dati cortesemente forniti da DAN Europe, si vede come il rapporto tra incidenti e partecipanti sia di 0,04. In parole povere, vuol dire che le statistiche del DAN, su 2.500.000 partecipanti, hanno registrato 1.000 incidenti. O, per semplificare ancora, significa 1 incidente ogni 2.500 partecipanti. Se questi subacquei fanno almeno 40 immersioni all’anno, con una banale operazione aritmetica si intuisce che la probabilità di avere un incidente è 1 ogni 100.000 immersioni. Come si vede dal grafico siamo al livello del bowling, sport notoriamente rischiosissimo, da praticare con casco, ginocchiere, stivali rinforzati e quant’altro.

Gli eventi negativi, quali che essi siano, possono derivare da uno stato fisico non idoneo, da attrezzatura sbagliata o poco mantenuta, da condizioni meteo marine avverse, da non rispetto di velocità di risalita o parametri oggettivi di immersione, ma è sempre tutto collegato ad errori umani, tecnici, di comportamento, di scelta in generale.

 

 

lo studio del DAN sulla percentuale degli incidenti subacquei

lo studio del DAN sulla percentuale degli incidenti subacquei

Dunque affermo con decisione che i rarissimi casi di emergenza, non si configurano come incidenti. Sott’acqua praticamente l’incidente non esiste, almeno nell’esercizio ricreativo dell’attività. L’incidente è un evento imprevisto ed incontrollato, che ci può causare danni fisici  (e psicologici), senza la nostra diretta responsabilità, ma, anzi, avendo un comportamento prudente. Una tegola sradicata dal vento, il ghiaietto dietro una curva, il treno di gpl che salta, questi sono incidenti, sia pure con delle responsabilità altrui, ma che sfuggono alla nostra capacità di controllo e prevenzione, e quindi alla nostra capacità di scelta.

Ma nella  (discutibile) accezione moderna del termine, si identifica come incidente qualsiasi evento che metta a rischio l’incolumità dell’individuo, indipendentemente dalla causa.

Anche in questo secondo  (discutibile) senso, gli “ incidenti “ sott’acqua sono rarissimi, e sono comunque collegati con “ errori “.

 

 

Incidenti connessi con l’attrezzatura.

 

Immersione ricreativa entro i no decompression limit.

Definiti come rarissimi gli incidenti subacquei, quelli connessi con la rottura o il malfunzionamento dell’attrezzatura sono comunque una piccola parte del totale degli incidenti stessi. Ciò non toglie che detti malfunzionamenti debbano essere previsti ed affrontati.

E quali sono gli elementi dell’attrezzatura che possono condurre a questo tipo di inconveniente?

In prima istanza sono solo 3: la maschera, l’erogatore, il computer. Una seconda istanza, anch’essa importante, può riguardare gli strumenti da taglio.

Una terza istanza si manifesta con le situazioni particolari.

Desidero che il lettore abbia la visione chiara dell’argomento. Ci stiamo occupando di quei possibili problemi di attrezzatura in immersione, luogo dove una banale rottura può costituire la fine dell’immersione stessa e la creazione di uno stato di stress, ben rappresentato nei corsi, che potrebbe, e dico potrebbe, portare ad una situazione di disagio e di incidente.

Il lacciolo della pinna che salta, mentre ce le infiliamo in barca, non fa ovviamente parte, come simili inconvenienti, della trattazione.

 

Maschera.

Le maschere qualche rara volta sott’acqua si rompono. Sia perché un…………… disattento compagno ci ha messo sopra un piede, incrinando la ghiera e non dicendoci nulla, sia perché le abbiamo stivate male e non protette, sia perché abbiamo tirato troppo il cinghiolo, sia perché non lo abbiamo sostituito in tempo, pur avendolo visto un po’… stanco..

Premesso che comunque è meglio andare al mare con due maschere nella borsa, sempre, non ha molto senso portare la maschera di riserva e lasciarla sulla barca. Uno dei primi esercizi che vengono insegnati ai corsi è lo svuotamento della stessa. Se sott’acqua abbiamo un impedimento ad usare quella che abbiamo indossato, prendiamo quella di riserva.

Alcune domande di puro pragmatismo:

1)                   Dove la metto? In tasca del jacket, a condizione che ci stia non troppo “ accartocciata “. Se non ci sta nel jacket  (mi verrebbe di dirvi……: cambiate jacket), assicuratela ad uno spallaccio con un anello di tubo di gomma ed un moschettone di sicurezza  (quelli che non si impigliano) o con un velcro, che prenda spallaccio e cinghiolo, o qualsiasi altro metodo che vi venga in mente, purché la renda facilmente raggiungibile  (senza dover guardare dov’è) e facilmente rimovibile.

2)                   Che tipo di maschera è quella di riserva? Qualsiasi maschera che vi vada bene. Basta che sia “ stivabile “ e che abbia le stesse caratteristiche della primaria. P.es. la correzione ottica.

3)                   Ma la devo “ disappannare “ prima di entrare in acqua, come la primaria? Assolutamente sì. L’antiappanante, usato, sia esso chimico o naturale, ha una certa resistenza al risciacquo. Comunque questo vi fa capire che la maschera di riserva sta meglio riposta in una bella tasca, al riparo da un eccessiva pulitura meccanica continua.

 

Erogatore

L’erogatore è uno strumento molto amichevole, che si guarda bene dal rompersi in immersione, se lo abbiamo trattato con un minimo di rispetto. Se vuole fare le bizze, le fa al momento del montaggio e prova, dunque può essere subito sostituito “ a secco “.

La probabilità che in immersione si manifestino problemi che non si sono evidenziati in superficie è veramente irrisoria.

Comunque un doppio erogatore rende la cosa praticamente impossibile. Con due primi stadi e due secondi stadi montati, la probabilità di rottura di entrambi i sistemi è di una su parecchi milioni di immersioni.

A questo punto è bene chiarire un concetto. Un erogatore è costituito da un primo ed un secondo stadio. Due pezzi meccanici, abbastanza semplici, che hanno ciascuno la loro  (bassa) probabilità di registrare una avaria. Allora la sicurezza sarà data da un doppio apparato, cioè due primi stadi separati, ciascuno con il suo secondo stadio.

L’octopus, cioè un primo stadio con due secondi stadi non aumenta quasi di nulla la sicurezza del sub. Infatti il più delicato è il primo stadio, e qui ce n’è uno solo.

E’ pero un ottimo strumento per soccorrere gli altri, che fossero in carenza di aria o con erogatori che non funzionano.. Infatti i primi stadi moderni possono sopportare tranquillamente la respirazione di due sub.

Per la verità esistono norme europee che mi contraddicono, affermando che un primo stadio è omologato per la respirazione di una singola persona. Un conto è la burocrazia un conto è la realtà. Con un primo stadio buono si può respirare anche in 6 o 7 contemporaneamente, ma la norma ha ragione sulla sicurezza in generale. Come ripeto, un octopus non aumenta la sicurezza propria. Molto meglio un doppio erogatore completo.

Le solite domande di puro pragmatismo:

1)                   Dove lo metto? Fissati i due primi stadi sulle torrette della rubinetteria, il secondo stadio primario, con frusta di lunghezza normale, finisce ovviamente in bocca, il secondo stadio secondario, con frusta più lunga, può essere legato al collo con un lacciolo di gomma apposito, oppure legato a una ritenuta sul fianco del jacket. Come per la maschera il secondo stadio secondario deve essere raggiungibile in fretta e rimovibile con facilità.

2)                   Che tipo di erogatore deve essere il secondario? Purtroppo per voi non ci sono dubbi. La qualità del secondario deve essere uguale o superiore a quella del primario. Se mi deve fare sicurezza, deve poter funzionare al meglio subito, e devo potermi fidare. Mettendomi al collo un carciofo, magari anche un po’ rugginoso ed ammaccato, non aumenta la sicurezza. In questo caso devo solo sperare che il primario non si rompa mai. La frusta deve essere più lunga, per poter rendere agevoli eventuali soccorsi, diciamo almeno 90 cm. Di derivazione tecnica, la frusta da 1,5/2 m, è un ottimo strumento, ma il sub deve essere in grado di prepararla e configurarla in modo che non crei più problemi di quelli che vuole risolvere.

3)                   Primario in uso e secondario pronto per il soccorso o viceversa? Io non starei troppo a discutere. La maggioranza dei corsi  (anche quelli dell’agenzia per cui insegno) consiglia di tenere quello con la frusta più lunga in bocca, pronto per passarlo in caso di emergenza,. Questo perché funziona sicuramente, e chi lo riceve accetta meglio l’approvvigionamento di aria da una fonte alternativa. Anche fare il contrario a mio avviso va bene, ma l’importante è che le due unità siano di pari livello, con pari stato di manutenzione, ed entrambe funzionanti perfettamente.

 

Computer

Il discorso si fa leggermente più complicato. In generale diciamo che per la subacquea ricreativa il back up risiede nella programmazione di una immersione in curva, non trascurando le necessità di aria. Esistono 3 diverse opzioni:

1)                   Ho solo il mio computer, che sto seguendo e che mi sta testimoniando un certo numero di minuti, prima di sconfinare nella necessità di decompressione. Se il maledetto smette di funzionare, interrompo l’immersione risalendo dunque PRIMA di quanto avevo stabilito, rispettando “ approssimativamente “ la velocità e la tappa di sicurezza a 5 m. E’ un metodo veramente minimalista di affrontare le difficoltà ed è una maniera molto imprecisa di reagire ad un problema. In questo caso, per la velocità di risalita e la quota di sosta mi posso avvalere dei dati che il computer del compagno fornisce. Ma se ho programmato bene e seguito quello che avevo pianificato, i rischi reali sono pari a zero. Però….. che non vi venga in mente di continuare l’immersione fidandovi del computer del compagno. Questo non va bene, perché lo strumento è individuale, la sua validità risiede proprio nel fatto che mi segue in ogni mio spostamento. Dunque, come posso essere sicuro che il mio buddy abbia fatto proprio il mio profilo? Questo introduce un errore che, se ci troviamo vicino alla curva, diventa un rischio. La conclusione è che devo interrompere l’immersione, nei modi e tempi dovuti.

2)                   Anche se ho il computer, scendo comunque con un profondimetro ed un orologio, e le tabelle che mi dicono cosa fare. In questo caso ho un vero back up, ma ci sono delle controindicazioni. Infatti, con lo strumento rotto, devo considerare tutto il tempo passato alla massima profondità, per leggere le tabelle, e se ero in risalita di una multilivello, questo mi potrebbe portare teoricamente fuori curva. Un esempio in fig 2. Ho fatto un tuffo con una puntata di qualche minuto a 35 m. In risalita, perfettamente controllata, il computer mi pianta dopo 24 min ed a 14 m. In quel momento sono a 50 min dalla curva, in tutta sicurezza. didattica_09_09_01Perdendo i contatti con lo strumento, devo guardare le tabelle per 24 min a 36 m, ed esse, inesorabili, mi dicono che sono fuori curva, e che devo fare 6 min di decompressione. Pertanto, anche se sono in possesso di un vero back up, in realtà faccio ancora delle cose approssimative, senz’altro nella direzione della sicurezza, ma senza controllare esattamente quello che sto facendo. Come ho detto molte volte, i metodi misti non funzionano. Se si scende con computer, si usa il computer, se si scende a tabelle si usano le tabelle.

3)                   La soluzione migliore: Vivaddio, 2 computer. E’ veramente la soluzione più logica, moderna, precisa e sicura, e soprattutto mi consente di continuare l’immersione tranquillamente, portando a termine quanto deciso e programmato in precedenza. Questo è il vero back up.

 

Visto che è il modo migliore di affrontare il problema, vediamo solo rispetto a questo le domande pragmatiche:

1)                   Dove lo metto? Ma dove vi pare, basta che sia prontamente leggibile. Al polso di fianco all’altro, sull’altro braccio, in consolle, appeso al jacket, mettetelo dove è comodo.

2)                   Che tipo di computer deve essere? Devo rispondervi che, come per l’erogatore, la qualità dovrebbe essere la stessa del primario. Dal punto di vista tecnico non ci sono dubbi. Però, se avete scelto come primario un ottimo computer decisamente costoso, può darsi che non abbiate voglia di spendere altrettanto per un secondario. Partendo dal presupposto che spesso le differenze tra computer della stessa marca sono soprattutto sulle funzioni e non sull’algoritmo, basta che voi acquisiate uno strumento più economico, ma assolutamente con lo stesso algoritmo che avete sul primario. Questa è una cosa a cui stare attenti, perchè se avete al polso uno strumento primario basato su RGBM, e prendete come riserva uno strumento basato su Buehlmann, rischiate di avere indicazioni ….. diverse. 

 

 

Strumenti da taglio.

Qui me la cavo in fretta. Uno strumento da taglio, coltello p. es., è fondamentale per la rarissima evenienza di rimanere incagliati in una lenza o una rete. Ed il coltello, non necessariamente una sciabola da parata, deve essere soprattutto tagliente, e con una bella seghetta. Può essere utile portarsi dietro come back up anche un taglia sagola, che non occupa spazio, stivato in una tasca del giubbetto.

 

Immersioni con decompressione

Qui il concetto di back up diventa più pressante, e quindi con meno opzioni.

 

Maschera: Dovete sempre avere una maschera di riserva al seguito. Vale tutto quanto detto per la ricreativa.

Erogatore: Dovete avere sempre due primi stadi separati, possibilmente con attacco Din. Per il resto vale quanto detto sopra. Per la decompressiva di solito non si richiede un back up, ma una bella controllata con prova di respirazione prima dell’immersione.

Computer: Avrete comunque fatto una programmazione fine, che va rispettata con precisione. Se decidete, come è giusto e probabile, di affidarvi al computer, ne dovete senz’altro avere due, perfettamente uguali e settati allo stesso modo. Qui più che mai dovete essere coerenti con voi stessi.

Invece se avete programmato una “ quadra “ con tabelle, potete rispettare i tempi e le profondità decise, portando un computer per controllare i dati dell’immersione stressa. Ma anche qui, se si rompe lo strumento, a parte le necessità decompressive che dovrete soddisfare con le tabelle, è necessario avere un compagno con computer che vi faccia da riferimento per velocità di risalita, quote e tempo.

Oppure avete profondimetro ed orologio come back up.

Ma, come vi ho consigliato nelle puntate precedenti, l’utilizzo di un computer, adatto allo scopo, per una immersione con decompressione è un modo molto sicuro e più flessibile di governare le nostre scelte. Ma non potete averne uno solo.

 

Strumenti da taglio.

Due, sempre.

 

 

Immersioni con decompressione utilizzando Trimix Normossico

Non entro nel merito di Maschera ed Erogatore, che devono avere le caratteristiche di cui al capitolo precedente. Per la verità alcune agenzie propongono anche per le decompressive doppio erogatore, e quindi doppia rubinetteria. Ma a me pare un po’ eccessivo. I vantaggi sono inferiori agli svantaggi, almeno se facciamo immersioni entro i 60-70 m, con trimix normossico o lievemente ipossico e due decompressive, che costituiscono già di per loro un back up una dell’altra.

Nella preparazione delle tabelle avrete comunque preparato un gestione dell’emergenza per la perdita di una o tutte e due le decompressive.

 

Computer

Se avete scelto l’opzione di utilizzare il computer multi miscela, con una o due miscele decompressive, i computer è meglio che siano due. Naturalmente uguali e settati allo stesso modo. Andate a rileggervi il mio articolo su questo tema, e ne sarete sempre più convinti.

In ogni caso un ulteriore back up di tabelle scritte è obbligatorio. E soprattutto il rispetto della programmazione raffinata che dovete avere fatto prima costituisce l’elemento più importante per la sicurezza del tutto.

Nel caso voleste comunque affidarvi ad un solo strumento, è necessario avere profondimetro ed orologio, con i quali osserverete le velocità e le tappe programmate, in caso di malfunzionamento dello strumento primario, come da tabelle preparate all’uopo e che avrete con voi.

 

Strumenti da taglio.

Due, sempre.

 

Situazioni particolari

Per l’immersione ricreativa non vedo situazioni particolari, degne di essere segnalate.

 

Immersioni con decompressione

Per le immersioni in decompressione un ulteriore back up potrebbe riguardare l’equilibratore. Avere due sistemi di regolazione dell’assetto è un bel passo verso la sicurezza, anche se le probabilità che il vostro jacket si rompa sono veramente basse.

Allora, per coprire questa esigenza, avete due possibilità:

1)                   Muta stagna. Fornisce tutta una serie di vantaggi, di cui parleremo ampiamente in un futuro prossimo. Nell’ambito della nostra discussione garantisce comunque di avere un altro sistema di regolazione dell’assetto, che può funzionare da solo, anche con il jacket in avaria

2)                   Jacket con due camere d’aria e due sistemi di carico dell’aria. E’ una soluzione molto tecnica, non priva di inconvenienti, quali il prezzo altissimo di questi Jacket, l’ingombro che spesso non è confacente ad una esecuzione ancora turistica dell’immersione, la difficoltà a gestire due sacchi e due carichi, due scarichi ecc. Tuttavia è la soluzione più sicura, in tutti i sensi.

 

Anche i palloni di segnalazione dovrebbero essere due. Di tipo diverso.

1)                   Uno leggero, anche solo con un rocchetto e sagolino leggermente più lungo della massima profondità che raggiungerete. Questo è il vero e proprio pallone di segnalazione, che permette alla barca di raggiungervi se non siete ritornati all’ancora.

2)                   Uno molto più grande e robusto  (20-25 l) , chiamato pallone per decompressione, anche lui da gonfiare al bisogno, con sagola un po’ più spessa, sempre più lunga della profondità massima, ed un bel “ reel “  (rocchetto professionale con maniglia e freno a frizione). Questo serve per poter fare la decompressione senza barca, laddove il comandante della stessa vi avesse perso.

 

Immersioni con decompressione utilizzando Trimix Normossico

Valgono gli stessi punti appena citati. E’ ovvio che assumono un carattere di assoluta obbligatorietà. Senza ripetermi, commento soltanto alcuni punti:

1)                   Fare un’immersione a queste profondità senza due sistemi di controllo dell’assetto è proprio una cattiva idea.

2)                   Fare questo tipo di immersioni con una muta umida, o semistagna, mi pare ancora una idea peggiore. Almeno nei nostri mari.

 

 

Conclusioni

Il concetto di back up distingue certamente il sub evoluto da quello più conservatore. Soprattutto per la ricreativa in curva di sicurezza, certi back up vengono sottovalutati, ma sono importanti. Devo insistere su questo, perché si parla poco di questo concetto nei corsi standard. In fin dei conti vi chiedo di portarvi una maschera in tasca del jacket e due computer. Problemi logistici non ce ne sono, ed i vantaggi sono notevoli, per quella singola, sfortunata volta che ne avremo bisogno.

Il doppio erogatore, sinceramente non dovrebbe neanche essere una opzione. E’ l’unico modo per essere sicuri che non avremo mai problemi di erogazione. Ed anche le normative europee stanno andando in quella direzione.

Aggiungo solo che per i decompression ed i tecnici il concetto di back up è ampiamente praticato, e molto opportunamente, devo dire.

Ricreativi, copiate da loro, molti dei progressi della subacquea più turistica vengono proprio dall’esperienza delle persone che scendono a profondità e per tempi impegnativi. E’ successo così per l’auto. Molte delle cose che usiamo oggi vengono dalla formula 1 o dai rallies.

cozzi_minifoto per gentile concessione di SSI Italia

Negli incontri precedenti ci siamo confrontati con lutilizzo ricreativo puro del computer da immersione, e poi con limpegno un po più spinto di questo strumento per tuffi, in aria o Nitrox, che richiedano decompressione.

E ne abbiamo visto i vantaggi in termini di divertimento, senza alterazione di quei parametri di sicurezza che devono essere propri del subacqueo moderno.

Anzi..  aumentandoli, visto che ci portiamo dietro uno strumento che rielabora i calcoli in base al nostro comportamento reale, consentendoci il massimo rendimento nelluso di qualsiasi miscela.

didattica_06_09_foto1Nellincontro di oggi ci occuperemo, in maniera descrittiva, dellutilizzo del computer nelle immersioni tecniche. Il nostro cliente di oggi è quel subacqueo che utilizza miscele ternarie, che chiamerà per comodità Trimix, o meglio Tx, indipendentemente dal meccanismo di preparazione (quindi niente Elitrox, Eliair ecc, creano solo confusione). I due numeri che seguono (p.es. 18/30) indicheranno la percentuale di ossigeno e quella di elio, contenute nella miscela. Va da se che il saldo a 100 è azoto. E ugualmente ovvio che il nostro cliente odierno avrà bisogno di almeno 2 o più miscele decompressive, che chiamerà di qui in avanti EAN, seguito dal numero che riporta la percentuale di ossigeno, o Txdcp, seguito dalla percentuale di ossigeno ed elio, se contengono anche una bassa percentuale di elio,

 

Il campo dellimmersione tecnica è estremamente interessante, ed è pieno di sfaccettature, che creano poi una diversificazione di filosofie, le quali a loro volta influenzano le scelte, anche di attrezzatura, ed i comportamenti ad esse correlate.

E pertanto opportuno restringere il campo ad una precisa tipologia di immersione, altrimenti ci addentriamo in un campo delle cento pertiche, di confuciana memoria.

 

Allora, ecco le premesse:

1) Solo circuito aperto. La strada dei rebreather semi chiusi e chiusi è complessa, e richiederebbe articoli su articoli di descrizioni e precisazioni Appare comunque chiaro che, in questo campo, lutilizzo del computer non è utile, è assolutamente imprescindibile.

2) Immersioni con Trimix normossico o ai limiti dellipossico. Dunque immersioni entro i 70/75 m.. Mi rivolgo ai sub con elevate ambizioni, in possesso di una certificazione tecnica per miscele ternarie (Trimix).

3) Uso eventuale, solo se necessario, dellEAN o Txdcp come miscela di trasporto fino alla profondità in cui la miscela di fondo è respirabile. Con Tx di fondo al minimo al 16 % di ossigeno, basta arrivare a 4 m e potete respirare normalmente.

Per quanto riguarda lattività oltre questi limiti ricadiamo troppo nella diversificazione delle filosofie, ed ogni immersione richiederebbe un articolo a parte.

didattica_06_09_foto2Sub avanzato, tecnico-ricreativo, che allarga il proprio range alle immersioni con miscele ternarie e decompressive

 

Seguiremo esattamente lo stesso schema degli articoli precedenti, ad essi facendo riferimento per quei punti che sono comunque validi.

 

E assolutamente necessario chiarire, e qui la posizione la devo prendere, come ci siano differenti approcci rispetto alla gestione dellimmersione. In questa premessa certifichiamo che lutilizzo di software decompressivi (quelli sul vs Pc di casa o portatile) deve appartenere alla cultura di questo tipo di sommozzatore. Esistono ottimi software, basati su Buehlmann o VPM o RGBM (dei modelli decompressivi parleremo unaltra volta), che possono generare affidabili tabelle, che noi ci porteremo sottacqua e che seguiremo. Vi riporto giusto un elenco di massima, partendo dal presupposto di avere a disposizione una miscela di fondo (un Tx) e due miscele decompressive.

In questo caso le tabelle sono di solito almeno 5, da tenere tutte raggiungibili e consultabili.

1.) Piano base o target (quello che vi aspettate di fare)

2.) Piano alternativo peggiorativo (se aggiungete qualche metro o qualche minuto)

3.) Piano per perdita di una delle due miscele decompressive

4.) Piano per perdita dellaltra miscela decompressiva

5.)  Piano per perdita di tutte e due le miscele decompressive

 

I puristi sono per questo approccio, ed io lo confermo, soprattutto per la fase di addestramento. In più si può aggiungere una tabella relativa ad un piano di aborto, cioè se decidiamo di interrompere p. es dopo 6 min.

In altre parole, un corretto uso di un software decompressivo da tavolo puà assicurare:

1.) la comprensione dei fenomeni sulla base dei quali sono basati i comportamenti

2.) la migliore scelta delle miscele per quella immersione

3.) la migliore scelta del tempo, in base alla profondità

4.)  il calcolo dei fabbisogni di gas, in base al punto 2 e 3

5.) il calcolo del CNS Clock, o percentuale di tossicità dellossigeno per sistema Nervoso centrale

6.)  Il controllo delle UPTD, o unità di tossicità polmonare dellossigeno.

 

didattica_06_09_fig1

figura 1

A puro titolo di curiosità, in fig1 vedete un grafico, relativo ad una immersione di 15 min a 66 metri, con Tx 18/30 ed EAN 50 ed 80 per decompressione. Questo quadro mostra il piano originale. Le figure sono tratte da V-Planner, uno dei software più affidabili, basato sul modello delle bolle VPM-B/E.

In fig 2 ho riassunto il foglio di lavoro di detta immersione, dove tutto è chiarito in base al vostro input (quanto respirate a fondo, quanto in decompressione, che Pmax di O2 ammettete ecc ecc.) Se ne puà fare uno per ognuno degli altri 4 casi di tabelle necessarie, di cui sopra. Anzi, il software li fa direttamente lui, basta cambiare pagina.

In fig 3 vedete il grafico delle Pp dei gas usati in immersione, per il piano target.

 

Ma lobiettivo di questo incontro non è insegnare la pianificazione di una immersione in miscela ternaria, compito delle agenzie didattiche e dei corsi relativi.. Lobiettivo è farvi capire lutilità del computer per queste immersioni, ed aiutarvi a usarlo correttamente. Ed in realtà è molto semplice rendersene conto. Il dato di fatto, lo ripeto, è che le immersioni tecniche vanno programmate sin nei minimi dettagli. Il piano decompressivo ed il fabbisogno di gas devono essere previsti e rispettati, almeno nel loro aspetto massimale. Poi ci sono le possibili emergenze, e noi dobbiamo avere programmato anche queste, almeno in termini di decompressione e fabbisogno di gas.

didattica_06_09_fig2

figura 2

 

Ritornate per un momento alla figura 2, e guardate il piano. C‘è, addirittura una fermata di 40 secondi a 36 m. Vi faccio alcune domande:

1.) Siete assolutamente certi di fare tutto il tempo alla max profondità? Potreste visitare un relitto, a quella profondità max, ma seguendo il profilo, potreste trovarvi anche a profondità inferiori.

2.) Siete assolutamente certi di risalire esattamente a 9 m/min fino a 36 m e poi via via fino alla superficie?

3.) E siete anche certi di stare, come delle statue, esattamente alle quote definite, e di cambiare miscela o di abbandonare lo stop esattamente allo scoccare del minuto previsto? La risposta è: NO.

 I progettisti degli algoritmi sanno questo benissimo, e dunque prevedono nei loro software che possano esserci delle imprecisioni da par….te del sub, pertanto stabiliscono un margine per assorbire queste incertezze. Nessun pericolo dunque, a meno di fare errori macroscopici. Ma allora non è più un problema di interpretazione e di software. E solo un problema di abilità propria.

figura 3

figura 3

Daltro lato è umanamente impossibile essere così precisi da rispettare tutto al millimetro ed al millesimo di secondo.

 

Invece un computer subacqueo, adeguatamente settato ed adoperato, vi segue millimetro per millimetro e secondo per secondo, perché….. lo avete con voi . E dunque adegua i suoi calcoli in base al vostro comportamento, dando sempre la soluzione migliore e più precisa in relazione a quello che state facendo.

E c‘è un altro vantaggio. Se preparate le miscele a casa, potete settare il vostro software da tavolo con quello che avete effettivamente misurato. Ma se siete al mare, ed il diving ha caricato al posto di un Tx 18/30 un Tx 19/29, ed al posto di un EAN 50 e di EAN 80 un EAN 47 ed un EAN 78, dovete rifare tutto. Invece con il computer potete fare questi aggiustamenti in tempi reali, una volta misurate le miscele. Il piano originale non cambierà molto, ma sarà più preciso, senza dubbio.

E bene però chiarire un punto. In questo tipo di immersioni il computer serve per avere la risposta più efficiente in base al profilo di immersione scelto, ed ai calcoli di autonomia e decompressione fatti preventivamente in superficie.

Che non vi venga in mente di prendervi un bel Tx 16/45, con due magnifiche decompressive luccicanti di Txdcp 50/10 ed O2 al 100 %, il vostro computer e via a 72 m. Tanto risalite quando vi pare.

Tutto deve essere precisamente programmato, lo ripeto per la terza volta, e rispettato. Dopo questa lunga, necessaria premessa, veniamo allutilizzo vero e proprio.

Diversi modelli danno diverse indicazioni. Per questo insisto nel dire che devono essere strumenti adatti a questo utilizzo. E per questo stesso dovrò stare un po sulle generali. Ma i principi non cambiano. Sono diverse solo le metodiche di utilizzo dei software

 

Prima di immergervi

1.) Accertatevi che il vs strumento sia correttamente settato. In particolare verificate la miscela di fondo impostata, con Pressione Parziale di O2 a 1,4 bar, mentre quelle per le didattica_06_09_foto4miscele decompressive le potete lasciare a 1,6 bar. In alcuni modelli questa funzione è centrale, in altri bisogna reimpostarla per ogni miscela da usare.

Ed impostate lallarme su 80% della tossicità massima tollerabile (è il cosi detto CNS Clock). Il computer terrà conto anche del cambio di miscela.

2.) Verificate il profilo scelto. Questi strumenti avanzati hanno tutti il modo di personalizzare il calcolo di assorbimento del diluente. Con questa tipologia di immersione tecnica io sconsiglio sempre di tenere il profilo di base (quello più permissivo). Stiamo facendo immersioni impegnative, e qualche minuto in più alle quote decompressive non vi cambierà la vita, mentre vi proteggerà ulteriormente. Aumentate ulteriormente il conservativismo se siete non proprio ragazzini, sovrappeso, stanchi e/o stressati, se fumate, se lacqua è fredda (e comunque avrete obbligatoriamente la muta stagna). Fidatevi di questa funzione. I progettisti hanno tenuto in considerazione tutti i fattori di cui sopra. Qualche minuto in più di decompressione non vi crea nessun problema, ma vi protegge.

3.) Settate le miscele che andrete ad usare. Previa analisi delle stesse, ovviamente.

4.) Entrate nella funzione piano dimmersione. Nella funzione Diveplan avrete la traccia precisa dello svolgimento del tuffo, in base al tempo ed alla profondità scelte (utile anche dal punto di vista dei bisogni di gas, che vanno calcolati con le opportune precauzioni).

a. Fate una pianificazione target , cioè quello che vorreste fare in realtà.

b. Rifate la pianificazione con la perdita di una decompressiva,.

c. Rifate unaltra pianificazione di emergenza per la perdita dellaltra decompressiva

d. Lo stesso di cui sopra per la perdite di entrambe

e. Fate una pianificazione a 3 m di profondità in più, con un tempo di 2 min in più, rispetto a quello che avevate stabilito nella pianificazione Target ..

f. Annotate tutto quanto ai punti precedenti e riportatelo su una lavagnetta, che vi porterete sottacqua, come back up. In fig 4 la tabella target, che può essere incollata o riscritta su una lavagnetta. Essa è stata ottenuta dal DivePlan di un computer VR3, settato in VPM, con conservativismo del 20%. Limmersione in questione era a 66 m per un tempo di 15 min. Le miscele in uso: Un Tx 18/30 per il fondo, EAN 50 da 21 m ed EAN 80 da 9 m.

g.  Riportate lo strumento sul quadro di controllo dellimmersione e spegnetelo o lasciatelo spegnere.

 

didattica_06_09_foto3Una cosa è chiara. Il lavoro deve essere attento e preciso. Ma questo tipo di strumenti consente di programmare tutto, in base agli input che abbiamo dato: ma daltro lato lo avreste dovuto fare comunque anche con il software a casa vostra, forse in maniera più semplice, visto che quasi tutti i software certi calcoli li fanno in automatico.

 

Durante limmersione.

 

1) Se sprovvisto di accensione automatica, accertatevi che sia acceso , e che sia mostrato il display della miscela di fondo, o di quella che userete per scendere.

2.) Tenete docchio tempo e profondità. Avete programmato, dunque controllate che i parametri siano quelli decisi. Scendendo velocemente e fermandovi alla quota massima decisa.

3.) Sorvegliate attentamente anche la richiesta decompressiva. La maggior parte degli strumenti vi avvertirà del primo stop e del tempo che dovrete passare a quella quota, nonché del tempo totale di risalita.

4.) Una volta arrivati al tempo previsto, se i vostri consumi sono stati regolari e coerenti con il piano, risalite alla prima tappa a velocità controllata di 9 m/min

5.) Lasciate la tappa quando lo strumento vi indica la tappa superiore, fino alla sosta precedente a quella a cui avete pianificato di cambiare miscela

6.) A questo punto aprite la decompressiva che compete e verificate pressione e funzionamento dellerogatore, con una lieve pressione sul pulsante di spurgo.

7.) Arrivati alla tappa in cui il computer consiglia di cambiare miscela

a. Mettete in bocca lerogatore della bombola di decompressione e fate qualche respirazione di prova, tenendo lerogatore primario a portata di mano.

b. Quando siete sicuri che tutto è ok, date il consenso allo strumento per passare ad effettuare calcoli con la miscela decompressiva.

c. A questo punto, con calma, e con il tempo previsto dallo strumento, ripartite verso il prossimo stop dovuto, Cosa vuol dire con calma? Io consiglio di aspettare un minuto in più alla quota in cui siete passati a questa nuova miscela. E una pratica sicuramente positiva, anche se non necessaria. Questa sosta ulteriore massimizza il beneficio di quella Finestra ad ossigeno di cui abbiamo parlato nellarticolo di Novembre. Ed ancora una volta il computer terrà conto di tutto, reinterpretando il rapporto tempo/profondità alla luce di un comportamento reale, e non di una pianificazione teorica.

d. Seguite le nuove indicazioni fino al momento in cui dovrete passare alla nuova miscela per decomprimere, e ripetete la procedura di cui al punto precedente.

e. Comunque, a far tempo dallo stop dei 21 m, rallentate ulteriormente la velocità di risalita, portandola a 3 m/min

8.)  Per tutto il resto valgono le indicazioni già date nellarticolo precedente, Solo un consiglio spicciolo, che non centra con il computer. Una volta in superficie, tenetevi in bocca lerogatore del vs EAN 80 o Ossigeno puro, per almeno 2 o 3 min, e riposate prima di salire in barca. Ma questo è un altro film, e lo vedremo più avanti.

 

Dopo l’immersione

 

Non ci sono particolari punti relativi allutilizzo del computer. In realtà sono solo comportamenti corretti in linea generale:

1) Bevete tanta acqua

2) Non fate fatiche

3) Per quel giorno basta immersioni. Non è proibito fare una successiva, ma io ve lo sconsiglio. Lo stress decompressivo a cui si è sottoposti in queste immersioni sconsiglia di darci dentro a cottimo.

 

Precisazione

Avrete notato come, tra la programmazione conV.Planner (software per pc) e quella con il computer subacqueo, vi siano differenze di tempo totale. Ciò è dovuto principalmente:

didattica_06_09_fig4

figura 4

1)Alla maggiore conservatività impostata da me sul mio computer, rispetto al V.Planner

2)Alla maggiore conservatività del computer rispetto alle tabelle. Ciò è tipico del VR3 ma anche con gli altri computer, per limmersione ricreativa, capita lo stesso.

 

Conclusioni

 

Nelle immersioni estended range il computer è una opzione assolutamente irrinunciabile, data la flessibilità e ladattamento alle situazioni reali. Le potenzialità dello strumento possono essere sfruttate sia per una attenta programmazione (anche di fabbisogno di gas) che come linea guida dellimmersione stessa,. Lenorme vantaggio è che lo strumento segue perfettamente lo svolgimento del tuffo, secondo per secondo e metro per metro, e fornisce una risposta immediata e più precisa alle necessità decompressive, sulla base delle miscele effettivamente respirate.

Tali opzioni diventano praticabili solo se si hanno tutte le conoscenze necessarie, e la tranquillità per metterle in pratica. La programmazione dellimmersione, comprese le emergenze, rimane il caposaldo comportamentale di una attività, forse meno difficile di quello che comunemente si crede, ma estremamente impegnativa e seria..

 

Alla prossima.

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