
ADiSUB - insieme per la subacquea
L’impressione del sottoscritto è che, aldilà di mugugni e lamenti fatti a mezza bocca in realtà non si sia mai fatto molto, a livello di movimento.
Cosa c’entra questo esordio con la quarta edizione dell’annuale convention dell’ADiSUB, l’organizzazione che raccoglie nelle quattro sigle che ne fanno parte il novanta per cento della didattica subacquea che opera in Italia. C’entra eccome, a mio avviso, perché questa associazione è l’unico organo rappresentativo che abbia una voce sui tavoli che contano, anzi, possiamo dire che sia l’unico organo rappresentativo del mondo dei subacquei che, nato per costituire un blocco coeso tra le Agenzie Didattiche nel tentativo di superare antiche divisioni e trovare un modo nuovo di confrontarsi per creare qualcosa di nuovo.
ADiSUB ha già raggiunto dei risultati, magari ignoti e invisibili ai più, nel nostro ambiente, come ci ha già più volte detto l’attuale Presidente, Nanni Cozzi, ingegnere definitivamente ceduto alla subacquea della quale – suo malgrado – è innamorato da quasi mezzo secolo (non me ne voglia per il riferimento anagrafico…).
In ogni caso l’Associazione ha, finalmente, da qualche anno una figura pubblica che le ha permesso di inserirsi – per ora solo in chiave consultiva – nei dibattiti politici che riguardano, alla fin fine, tutti noi subacquei.
E allora torno alle domande della mia prolusione: senza voler fare i disfattisti ad ogni costo, quando ci guardiamo in faccia noi che abbiamo qualche anno di pratica e di frequentazione di questo ambiente, ci diciamo, alla fine, sempre le stesse cose: le cose non vanno bene, ci sono meno soldi, meno subacquei, i corsi non vedono più la partecipazione di tanti allievi come avveniva negli anni ’90, la qualità dei corsi è scesa, e via bofonchiando.
Ci sono però altre caratteristiche che senza che se ne parli molto, creano dei problemi allo sviluppo della nostra attività, e mi riferisco alla proliferazione di certi regolamenti locali, sia delle AMP, sia delle amministrazioni regionali (ma anche locali), sia di ordinanze-fotocopia delle varie Capitanerie di Porto distribuite sul territorio. Regolamenti, normative, ordinanze che limitano, per esempio, le profondità, che impongono – non solo ai diving ma anche ai gruppi autoorganizzati e ai singoli – modalità spesso demenziali, evidentemente elaborate da chi di mare non ne sa proprio nulla e men che meno di attività subacquea.
Ecco: è a questo punto che le organizzazioni servono, a questo punto che – la definizione è solo mia – servirebbe un “sindacato” che tuteli i diritti dell’homo subacquaticus. Ed è in questo punto che si inserisce, che si può inserire l’attività di ADiSUB (e, consentitemelo, CONFISUB che, partendo da diverse motivazioni ha le medesime finalità: far sì che il movimento della subacquea si rafforzi e si sviluppi).
Occorre dire, per quanto non sanno o non seguono queste vicende, che l’organizzazione che raccoglie le maggiori agenzie didattiche operanti in Italia qualche risultato, a livello di politiche locali, per la tutela de noi sub e delle nostre attività, l’ha già raggiunto, servirebbe una maggior divulgazione di queste informazioni, ma questo è un altro discorso.
In questo servizio, presentando la prossima Convention, cercheremo di sondare con i responsabili dell’Associazione, ma anche con altri operatori del settore, lo stato dell’arte, i programmi, i bilanci.
Senza dimenticare che nel corso del 2009 si è registrata un’importante unificazione strategica, quella che ha visto una stretta di mano tra ADiSUB e CIAS – l’organizzazione analoga che raccoglie (quasi) tutte le agenzie didattiche italiane – che dovrebbe portare, nel tempo, ad un’azione più efficace sui vari tavoli di lavoro politici che determinano il futuro della nostra attività.
SOTTACQUA, da sempre, si è schierata a favore di queste agglomerazioni perché siamo attaccati al vecchio detto “l’unione fa la forza” e di unione, fino ad oggi, nel nostro ambiente se ne è sempre vista poca. Personalmente già alla fine del 2005, scrivendone per la testata che creai allora, davo un senso estremamente positivo alla creazione di ADiSUB auspicandone un importante posizionamento a livello politico. Oggi possiamo iniziare a parlare dei primi successi che sono stati ottenuti e che travalicano la semplice organizzazione della Convention.
L’invito, perciò, che rivolgo a tutti i subacquei, è quello di partecipare, di presenziare all’appuntamento romano, non solo per l’interesse che può essere suscitato dalle varie tavole rotonde e convegni che verranno organizzati in quell’occasione, ma anche – proprio! – per contarci, per guardarci in faccia e dirci “siamo in tanti, possiamo dire la nostra!” e dare così forza ad ADiSUB che, a tutt’oggi, è una delle rare voci che ci rappresenta efficacemente di fronte a chi – senza sapere nulla di noi – vorrebbe legiferare (vietando!) sulle nostre teste.
Appuntamento a Roma, allora, nell’ultimo week end di novembre!





