
prosegue il tour a Gili Trawangan con i due viaggiatori fai-da-te…
Scuba rafting
Gigi. Ci sono 16 o più siti di immersione alle isole Gili, la metà dei quali è a Gili Trawangan e gli altri, distribuiti in misura uguale, a Gili Meno e Gili Air, raggiungibili con un breve tragitto di navigazione (15-25 minuti) www.scubali.com/it/gili-trawangan/Gili-Trawangan-Dive-Sites.pdf. I fondali delle isole sono stati in alcuni punti distrutti dai pescatori con i “soliti” sistemi molto in uso, tra cui la dinamite occupa un posto di primissimo piano. Non mancano comunque zone in cui i coralli, duri e morbidi, sono in buona salute. Caratteristica comune a quasi tutte le immersioni è quella di essere “librate in volo” in correnti a volte molto forti. Anche dalla superficie si può distintamente osservare l’impeto di questi potenti flussi che s’incanalano tra le sponde delle isolette adiacenti.
Cri. I subacquei di mia conoscenza si dividono quasi pariteticamente in due categorie: quelli che amano le “drift dives” e quelli che no. Io decisamente appartengo alla seconda schiera, anche per una esperienza precedente che mi ha un po’ segnata: mi piace osservare, indugiare e bearmi,
placidamente sospesa, senza essere trascinata da un fiume in piena. Per un po’ mi va bene e mi diverte, ma alla lunga mi innervosisce e mi agita perché rubo una parte troppo consistente della mia attenzione alle bellezze ambientali per controllare l’assetto, la distanza dal fondo, la posizione dei compagni, consumando anche più aria.
Gigi. Le immersioni, tutte entro i 30 metri, corrente a parte, non deludono: tartarughe, school di carangidi, squali, barracuda, stone fish, nudibranchi, tane da cui sbirciano jawfish dagli occhioni curiosi o murene e anche cavallucci pigmei e polpi dai cerchi blu. Ci capitano dei piacevolissimi incontri con delle seppione di considerevoli dimensioni per le quali abbiamo un debole. Ci intriga osservare come all’inizio siano sulle difensive con i tentacoli alzati e dopo si rilassino e si lascino osservare da vicino. Il tocco di classe finale è rappresentato da una purpurea “ballerina spagnola” che, lo confessiamo, è la prima volta che ci capita di vedere.
Jogging, biciclette e passeggiate al tramonto
Cri. Le attività postimmersione, dopo la bella docciata con il soffitto di cielo e nuvole, sono il giro dell’isola a piedi, camminando o correndo (come fa Gigi) oppure, in alternativa, in bicicletta.
Gigi. La sola, piccola, differenza è che io il giro dell’isola di corsa me lo sono fatto tutto in 45 minuti, il resto della truppa in bicicletta no. Ho così avuto modo di scoprire gli angoli più suggestivi e deserti sul lato Ovest dove stanno sorgendo nuove installazioni turistiche, per il momento ben distanziate le une dalle altre e la curiosità di un bar, isolato sulla spiaggia e fuori dal paese, appositamente costruito per offrire ai turisti, che accorrono con i taxi-carretto, una birra fresca ed un sensazionale tramonto rosso infuocato. A far da cornice allo spettacolo l’imponente vulcano balinese Agung che si staglia nitido sullo sfondo.
Cri. Il primo giorno, mentre Gigi arranca nella corsa facendo finta di essere un grande runner, Walter, Eric, Katrin, Lorenzo ed io decidiamo di affittare le biciclette. Passiamo in rassegna tutti i noleggiatori che si trovano lungo la strada principale.
Lorenzo, già dal primo, contratta in modo estenuante, sfoderando le sue conoscenze di indonesiano, senza concludere alcunché. Man mano che ci spostiamo, i prezzi sono sempre più alti, mentre il tempo di luce a disposizione diminuisce. Così arriviamo all’ultimo dove c’è un ragazzo con gli occhi “a fessura”, in probabile fuga estatica per incontro ravvicinato con sostanze psicotrope. La contrattazione qui è facile: il ragazzo, forse già soddisfatto per le sue storie d’evasione, accetta in modo arrendevole la nostra offerta, così, inforcati i velocipedi, cominciamo il periplo dell’isola. Il tratto di strada sterrata compatta dura poco; poi cominciano a succedersi tratti di sentiero e, soprattutto piste di sabbia! Derapate, su e giù dalla bici, giochi di equilibrismo per tenerla in piedi mentre si inclina da tutte le parti (io non sono certamente una ciclocrossista), alla fine, ormai al crepuscolo, ci fermiamo su una bella spiaggia a goderci il tramonto in tutta tranquillità .
Ristorantini “a la belle etoile” e deludenti nottate
Gigi. La sera gironzoliamo a lungo con Karin, Eric, Lorenzo e Walter per la via principale, soprannominata in onore degli amici francesi Trawangan Boulevard, costellata da una miriade di ristorantini ed hotel per tutte le tasche, leggendo i menù ed osservando, con l’acquolina in bocca, l’esposizione di pesci, calamari e gamberoni. L’assortimento è ampio e alla fine la decisione è un po’ casuale. Rimaniamo comunque soddisfatti e l’atmosfera è gradevole, sia per il contesto, sia per il rapporto fra di noi che, in men che non si dica, si è ulteriormente cementato.
Cri. Una delle serate si conclude per i maschietti con, pure qui (!!!), la solita partita di calcio.
Gigi. Era il tempo dei campionati europei 2008 e la rivalità che divide il sottoscritto “bauscione” dal “gobbo”
Lorenzo si era sopita in virtù dell’amor patrio per la pedatoria nazionale azzurra. Decidemmo, sventuratamente, di assistere in diretta (con 7 ore di fuso orario di differenza erano le 4 di notte) ad una delle partite del girone di qualificazione. All’inizio i “locali” erano propensi a tifare Italia, ma il solito gioco sparagnino dei nostri prese il sopravvento regalandoci l’umiliazione di essere fischiati anche in quelle terre lontane.
Sveva
Cri. Il mattino della partenza affittiamo il nostro cidomo e ci avviamo nella zona della spiaggia dove ci si imbarca. Sotto la tettoia di attesa ci stanno turisti e gente locale e fra questi, quasi non riconosco il ragazzo delle biciclette perché ha un espressione più …”calata nella realtà “. C’è anche una giovane tasmana con una bambina di 7 mesi che mi racconta che il marito ha preso la “barca lenta” e sarebbe piaciuto tanto anche a lei, ma 6 ore di sbattimenti sono troppi per la piccola.
Gigi. Ci allontaniamo da Trawangan, sfilando a fianco di un bel caicco in rotta verso l’isola di Komodo. Arrivati a Sanur l’ultima sera usciamo a cena con Sveva, istruttrice subacquea e manager del BDA, una simpaticissima ragazza sarda con cui avevamo intrecciato, fin dall’Italia, una fitta rete di email, scoprendo molti interessi comuni: oltre alla passione per la subacquea e per la sua terra d’origine, l’attenzione e l’impegno per l’ambiente, non solo quello marino.
Sveva collabora nell’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti a Bali ed è promotrice, con il suo centro, di alcuni progetti e iniziative concrete di protezione delle specie marine, fra cui il Biorock. Il Bonsai restaurant è sul mare e ti accoglie con un’incredibile distesa dei minuscoli alberi e con un menù di buon pesce sapientemente grigliato.
Cri. Fra le altre chiacchiere, mentre le mascelle lavorano per assaporare al meglio le gustose pietanze, si parla di … immersioni in corrente! Michael, il marito australiano di Sveva, ci racconta delle storielle da brivido che, dato il mio carattere un po’ ansioso, mi impressioneranno assai, alimentando qualche incubo della mia ultima notte indonesiana.
Gigi. Sì, erano passati pochi giorni dalla notizia che un gruppo di sub era stato trascinato dalla corrente su
una deserta spiaggia di Komodo, dove erano rimasti per un paio di giorni in compagnia… dei dragoni!
Sveva infine ci racconta che Michael, da vero australiano doc, mentre praticava il surf, una quindicina di anni prima, fu tra i primi occidentali a notare gli enormi pesci luna nelle acque di Lembongan.
Pensò inizialmente che si trattasse di squali perché vide emergere la grande pinna dorsale. Incuriosito ed affascinato dal più grande pesce osseo del mondo, decise di dedicarsi all’osservazione e allo studio di quelle strane creature marine, divenendone uno dei maggiori esperti ed avviando così la sua attività nel settore subacqueo con Bali Diving Academy. Il nostro tempo è ormai scaduto, niente Mola Mola per questa volta, ma promettiamo di ritornare quanto prima in quei luoghi che amiamo tanto.





